La digital life semplifica la vita, ma non a chi ha problemi di connessione

Nell’Italia post-pandemia per il 74,4% degli utenti è ormai abituale l’uso combinato di una pluralità di device, e il luogo dal quale si connettono non ha più importanza: il 71,7% degli utenti svolge ovunque le proprie attività digitali, e il dato sale al 93% tra i giovani.  Anche gli orari sono relativi, con il 25,5% che naviga spesso di notte, e tra i giovani il dato sale al 40%. Non è un caso quindi che il 70,4% degli italiani ritenga che la digitalizzazione abbia migliorato la qualità della vita, semplificando tante attività quotidiane. In questo scenario così avanzato si contano però ancora 4,3 milioni di utenti di dispositivi senza connessione. È quanto emerge dalla ricerca La digital life degli italiani, realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo.

Italiani soddisfatti delle proprie dotazioni tecnologiche

Se sono complessivamente 22,7 milioni gli italiani che lamentano qualche disagio in casa, con stanze sovraffollate in cui è complicato svolgere al meglio le proprie attività digitali (14,7 milioni) o connessioni domestiche lente o malfunzionanti (13,2 milioni), al contrario, il 90,3% dichiara di possedere device in linea con le proprie esigenze. Il 71,1% ha una connessione casalinga ben funzionante, e il 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio in cui svolgere le proprie attività digitali. Inoltre, il 69,4% si sente sicuro quando effettua pagamenti online, e il 55,6% utilizza almeno qualche volta i servizi cloud.

Anche nel rapporto a due si ridefiniscono nuovi equilibri

Se il 55% degli italiani è convinto che la vita di coppia abbia tratto beneficio dalle opportunità offerte dai dispositivi digitali, anche nel rapporto a due si ridefiniscono nuovi equilibri in questa fase di transizione. Il 42,7% dimostra una grande fiducia nel partner e condivide con la dolce metà le password del telefono cellulare, dell’e-mail e dei profili dei social network. Ma sono 14 milioni gli italiani che si lamentano per il tempo eccessivo che il compagno o la compagna passa al cellulare. E sono 7 milioni quelli che rivelano di essersi sentiti gelosi a causa delle interazioni social del proprio partner.
Inoltre, 6 milioni spiano le attività del partner sui social, e 12 milioni confessano di visitare anche le bacheche degli ex.

Non tutti hanno le giuste competenze per la vita digitale

Sono poi complessivamente 24 milioni non sono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, e 8 milioni con i social network. Inoltre, 7 milioni hanno difficoltà con la navigazione sui siti web, 7 milioni con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi, film e serie tv e 6 milioni hanno difficoltà con l’e-commerce. Oltre a questi, 5 milioni non sanno fare i pagamenti online, e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali.

I Social fanno male? Secondo gli esperti ci potrebbero essere circa 50 effetti dannosi

Divertenti, istruttivi, coinvolgenti, emozionanti: i social network sono questo e molto altro, oltre ad essere ormai parte integrante della nostra vita sociale e professionale. Tutto bene, quindi? Forse no. A lanciare l’allarme sono i ricercatori dell’University of Technology di Sydney, che sottolineano come l’uso dei social possa portare fino a 46 effetti dannosi, e non solo connessi sala salute mentale. Tra questi ci sarebbero ansia, depressione, molestie, cyberstalking, delinquenza, gelosia, sovraccarico di informazioni e mancanza di sicurezza. Nel complesso, i “guai” legati all’utilizzo dei social media vanno da problemi di salute fisica e mentale a impatti negativi sul lavoro e sul rendimento scolastico, oltre a rischi di sicurezza e privacy. 

Meglio essere consapevoli

Finora le ricerche sui social network e sui loro effetti si erano concentrate soprattutto sulle loro potenzialità e benefici, spiegano gli studiosi, ma non bisogna però trascurare i lati negativi. “L’enorme popolarità dei social network online evidenzia l’importanza di comprendere le implicazioni sia positive sia negative del loro uso”. Per lo studio, il team ha esaminato più di 50 articoli di ricerca pubblicati tra il 2003 e il 2018. Nel 2003, i social media erano ancora agli albori e Facebook sarebbe nato solo l’anno dopo. Uno dei primi social network, MySpace, è stato fondato nel 2003.  

