Curiosità, economia, tecnologia.

Cosa ti aspetti dalla tua cassetta della posta?

Una cassetta della posta è un elemento la cui utilità è spesso sottovalutata, ma che al contrario è in grado di rendere molto più facile la nostra vita. Tra l’altro molti la ritengono una sorta di biglietto da visita di un appartamento e la considerano dunque a tutti gli effetti parte integrante di una casa, sebbene sia posizionata al suo esterno.

Ciò che è vero è che una cassetta della posta è in grado di offrire veramente tanto a livello di comodità, ma tutto dipende chiaramente dal tipo di utilizzo che intendi farne: ecco perché oggi andiamo a parlare di cosa ti aspetti che la cassetta della posta possa fare per te.

Stile e design

La prima cosa a cui devi prestare attenzione è fare in modo che lo stile ed il design della tua nuova cassetta della posta si conformino adeguatamente con quello che è il contesto che la circonda.

Le cassette della posta non sono infatti tutte uguali, ma al contrario ne  esistono con tantissime finiture e stili diversi, nonché una vasta scelta di colori a tua disposizione per fare in modo da andare ad integrare un elemento che si sposa  perfettamente con tutto ciò che la circonda all’interno dell’ androne, vano scala o cancellata in cui andrai a posizionarla.

Facilità di prelievo

Altro aspetto non indifferente è la facilità di prelievo: quando torni a casa ciò che vuoi veramente è aprire il prima possibile la porta e iniziare a rilassarti, per questo certamente non vorrai perdere tempo davanti la cassetta della posta.

Per questo motivo è bene che la tua cassetta abbia una finestrella che ti consenta di sapere se c’è della corrispondenza o meno senza la necessità di aprirla. Inoltre, una volta aperta, deve esserci spazio a sufficienza per la mano così da poter prendere tutta la posta in una volta sola senza il pericolo che questa cada per terra.

Sicurezza

Quello della sicurezza è un aspetto non indifferente che la tua nuova cassetta della posta deve essere in grado di garantirti. Soprattutto se si tratta di una cassetta postale da esterno, questa Deve necessariamente essere robusta a sufficienza da impedire qualsiasi tentativo di scasso al fine di sottrarre la tua corrispondenza.

Ciò vale ancora di più se hai optato per una cassetta portapacchi la quale custodisce il tuo shopping online in attesa di essere ritirato. Dunque devi avere la certezza che tutto quel che viene posto dal corriere all’interno della tua cassetta di posta non possa essere sottratto.

Ricorda che per quanto concerne le cassette postali da esterno esistono determinati supporti che ti consentono di fissarle in maniera sicura e salda ad una cancellata, o se lo preferisci puoi direttamente posizionarle sul muro.

Resistenza alle intemperie

Soprattutto per quel che riguarda le cassette postali da esterno, queste devono necessariamente avere la capacità di resistere a pioggia e grandine. Ciò significa che la tua corrispondenza ed i tuoi pacchi devono mantenersi perfettamente asciutti e dunque l’acqua non deve avere possibilità di penetrare all’interno della cassetta. Questa è una condizione indispensabile per una cassetta della posta da utilizzare in ambienti esterni.

Inoltre, questa deve essere in grado di non ossidarsi, per garantire grande durata nel tempo. A tal proposito l’alluminio è il materiale in grado di garantire assoluta resistenza alle sollecitazioni così come ai tentativi di scasso, ma soprattutto non va a formare la ruggine.

Tenere a mente questi quattro parametri ti consentirà di scegliere in maniera adeguata la tua nuova cassetta della posta, evitando di fare un acquisto sbagliato e al contrario aggiungere alla tua abitazione un elemento gradevole alla vista e assolutamente funzionale.

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Cosa è un condizionatore Dual split?

Quando si necessita di acquistare un nuovo condizionatore e si cercano delle informazioni sul web, una delle prime cose che saltano all’occhio è che esistono condizionatori mono-split e condizionatori dual-split. Qual è la differenza?

Semplicemente, nell’utilizzare un condizionatore dual-split c’è una unica unità esterna ma due unità refrigeranti in casa, le quali possono essere installate in punti diversi.

I vantaggi del dual-split

I vantaggi di sfruttare la tecnologia dual-split applicata ai condizionatori d’aria sono chiaramente molteplici e fanno sì che questo tipo di acquisto possa essere particolarmente conveniente per quel che riguarda i consumi.

In questa maniera infatti, la resa è massima in quanto si vanno a refrigerare due diversi ambienti con l’azione di un unico motore ottenendo così tutti i benefici relativi alla frescura adoperando però una sola unità esterna (o motore).

Chiaramente è possibile regolare autonomamente ogni singolo split, in base alle proprie necessità con tutta la libertà di poter rinfrescare anche una sola stanza se non si necessita di un’azione combinata. Sarà possibile dunque decidere ad esempio di avviare l’azione rinfrescante in soggiorno durante le ore di urne e in camera da letto la sera, o il contrario.

Meglio un condizionatore mono-split o dual-split?

Non esiste in assoluto una soluzione che sia migliore delle altre, ma come sempre dipende dall’utilizzo che se ne intende fare e dalla cubatura dell’ambiente da rinfrescare.

Chiaramente in caso di ambiente unico, oppure se è necessario rinfrescare un solo ambiente tra tutti quelli presenti, meglio un mono-split. Al contrario, se si desidera rinfrescare due ambienti di casa è meglio optare per il dual-split grazie al quale è possibile anche risparmiare sui costi di installazione, visto che l’unità esterna da montare è una sola.

Esistono sul mercato condizionatori Daikin dual-split con classe energetica A+++, e dunque perfetti per rinfrescare ogni tipo di ambiente ottimizzando i consumi.

La spettroscopia ottica

Oggi la spettroscopia ottica è una tecnica che vanta diverse applicazioni in settori quali quello scientifico e medicale, ma anche industriale. Vi si fa ricorso quando è necessario identificare e classificare materiali che possono essere organici o meno.

