L’economia circolare genera più di 200 nuove professioni

Designer circolare, gestore della logistica inversa, esperto di blockchain per la sostenibilità, tecnico di gestione della filiera, carrellista digitale, e ancora, imprenditore e ingegnere gestionale, ovvero, coloro che dovranno guidare le aziende nel processo di innovazione verso l’economia circolare. Sono più di 200, e in continua crescita, le nuove professioni “generate” dell’economia circolare: le ha censite un’indagine realizzata da Randstad Research. L’indagine fa emergere nuove figure professionali specifiche, che al di là delle competenze richieste, sono legate dai temi della circolarità e della sostenibilità, temi che fanno da collante tra i diversi ambiti professionali e all’interno delle professioni stesse. Le professioni dell’economia circolare richiedono infatti che queste entrino in connessione reciproca, intrecciandosi tra loro. L’economia circolare promette, quindi, non solo un nuovo modello economico, ma anche un nuovo modello di lavoro.

Un mix di conoscenze ‘ibride’ e trasversali ai settori

Secondo la ricerca di Randstad le professioni coinvolte richiedono un mix di conoscenze ‘ibride’, sia tecnico-scientifiche specifiche dell’ambito di riferimento, sia trasversali al settore. Un aspetto che però evidenzia l’insufficienza di personale adeguatamente preparato a ricoprire questi ruoli, “con il rischio – commenta Randstad – di esasperare nei prossimi anni la cronica difficoltà di reperimento”.
Secondo la ricerca di Randstad sarà quindi necessario superare i vecchi modelli di organizzazione del lavoro, e sarà necessario anche passare dalla segmentazione delle mansioni lavorative al collegamento tra queste.

Quindici ‘costellazioni’ professionali

Nel repertorio aperto delle nuove professioni dell’economia circolare, Randstad Research ha rappresentato 15 ‘costellazioni’ professionali, costituite da tre gruppi di professioni: professioni centrali, professioni specialistiche, presenti solo in alcuni tipi specifici di aziende, e professioni emergenti trasversali. Dall’analisi delle competenze richieste, nelle oltre 200 professioni individuate da Randstad Research, sono fondamentali principalmente le conoscenze tecnico-scientifiche, lo spirito di progettazione, l’attitudine al cambiamento, la capacità di gestione e di controllo, la conoscenza delle norme, la vocazione alla comunicazione e quella al coordinamento. Si tratta quindi di profili ibridi che richiedono conoscenze più ricche del comune, e una maggiore capacità di mettersi ‘in connessione’ con altre professioni, riporta Ansa.

Nei prossimi mesi il problema del matching è destinato ad aggravarsi

“È necessario sostenere lo sviluppo dell’economia circolare evitando colli di bottiglia nelle risorse umane – dichiara Daniele Fano, coordinatore del comitato scientifico di Ranstad Research – nei prossimi mesi, in cui l’Italia sarà impegnata nella transizione sostenibile, è destinato ad aggravarsi il problema del matching, la difficoltà a riempire i posti vacanti che già oggi ci affligge.
Il nostro sistema formativo deve attrezzarsi rapidamente per formare il capitale umano che nei prossimi anni dovrà programmare, realizzare, e gestire tecnologie e servizi dell’economia circolare”. Un piano per la formazione, si legge su ecologica.it, che secondo Fano dovrebbe riguardare “dalla scuola materna alla formazione continua”.

Ad agosto l’Indice dei Prezzi Tecnologici scende di 1,18 punti

Nel mese di agosto 2021 l’Indice dei Prezzi Tecnologici (IPT) registra una contrazione congiunturale di -1,18 punti rispetto a luglio 2021, e raggiunge i 104,34 punti. È il quarto agosto consecutivo in cui l’IPT subisce una flessione, un trend che evidenzia come questo mese stia diventando il più conveniente per gli acquisti dei consumatori italiani. Rispetto ad agosto 2020, anche a livello tendenziale, l’IPT subisce una lieve decrescita di 0,22 punti, interrompendo così un andamento di crescita positivo in atto da giugno 2020. L’IPT è un indicatore sintetico che misura la variazione nel tempo dei prezzi di un insieme di 16 categorie e 54 sottocategorie di prodotti tecnologici. I prezzi sono rilevati mensilmente dalla rete field di QBerg in 270 punti vendita su 19 regioni del territorio nazionale.