I problemi più comuni

Tra i 46 effetti dannosi dei social media si sono riscontrati la violazione della privacy, la paura, il conflitto con gli altri e una maggiore attitudine verso l’assunzione di rischi finanziari. “Alcuni degli impatti negativi più comuni includono danni psicologici come gelosia, solitudine, ansia e ridotta autostima, nonché pericoli oggettivi come l’esposizione a software dannosi e rischi di phishing”, ha affermato l’autrice dello studio Layla Boroon. Nel complesso, i ricercatori hanno raggruppato gli effetti negativi in sei temi: “prezzo dell’interazione sociale”, “contenuti fastidiosi”, “preoccupazioni per la privacy”, “minacce alla sicurezza”, “cyberbullismo” e “basso rendimento”. Attualmente, i social network come Facebook e Instagram sono utilizzati da quasi 4 miliardi di persone in tutto il mondo. Secondo il team di ricerca, una maggiore consapevolezza dei loro potenziali pericoli può incoraggiare la moderazione degli utenti e aiutare tutti le figure coinvolte – dai programmatori agli educatori – a sviluppare strategie per ridurre al minimo i loro effetti negativi. Boroon sta attualmente studiando i fattori che influenzano la dipendenza dai social media e le strategie che le persone usano per regolare il proprio comportamento. Il prossimo passo sarà sviluppare e testare applicazioni, funzionalità di progettazione e altre soluzioni in grado di ridurre questi effetti negativi.

Boom mercato app, Tik Tok regina d’incassi

Secondo la più recente rilevazione della società di analisti Sensor Tower, nel terzo trimestre del 2021 gli store digitali di Apple e Google hanno ricavato in totale 33,6 miliardi di dollari in entrate, pari al +15,1% rispetto al 2020. Le installazioni delle app, considerate come prime installazioni del singolo account, sono invece 35,7 miliardi, in calo dell’1,9% sulla rilevazione precedente. Secondo gli analisti, ciò è sinonimo di un utilizzo abbastanza consolidato degli stessi software: si spende più tempo sulle app famose che beneficiano anche degli acquisti in-app o di servizi a pagamento. Per quanto riguarda gli incassi, in generale è Tik Tok a confermarsi regina. L’app è infatti al primo posto dei ricavi su App Store, mentre è quarta sul Google Play Store. Qui, si conferma in testa, per spesa degli utenti, Google One, la piattaforma di cloud per archiviare online foto, video e documenti e averli sempre a disposizione.

La pandemia contribuisce all’ascesa di Zoom e Google Meet 

Discorso simile nell’analisi dei download: anche qui Tik Tok è regina considerando i numeri di iOS e Android, così come nell’App Store di Apple. Terza invece nel ranking del Play Store, dove Facebook e Instagram occupano le prime due posizioni. La considerazione che la pandemia abbia contribuito all’ascesa di alcune nuove app, prima poco presenti, è data dall’ingresso in classifica di Zoom e Google Meet, così come della versione aziendale di WhatsApp: Business, in modo particolare su sistema operativo Android.

Non c’è un aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet

Per Sensor Tower, lo scenario è quello in cui gli utenti utilizzano sempre le stesse app, per cui non vi è aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet, con pochi sviluppatori che si dividono il grosso delle entrate, in ascesa per acquisti in-app e servizi in abbonamento. Tornando all’effetto lockdown, applicazioni di collaborazione e videochiamate, come Zoom e Google Meet, restano saldamente nel ranking delle top 10, e così fa Telegram, che nel corso dell’anno ha rosicchiato utenti a Facebook dopo le controverse modifiche alla gestione della privacy degli utenti fuori dal mercato europeo.

Il segmento dei videogame è più concorrenziale 

Decisamente più concorrenziale il segmento dei videogame, riporta Ansa. In generale il più remunerativo è Pubg Mobile, mentre Honor of Kings si consolida primo su App Store, con il concorrente Genshin Impact, il titolo con maggiori ricavi sul Play Store. Per numero di download, Sensor Tower elegge Pubg Mobile il primo nel totale di iOS e Android. Quest’ultimo si alterna con Count Masters su App Store ma si riprende la leadership per quantità di installazioni sul Play Store.

