e-commerce: in Italia +68% nel 2021

Secondo un’analisi condotta da idealo, dopo il 2020, caratterizzato da una crescita record (+99%) per l’e-commerce in Italia, il 2021 è stato un anno di ‘ritorno alla normalità’, sia dal punto di vista dei tassi di crescita sia da quello delle preferenze online degli italiani. E nel 2021 le intenzioni di acquisto hanno mostrato un aumento dell’interesse per lo shopping online del +68%. 

“Un dato importante che conferma come il picco di interesse verso l’e-commerce indotto dalla pandemia non sia stato momentaneo e contingente – commenta all’Adnkronos Dumitru Baltatescu, Country Manager di idealo per l’Italia -, ma abbia generato un reale cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori italiani”. 

Per competere con i big serve preparazione

“Questa accelerazione nella digital transformation, da un lato, ha aiutato a far crescere la consapevolezza negli strumenti online a disposizione per risparmiare, e dall’altro, a far capire che mondo online e offline possono coesistere e supportarsi – sottolinea Baltatescu -. Questo non lo hanno capito solo i consumatori, ma anche tante aziende italiane che nel 2021 si sono lanciate sul mercato digitale, dopo aver colto la necessità di cambiare strategia per far fronte al calo delle vendite offline. Bisogna però essere coscienti che come in ogni altro settore non ci si può improvvisare, e che per competere con i big dell’e-commerce serve preparazione”.

Categorie merceologiche: Elettronica e Abbigliamento le più gettonate

Un recente sondaggio di idealo conferma come durante eventi come il Black Friday solo il 10% dei consumatori online ha acquistato sui siti web medio-piccoli, a fronte di oltre il 56% che ha acquistato dai grandi marketplace. Quanto alle categorie merceologiche, nell’anno appena concluso Elettronica e Abbigliamento tornano a essere le categorie protagoniste nelle preferenze online degli italiani, rappresentando oltre due terzi del totale delle intenzioni d’acquisto. In particolare, 47% per Elettronica, 11% per Sport & Outdoor e 10% per Moda e Accessori.

Smartphone: per gli acquisti gli e-shopper usano il filtro prezzo

Di fatto, però, gli smartphone sono in assoluto i prodotti più desiderati online nel 2021. Questo nonostante il loro aumento dei prezzi, pari a oltre il +10%. Un aumento dovuto, in parte, alle carenze di chip su scala mondiale. Su 100 utenti online, circa 7 e-shopper hanno utilizzato il filtro prezzo nelle loro ricerche per acquistare uno smartphone, e quasi la metà imposta un range tra i 100 e i 300 euro, concentrandosi su modelli non più vecchi di due anni. Questo per sfruttare il naturale deprezzamento che anche i cellulari fanno registrare dopo il loro lancio.

I prezzi dei nuovi modelli di smartphone, infatti, scendono in media del 5% già dopo tre mesi dal loro lancio, ma è dopo sei/sette mesi che si possono fare gli affari migliori, in quanto dopo quel periodo i prezzi scendono in media del 10%.

L’IoT nel 2030 secondo McKinsey

L’Internet delle cose sarà sempre più presente nella nostra vita. E secondo lo studio di McKinsey ‘The Internet of Things: Catching up to an accelerating opportunity’, entro il 2030 potrebbe generare tra i 5500 e i 12.600 miliardi di dollari a livello globale. Ma se da una parte c’è cautela sullo sviluppo di fabbriche intelligenti, smart city e veicoli autonomi, dall’altra sembra esserci stata un’accelerazione nelle case, negli uffici, e nella salute. Nonostante le stime al ribasso, l’applicazione dell’IoT nelle fabbriche resta la più promettente in termini economici (vale 1.400-3.300 mila miliardi di dollari, circa un quarto del totale), dove permetterebbe di trovare quello che McKinsey chiama ‘il sacro Graal dei tecnici’: la manutenzione predittiva.

Agricoltura, salute e città

Se l’agricoltura di precisione permetterebbe di produrre di più con meno risorse, aumentando la resa del 15-20%, la seconda applicazione dell’IoT per valore generato (550-1.760 miliardi) è la sanità.
Nel 2030 il monitoraggio e il trattamento delle malattie potrebbe arrivare a valere il doppio rispetto alle applicazioni legate al benessere. I pazienti potranno utilizzare apparecchiature che rilevano e comunicano dati ai medici, lanciando allarmi in caso di anomalie. L’impatto economico dell’IoT sulle città potrebbe invece essere di 1000-1700 miliardi di dollari. Dal monitoraggio della qualità dell’aria alla riduzione degli sprechi, dalla sicurezza all’energia, la fetta più consistente dell’IoT in città sarebbe però generata dalla ‘gestione del traffico centralizzata e adattiva’. 