Le categorie tecnologiche

Le categorie che hanno maggiormente frenato la crescita dei prezzi sono state l’Audio/Video (-2,00 punti rispetto a luglio 2021, ma con un aumento tendenziale rispetto ad agosto 2020 di +1,64 punti), il GED (con una frenata congiunturale di 1,77 punti e tendenziale di 1,79 punti), e i Wearable, in continua contrazione di prezzo dal marzo 2021 e che ad agosto hanno ridotto di 1,16 punti l’IPT congiunturale e di 3,31 punti quello tendenziale. Ad agosto si segnala anche la riduzione di prezzo dei prodotti della categoria Hardware (-0,98 punti vs luglio 2021 e -2,34 punti vs agosto 2020), e degli Accessori AV (-0,85 punti, ma +2,03 punti rispetto ad agosto 2020).

Le famiglie tecnologiche

La contrazione dell’IPT di agosto 2021 è stata principalmente dovuta dalla decelerazione dei prezzi di prodotti tecnologici a utilizzo prevalentemente domestico-familiare, della fascia prezzo oltre i 500 euro. A ridursi, dopo il boom della pandemia, sono stati i prezzi soprattutto dei prodotti Hardware, sia a livello congiunturale si tendenziale. In particolare, i Desktop (-4,54 punti vs luglio 2021 e -7,72 punti rispetto a agosto 2020), i Notebook (-2,26 punti congiunturali e -7,12 tendenziali). Anche alcuni prodotti GED, subiscono contrazioni, come le Lavatrici e le Cucine, che perdono rispettivamente 2,94 e 2,76 punti rispetto a luglio 2021.

A contenere la contrazione sono alcuni prodotti dal prezzo inferiore a 200 euro

Nel settore Entertainment è rilevante la riduzione dei prodotti Home Cinema (in contrazione per il quinto mese consecutivo) sia a livello congiunturale (-2,56) sia a livello tendenziale (-10,52), mentre i TV Flat contraggono l’indice IPT di 2,23 punti rispetto a luglio 2021.
Un ulteriore contributo negativo all’IPT di agosto 2021 rispetto a luglio 2021, è stato determinato da alcuni prodotti PED qual i Pulitori a Vapore (-3,20) e i Forni MW (-2,54 punti). A contenere la contrazione dei prezzi di agosto 2020, sono stati alcuni prodotti tecnologici dal prezzo unitario medio inferiore a 200 euro, come le Periferiche IT. Questi aumenti di prezzo non sono comunque riusciti a compensare la contrazione dei prodotti di fascia alta.

Cybersecurity, gli hacker concentrano l’attenzione sulle Pmi

Stando ai trend osservati durante i primi sei mesi dell’anno sono le Pmi a essere particolarmente a rischio di attacchi informatici. È quanto emerge dall’aggiornamento del report di Acronis sulle minacce digitali 2021. Secondo il report, durante la prima metà del 2021 quattro organizzazioni su cinque hanno subito una minaccia alla cybersecurity che ha sfruttato una vulnerabilità nel proprio ecosistema di fornitori terzi. Questo in un momento in cui il costo medio di una violazione dei dati è salito a circa 3,56 milioni di dollari, mentre il pagamento medio di un riscatto del ransomware ha subito un’impennata del 33%, superando i 100.000 dollari.