In ambito industriale la classificazione dei materiali viene spesso eseguita con camere iperspettrali, ovvero particolari telecamere che riescono a coniugare tecniche di analisi e misura basandosi sulla nota spettroscopia ottica. Le camere iperspettrali dunque, rappresentano oggi una importante componente del processo tecnologico di analisi, e consentono di monitorare tutti i processi produttivi in maniera tale da fare in modo che la qualità del prodotto finito possa essere sempre garantita.

Come funzionano gli spettrometri?

In sintesi parliamo di uno strumento che viene adoperato per misurare le proprietà di luce su di una piccola parte dello spettro elettromagnetico, al fine di identificarne i materiali. Come accennato tali apparecchiature trovano applicazione nei settori più svariati e tra questi vi è anche l’astronomia, settore in cui questi dispositivi vengono adoperati per misurare la radiazione proveniente dagli oggetti astronomici al fine di intuire quella che è la loro composizione chimica.

Optoprim è un’azienda nata in Francia nel 1994 e fornisce questo tipo di tecnologia, ma non si limita agli spettrometri. Il suo vasto catalogo offre risposte ad ogni tipo di esigenze di qualsiasi realtà industriale, tutti pensati per risolvere le necessità manifestate dai clienti e dunque essere sempre in grado di soddisfare le richieste di mercato.

Migliorare l’intero processo produttivo

L’azienda offre supporto ai propri clienti sia in fase progettuale che in quella di definizione del progetto stesso, fornendo consigli al fine di individuare l’attrezzatura più adatta alle necessità individuali e offrendo supporto nell’integrare la tecnologia desiderata.

Grazie alla componentistica di alto livello fornita, Optoprim può ritenersi a tutti gli effetti un importante partner in grado di consentire a ciascuna azienda di fare un salto di qualità, grazie a prodotti tecnologicamente avanzati che consentono di migliorare e rendere più efficiente l’intero processo produttivo.

Timbracartellini e rilevamento presenze in azienda

Un timbracartellini è lo strumento perfetto per consentire ai dipendenti poter marcare il proprio ingresso e l’uscita dai locali all’interno dei quali si svolgono le attività lavorative. In particolar modo, i timbracartellini proposti da Cotini Srl rappresentano la soluzione perfetta sia per grandi aziende con un numero elevato di dipendenti che per realtà più piccole. I modelli Puma e Cobra-R ad esempio, sono semplici ed hanno un costo contenuto. Sono perfetti per tutte quelle realtà aziendali in cui le condizioni ambientali sono particolarmente difficili come ad esempio ambienti in cui si registra la presenza di parecchia polvere.

Un modello adatto ad ogni tipo di necessità

Vi sono modelli con orologio analogico e numeri arabi di colore bianco su sfondo nero, che consentono una facile lettura dell’orario. Vi sono poi dei modelli automatici con stampa programmabile, ideali ad esempio per bolle di lavorazione, validazione e protocollo documenti. A disposizione vi sono inoltre i timbracartellini con display LCD che consentono una visualizzazione dell’orario chiara anche a distanza, e che includono inoltre anche 50 cartellini. Questo modello, che si chiama Puma, contrassegna l’orario con un asterisco nel caso in cui ci sia ritardo, così da facilitare anche il lavoro dell’ufficio del personale che dovrà prenderne nota.

Vi sono dunque timbracartellini di ogni tipo e tutti in grado di andare a risolvere necessità specifiche, sia per quel che riguarda il numero di dipendenti che dovranno usufruirne, che per quanto riguarda la facilità di lettura a distanza che per la personalizzazione dei risultati.

Uno strumento imprescindibile anche per la sicurezza

Grazie a strumenti di questo tipo, è molto più semplice andare a regolamentare gli ingressi e le uscite dei propri dipendenti dai locali aziendali e tenere traccia di orari, spostamenti e numero delle presenze attualmente in essere. È una possibilità molto importante soprattutto quando si verificano delle emergenze per le quali è necessario evacuare rapidamente l’Intero edificio e si ha necessità di conoscere in maniera rapida il numero di dipendenti presenti all’interno dei locali. 

Impianti osmosi inversa

L’assunzione di acqua per il nostro organismo è essenziale per mantenerci ben idratati e per eliminare le tossine che ogni giorno nostro malgrado accumuliamo. Assumere costantemente acqua assume maggiore importanza per alcune categorie di persone, quali ad esempio gli anziani o le donne in stato interessante. Nel corso dei nove mesi i liquidi che la donna si ritrova ad avere in circolo nel corpo aumentano di più di otto litri! Una donna in dolce attesa quindi, per il bene proprio e del proprio bambino, dovrebbe bere almeno due litri di acqua al giorno. I medici consigliano un’acqua che sia batteriologicamente pura, che contenga minerali sufficienti a garantirne il fabbisogno e che, soprattutto, sia priva di nitrati. I nitrati costituiscono un rischio altissimo sia per la donna che per il bambino che porta in grembo, in quanto innescano un processo ossidativo dannoso sull’emoglobina, rendendola metaemoglobina, quindi incapace di trasportare ossigeno ai tessuti; per eliminarli basterebbe filtrare l’acqua che prendiamo dal rubinetto ma filtrandola si andrebbero ad eliminare anche quei minerali di cui invece si ha bisogno in quello stato.

Per non incappare in tali rischi, la maggior parte delle future mamme preferisce acquistare acqua in bottiglia, indipendentemente dal costo che andrà ad affrontare nei mesi di gravidanza, certamente superiore al costo del quotidiano pre-stato interessante. Ma chi ci assicura che l’acqua in bottiglia sia veramente buona e salutare come dice di essere? Come sciogliere dunque i dubbi che sorgono in questo particolare periodo della vita di una donna?