Al supermercato e in casa 

L’IoT cambierà anche il modo di comprare. Già nei prossimi due anni più della metà delle catene di vendita al dettaglio potrebbe avere casse automatiche, con una copertura fino al 90% nel 2030.
McKinsey prevede però che ‘la chiave della futura esperienza’ sarà legata alla personalizzazione: offerte su misura in tempo reale, sconti, e consigli dedicati. Con telecamere e reti neurali poi ognuno potrebbe fornire informazioni sui suoi gusti. Tecnologie come questa potrebbero aumentare la spesa in negozio del 20-30%. L’IoT in casa, invece, se dal punto di vista economico ha ricadute potenziali contenute (400-800 miliardi di dollari, il 7-8% del totale), ha un impatto enorme su come le persone trascorrono tempo e spendono denaro. Verrà utilizzato per automatizzare le faccende domestiche, per l’intrattenimento e il risparmio energetico.

Al lavoro

Un ufficio in cui tutto è connesso renderebbe più efficiente la gestione degli spazi: le informazioni raccolte su movimenti e attività dei dipendenti permetterebbero di progettare meglio la configurazione degli spazi, e la realtà aumentata migliorerebbe la condivisione, anche da remoto.
Gli stessi principi, applicati sui cantieri, potrebbero aumentare la produttività del 5-10% e ridurre il costo delle materie prime del 5-9%. Come dimostra McKinsey, riporta Agi, sono molti i fattori che potrebbero accelerare o frenare lo sviluppo dell’IoT. Quelli che il report chiama ‘abilitatori’ (il valore percepito, la tecnologia e la connettività) e le ‘barriere’: le imprese si concentrano troppo poco su progetti di trasformazione. E poi ci sono cybersecurity e privacy, senza le quali l’IoT si trasforma da opportunità in rischio. 

Il mondo cambia e Instagram annuncia le novità per il 2022

“Dovremo ripensare a cosa sia davvero Instagram – ha dichiarato Adam Mosseri, capo del social network del gruppo Meta, già Facebook – perché il mondo cambia velocemente e noi dobbiamo cambiare insieme a lui”. In un video intervento su Twitter Mosseri ha presentato tutte le novità del social per il 2022. Novità che riguardano le Stories, i Reel a la parivacy. Di fatto però il focus di Instagram resterà sui video anche per l’anno appena iniziato, un genere di post su cui Instagram ha puntato molto nell’ultimo biennio soprattutto per fronteggiare le app concorrenti, come TikTok, che sui video brevi ha fondato parte del suo successo. Nel suo video messaggio Mosseri ha spiegato come nel 2022 Instagram porterà la durata delle Stories da 15 a 60 secondi, ed erediterà una serie di funzioni proprio da TikTok, come i commenti nei Reel, i mini filmati simili alle storie, ma ai quali l’app dedica un menu a sé, e la sintesi vocale del testo per i video.

Più opportunità di guadagnare per i creator, ma occhio alla privacy  

Nei prossimi mesi per i creatori di contenuti ci saranno maggiori opportunità di monetizzazione, ma un altro punto su cui Instagram ha intenzione di intervenire è una migliore gestione della privacy.
Quest’ultimo aspetto è una risposta ai problemi evidenziati nel corso del 2021 dovuti alle rilevazioni della ex product manager nel dipartimento di integrità civica di Facebook, Frances Haugen, e ai Facebook Papers, che hanno sollevato molti dubbi sul lavoro dei prodotti capitanati da Mark Zuckerberg nel preservare l’incolumità digitale e la salute dei più giovani. A riguardo, una prima mossa è stata l’introduzione su Instagram di ‘prendi una pausa’, la funzione per ridurre il tempo passato sull’app.

Maggiore tutela dei minori: arriva la funzione parental control

Mosseri, a fine novembre 2021, aveva infatti testimoniato dinanzi al Senato Usa, e poco dopo la società si era detta pronta a fornire maggiore trasparenza sui dati riguardo alle modalità d’uso della piattaforma da parte dei minori. Instagram nel 2022 introdurrà quindi la funzione parental control, per offrire ai genitori una visione più chiara delle attività dei figli online, riferisce Il Giorno.