Ottenere l’accesso all’attività degli MSP e dei clienti aziendali

Queste cifre rappresenterebbero un brutto colpo finanziario per qualsiasi organizzazione, ma segnerebbero la fine della maggior parte delle Pmi. Sferrando attacchi alla supply chain dei Service Provider gestiti (MSP), gli hacker ottengono infatti sia l’accesso all’attività degli MSP sia a quella di tutti i clienti aziendali. Insomma, un attacco messo a segno può comportare la violazione di centinaia o migliaia di Pmi negli anelli inferiori della supply chain. Un esempio è la violazione subita da SolarWinds lo scorso anno, così come l’attacco ai danni di Kaseya VSA avvenuto all’inizio del 2021

Dilagano gli attacchi di phishing

Oltre agli attacchi di alto profilo che hanno dominato i titoli dei giornali durante gli ultimi sei mesi, e ai rischi che Acronis sta segnalando riguardo all’impatto sugli MSP e le piccole imprese, l’edizione di metà anno del Report Acronis sulle minacce digitali 2021 ha rilevato anche il dilagare degli attacchi di phishing. In seguito all’uso di tecniche di social engineering per spingere con l’inganno gli utenti a cliccare su allegati o link dannosi, le e-mail di phishing sono aumentate del 62% tra il primo e il secondo trimestre dell’anno.
Un picco particolarmente preoccupante, poiché il 94% del malware viene introdotto tramite e-mail. Nello stesso periodo, Acronis ha bloccato per i suoi clienti oltre 393.000 url dannosi e di phishing, impedendo agli hacker di accedere a dati preziosi e introdurre malware nei sistemi dei clienti.

Aumentano i casi di esfiltrazione dei dati

Nel 2020, più di 1.300 vittime di ransomware hanno visto i loro dati divulgati pubblicamente, poiché gli hacker cercano di ottimizzare il tornaconto economico ottenuto da attacchi messi a segno. Durante la prima metà del 2021 poi sono state già rilevate oltre 1.100 fughe di dati, il che potrebbe significare un incremento del 70% entro la fine dell’anno.
Inoltre, se sulla scia della pandemia di Covid-19 prosegue la necessità di ricorrere ai lavoratori remoti, due terzi dei lavoratori ora utilizzano i dispositivi aziendali per attività personali e i dispositivi personali per attività lavorative. Di conseguenza, gli hacker stanno studiando attivamente chi lavora da remoto. Acronis ha osservato un incremento di oltre il doppio degli attacchi informatici a livello globale, con un aumento del 300% degli attacchi brute-force ai danni dei sistemi remoti sferrati tramite RDP.

Dormire bene, il segreto per essere cyber-educati

L’irritabilità derivante da un sonno poco ristoratore potrebbe riversarsi nelle e-mail di lavoro mentre una bella dormita potrebbe metterci al riparo dall’essere cyber-maleducati. A dirlo sono gli scienziati della West Texas A&M University, che hanno condotto uno studio proprio sulla connessione tra sonno e civiltà informatica pubblicato sulla rivista Sleep Health. La ricerca ha esaminato 131 dipendenti per un arco temporale di due settimane. Durante questo periodo, gli esperti hanno chiesto ai lavoratori di tenere una sorta di diario, rispondendo a due questionari giornalieri. Alle 7 di ogni mattina, i partecipanti all’esperimento segnavano come avevano dormito la notte precedente, mentre alle 16 dovevano indicare se avevano avvertito segnali di stanchezza e se soprattutto avevano manifestato episodi di inciviltà informatica. Con questo termine, si fa riferimento a atti di “maleducazione o scortesia consentiti dalla tecnologia”, come ad esempio ignorare una richiesta di programmare un incontro o fare “osservazioni umilianti o dispregiative tramite e-mail”.