E’ possibile mettersi al sicuro in un modo solo: installare in casa un impianto osmosi inversa di IWM, ovvero un prodotto International Water Machines. Un investimento a lungo termine, durevole anche oltre il periodo di gravidanza e per tutta la famiglia, che, cosa non da meno, consente un risparmio altrettanto considerevole nel tempo. Una soluzione che permette di avere in casa, direttamente dal proprio rubinetto, acqua pura come appena raccolta dalla sorgente e soprattutto oligominerale. Tutte le informazioni su questa azienda leader nel trattamento delle acque potabili possono essere reperite comodamente sul sito IWM, altrimenti basta chiamare il numero verde 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, preparazione e celerità

Capsule compostabili Cialdamia

Ormai è appurato che le macchine per preparare il caffè utilizzando le capsule hanno conquistato una grande fetta di mercato: versatilità e qualità ne hanno decretato il successo, ed il parallelo aumento del mercato di cialde e capsule. I grossi brand come Lavazza o Nescafè hanno seguito la strada intrapresa da Nespresso, rendendo di fatto la macchina a capsule un elettrodomestico presente in moltissime case italiane.

Da un lato, quindi, abbiamo la possibilità di bere un caffè espresso paragonabile, in gusto e qualità, a quello che possiamo bere al bar o nella pausa in ufficio. Senza dimenticare la praticità con la quale è possibile prepararlo, davvero in pochi secondi. Dall’altra parte, tuttavia, ci sono due aspetti che ancora lasciando alcuni dubbi: i costi delle cialde e delle capsule e l’impatto ambientale del loro smaltimento.

Per il primo aspetto, c’è da dire che i prezzi si stanno notevolmente abbassando con il tempo, grazie sopratutto all’introduzione sul mercato delle capsule cosiddette “compatibili”, che offrono spetto la stessa qualità di quelle progettate per il sistema dalla casa madre ma a prezzi inferiori. Poi promozioni e diffusione delle macchine hanno fatto il resto, rendendo questo mercato di fatto, oggi, uno dei più competitivi.

Per il secondo aspetto, uno dei primi player a muoversi è stato Cialdamia.it, che con il suo shop online offre oggi capsule Nespresso compostabili. Per il momento disponibili solo per questo sistema, a brand Cialdamia, le capsule biodegradabili Nespresso rispondono quindi alla necessità di rispettare l’ambiente, offrendo un prodotto che può tranquillamente essere gettato, dopo il suo utilizzo, all’interno dell’umido.

La speranza è che tutte le case, ed anche chi immette sul mercato capsule compatibili del proprio brand, possano seguire l’esempio e l’attenzione dimostrata da Cialdamia.it verso la tutela dell’ambiente, potendo così decretare il successo assoluto di questa tipologia di sistema per la preparazione del caffè.

Make up, le tendenze dell’estate 2019

Make up, che passione. Il mondo della cosmetica e della bellezza è un settore che non solo non conosce crisi, ma che di in anno in anno – per non dire di stagione di stagione – cresce a ritmi vertiginosi. Un mercato, quello legato al beauty, che secondo le ultime analisi muoverebbe un giro d’affari globale di 532 miliardi di dollari. Insomma, un business che non ha confini e che conquista sempre nuovi target. Ma, oltre agli aspetti prettamente economici, il make up è anche e soprattutto un’espressione culturale e sociale: e, esattamente come la moda, ha i suoi corsi e ricorsi, con tendenze stagionali che tutte le fashion addicted non possono non seguire. L’ Academia BSI di Milano, creata da Diego Della Palma, e che offre tra i migliori corsi make-up in Italia ci aiuta Ecco, in base a quanto visto sulle passerelle degli stilisti e sui profili social delle celebs, quali sono i trend dell’estate 2019.

Pelle, less is more

Sotto il sole la pelle deve essere ambrata e naturale. Quindi sì a fondotinta leggeri, a creme idratanti colorate e a creme CC, oggi disponibili a lunga tenuta. Via libera ai prodotti che uniformano il colorito, senza però coprire: se avete le lentiggini, come Meghan Markle, questo è il momento di esibirle!

Occhi luminosi

Nelle ultime collezioni moda abbiamo visto un’esplosione di colori fluo, non solo per gli abiti ma anche per il make-up. Se volete osare con ombretti gialli, arancione, fucsia, questa è la vostra estate. Un trucco perfetto per la sera e per i party in spiaggia ma, per regalarsi un tocco abbagliante anche durante il giorno, i make up artist consigliano di provare l’eye-liner colorato. L’effetto è decisamente wow.

Labbra in primo piano

Anche per chi preferisce un trucco naturale, l’estate 2019 prevede però un imperativo: le labbra devono essere sempre protagoniste. Vietato uscire senza almeno un velo di gloss, che rende le labbra lucide e morbide. Perfetti i rossetti in tutti i colori del corallo, che sta bene con l’abbronzatura: matte o lucido non importa, basta che abbiate sempre il vostro lipstick con voi.

Capelli lucidi

Anche per quanto riguarda i capelli, la tendenza è quella di portarli naturali, ma estremamente curati e lucidi. Perfette, anche perché sono comodissime, le acconciature raccolte: dalla coda di cavallo, pratica e sbarazzina, allo chignon morbido, estremamente femminile. L’importante è che i capelli siano sani e vitali.

Unghie, il trucco c’è ma non si vede

La nuova voglia di naturalezza si rispecchia anche nella nail art: per la manicure i colori sono quelli della sabbia e della terra, come il beige, il taupe, il pesca. Tinte neutre e quasi trasparenti che si abbinano alla pelle dorata dal sole. Anche in questo caso, il trucco c’è, ma non si vede.

Bellezza consapevole

Come tutti gli altri settori, anche quello della bellezza non fa eccezione e si orienta verso scelte sempre più ecosostenibili e naturali. Sono in crescita le aziende che producono linee dove i componenti chimici sono ridotti al minimo. Aumenta invece il desiderio di consapevolezza da parte dei consumatori, che vogliono sapere cosa mettono sulla loro pelle, sulle loro labbra e sui loro capelli. Ed è questo, probabilmente, il trend che farà da filo conduttore anche nei prossimi anni.