Contenuti digitali, in Italia la spesa sfiora i 3 miliardi di euro

Gli italiani sono pazzi dei contenuti digitali, tanto che quest’anno la loro spesa complessiva ha raggiunto quasi i 3 miliardi euro, con un incremento del 21% rispetto al 2020. Insomma, il mercato della distribuzione B2c di contenuti digitali gode di ottima salute, considerando poi che gli investimenti in advertising (+9%) sui contenuti e sulle piattaforme di distribuzione hanno ripreso a crescere dopo lo stop causato dalla pandemia. Sono solo alcuni dei numeri emersi dalla prima edizione dell’Osservatorio Digital Content – School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del doppio convegno “Digital Audio: Music, Podcast & Audiobook” e “Digital News & Ebook”.

“Il settore dei contenuti digitali di informazione e intrattenimento – dall’editoria al gaming, dall’audio al video entertainment – sta vivendo a livello globale un periodo da protagonista. Complice l’effetto positivo sulla digitalizzazione portato dalla pandemia, nell’ultimo biennio è esplosa la produzione e l’offerta di contenuti, trainata da una domanda e da un consumo in forte aumento. Le dinamiche osservate presentano però peculiarità in funzione dello specifico contenuto digitale esaminato” ha commentato Samuele Fraternali, Direttore dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano.

Crescita a doppia cifra per la musica (ma crescono anche podcast e audiolibri)

Sul fronte dei contenuti digitali, la musica è il comparto al top: grazie allo streaming, il principale traino, vale a livello globale più dei due terzi dei ricavi. Tale andamento si riscontra anche nel mercato italiano: la componente paid – ossia la spesa del consumatore italiano per sottoscrivere abbonamenti o per acquistare tracce musicali – supererà nel 2021 i 200 milioni di euro, in crescita del +31% rispetto al 2020. La crescita è dettata principalmente dall’incremento del numero di consumatori italiani fruitori di musica digitale: oggi il 76% degli utilizzatori di Internet del nostro Paese ha detto che la fruisce. Anche il podcast è una tipologia di prodotto che cresce, anche se l’analisi sottolinea che la sua attuale difficoltà e la monetizzazione; bene pure gli audiolibri, amati e utilizzati dal 22% degli Internet user (anche se solo l’8% paga per questo servizio). Per questa ragione, il comparto degli audiolibri nel 2021 registrerà una spesa di poco superiore ai 30 milioni di euro, con una decisa crescita (+37%) rispetto al 2020. 

News digitali, la sfida dei pagamenti

“Oggi, sono quasi 4 Internet user italiani su 5 a fruire di contenuti informativi (News) digitali, in lieve crescita rispetto al 73% del 2020, con in parallelo un calo – causa l’alleggerimento della situazione pandemica – del tempo medio giornaliero dedicato (da 29 a 23 minuti). Solo l’8% dichiara però di fruire di questi servizi a pagamento” aggiunge Samuele Fraternali “Il modello prevalente di revenue per questo settore, cioè l’abbonamento, genera ancora ricavi tutto sommato contenuti: nel 2021 la spesa del consumatore italiano per fruire digitalmente di contenuti d’informazione raggiungerà i 73 milioni di euro, in crescita del 21% rispetto al 2020. Dopo questo biennio di aumento della domanda, la sfida per le testate giornalistiche è la fidelizzazione dei lettori”.

Ad agosto l’Indice dei Prezzi Tecnologici scende di 1,18 punti

Nel mese di agosto 2021 l’Indice dei Prezzi Tecnologici (IPT) registra una contrazione congiunturale di -1,18 punti rispetto a luglio 2021, e raggiunge i 104,34 punti. È il quarto agosto consecutivo in cui l’IPT subisce una flessione, un trend che evidenzia come questo mese stia diventando il più conveniente per gli acquisti dei consumatori italiani. Rispetto ad agosto 2020, anche a livello tendenziale, l’IPT subisce una lieve decrescita di 0,22 punti, interrompendo così un andamento di crescita positivo in atto da giugno 2020. L’IPT è un indicatore sintetico che misura la variazione nel tempo dei prezzi di un insieme di 16 categorie e 54 sottocategorie di prodotti tecnologici. I prezzi sono rilevati mensilmente dalla rete field di QBerg in 270 punti vendita su 19 regioni del territorio nazionale.