Meno sonno, più aggressività

I risultati suggeriscono che i dipendenti che dormivano meno o peggio mostravano una maggiore frequenza di episodi di cyber maleducazione. Lo studio ha totalizzato complessivamente 945 questionari mattutini e 843 sondaggi pomeridiani. I ricercatori hanno così riscontrato che una notte di sonno più breve comportava maggiore affaticamento, minore capacità di autoregolamentazione e soprattutto un più alto numero di episodi di inciviltà informatica sul lavoro. L’autore principale dello studio, Trevor Watkins, ha spiegato: “I nostri risultati si basano su ricerche precedenti che suggeriscono che l’autocontrollo viene ripristinato mentre le persone dormono. Dopo una notte di sonno di scarsa qualità, invece, gli individui perdono l’autocontrollo e hanno maggiori probabilità di incappare in episodi di cyber-maleducazione al lavoro il giorno successivo”. 

Le dritte per una vera buona notte

Per il proprio benessere e per essere più produttivi nella vita, non solo professionale, può essere utile seguire qualche facile consiglio per dormire di più e meglio. Ad esempio andare a letto e svegliarsi alla stessa ora ogni giorno, anche nei fine settimana, ma anche rilassarsi con una sessione di yoga o altre attività piacevoli può essere d’aiuto. Inoltre, gli esperti consigliano a chi ha problemi di insonnia di evitare gli schermi, come quello del telefono o di altri device elettronici, da almeno un’ora prima di andare a letto. A tavola, meglio evitare cibi pesanti o eccedere con il consumo di caffè o alcolici. Infine, la camera da letto dovrebbe essere “sleep friendly”, con un materasso comodo, una temperatura gradevole e tende oscuranti se necessario. 

Mai più senza tecnologia: come sono cambiati comportamenti e pagamenti

Come potremmo vivere oggi senza la tecnologia? Malissimo, o forse addirittura non potremmo più farcela. D’altronde sono proprio le opportunità offerte dalla tecnologia che ci hanno tenuto a “galla” nell’ultimo anno e mezzo, consentendo a tutti – lavoratori, imprenditori, commercianti, studenti e molte altre categorie – di proseguire con le proprie attività. Che la tecnologia sia stata fondamentale negli ultimi 12 mesi è confermato anche da una recente ricerca promossa da illimity attraverso la community “Vai oltre la forma” e i canali social, con l’obiettivo di indagare l’evoluzione dei cambiamenti delle nostre abitudini lavorative, finanziarie e di vita in seguito alla pandemia da Covid-19. I risultati parlano chiaro: per 99 persone su 100 la tecnologia è stata di grande supporto. Al primo posto delle opportunità offerte ci sono i pagamenti (82%), seguiti da acquisti personali (75%) e ricerca di informazioni (72%). 

Abitudini di spesa, quali i cambiamenti con la pandemia?

Impossibile non pensare che le abitudini di spesa degli italiani non siamo profondamente cambiate con la pandemia. Infatti ben 8 persone su 10 dichiarano di aver modificato i propri comportamenti d’acquisto a seguito dell’emergenza sanitaria, incrementando gli acquisti online. E non a caso, per più di 1 italiano su 4, tra le categorie merceologiche che hanno registrato un incremento della spesa rispetto al passato, spicca proprio quella per l’accesso alla rete internet, per gli abbonamenti tv e l’elettronica. 

Differenti comportamenti a seconda dell’età

Non tutte le fasce della popolazione, però, si comportano allo stesso modo davanti a situazioni così particolari come quella che abbiamo vissuto. Tra i più giovani (18-24 anni) è cresciuta in particolare la necessità di definire a priori il budget da destinare ad ogni tipologia di acquisto per gestire meglio le proprie finanze e non dover quindi fare troppe rinunce (35%), mentre Millennials (25-39) e Generazione X (40-59) dichiarano di uscire più raramente per pranzi, cene o aperitivi (32%). Sono i Baby Boomer però (over 60) che dichiarano di aver messo in atto i comportamenti più virtuosi, come evitare gli sprechi e acquistare prodotti più sostenibili e a basso impatto ambientale (29%). 