I musei italiani si scoprono digital dopo la pandemia

Evoluti, con un sito web e sempre più digitali: i musei italiani cambiano offerta e modalità di esperienza a seguito della pandemia. Una rivoluzione avvenuta in fretta, come evidenzia il recente Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali della School of Management del Politecnico di Milano. Un po’ come successo per moltissime realtà produttive, anche le istituzioni culturali hanno dovuto adattare alla nuova normalità i loro modelli di fruizione. Qualche dato interessante: “Oggi, il 95% dei musei ha un sito web (una crescita importante, superiore al 10%, rispetto al 2020) e l’83% un account ufficiale sui social (una crescita, rispetto al 76% del 2020, guidata dal forte aumento della presenza su Instagram). Grazie al digitale si è aperta l’opportunità di ripensare il rapporto con l’utente come un’esperienza estesa, nel tempo e nello spazio, in quanto non confinata al luogo e al momento dell’esperienza in loco, ma potenzialmente continua e accessibile da qualsiasi luogo e in qualunque momento” precisa Michela Arnaboldi, responsabile scientifico dell’Osservatorio. Ma c’è di più: in questi mesi è aumentato il numero di musei che hanno pubblicato la collezione digitalizzata sul proprio sito web (dal 40% del 2020 al 69% del 2021) e il 13% si è cimentato anche sull’offerta di podcast. Nonostante ciò, le istituzioni che si basano su un vero e proprio piano strategico che comprenda anche l’innovazione digitale rappresentano ancora una minoranza (il 24%, esattamente come un anno fa).

Le tecnologie maggiormente adottate

Tra le nuove offerte online messe a punto dai musei, spiccano laboratori e attività didattiche (il 48%), tour e visite didattiche a distanza (45%) e podcast (13%). Il digitale è quindi lo strumento di eccellenza anche per offrire un’esperienza più interessante di fruizione dei contenuti: il 70% delle istituzioni culturali ha adottato almeno una nuova tecnologia. I più diffusi sono il QR Code e Beacon (il 33% delle istituzioni ne fa uso), seguiti dalle più tradizionali audioguide (32%, stabili rispetto al 2020) e dagli schermi touch screen (32%). Infine, un’istituzione culturale su quattro mette a disposizione dei propri utenti un’applicazione.

Nuovi modelli di business

Quello che è accaduto a livello globale ha ovviamente spinto anche i musei a ragionare su nuovi modelli di business, anche perchè nel 2020 si è assistito a una forte riduzione delle entrate da biglietteria (in media del 56%). Bisogna insomma passare da soluzioni trovate come risposta all’emergenza pandemia ad asset strutturali. Quanto ai contenuti digitali, i modelli di offerta sono stati diversi. La maggior parte delle istituzioni culturali ha scelto di fornirli, almeno in una prima fase, in modo gratuito. Questa scelta, dice l’Osservatorio, “può diventare una linea strategica quando si vuole usare il prodotto digitale per aumentare l’engagement, usare l’online come stimolo per la visita fisica o per ottenere informazioni sul pubblico da poter utilizzare per attività di marketing”.

I trend digitali del futuro secondo Samsung

Tecnologia come facilitatore per la qualità di vita delle persone e tecnologia come mezzo prezioso per migliorare il mondo in cui viviamo, rendendolo più sostenibile, sicuro, accessibile ed equo. Questo è il potenziale che gli italiani attribuiscono all’innovazione, sempre più centrata sull’uomo e capace di supportare e spingere il progresso sociale. Samsung Electronics Italia, che celebra i suoi 30 anni in Italia, rilascia i dati di una ricerca condotta in collaborazione con il Politecnico di Milano. L’obiettivo è delineare le tendenze e gli scenari digitali del futuro connessi alle aspettative degli italiani nei confronti delle aziende tecnologiche e delle loro innovazioni. E sviluppo sostenibile, miglioramento della qualità della vita e remotizzazione sono i macro-trend emersi.

Lo sviluppo sostenibile parte dalla smart home

Secondo la ricerca il 62% degli italiani pensa che il digitale possa contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale, il 49% lo reputa motore di progresso sociale e il 47% strumento per la promozione di una società più equa e inclusiva. La smart home è il luogo da dove partire per ridurre il proprio impatto sull’ambiente: il 54% associa la casa intelligente alla possibilità di controllare e ridurre i consumi. Ma la sostenibilità è anche tra le caratteristiche della città intelligente: la smart city deve rispecchiare l’idea di un luogo sostenibile nel rispetto del pianeta e delle esigenze del singolo (48%). L’87% degli intervistati è inoltre fiducioso nell’impatto positivo della tecnologia sulla qualità dell’istruzione, e il 30% immagina che la realtà aumentata consentirà di seguire lezioni in aula o da remoto completamente immersive e interattive. 

Better living for longer

Le nuove tecnologie sono sempre più associate al miglioramento delle aspettative di vita. La diffusione di dispositivi per la salute risulta essere il fattore più interessante per il 58% degli italiani, mentre la sicurezza è una delle principali caratteristiche cercate dagli intervistati nella casa del futuro (46%). Non è tutto. La sicurezza si conferma fra le tematiche più sentite dagli italiani anche nel contesto cittadino. In una smart city, la presenza di tecnologie per il monitoraggio di situazioni di pericolo e telecamere intelligenti per il rilevamento di situazioni pericolose sono ritenute interessanti da rispettivamente l’81% e il 76% degli intervistati.

Remotizzazione

Se prima dell’emergenza sanitaria la tendenza alla remotizzazione riguardava prevalentemente il mondo dell’impresa ora il concetto si è esteso. Remotizzazione infatti viene associato sempre più spesso anche alla casa intelligente. Secondo il 34% degli italiani smart home significa poter aver il controllo della propria abitazione da qualsiasi luogo, e per il 65% la tecnologia attuale è già in grado, o sarà entro i prossimi 5 anni, di rendere un’abitazione totalmente autonoma e domotica. Ma per migliorare la qualità della vita è necessario che le aziende tecnologiche mettano al centro della propria strategia la sostenibilità, la formazione e una maggiore accessibilità della tecnologia. Questo è ritenuto cruciale, rispettivamente dal 54%, 27% e 19% degli intervistati.