Le categorie tecnologiche

Le categorie che hanno maggiormente frenato la crescita dei prezzi sono state l’Audio/Video (-2,00 punti rispetto a luglio 2021, ma con un aumento tendenziale rispetto ad agosto 2020 di +1,64 punti), il GED (con una frenata congiunturale di 1,77 punti e tendenziale di 1,79 punti), e i Wearable, in continua contrazione di prezzo dal marzo 2021 e che ad agosto hanno ridotto di 1,16 punti l’IPT congiunturale e di 3,31 punti quello tendenziale. Ad agosto si segnala anche la riduzione di prezzo dei prodotti della categoria Hardware (-0,98 punti vs luglio 2021 e -2,34 punti vs agosto 2020), e degli Accessori AV (-0,85 punti, ma +2,03 punti rispetto ad agosto 2020).

Le famiglie tecnologiche

La contrazione dell’IPT di agosto 2021 è stata principalmente dovuta dalla decelerazione dei prezzi di prodotti tecnologici a utilizzo prevalentemente domestico-familiare, della fascia prezzo oltre i 500 euro. A ridursi, dopo il boom della pandemia, sono stati i prezzi soprattutto dei prodotti Hardware, sia a livello congiunturale si tendenziale. In particolare, i Desktop (-4,54 punti vs luglio 2021 e -7,72 punti rispetto a agosto 2020), i Notebook (-2,26 punti congiunturali e -7,12 tendenziali). Anche alcuni prodotti GED, subiscono contrazioni, come le Lavatrici e le Cucine, che perdono rispettivamente 2,94 e 2,76 punti rispetto a luglio 2021.

A contenere la contrazione sono alcuni prodotti dal prezzo inferiore a 200 euro

Nel settore Entertainment è rilevante la riduzione dei prodotti Home Cinema (in contrazione per il quinto mese consecutivo) sia a livello congiunturale (-2,56) sia a livello tendenziale (-10,52), mentre i TV Flat contraggono l’indice IPT di 2,23 punti rispetto a luglio 2021.
Un ulteriore contributo negativo all’IPT di agosto 2021 rispetto a luglio 2021, è stato determinato da alcuni prodotti PED qual i Pulitori a Vapore (-3,20) e i Forni MW (-2,54 punti). A contenere la contrazione dei prezzi di agosto 2020, sono stati alcuni prodotti tecnologici dal prezzo unitario medio inferiore a 200 euro, come le Periferiche IT. Questi aumenti di prezzo non sono comunque riusciti a compensare la contrazione dei prodotti di fascia alta.

Cybersecurity, gli hacker concentrano l’attenzione sulle Pmi

Stando ai trend osservati durante i primi sei mesi dell’anno sono le Pmi a essere particolarmente a rischio di attacchi informatici. È quanto emerge dall’aggiornamento del report di Acronis sulle minacce digitali 2021. Secondo il report, durante la prima metà del 2021 quattro organizzazioni su cinque hanno subito una minaccia alla cybersecurity che ha sfruttato una vulnerabilità nel proprio ecosistema di fornitori terzi. Questo in un momento in cui il costo medio di una violazione dei dati è salito a circa 3,56 milioni di dollari, mentre il pagamento medio di un riscatto del ransomware ha subito un’impennata del 33%, superando i 100.000 dollari.

Ottenere l’accesso all’attività degli MSP e dei clienti aziendali

Queste cifre rappresenterebbero un brutto colpo finanziario per qualsiasi organizzazione, ma segnerebbero la fine della maggior parte delle Pmi. Sferrando attacchi alla supply chain dei Service Provider gestiti (MSP), gli hacker ottengono infatti sia l’accesso all’attività degli MSP sia a quella di tutti i clienti aziendali. Insomma, un attacco messo a segno può comportare la violazione di centinaia o migliaia di Pmi negli anelli inferiori della supply chain. Un esempio è la violazione subita da SolarWinds lo scorso anno, così come l’attacco ai danni di Kaseya VSA avvenuto all’inizio del 2021

Dilagano gli attacchi di phishing

Oltre agli attacchi di alto profilo che hanno dominato i titoli dei giornali durante gli ultimi sei mesi, e ai rischi che Acronis sta segnalando riguardo all’impatto sugli MSP e le piccole imprese, l’edizione di metà anno del Report Acronis sulle minacce digitali 2021 ha rilevato anche il dilagare degli attacchi di phishing. In seguito all’uso di tecniche di social engineering per spingere con l’inganno gli utenti a cliccare su allegati o link dannosi, le e-mail di phishing sono aumentate del 62% tra il primo e il secondo trimestre dell’anno.
Un picco particolarmente preoccupante, poiché il 94% del malware viene introdotto tramite e-mail. Nello stesso periodo, Acronis ha bloccato per i suoi clienti oltre 393.000 url dannosi e di phishing, impedendo agli hacker di accedere a dati preziosi e introdurre malware nei sistemi dei clienti.