L’exploit dei pagamenti senza contanti

Ovviamente, sono mutate anche le abitudini in fatto di pagamenti. A seguito della pandemia, riporta Italpress, 1 persona su 2 ha iniziato ad usare di più la carta di credito nei negozi fisici al posto del contante. La spinta a questo cambiamento è dettata da motivi di sicurezza – per ridurre i contatti fisici con il contante (32%) – e da ragioni di comodità e praticità (30%). E guardando al futuro, 1 italiano su 5 pensa che utilizzerà sempre meno il contante a favore dei pagamenti digitali nei punti vendita fisici. Chi invece usa ancora spesso o sempre il contante, preferisce questo metodo di pagamento sostanzialmente per abitudine (43%) o perché ritiene così di poter avere un maggior controllo sulle proprie spese (38%), mentre solo il 26% pensa sia un metodo più rapido e semplice (26%).

Foto e video che scompaiono dopo l’apertura, arriva View Once su WahatsApp

E’ appena arrivata su WhatsApp una nuova funzionalità che mira ad aumentare la privacy degli utenti. SI tratta di View Once, la modalità che consente di eliminare foto e video una volta aperti e visionati. La novità è stata inclusa nell’aggiornamento dell’app per iOS e Android. Lo ha annunciato con un tweet la società di messaggistica che fa capo a Mark Zuckerberg.

Solo una volta

Come rivela il nome, View Once consente di inviare immagini e video, che però scompaiono quando il destinatario li apre per la prima volta. I media condivisi con la modalità “visualizza una volta” verranno visualizzati come aperti dopo che il ricevente li ha guardati. La società di messaggistica ha risposto alle prime polemiche, ribadendo che la nuova opzione non è certo destinata per inviare scatti o video illeciti, piuttosto per aumentare il livello di controllo e di privacy. L’utilizzo per cui è stata pensata, infatti, dovrebbe essere limitato all’invio della propria password wi-fi, di foto in ci ci si prova degli abiti e si vogliono consigli per scegliere, del codice del proprio antifurto e via dicendo. I contenuti multimediali di View Once, riporta Ansa, sono protetti dalla crittografia end-to-end, quindi non rintracciabili né da utenti terzi, hacker o dalla stessa WhatsApp. Inoltre, questi elementi non vengono conservati nelle foto o nelle gallerie del dispositivo e non vi è la possibilità di effettuare uno screenshot (però i malintenzionati potranno sempre filmare o scattare con un altro dispositivo quando si apre il file la prima volta), così da evitare del tutto un eventuale salvataggio durante la visualizzazione e prima che il file stesso si auto-elimini. Non sarà nemmeno consentito inoltrarli ai contatti o contrassegnarli come ‘speciali’. Se il messaggio non viene aperto entro due settimane, si auto elimina.

Contraddistinti da un 1

Questa nuova tipologia di messaggi sarà immediatamente riconoscibile: le immagini e i filmati ‘View Once’, da vedere una volta, sono contraddistinti dall’icona con il numero 1 al loro fianco. Sempre a giugno da Zuckerberg era giunta la conferma dell’arrivo, entro l’estate, del supporto multi-dispositivo, con cui si potrà impostare lo stesso numero di WhatsApp su più smartphone e tablet, in modalità indipendente, senza necessità di tenere acceso il device di prima impostazione del profilo. Insomma, WhatsApp continua ad evolversi sulla base delle nuove necessità degli utenti (e anche sulle mosse compiute dai competitor).

Cosa ti aspetti dalla tua cassetta della posta?

Una cassetta della posta è un elemento la cui utilità è spesso sottovalutata, ma che al contrario è in grado di rendere molto più facile la nostra vita. Tra l’altro molti la ritengono una sorta di biglietto da visita di un appartamento e la considerano dunque a tutti gli effetti parte integrante di una casa, sebbene sia posizionata al suo esterno.

Ciò che è vero è che una cassetta della posta è in grado di offrire veramente tanto a livello di comodità, ma tutto dipende chiaramente dal tipo di utilizzo che intendi farne: ecco perché oggi andiamo a parlare di cosa ti aspetti che la cassetta della posta possa fare per te.