Migliorare il sistema di messaggistica

Mosseri ha proseguito dichiarando che un altro aspetto importante su cui l’azienda vuole lavorare è il sistema di messaggistica, il punto cardine della comunicazione tra aziende e creator. Ulteriore conferma, si legge su hdblog.it, arriva anche sull’imminente possibilità di scegliere un feed cronologico a scapito di quello algoritmico, e in generale sulla necessità di ridare agli utenti maggior controllo sull’esperienza social. Insomma, le novità di Instagram anticipate da Mosseri per il 2022 sono nella maggior parte dei casi più indicazioni e direzioni da prendere piuttosto che funzioni specifiche. Ma quello che emerge è la volontà di dare una ‘svecchiata’ al social, nell’ottica di restare il più possibile al passo con i tempi e le tendenze sempre in costante evoluzione.

I wireless provider sono ottimisti nonostante la pandemia

L’ottimismo tra i provider di servizi a banda larga wireless è a livelli record. Nonostante la sfida posta dalla pandemia e l’incertezza economica, più di quattro WISP su cinque (81%) dichiarano di essere ottimisti sul futuro, rispetto al 71% nel 2020 e al 61% nel 2019. Questi i dati di un sondaggio realizzato da Cambium Networks, e condotto tra luglio e agosto 2021 tra i provider di 23 paesi.
“I wireless service provider rimangono resilienti nei confronti delle attuali difficoltà, con una notevole capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti della domanda e della tecnologia e un forte impegno a offrire un servizio affidabile a prezzi competitivi – afferma Scott Imhoff, Senior Vice President of Product Management di Cambium Networks -. Sfruttando le nuove opportunità offerte nelle aree suburbane e rurali, i WISP continuano a far progredire il settore e a creare comunità più forti e più connesse”.

La copertura nelle aree urbane è salita dal 15% al 18%

Sebbene i provider di servizi wireless a banda larga storicamente eccellono nei servizi residenziali rurali, lo studio ha dimostrato che questi operatori stanno diventando ugualmente capaci nel fornire connettività in ambito urbano e suburbano. In particolare, attraverso la tecnologia delle onde millimetriche a 28 e 60 GHz, con le prime implementazioni avvenute nel 2021. Mentre Il 44% fornisce una copertura nelle aree rurali, la copertura nelle aree urbane è salita dal 15% al 18%. Quasi un quarto dei WISP (24%) fornisce infatti servizi in maniera uniforme a comunità urbane, suburbane e rurali.

Espandere l’offerta per far crescere l’attività

Anche la disponibilità prevista per il 2022 del nuovo spettro a 6 GHz è considerata un’entusiasmante opportunità di espansione: tutti gli intervistati riferiscono che stanno sviluppando piani per capitalizzare la nuova tecnologia e soddisfare meglio le esigenze della crescente domanda di connettività. Inoltre, i fornitori di servizi wireless a banda larga continuano a espandere la loro offerta per far crescere la loro attività, con il 22% che aggiunge Wi-Fi residenziale, il 14% hotspot all’aperto e il 3% che ora offre servizi mobili. Tra le sfide che i WISP devono affrontare, i finanziamenti continuano a occupare il posto più alto, con il 31% che li considera un ostacolo alla crescita. Segue da vicino la disponibilità dello spettro RF (29%).

Nel 2022 ci sarà un uso rapido ed efficiente dello spettro RF

“Guardando al 2022, quando le bande di frequenza a 6 GHz saranno disponibili, ci sarà un uso rapido ed efficiente dello spettro RF – continua Imhoff -. Ci aspettiamo che i service provider colgano questa opportunità di crescita offrendo più servizi ‘chiavi in mano’ ai mercati business, industriali e pubblici, estendendo al contempo i servizi per le applicazioni dedicati all’home office”.

I trend digitali del futuro secondo Samsung

Tecnologia come facilitatore per la qualità di vita delle persone e tecnologia come mezzo prezioso per migliorare il mondo in cui viviamo, rendendolo più sostenibile, sicuro, accessibile ed equo. Questo è il potenziale che gli italiani attribuiscono all’innovazione, sempre più centrata sull’uomo e capace di supportare e spingere il progresso sociale. Samsung Electronics Italia, che celebra i suoi 30 anni in Italia, rilascia i dati di una ricerca condotta in collaborazione con il Politecnico di Milano. L’obiettivo è delineare le tendenze e gli scenari digitali del futuro connessi alle aspettative degli italiani nei confronti delle aziende tecnologiche e delle loro innovazioni. E sviluppo sostenibile, miglioramento della qualità della vita e remotizzazione sono i macro-trend emersi.