Come sarà il 2030 per i giovani? Tecnologico, inclusivo e sostenibile

Come sarà il 2030 per i giovani? Dalla ricerca Next Gen 2030BNP di Paribas Cardif, condotta sui giovani tra15-30 anni, emerge una visione ottimista. Oltre due intervistati su tre (73%) sono convinti che nel 2030 si vivrà meglio, e con un profondo senso di ‘umanesimo’. Secondo i giovani le nuove tecnologie rivoluzioneranno il mondo del lavoro, con pc intelligenti, assistenti vocali e sistemi di monitoraggio del benessere del lavoratore (32%), e lo smartworking sarà alternato alla presenza (52%), se non addirittura preponderante (34%). Ma per i ragazzi nel futuro vivremo anche in una società in cui le discriminazioni di genere saranno superate (35%), l’aspetto fisico non sarà più fondamentale (32%), e avere una donna alla Presidenza della Repubblica o del Consiglio (26%) sarà la normalità.

L’AI entrerà nella sanità e nella scuola

Nel 2030 i giovani immaginano anche ospedali dotati di sale operatorie intelligenti, con assistenti virtuali e tecnologie integrate (31%). Il cambiamento atteso riguarda però tutto il mondo della sanità, che nella visione delle nuove generazioni riuscirà a riconvertire lo sforzo per lo studio dei vaccini anche per combattere altre malattie (46%). Quanto alla scuola, invece, metà degli intervistati (51%) crede che cambieranno le materie studiate, in un modello che prevede alcuni giorni in DAD (36%), o in strutture in stile campus/college americano (29%). Anche qui torna il leitmotiv dell’AI, che per il 62% rappresenterà il corso universitario del futuro.

Un’evoluzione in positivo della società sembra quasi inevitabile

Quanto ai rischi del futuro, per la Next Gen al primo posto ci sono quelli cyber (43%), seguiti dai danni provocati dal malfunzionamento della guida autonoma (32%) e da nuove pandemie (27%). In generale però un’evoluzione in positivo della società sembra essere quasi inevitabile, con un impatto anche sull’organizzazione delle città, che diventeranno più a misura d’uomo, soprattutto della popolazione con esigenze specifiche, come mamme, anziani, disabili (33%), e sulla mobilità, con un’AI che gestirà il traffico anche tramite semafori intelligenti (24%). Lo stesso ottimismo non si riscontra sempre per l’ambiente. Se da una parte molti immaginano la scoperta di nuove tecniche per riciclare e riutilizzare i prodotti (41%), non mancano i pessimisti che prevedono un peggioramento del riscaldamento globale e dell’inquinamento (31%).

L’e-commerce, i social e la casa del futuro

La digitalizzazione già avviata nell’universo dei pagamenti compirà poi un ulteriore passo verso l’economia cashless (51%) e l’e-commerce diventerà la modalità d’acquisto dominante (40%), ma anche l’esperienza fisica potrebbe migliorare grazie a negozi senza casse (24%) o alla vendita a domicilio su appuntamento (24%). Quanto al mondo dei social, secondo il 32% dei giovani intervistati i social attuali non esisteranno più, e c’è chi crede che ognuno avrà il suo social, impostato come desidera (23%). E in casa? Si immaginano tv più grandi e sottili da stendere e srotolare sul muro (36%), le abitazioni diventeranno tecnologiche (43%), salubri, con sistemi di purificazione dell’aria e di riduzione del rumore (37%) e alimentate esclusivamente da energie rinnovabili (36%).

Si diffonde un fenomeno poco apprezzato: il phubbing

La netiquette, dal vocabolo inglese network (rete) e da quello francese étiquette (buona educazione) indica quell’insieme di regole informali che disciplinano il buon comportamento di un utente su Internet. Ma, come accade anche nella vita reale, non tutti rispettano queste regole. Rispetto allo smartphone, ad esempio, c’è un termine, il Phubbing, dall’inglese ‘Phone’ e ‘Snubbing’, che descrive l’atto di trascurare con intenzione i propri interlocutori reagendo istantaneamente a qualsiasi notifica proveniente dal telefono, o semplicemente, navigando su Internet nel bel mezzo di una conversazione. Sebbene il termine non sia molto noto il fenomeno è fin troppo diffuso. E decisamente poco apprezzato.

Un comportamento irritante 

Quando viene subìto il Phubbing è ritenuto un comportamento irritante dalla quasi totalità degli intervistati (81%) da una survey realizzata da Wiko. Eppure, oltre il 70% ammette di aver ceduto a questa cattiva abitudine almeno una volta. Il 23% degli intervistati afferma addirittura di ‘snobbare’ il prossimo frequentemente, lanciando continue occhiate distratte al telefono mentre è in compagnia di una o più persone. Un dato che non stupisce, considerando che il 68% degli utenti controlla il proprio smartphone più di 50 volte al giorno. D’altronde, il device mobile è ormai l’oggetto che mantiene tutti costantemente in contatto e aggiornati, è usato per lavorare, studiare, controllare le notizie, anticipare i cambiamenti del meteo e per socializzare. A quanto pare, però, non con chi ci sta davanti.

Si controlla il display più spesso perché ci si annoia

Tra le motivazioni più comuni per distrarsi con lo smartphone c’è la noia. Il 78% dei partecipanti alla survey dichiara di controllare il display più spesso se si annoia. Occhio quindi a mantenere le conversazioni sempre brillanti, pena l’essere ignorati. Il restante 22%, invece, cede alla distrazione solo in caso di particolare agitazione. Se l’argomento è spinoso o l’interlocutore mette in soggezione, rifugiarsi nello schermo dello smartphone pare funzionare come un ottimo antistress.

C’è chi ha difficoltà a lasciare il telefono durante una conversazione

Per quanto odiato, la maggioranza, comunque, ritiene il phubbing giustificato se la causa della distrazione digitale è l’attesa di un messaggio importante (61%). E il 39% ha una soglia di tolleranza perfino più alta: il semplice controllo di notifiche ed e-mail vince sulla buona etichetta. Questioni di priorità, insomma. Nonostante quasi tutti siano d’accordo che il phubbing contribuisca a rendere secondaria l’interazione con gli altri, aumentando la possibilità di fraintendimenti, discussioni e malumori, sembra proprio che alcuni non riescano a fare a meno di avere lo smartphone sempre a portata di mano. Il 30% degli intervistati, infatti, avrebbe grosse difficoltà a lasciare il telefono in tasca per il tempo di una intera conversazione.