Stile e design

La prima cosa a cui devi prestare attenzione è fare in modo che lo stile ed il design della tua nuova cassetta della posta si conformino adeguatamente con quello che è il contesto che la circonda.

Le cassette della posta non sono infatti tutte uguali, ma al contrario ne  esistono con tantissime finiture e stili diversi, nonché una vasta scelta di colori a tua disposizione per fare in modo da andare ad integrare un elemento che si sposa  perfettamente con tutto ciò che la circonda all’interno dell’ androne, vano scala o cancellata in cui andrai a posizionarla.

Facilità di prelievo

Altro aspetto non indifferente è la facilità di prelievo: quando torni a casa ciò che vuoi veramente è aprire il prima possibile la porta e iniziare a rilassarti, per questo certamente non vorrai perdere tempo davanti la cassetta della posta.

Per questo motivo è bene che la tua cassetta abbia una finestrella che ti consenta di sapere se c’è della corrispondenza o meno senza la necessità di aprirla. Inoltre, una volta aperta, deve esserci spazio a sufficienza per la mano così da poter prendere tutta la posta in una volta sola senza il pericolo che questa cada per terra.

Sicurezza

Quello della sicurezza è un aspetto non indifferente che la tua nuova cassetta della posta deve essere in grado di garantirti. Soprattutto se si tratta di una cassetta postale da esterno, questa Deve necessariamente essere robusta a sufficienza da impedire qualsiasi tentativo di scasso al fine di sottrarre la tua corrispondenza.

Ciò vale ancora di più se hai optato per una cassetta portapacchi la quale custodisce il tuo shopping online in attesa di essere ritirato. Dunque devi avere la certezza che tutto quel che viene posto dal corriere all’interno della tua cassetta di posta non possa essere sottratto.

Ricorda che per quanto concerne le cassette postali da esterno esistono determinati supporti che ti consentono di fissarle in maniera sicura e salda ad una cancellata, o se lo preferisci puoi direttamente posizionarle sul muro.

Resistenza alle intemperie

Soprattutto per quel che riguarda le cassette postali da esterno, queste devono necessariamente avere la capacità di resistere a pioggia e grandine. Ciò significa che la tua corrispondenza ed i tuoi pacchi devono mantenersi perfettamente asciutti e dunque l’acqua non deve avere possibilità di penetrare all’interno della cassetta. Questa è una condizione indispensabile per una cassetta della posta da utilizzare in ambienti esterni.

Inoltre, questa deve essere in grado di non ossidarsi, per garantire grande durata nel tempo. A tal proposito l’alluminio è il materiale in grado di garantire assoluta resistenza alle sollecitazioni così come ai tentativi di scasso, ma soprattutto non va a formare la ruggine.

Tenere a mente questi quattro parametri ti consentirà di scegliere in maniera adeguata la tua nuova cassetta della posta, evitando di fare un acquisto sbagliato e al contrario aggiungere alla tua abitazione un elemento gradevole alla vista e assolutamente funzionale.

Servizi digitali, ecco i preferiti dagli italiani

Anche se la situazione sanitaria è sotto controllo, almeno per la diffusione dei vaccini, gli italiani sembrano non voler abbandonare le abitudini acquisite in tempi di lockdown. Prima fra tutte, l’affezione ai servizi digitali, che hanno fatto veramente la differenza nelle settimane più difficili di restrizioni. Dal commercio elettronico al gaming, i nostri connazionali si confermano affezionati del web, tanto che anche nella prima metà del 2021 i valori relativi all’utilizzo del digital sono in forte crescita, ribadendo il trend del 2020. 