Lo sviluppo sostenibile parte dalla smart home

Secondo la ricerca il 62% degli italiani pensa che il digitale possa contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale, il 49% lo reputa motore di progresso sociale e il 47% strumento per la promozione di una società più equa e inclusiva. La smart home è il luogo da dove partire per ridurre il proprio impatto sull’ambiente: il 54% associa la casa intelligente alla possibilità di controllare e ridurre i consumi. Ma la sostenibilità è anche tra le caratteristiche della città intelligente: la smart city deve rispecchiare l’idea di un luogo sostenibile nel rispetto del pianeta e delle esigenze del singolo (48%). L’87% degli intervistati è inoltre fiducioso nell’impatto positivo della tecnologia sulla qualità dell’istruzione, e il 30% immagina che la realtà aumentata consentirà di seguire lezioni in aula o da remoto completamente immersive e interattive. 

Better living for longer

Le nuove tecnologie sono sempre più associate al miglioramento delle aspettative di vita. La diffusione di dispositivi per la salute risulta essere il fattore più interessante per il 58% degli italiani, mentre la sicurezza è una delle principali caratteristiche cercate dagli intervistati nella casa del futuro (46%). Non è tutto. La sicurezza si conferma fra le tematiche più sentite dagli italiani anche nel contesto cittadino. In una smart city, la presenza di tecnologie per il monitoraggio di situazioni di pericolo e telecamere intelligenti per il rilevamento di situazioni pericolose sono ritenute interessanti da rispettivamente l’81% e il 76% degli intervistati.

Remotizzazione

Se prima dell’emergenza sanitaria la tendenza alla remotizzazione riguardava prevalentemente il mondo dell’impresa ora il concetto si è esteso. Remotizzazione infatti viene associato sempre più spesso anche alla casa intelligente. Secondo il 34% degli italiani smart home significa poter aver il controllo della propria abitazione da qualsiasi luogo, e per il 65% la tecnologia attuale è già in grado, o sarà entro i prossimi 5 anni, di rendere un’abitazione totalmente autonoma e domotica. Ma per migliorare la qualità della vita è necessario che le aziende tecnologiche mettano al centro della propria strategia la sostenibilità, la formazione e una maggiore accessibilità della tecnologia. Questo è ritenuto cruciale, rispettivamente dal 54%, 27% e 19% degli intervistati.

Facebook apre un nuovo capitolo, e diventa Meta

Facebook cambia nome e diventa Meta. Il social continuerà a chiamarsi Facebook, ma si inserirà in un contesto rinnovato e ridefinito, un ‘metaverso’.
“Siamo all’inizio del nuovo capitolo per la rete ed è un nuovo capitolo anche per la nostra compagnia – annuncia Mark Zuckerberg in un video -. Per riflettere ciò che siamo e il futuro che speriamo di costruire, sono orgoglioso di annunciare che la nostra compagnia ora è Meta. La nostra missione rimane la stessa, si tratta sempre di unire le persone – sottolinea Zuckerberg -. Le nostre app e i loro brand non cambiano: siamo sempre la compagnia che progetta tecnologia attorno alle persone”.

L’utente non si limiterà a osservare, ma sarà “nell’esperienza”

La galassia Facebook, che comprende anche Instagram e WhatsApp, punta quindi a diventare un metaverso, riporta Adnkronos. “Ci si immergerà ancor di più nella nuova piattaforma – spiega Zuckerberg, assicurando che l’utente – sarà nell’esperienza, non si limiterà a osservare. Chiamiamo tutto questo ‘metaverso’ e riguarderà ogni prodotto che realizziamo. La qualità che distingue il metaverso sarà una sensazione di presenza, sarete lì con un’altra persona o in un altro posto. Sentirsi realmente presenti con un’altra persona è il sogno per eccellenza della social technology. Puntiamo a costruire questo”.

“Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare”

Insomma, “Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare: stare insieme ad amici e familiari, lavorare, imparare, giocare, fare acquisti, produrre”, spiega Zuckerberg. O anche fare “esperienze completamente nuove che non rientrano nel modo in cui concepiamo computer o telefoni oggi”. Ma c’è anche un ‘progetto di futuro’ in cui “sarete in grado di teletrasportarvi istantaneamente come un ologramma per essere in ufficio senza viaggiare, a un concerto con gli amici o nel soggiorno dei vostri genitori per stare insieme – sottolinea -. Questo aprirà più opportunità, non importa dove vivete. Sarete in grado di dedicare più tempo a ciò che conta per voi, ridurre il tempo nel traffico e ridurre le emissioni”.

Meta deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’

Ma perché ‘meta’? “Ho fatto studi classici e la parola ‘meta’ deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’ – afferma il presidente e ad di Meta -. Per me, significa che c’è sempre altro da costruire e c’è sempre un capitolo successivo della storia. La nostra è una storia che è iniziata in una stanza di un dormitorio, ed è cresciuta oltre l’immaginabile”, diventando “una famiglia di app che le persone usano per connettersi tra loro, avviare attività, creare comunità e movimenti che hanno cambiato il mondo. Abbiamo costruito cose che hanno unito le persone in modi nuovi – continua Zucherberg -. Ora è il momento di prendere tutto ciò che abbiamo imparato e aiutare a costruire il prossimo capitolo. Sto dedicando le nostre energie a questo, più di qualsiasi altra azienda al mondo. Se questo è il futuro che volete vedere, spero che vi unirete a noi. Il futuro sarà al di là di tutto ciò che possiamo immaginare”. 

La digital life semplifica la vita, ma non a chi ha problemi di connessione

Nell’Italia post-pandemia per il 74,4% degli utenti è ormai abituale l’uso combinato di una pluralità di device, e il luogo dal quale si connettono non ha più importanza: il 71,7% degli utenti svolge ovunque le proprie attività digitali, e il dato sale al 93% tra i giovani.  Anche gli orari sono relativi, con il 25,5% che naviga spesso di notte, e tra i giovani il dato sale al 40%. Non è un caso quindi che il 70,4% degli italiani ritenga che la digitalizzazione abbia migliorato la qualità della vita, semplificando tante attività quotidiane. In questo scenario così avanzato si contano però ancora 4,3 milioni di utenti di dispositivi senza connessione. È quanto emerge dalla ricerca La digital life degli italiani, realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo.

Italiani soddisfatti delle proprie dotazioni tecnologiche

Se sono complessivamente 22,7 milioni gli italiani che lamentano qualche disagio in casa, con stanze sovraffollate in cui è complicato svolgere al meglio le proprie attività digitali (14,7 milioni) o connessioni domestiche lente o malfunzionanti (13,2 milioni), al contrario, il 90,3% dichiara di possedere device in linea con le proprie esigenze. Il 71,1% ha una connessione casalinga ben funzionante, e il 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio in cui svolgere le proprie attività digitali. Inoltre, il 69,4% si sente sicuro quando effettua pagamenti online, e il 55,6% utilizza almeno qualche volta i servizi cloud.

Anche nel rapporto a due si ridefiniscono nuovi equilibri

Se il 55% degli italiani è convinto che la vita di coppia abbia tratto beneficio dalle opportunità offerte dai dispositivi digitali, anche nel rapporto a due si ridefiniscono nuovi equilibri in questa fase di transizione. Il 42,7% dimostra una grande fiducia nel partner e condivide con la dolce metà le password del telefono cellulare, dell’e-mail e dei profili dei social network. Ma sono 14 milioni gli italiani che si lamentano per il tempo eccessivo che il compagno o la compagna passa al cellulare. E sono 7 milioni quelli che rivelano di essersi sentiti gelosi a causa delle interazioni social del proprio partner.
Inoltre, 6 milioni spiano le attività del partner sui social, e 12 milioni confessano di visitare anche le bacheche degli ex.

Non tutti hanno le giuste competenze per la vita digitale

Sono poi complessivamente 24 milioni non sono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, e 8 milioni con i social network. Inoltre, 7 milioni hanno difficoltà con la navigazione sui siti web, 7 milioni con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi, film e serie tv e 6 milioni hanno difficoltà con l’e-commerce. Oltre a questi, 5 milioni non sanno fare i pagamenti online, e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali.