Aumentano i casi di esfiltrazione dei dati

Nel 2020, più di 1.300 vittime di ransomware hanno visto i loro dati divulgati pubblicamente, poiché gli hacker cercano di ottimizzare il tornaconto economico ottenuto da attacchi messi a segno. Durante la prima metà del 2021 poi sono state già rilevate oltre 1.100 fughe di dati, il che potrebbe significare un incremento del 70% entro la fine dell’anno.
Inoltre, se sulla scia della pandemia di Covid-19 prosegue la necessità di ricorrere ai lavoratori remoti, due terzi dei lavoratori ora utilizzano i dispositivi aziendali per attività personali e i dispositivi personali per attività lavorative. Di conseguenza, gli hacker stanno studiando attivamente chi lavora da remoto. Acronis ha osservato un incremento di oltre il doppio degli attacchi informatici a livello globale, con un aumento del 300% degli attacchi brute-force ai danni dei sistemi remoti sferrati tramite RDP.

Mai più senza tecnologia: come sono cambiati comportamenti e pagamenti

Come potremmo vivere oggi senza la tecnologia? Malissimo, o forse addirittura non potremmo più farcela. D’altronde sono proprio le opportunità offerte dalla tecnologia che ci hanno tenuto a “galla” nell’ultimo anno e mezzo, consentendo a tutti – lavoratori, imprenditori, commercianti, studenti e molte altre categorie – di proseguire con le proprie attività. Che la tecnologia sia stata fondamentale negli ultimi 12 mesi è confermato anche da una recente ricerca promossa da illimity attraverso la community “Vai oltre la forma” e i canali social, con l’obiettivo di indagare l’evoluzione dei cambiamenti delle nostre abitudini lavorative, finanziarie e di vita in seguito alla pandemia da Covid-19. I risultati parlano chiaro: per 99 persone su 100 la tecnologia è stata di grande supporto. Al primo posto delle opportunità offerte ci sono i pagamenti (82%), seguiti da acquisti personali (75%) e ricerca di informazioni (72%). 

Abitudini di spesa, quali i cambiamenti con la pandemia?

Impossibile non pensare che le abitudini di spesa degli italiani non siamo profondamente cambiate con la pandemia. Infatti ben 8 persone su 10 dichiarano di aver modificato i propri comportamenti d’acquisto a seguito dell’emergenza sanitaria, incrementando gli acquisti online. E non a caso, per più di 1 italiano su 4, tra le categorie merceologiche che hanno registrato un incremento della spesa rispetto al passato, spicca proprio quella per l’accesso alla rete internet, per gli abbonamenti tv e l’elettronica. 

Differenti comportamenti a seconda dell’età

Non tutte le fasce della popolazione, però, si comportano allo stesso modo davanti a situazioni così particolari come quella che abbiamo vissuto. Tra i più giovani (18-24 anni) è cresciuta in particolare la necessità di definire a priori il budget da destinare ad ogni tipologia di acquisto per gestire meglio le proprie finanze e non dover quindi fare troppe rinunce (35%), mentre Millennials (25-39) e Generazione X (40-59) dichiarano di uscire più raramente per pranzi, cene o aperitivi (32%). Sono i Baby Boomer però (over 60) che dichiarano di aver messo in atto i comportamenti più virtuosi, come evitare gli sprechi e acquistare prodotti più sostenibili e a basso impatto ambientale (29%). 

L’exploit dei pagamenti senza contanti

Ovviamente, sono mutate anche le abitudini in fatto di pagamenti. A seguito della pandemia, riporta Italpress, 1 persona su 2 ha iniziato ad usare di più la carta di credito nei negozi fisici al posto del contante. La spinta a questo cambiamento è dettata da motivi di sicurezza – per ridurre i contatti fisici con il contante (32%) – e da ragioni di comodità e praticità (30%). E guardando al futuro, 1 italiano su 5 pensa che utilizzerà sempre meno il contante a favore dei pagamenti digitali nei punti vendita fisici. Chi invece usa ancora spesso o sempre il contante, preferisce questo metodo di pagamento sostanzialmente per abitudine (43%) o perché ritiene così di poter avere un maggior controllo sulle proprie spese (38%), mentre solo il 26% pensa sia un metodo più rapido e semplice (26%).