Facebook apre un nuovo capitolo, e diventa Meta

Facebook cambia nome e diventa Meta. Il social continuerà a chiamarsi Facebook, ma si inserirà in un contesto rinnovato e ridefinito, un ‘metaverso’.
“Siamo all’inizio del nuovo capitolo per la rete ed è un nuovo capitolo anche per la nostra compagnia – annuncia Mark Zuckerberg in un video -. Per riflettere ciò che siamo e il futuro che speriamo di costruire, sono orgoglioso di annunciare che la nostra compagnia ora è Meta. La nostra missione rimane la stessa, si tratta sempre di unire le persone – sottolinea Zuckerberg -. Le nostre app e i loro brand non cambiano: siamo sempre la compagnia che progetta tecnologia attorno alle persone”.

L’utente non si limiterà a osservare, ma sarà “nell’esperienza”

La galassia Facebook, che comprende anche Instagram e WhatsApp, punta quindi a diventare un metaverso, riporta Adnkronos. “Ci si immergerà ancor di più nella nuova piattaforma – spiega Zuckerberg, assicurando che l’utente – sarà nell’esperienza, non si limiterà a osservare. Chiamiamo tutto questo ‘metaverso’ e riguarderà ogni prodotto che realizziamo. La qualità che distingue il metaverso sarà una sensazione di presenza, sarete lì con un’altra persona o in un altro posto. Sentirsi realmente presenti con un’altra persona è il sogno per eccellenza della social technology. Puntiamo a costruire questo”.

“Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare”

Insomma, “Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare: stare insieme ad amici e familiari, lavorare, imparare, giocare, fare acquisti, produrre”, spiega Zuckerberg. O anche fare “esperienze completamente nuove che non rientrano nel modo in cui concepiamo computer o telefoni oggi”. Ma c’è anche un ‘progetto di futuro’ in cui “sarete in grado di teletrasportarvi istantaneamente come un ologramma per essere in ufficio senza viaggiare, a un concerto con gli amici o nel soggiorno dei vostri genitori per stare insieme – sottolinea -. Questo aprirà più opportunità, non importa dove vivete. Sarete in grado di dedicare più tempo a ciò che conta per voi, ridurre il tempo nel traffico e ridurre le emissioni”.

Meta deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’

Ma perché ‘meta’? “Ho fatto studi classici e la parola ‘meta’ deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’ – afferma il presidente e ad di Meta -. Per me, significa che c’è sempre altro da costruire e c’è sempre un capitolo successivo della storia. La nostra è una storia che è iniziata in una stanza di un dormitorio, ed è cresciuta oltre l’immaginabile”, diventando “una famiglia di app che le persone usano per connettersi tra loro, avviare attività, creare comunità e movimenti che hanno cambiato il mondo. Abbiamo costruito cose che hanno unito le persone in modi nuovi – continua Zucherberg -. Ora è il momento di prendere tutto ciò che abbiamo imparato e aiutare a costruire il prossimo capitolo. Sto dedicando le nostre energie a questo, più di qualsiasi altra azienda al mondo. Se questo è il futuro che volete vedere, spero che vi unirete a noi. Il futuro sarà al di là di tutto ciò che possiamo immaginare”. 

La digital life semplifica la vita, ma non a chi ha problemi di connessione

Nell’Italia post-pandemia per il 74,4% degli utenti è ormai abituale l’uso combinato di una pluralità di device, e il luogo dal quale si connettono non ha più importanza: il 71,7% degli utenti svolge ovunque le proprie attività digitali, e il dato sale al 93% tra i giovani.  Anche gli orari sono relativi, con il 25,5% che naviga spesso di notte, e tra i giovani il dato sale al 40%. Non è un caso quindi che il 70,4% degli italiani ritenga che la digitalizzazione abbia migliorato la qualità della vita, semplificando tante attività quotidiane. In questo scenario così avanzato si contano però ancora 4,3 milioni di utenti di dispositivi senza connessione. È quanto emerge dalla ricerca La digital life degli italiani, realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo.

Italiani soddisfatti delle proprie dotazioni tecnologiche

Se sono complessivamente 22,7 milioni gli italiani che lamentano qualche disagio in casa, con stanze sovraffollate in cui è complicato svolgere al meglio le proprie attività digitali (14,7 milioni) o connessioni domestiche lente o malfunzionanti (13,2 milioni), al contrario, il 90,3% dichiara di possedere device in linea con le proprie esigenze. Il 71,1% ha una connessione casalinga ben funzionante, e il 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio in cui svolgere le proprie attività digitali. Inoltre, il 69,4% si sente sicuro quando effettua pagamenti online, e il 55,6% utilizza almeno qualche volta i servizi cloud.

Anche nel rapporto a due si ridefiniscono nuovi equilibri

Se il 55% degli italiani è convinto che la vita di coppia abbia tratto beneficio dalle opportunità offerte dai dispositivi digitali, anche nel rapporto a due si ridefiniscono nuovi equilibri in questa fase di transizione. Il 42,7% dimostra una grande fiducia nel partner e condivide con la dolce metà le password del telefono cellulare, dell’e-mail e dei profili dei social network. Ma sono 14 milioni gli italiani che si lamentano per il tempo eccessivo che il compagno o la compagna passa al cellulare. E sono 7 milioni quelli che rivelano di essersi sentiti gelosi a causa delle interazioni social del proprio partner.
Inoltre, 6 milioni spiano le attività del partner sui social, e 12 milioni confessano di visitare anche le bacheche degli ex.