I Social fanno male? Secondo gli esperti ci potrebbero essere circa 50 effetti dannosi

Divertenti, istruttivi, coinvolgenti, emozionanti: i social network sono questo e molto altro, oltre ad essere ormai parte integrante della nostra vita sociale e professionale. Tutto bene, quindi? Forse no. A lanciare l’allarme sono i ricercatori dell’University of Technology di Sydney, che sottolineano come l’uso dei social possa portare fino a 46 effetti dannosi, e non solo connessi sala salute mentale. Tra questi ci sarebbero ansia, depressione, molestie, cyberstalking, delinquenza, gelosia, sovraccarico di informazioni e mancanza di sicurezza. Nel complesso, i “guai” legati all’utilizzo dei social media vanno da problemi di salute fisica e mentale a impatti negativi sul lavoro e sul rendimento scolastico, oltre a rischi di sicurezza e privacy. 

Meglio essere consapevoli

Finora le ricerche sui social network e sui loro effetti si erano concentrate soprattutto sulle loro potenzialità e benefici, spiegano gli studiosi, ma non bisogna però trascurare i lati negativi. “L’enorme popolarità dei social network online evidenzia l’importanza di comprendere le implicazioni sia positive sia negative del loro uso”. Per lo studio, il team ha esaminato più di 50 articoli di ricerca pubblicati tra il 2003 e il 2018. Nel 2003, i social media erano ancora agli albori e Facebook sarebbe nato solo l’anno dopo. Uno dei primi social network, MySpace, è stato fondato nel 2003.  

I problemi più comuni

Tra i 46 effetti dannosi dei social media si sono riscontrati la violazione della privacy, la paura, il conflitto con gli altri e una maggiore attitudine verso l’assunzione di rischi finanziari. “Alcuni degli impatti negativi più comuni includono danni psicologici come gelosia, solitudine, ansia e ridotta autostima, nonché pericoli oggettivi come l’esposizione a software dannosi e rischi di phishing”, ha affermato l’autrice dello studio Layla Boroon. Nel complesso, i ricercatori hanno raggruppato gli effetti negativi in sei temi: “prezzo dell’interazione sociale”, “contenuti fastidiosi”, “preoccupazioni per la privacy”, “minacce alla sicurezza”, “cyberbullismo” e “basso rendimento”. Attualmente, i social network come Facebook e Instagram sono utilizzati da quasi 4 miliardi di persone in tutto il mondo. Secondo il team di ricerca, una maggiore consapevolezza dei loro potenziali pericoli può incoraggiare la moderazione degli utenti e aiutare tutti le figure coinvolte – dai programmatori agli educatori – a sviluppare strategie per ridurre al minimo i loro effetti negativi. Boroon sta attualmente studiando i fattori che influenzano la dipendenza dai social media e le strategie che le persone usano per regolare il proprio comportamento. Il prossimo passo sarà sviluppare e testare applicazioni, funzionalità di progettazione e altre soluzioni in grado di ridurre questi effetti negativi.

Boom mercato app, Tik Tok regina d’incassi

Secondo la più recente rilevazione della società di analisti Sensor Tower, nel terzo trimestre del 2021 gli store digitali di Apple e Google hanno ricavato in totale 33,6 miliardi di dollari in entrate, pari al +15,1% rispetto al 2020. Le installazioni delle app, considerate come prime installazioni del singolo account, sono invece 35,7 miliardi, in calo dell’1,9% sulla rilevazione precedente. Secondo gli analisti, ciò è sinonimo di un utilizzo abbastanza consolidato degli stessi software: si spende più tempo sulle app famose che beneficiano anche degli acquisti in-app o di servizi a pagamento. Per quanto riguarda gli incassi, in generale è Tik Tok a confermarsi regina. L’app è infatti al primo posto dei ricavi su App Store, mentre è quarta sul Google Play Store. Qui, si conferma in testa, per spesa degli utenti, Google One, la piattaforma di cloud per archiviare online foto, video e documenti e averli sempre a disposizione.

La pandemia contribuisce all’ascesa di Zoom e Google Meet 

Discorso simile nell’analisi dei download: anche qui Tik Tok è regina considerando i numeri di iOS e Android, così come nell’App Store di Apple. Terza invece nel ranking del Play Store, dove Facebook e Instagram occupano le prime due posizioni. La considerazione che la pandemia abbia contribuito all’ascesa di alcune nuove app, prima poco presenti, è data dall’ingresso in classifica di Zoom e Google Meet, così come della versione aziendale di WhatsApp: Business, in modo particolare su sistema operativo Android.