Dal gioco ai podcast, dallo streaming e all’e-commerce, chi sale (e non scende)

Il gambling online è stato uno dei settori che più è cresciuto negli ultimi mesi, sottolinea Aimeg evidenziando un +46,4% nel 2020 e performance positive anche nei primi mesi del 2021 (occhio, però: come precisano i siti web specializzati, come Casino2k.com, è fondamentale rivolgersi solo ed esclusivamente a concessionari autorizzati). Utenti in aumento anche per lo streaming video, cresciuto in modo considerevole, con tutti i principali operatori del settore che mostrano un numero di abbonati in aumento, da Netflix e Amazon Prime Video in grado di superare i 200 milioni di utenti registrati, fino a Disney+ che in appena 16 mesi ha superato i 100 milioni di abbonati. In questo contesto non poteva che beneficiare pure lo streaming audio, con un aumento del 7,4% per l’industria musicale nel 2020 secondo i dati dell’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), con performance importanti da parte di piattaforme come Apple Music, Spotify e Amazon Music. Dati più che positivi anche il settore del podcast: nel 2020 c’è stato un incremento di 2 milioni di ascoltatori di podcast nel nostro Paese, arrivando a un totale di 13,9 milioni di persone, evidenzia un’analisi di Nielsen. Non sorprende, infine, l’exploit dell’e-commerce che secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del politecnico di Milano ha messo a segno un aumento del 26% nel 2020. E il trend è ancora in salita per il 2021.

Le prospettive per il settore digitale

La digitalizzazione si sta estendendo anche a settori fino ad ora rimasti al riparo dall’avanzata dei servizi online, mostrando una serie di prospettive importanti per il rafforzamento delle soluzioni online. Non a caso, secondo un’analisi di LinkedIn tra il 2020 e il 2021 c’è stato un incremento per le professioni digitali, con una richiesta in forte aumento da parte delle aziende per accelerare la trasformazione digitale e creare un business più moderno e resiliente. Tra i settori che più degli altri vedranno aumenti in ambito digitale, spiccano lo sport e – ovviamente, considerata la situazione attuale – il mondo dei servizi sanitari online con la telemedicina in primis.

Il Green Pass per gli italiani è più importante della privacy

L’80% dei cittadini italiani rinuncerebbe alla privacy pur di acquisire maggiore libertà di accesso alle attività quotidiane. In pratica, cederebbe le proprie informazioni personali e sensibili in accordo al Green Pass. Stessa opinione per la maggior parte degli europei, anch’essi disposti a fornire i propri dati personali per non subire più le restrizioni imposte dal lockdown. Una nuova ricerca di Kaspersky analizza quanto la privacy dei dati sia importante per gli italiani dopo la pandemia, e quali siano le preoccupazioni principali a essa associati. La ricerca di Kaspersky si basa sulle interviste condotte su un campione di 8 mila persone di nove Paesi europei.

Disposti a rinunciare ai dati personali in cambio di maggiore libertà

Il Green Pass è il certificato Covid digitale dell’Unione Europea, ed è una prova digitale attestante che una persona è stata vaccinata contro la patologia da Covid-19, ha ottenuto un risultato negativo al test, oppure è guarita dalla patologia.
“Nonostante molti europei siano disposti a rinunciare ai loro dati personali in cambio di maggiore libertà, è importante che i governi nazionali siano più trasparenti sulle politiche di raccolta e archiviazione dei dati, per costruire un rapporto di fiducia con i cittadini e superare in sicurezza la pandemia”, ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky.

Viaggiare all’estero, andare al ristorante e partecipare agli eventi 

Ma quali sono più in particolare i motivi per cui i cittadini italiani rinuncerebbero alla privacy in favore del Green Pass? Innanzitutto la possibilità di tornare a viaggiare all’estero. Questo il primo motivo che spingerebbe il 36% degli italiani a condividere i propri dati sanitari, seguito dalla possibilità di tornare a frequentare bar o ristoranti (23%) e di poter tornare a partecipare a grandi eventi (24%). Ricominciare a frequentare i centri commerciali dopo la pandemia non sembra invece interessare molto i connazionali: solo il 22% degli intervistati l’ha inserita tra le motivazioni per fornire informazioni personali.