Non tutti hanno le giuste competenze per la vita digitale

Sono poi complessivamente 24 milioni non sono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, e 8 milioni con i social network. Inoltre, 7 milioni hanno difficoltà con la navigazione sui siti web, 7 milioni con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi, film e serie tv e 6 milioni hanno difficoltà con l’e-commerce. Oltre a questi, 5 milioni non sanno fare i pagamenti online, e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali.

I Social fanno male? Secondo gli esperti ci potrebbero essere circa 50 effetti dannosi

Divertenti, istruttivi, coinvolgenti, emozionanti: i social network sono questo e molto altro, oltre ad essere ormai parte integrante della nostra vita sociale e professionale. Tutto bene, quindi? Forse no. A lanciare l’allarme sono i ricercatori dell’University of Technology di Sydney, che sottolineano come l’uso dei social possa portare fino a 46 effetti dannosi, e non solo connessi sala salute mentale. Tra questi ci sarebbero ansia, depressione, molestie, cyberstalking, delinquenza, gelosia, sovraccarico di informazioni e mancanza di sicurezza. Nel complesso, i “guai” legati all’utilizzo dei social media vanno da problemi di salute fisica e mentale a impatti negativi sul lavoro e sul rendimento scolastico, oltre a rischi di sicurezza e privacy. 

Meglio essere consapevoli

Finora le ricerche sui social network e sui loro effetti si erano concentrate soprattutto sulle loro potenzialità e benefici, spiegano gli studiosi, ma non bisogna però trascurare i lati negativi. “L’enorme popolarità dei social network online evidenzia l’importanza di comprendere le implicazioni sia positive sia negative del loro uso”. Per lo studio, il team ha esaminato più di 50 articoli di ricerca pubblicati tra il 2003 e il 2018. Nel 2003, i social media erano ancora agli albori e Facebook sarebbe nato solo l’anno dopo. Uno dei primi social network, MySpace, è stato fondato nel 2003.  

I problemi più comuni

Tra i 46 effetti dannosi dei social media si sono riscontrati la violazione della privacy, la paura, il conflitto con gli altri e una maggiore attitudine verso l’assunzione di rischi finanziari. “Alcuni degli impatti negativi più comuni includono danni psicologici come gelosia, solitudine, ansia e ridotta autostima, nonché pericoli oggettivi come l’esposizione a software dannosi e rischi di phishing”, ha affermato l’autrice dello studio Layla Boroon. Nel complesso, i ricercatori hanno raggruppato gli effetti negativi in sei temi: “prezzo dell’interazione sociale”, “contenuti fastidiosi”, “preoccupazioni per la privacy”, “minacce alla sicurezza”, “cyberbullismo” e “basso rendimento”. Attualmente, i social network come Facebook e Instagram sono utilizzati da quasi 4 miliardi di persone in tutto il mondo. Secondo il team di ricerca, una maggiore consapevolezza dei loro potenziali pericoli può incoraggiare la moderazione degli utenti e aiutare tutti le figure coinvolte – dai programmatori agli educatori – a sviluppare strategie per ridurre al minimo i loro effetti negativi. Boroon sta attualmente studiando i fattori che influenzano la dipendenza dai social media e le strategie che le persone usano per regolare il proprio comportamento. Il prossimo passo sarà sviluppare e testare applicazioni, funzionalità di progettazione e altre soluzioni in grado di ridurre questi effetti negativi.

Boom mercato app, Tik Tok regina d’incassi

Secondo la più recente rilevazione della società di analisti Sensor Tower, nel terzo trimestre del 2021 gli store digitali di Apple e Google hanno ricavato in totale 33,6 miliardi di dollari in entrate, pari al +15,1% rispetto al 2020. Le installazioni delle app, considerate come prime installazioni del singolo account, sono invece 35,7 miliardi, in calo dell’1,9% sulla rilevazione precedente. Secondo gli analisti, ciò è sinonimo di un utilizzo abbastanza consolidato degli stessi software: si spende più tempo sulle app famose che beneficiano anche degli acquisti in-app o di servizi a pagamento. Per quanto riguarda gli incassi, in generale è Tik Tok a confermarsi regina. L’app è infatti al primo posto dei ricavi su App Store, mentre è quarta sul Google Play Store. Qui, si conferma in testa, per spesa degli utenti, Google One, la piattaforma di cloud per archiviare online foto, video e documenti e averli sempre a disposizione.

La pandemia contribuisce all’ascesa di Zoom e Google Meet 

Discorso simile nell’analisi dei download: anche qui Tik Tok è regina considerando i numeri di iOS e Android, così come nell’App Store di Apple. Terza invece nel ranking del Play Store, dove Facebook e Instagram occupano le prime due posizioni. La considerazione che la pandemia abbia contribuito all’ascesa di alcune nuove app, prima poco presenti, è data dall’ingresso in classifica di Zoom e Google Meet, così come della versione aziendale di WhatsApp: Business, in modo particolare su sistema operativo Android.

Non c’è un aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet

Per Sensor Tower, lo scenario è quello in cui gli utenti utilizzano sempre le stesse app, per cui non vi è aumento concreto nel numero di installazioni su smartphone e tablet, con pochi sviluppatori che si dividono il grosso delle entrate, in ascesa per acquisti in-app e servizi in abbonamento. Tornando all’effetto lockdown, applicazioni di collaborazione e videochiamate, come Zoom e Google Meet, restano saldamente nel ranking delle top 10, e così fa Telegram, che nel corso dell’anno ha rosicchiato utenti a Facebook dopo le controverse modifiche alla gestione della privacy degli utenti fuori dal mercato europeo.

Il segmento dei videogame è più concorrenziale 

Decisamente più concorrenziale il segmento dei videogame, riporta Ansa. In generale il più remunerativo è Pubg Mobile, mentre Honor of Kings si consolida primo su App Store, con il concorrente Genshin Impact, il titolo con maggiori ricavi sul Play Store. Per numero di download, Sensor Tower elegge Pubg Mobile il primo nel totale di iOS e Android. Quest’ultimo si alterna con Count Masters su App Store ma si riprende la leadership per quantità di installazioni sul Play Store.