Non c’è un aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet

Per Sensor Tower, lo scenario è quello in cui gli utenti utilizzano sempre le stesse app, per cui non vi è aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet, con pochi sviluppatori che si dividono il grosso delle entrate, in ascesa per acquisti in-app e servizi in abbonamento. Tornando all’effetto lockdown, applicazioni di collaborazione e videochiamate, come Zoom e Google Meet, restano saldamente nel ranking delle top 10, e così fa Telegram, che nel corso dell’anno ha rosicchiato utenti a Facebook dopo le controverse modifiche alla gestione della privacy degli utenti fuori dal mercato europeo.

Il segmento dei videogame è più concorrenziale 

Decisamente più concorrenziale il segmento dei videogame, riporta Ansa. In generale il più remunerativo è Pubg Mobile, mentre Honor of Kings si consolida primo su App Store, con il concorrente Genshin Impact, il titolo con maggiori ricavi sul Play Store. Per numero di download, Sensor Tower elegge Pubg Mobile il primo nel totale di iOS e Android. Quest’ultimo si alterna con Count Masters su App Store ma si riprende la leadership per quantità di installazioni sul Play Store.

Contenuti digitali, in Italia la spesa sfiora i 3 miliardi di euro

Gli italiani sono pazzi dei contenuti digitali, tanto che quest’anno la loro spesa complessiva ha raggiunto quasi i 3 miliardi euro, con un incremento del 21% rispetto al 2020. Insomma, il mercato della distribuzione B2c di contenuti digitali gode di ottima salute, considerando poi che gli investimenti in advertising (+9%) sui contenuti e sulle piattaforme di distribuzione hanno ripreso a crescere dopo lo stop causato dalla pandemia. Sono solo alcuni dei numeri emersi dalla prima edizione dell’Osservatorio Digital Content – School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del doppio convegno “Digital Audio: Music, Podcast & Audiobook” e “Digital News & Ebook”.

“Il settore dei contenuti digitali di informazione e intrattenimento – dall’editoria al gaming, dall’audio al video entertainment – sta vivendo a livello globale un periodo da protagonista. Complice l’effetto positivo sulla digitalizzazione portato dalla pandemia, nell’ultimo biennio è esplosa la produzione e l’offerta di contenuti, trainata da una domanda e da un consumo in forte aumento. Le dinamiche osservate presentano però peculiarità in funzione dello specifico contenuto digitale esaminato” ha commentato Samuele Fraternali, Direttore dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano.

Crescita a doppia cifra per la musica (ma crescono anche podcast e audiolibri)

Sul fronte dei contenuti digitali, la musica è il comparto al top: grazie allo streaming, il principale traino, vale a livello globale più dei due terzi dei ricavi. Tale andamento si riscontra anche nel mercato italiano: la componente paid – ossia la spesa del consumatore italiano per sottoscrivere abbonamenti o per acquistare tracce musicali – supererà nel 2021 i 200 milioni di euro, in crescita del +31% rispetto al 2020. La crescita è dettata principalmente dall’incremento del numero di consumatori italiani fruitori di musica digitale: oggi il 76% degli utilizzatori di Internet del nostro Paese ha detto che la fruisce. Anche il podcast è una tipologia di prodotto che cresce, anche se l’analisi sottolinea che la sua attuale difficoltà e la monetizzazione; bene pure gli audiolibri, amati e utilizzati dal 22% degli Internet user (anche se solo l’8% paga per questo servizio). Per questa ragione, il comparto degli audiolibri nel 2021 registrerà una spesa di poco superiore ai 30 milioni di euro, con una decisa crescita (+37%) rispetto al 2020. 

News digitali, la sfida dei pagamenti

“Oggi, sono quasi 4 Internet user italiani su 5 a fruire di contenuti informativi (News) digitali, in lieve crescita rispetto al 73% del 2020, con in parallelo un calo – causa l’alleggerimento della situazione pandemica – del tempo medio giornaliero dedicato (da 29 a 23 minuti). Solo l’8% dichiara però di fruire di questi servizi a pagamento” aggiunge Samuele Fraternali “Il modello prevalente di revenue per questo settore, cioè l’abbonamento, genera ancora ricavi tutto sommato contenuti: nel 2021 la spesa del consumatore italiano per fruire digitalmente di contenuti d’informazione raggiungerà i 73 milioni di euro, in crescita del 21% rispetto al 2020. Dopo questo biennio di aumento della domanda, la sfida per le testate giornalistiche è la fidelizzazione dei lettori”.