Foto e video che scompaiono dopo l’apertura, arriva View Once su WahatsApp

E’ appena arrivata su WhatsApp una nuova funzionalità che mira ad aumentare la privacy degli utenti. SI tratta di View Once, la modalità che consente di eliminare foto e video una volta aperti e visionati. La novità è stata inclusa nell’aggiornamento dell’app per iOS e Android. Lo ha annunciato con un tweet la società di messaggistica che fa capo a Mark Zuckerberg.

Solo una volta

Come rivela il nome, View Once consente di inviare immagini e video, che però scompaiono quando il destinatario li apre per la prima volta. I media condivisi con la modalità “visualizza una volta” verranno visualizzati come aperti dopo che il ricevente li ha guardati. La società di messaggistica ha risposto alle prime polemiche, ribadendo che la nuova opzione non è certo destinata per inviare scatti o video illeciti, piuttosto per aumentare il livello di controllo e di privacy. L’utilizzo per cui è stata pensata, infatti, dovrebbe essere limitato all’invio della propria password wi-fi, di foto in ci ci si prova degli abiti e si vogliono consigli per scegliere, del codice del proprio antifurto e via dicendo. I contenuti multimediali di View Once, riporta Ansa, sono protetti dalla crittografia end-to-end, quindi non rintracciabili né da utenti terzi, hacker o dalla stessa WhatsApp. Inoltre, questi elementi non vengono conservati nelle foto o nelle gallerie del dispositivo e non vi è la possibilità di effettuare uno screenshot (però i malintenzionati potranno sempre filmare o scattare con un altro dispositivo quando si apre il file la prima volta), così da evitare del tutto un eventuale salvataggio durante la visualizzazione e prima che il file stesso si auto-elimini. Non sarà nemmeno consentito inoltrarli ai contatti o contrassegnarli come ‘speciali’. Se il messaggio non viene aperto entro due settimane, si auto elimina.

Contraddistinti da un 1

Questa nuova tipologia di messaggi sarà immediatamente riconoscibile: le immagini e i filmati ‘View Once’, da vedere una volta, sono contraddistinti dall’icona con il numero 1 al loro fianco. Sempre a giugno da Zuckerberg era giunta la conferma dell’arrivo, entro l’estate, del supporto multi-dispositivo, con cui si potrà impostare lo stesso numero di WhatsApp su più smartphone e tablet, in modalità indipendente, senza necessità di tenere acceso il device di prima impostazione del profilo. Insomma, WhatsApp continua ad evolversi sulla base delle nuove necessità degli utenti (e anche sulle mosse compiute dai competitor).

Servizi digitali, ecco i preferiti dagli italiani

Anche se la situazione sanitaria è sotto controllo, almeno per la diffusione dei vaccini, gli italiani sembrano non voler abbandonare le abitudini acquisite in tempi di lockdown. Prima fra tutte, l’affezione ai servizi digitali, che hanno fatto veramente la differenza nelle settimane più difficili di restrizioni. Dal commercio elettronico al gaming, i nostri connazionali si confermano affezionati del web, tanto che anche nella prima metà del 2021 i valori relativi all’utilizzo del digital sono in forte crescita, ribadendo il trend del 2020. 

Dal gioco ai podcast, dallo streaming e all’e-commerce, chi sale (e non scende)

Il gambling online è stato uno dei settori che più è cresciuto negli ultimi mesi, sottolinea Aimeg evidenziando un +46,4% nel 2020 e performance positive anche nei primi mesi del 2021 (occhio, però: come precisano i siti web specializzati, come Casino2k.com, è fondamentale rivolgersi solo ed esclusivamente a concessionari autorizzati). Utenti in aumento anche per lo streaming video, cresciuto in modo considerevole, con tutti i principali operatori del settore che mostrano un numero di abbonati in aumento, da Netflix e Amazon Prime Video in grado di superare i 200 milioni di utenti registrati, fino a Disney+ che in appena 16 mesi ha superato i 100 milioni di abbonati. In questo contesto non poteva che beneficiare pure lo streaming audio, con un aumento del 7,4% per l’industria musicale nel 2020 secondo i dati dell’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), con performance importanti da parte di piattaforme come Apple Music, Spotify e Amazon Music. Dati più che positivi anche il settore del podcast: nel 2020 c’è stato un incremento di 2 milioni di ascoltatori di podcast nel nostro Paese, arrivando a un totale di 13,9 milioni di persone, evidenzia un’analisi di Nielsen. Non sorprende, infine, l’exploit dell’e-commerce che secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del politecnico di Milano ha messo a segno un aumento del 26% nel 2020. E il trend è ancora in salita per il 2021.