Gli italiani? In fatto di cibo sono tra i meno “spreconi”

Gli italiani stanno vivendo un momento d’oro per la loro reputazione livello internazionale, fra successi sportivi e in generale in tanti ambiti. ora al palmares si aggiunge anche la medaglia di popolo virtuoso in fatto di spreco alimentare. Proprio così: in base al primo report “Food&Waste around the World” condotto in otto nazioni del mondo gli italiani guidano la ‘hit’ dei popoli più virtuosi del Pianeta con 529 grammi di cibo sprecato a testa nell’arco di una settimana.
L’indagine, firmata da Waste Watcher International Observatory on Food & Sustainability e realizzata in collaborazione con Unitec, Natura Nuova, Electrolux, Conai, Unioncamere e Agrinsieme, ha fornito un confronto incrociato sulle abitudini di acquisto, gestione e fruizione del cibo a livello planetario. Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Cina, Russia sono i paesi esaminati, con interviste a 8mila cittadini. 

Quando cibo finisce nella spazzatura?

Tornando ai dati, i cittadini cinesi dichiarano di gettare nel 75% dei casi il cibo una o più volte alla settimana, dietro di loro ci sono i cittadini statunitensi: il 55% spreca almeno settimanalmente. In generale si evidenzia quindi la dicotomia tra Paesi europei e Paesi nordamericani/Cina: in termini di frequenza dello spreco gli intervistati europei segnalano livelli più bassi (una media del 68% degli intervistati dichiara di sprecare meno di una volta alla settimana) mentre i nordamericani segnalano livelli più alti di spreco alimentare (una media del 57% degli intervistati dichiara di sprecare meno di una volta a settimana).

Gli americani i meno attenti

Come diceva, in valori assoluti gli italiani sono i “bravi” in fatto di spreco alimentare, buttando solo 529 grammi di cibo nell’arco di una settimana, confermandosi i più virtuosi del globo. Dall’altra parte della classifica dei piazzano invece  i  cittadini statunitensi, che si autodenunciano per lo spreco di 1453 grammi di cibo settimanali. Subito dopo ci sono i cinesi con 1153 grammi, quindi i canadesi con 1144 g, seguono i tedeschi con 1081 g, e quindi, sotto il kg, arrivano i cittadini inglesi (949 g), spagnoli (836 g) e russi (672).In termini di frequenza dello spreco alimentare gli intervistati europei segnalano livelli più bassi (in media, il 68% dichiara di sprecare meno di una volta alla settimana), invece, i nordamericani segnalano livelli più alti di spreco alimentare (in media, il 57% degli intervistati dichiara di sprecare meno di una volta a settimana). La bella notizia è che comunque noi italiani, anche per una “gara” cos’ importante come lo è la lotta allo spreco, quest’anno siamo sul podio.

Contenuti digitali, in Italia la spesa sfiora i 3 miliardi di euro

Gli italiani sono pazzi dei contenuti digitali, tanto che quest’anno la loro spesa complessiva ha raggiunto quasi i 3 miliardi euro, con un incremento del 21% rispetto al 2020. Insomma, il mercato della distribuzione B2c di contenuti digitali gode di ottima salute, considerando poi che gli investimenti in advertising (+9%) sui contenuti e sulle piattaforme di distribuzione hanno ripreso a crescere dopo lo stop causato dalla pandemia. Sono solo alcuni dei numeri emersi dalla prima edizione dell’Osservatorio Digital Content – School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del doppio convegno “Digital Audio: Music, Podcast & Audiobook” e “Digital News & Ebook”.

“Il settore dei contenuti digitali di informazione e intrattenimento – dall’editoria al gaming, dall’audio al video entertainment – sta vivendo a livello globale un periodo da protagonista. Complice l’effetto positivo sulla digitalizzazione portato dalla pandemia, nell’ultimo biennio è esplosa la produzione e l’offerta di contenuti, trainata da una domanda e da un consumo in forte aumento. Le dinamiche osservate presentano però peculiarità in funzione dello specifico contenuto digitale esaminato” ha commentato Samuele Fraternali, Direttore dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano.

Crescita a doppia cifra per la musica (ma crescono anche podcast e audiolibri)

Sul fronte dei contenuti digitali, la musica è il comparto al top: grazie allo streaming, il principale traino, vale a livello globale più dei due terzi dei ricavi. Tale andamento si riscontra anche nel mercato italiano: la componente paid – ossia la spesa del consumatore italiano per sottoscrivere abbonamenti o per acquistare tracce musicali – supererà nel 2021 i 200 milioni di euro, in crescita del +31% rispetto al 2020. La crescita è dettata principalmente dall’incremento del numero di consumatori italiani fruitori di musica digitale: oggi il 76% degli utilizzatori di Internet del nostro Paese ha detto che la fruisce. Anche il podcast è una tipologia di prodotto che cresce, anche se l’analisi sottolinea che la sua attuale difficoltà e la monetizzazione; bene pure gli audiolibri, amati e utilizzati dal 22% degli Internet user (anche se solo l’8% paga per questo servizio). Per questa ragione, il comparto degli audiolibri nel 2021 registrerà una spesa di poco superiore ai 30 milioni di euro, con una decisa crescita (+37%) rispetto al 2020. 

News digitali, la sfida dei pagamenti

“Oggi, sono quasi 4 Internet user italiani su 5 a fruire di contenuti informativi (News) digitali, in lieve crescita rispetto al 73% del 2020, con in parallelo un calo – causa l’alleggerimento della situazione pandemica – del tempo medio giornaliero dedicato (da 29 a 23 minuti). Solo l’8% dichiara però di fruire di questi servizi a pagamento” aggiunge Samuele Fraternali “Il modello prevalente di revenue per questo settore, cioè l’abbonamento, genera ancora ricavi tutto sommato contenuti: nel 2021 la spesa del consumatore italiano per fruire digitalmente di contenuti d’informazione raggiungerà i 73 milioni di euro, in crescita del 21% rispetto al 2020. Dopo questo biennio di aumento della domanda, la sfida per le testate giornalistiche è la fidelizzazione dei lettori”.