Sì a cedere la privacy, ma resta il dubbio sulla gestione dei dati personali

Nonostante la disponibilità a cedere la propria privacy in cambio di tornare a viaggiare e potere ottenere una maggiore libertà, l’Italia è tra le nazioni maggiormente preoccupate di come vengono gestiti i dati individuali. Secondo la ricerca di Kaspersky, se il 98% dichiara che la privacy è un argomento importante, solo il 63% degli italiani ritiene di avere effettivamente il controllo sulle organizzazioni che vi hanno accesso. Parallelamente, l’85% degli intervistati è preoccupato che i propri dati possano cadere nelle mani sbagliate nei prossimi due anni.  

Crescono gli investimenti digitali degli studi professionali  

Avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro nel 2020 hanno investito 1,694 miliardi di euro in strumenti digitali, +l 7,9% rispetto all’anno precedente, e per il 2021 le stime indicano un’ulteriore crescita (+5,6%), fino a sfiorare quota 1,8 miliardi. A trainare la spesa negli studi di piccole, medie e grandi dimensioni sono stati soprattutto gli investimenti in tecnologie per la gestione elettronica documentale (+34%), strumenti di workflow (+57%), CRM (+120%), business intelligence (+86%) e machine learning (+125%), mentre le micro strutture, oltre che sulla gestione elettronica documentale (+37%), hanno puntato su tecnologie più centrate sulle esigenze immediate, come canali social (+26%) e VPN (+44%). Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Emergenza sanitaria e professionisti

L’emergenza sanitaria ha portato nuova consapevolezza sui cambiamenti necessari per mantenere competitivo lo studio, come una maggiore comprensione dei propri punti di forza e debolezza, soprattutto fra gli avvocati (nel 25% dei casi), e una più attenta valutazione delle attitudini dei collaboratori, oltre che dei soli aspetti organizzativi del lavoro in remoto, soprattutto fra i consulenti del lavoro (34%) e negli studi multidisciplinari (43%). Uno studio su quattro, poi, è pronto a ripensare i propri modelli organizzativi, e per il 70% la crisi ha cambiato le modalità di gestione della clientela, per la quale servono più adeguate tecnologie collaborative e un investimento nella formazione. 

Gli investimenti digitali

Nel 2020 il 31% degli studi professionali ha investito oltre 10mila euro in tecnologie digitali (+6% rispetto al 2019), il 36% fra 3mila e 10mila euro, il 17% fra mille e 3mila e il 12% meno di mille euro. Il 4%, composto quasi totalmente da micro e piccole strutture, non ha dedicato risorse all’innovazione digitale, esponendosi a ulteriori rischi di marginalizzazione in un periodo in cui la tecnologia è risultata ancor più abilitante per lo svolgimento delle attività lavorative. Gli studi multidisciplinari sono la categoria che ha investito di più (in media 25.300 euro), seguita da commercialisti (12.100 euro), consulenti del lavoro (10.100 euro) e avvocati (8.700 euro). Questi ultimi hanno anche aumentato maggiormente la spesa digitale (+29,9%).

Quali tecnologie adottare?

Le tecnologie più presenti in tutte le categorie professionali sono la fatturazione elettronica e le applicazioni per le videochiamate. Quasi un commercialista su due punta sull’e-learning (49%), mentre è ancora limitato l’investimento nei canali digitali, con solo il 39% che ha un sito proprietario e il 25% che è presente sui social media. Limitata ma in miglioramento la presenza digitale dei consulenti del lavoro (il 45% ha un sito e il 27% uno o più account social), che risulta invece più sviluppata fra gli avvocati (il 54% ha un sito e nel 36% è presente sui social) La VPN invece è la terza tecnologia più adottata dagli studi multidisciplinari (61%), che hanno anche la presenza digitale più strutturata: il 59% ha un sito web, il 40% almeno un account social.