Le prospettive per il settore digitale

La digitalizzazione si sta estendendo anche a settori fino ad ora rimasti al riparo dall’avanzata dei servizi online, mostrando una serie di prospettive importanti per il rafforzamento delle soluzioni online. Non a caso, secondo un’analisi di LinkedIn tra il 2020 e il 2021 c’è stato un incremento per le professioni digitali, con una richiesta in forte aumento da parte delle aziende per accelerare la trasformazione digitale e creare un business più moderno e resiliente. Tra i settori che più degli altri vedranno aumenti in ambito digitale, spiccano lo sport e – ovviamente, considerata la situazione attuale – il mondo dei servizi sanitari online con la telemedicina in primis.

Crescono gli investimenti digitali degli studi professionali  

Avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro nel 2020 hanno investito 1,694 miliardi di euro in strumenti digitali, +l 7,9% rispetto all’anno precedente, e per il 2021 le stime indicano un’ulteriore crescita (+5,6%), fino a sfiorare quota 1,8 miliardi. A trainare la spesa negli studi di piccole, medie e grandi dimensioni sono stati soprattutto gli investimenti in tecnologie per la gestione elettronica documentale (+34%), strumenti di workflow (+57%), CRM (+120%), business intelligence (+86%) e machine learning (+125%), mentre le micro strutture, oltre che sulla gestione elettronica documentale (+37%), hanno puntato su tecnologie più centrate sulle esigenze immediate, come canali social (+26%) e VPN (+44%). Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Emergenza sanitaria e professionisti

L’emergenza sanitaria ha portato nuova consapevolezza sui cambiamenti necessari per mantenere competitivo lo studio, come una maggiore comprensione dei propri punti di forza e debolezza, soprattutto fra gli avvocati (nel 25% dei casi), e una più attenta valutazione delle attitudini dei collaboratori, oltre che dei soli aspetti organizzativi del lavoro in remoto, soprattutto fra i consulenti del lavoro (34%) e negli studi multidisciplinari (43%). Uno studio su quattro, poi, è pronto a ripensare i propri modelli organizzativi, e per il 70% la crisi ha cambiato le modalità di gestione della clientela, per la quale servono più adeguate tecnologie collaborative e un investimento nella formazione. 

Gli investimenti digitali

Nel 2020 il 31% degli studi professionali ha investito oltre 10mila euro in tecnologie digitali (+6% rispetto al 2019), il 36% fra 3mila e 10mila euro, il 17% fra mille e 3mila e il 12% meno di mille euro. Il 4%, composto quasi totalmente da micro e piccole strutture, non ha dedicato risorse all’innovazione digitale, esponendosi a ulteriori rischi di marginalizzazione in un periodo in cui la tecnologia è risultata ancor più abilitante per lo svolgimento delle attività lavorative. Gli studi multidisciplinari sono la categoria che ha investito di più (in media 25.300 euro), seguita da commercialisti (12.100 euro), consulenti del lavoro (10.100 euro) e avvocati (8.700 euro). Questi ultimi hanno anche aumentato maggiormente la spesa digitale (+29,9%).

Quali tecnologie adottare?

Le tecnologie più presenti in tutte le categorie professionali sono la fatturazione elettronica e le applicazioni per le videochiamate. Quasi un commercialista su due punta sull’e-learning (49%), mentre è ancora limitato l’investimento nei canali digitali, con solo il 39% che ha un sito proprietario e il 25% che è presente sui social media. Limitata ma in miglioramento la presenza digitale dei consulenti del lavoro (il 45% ha un sito e il 27% uno o più account social), che risulta invece più sviluppata fra gli avvocati (il 54% ha un sito e nel 36% è presente sui social) La VPN invece è la terza tecnologia più adottata dagli studi multidisciplinari (61%), che hanno anche la presenza digitale più strutturata: il 59% ha un sito web, il 40% almeno un account social.