| Fiat, Berlusconi: possibile rinnovo incentivi ma Lingotto non interessato |
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| Scritto da Giuseppe Pantone | |||||
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Il governo è pronto a rinnovare gli incentivi per il mercato delle automobili, ma chiede alla Fiat di rivedere molte delle ultime decisioni che hanno sollevato una marea di proteste.
Oggi sul caso di Termini Imerese è intervenuto anche il siciliano Presidente del Senato, Renato Schifani, che ha definito “la dismissione di Termini Imerese un atto scellerato”. “Bisogna dire basta – ha dichiarato Schifani – a elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali. Occorre fermare la logica degli incentivi se non è seguita da una attenta e forte politica delle imprese che esalti e tuteli l’occupazione. Gli aiuti di Stato vanno erogati solo se le aziende rispettano questo preciso dovere etico”. Dopo la dura presa di posizione del Vaticano, ora anche il governo ha deciso di pressare duramente Marchionne, ad di Fiat, minacciando di non rinnovare gli incentivi.
Anche il premier Berlusconi oggi ha parlato con i giornalisti dell’argomento, rilasciando una dichiarazione sibillina: “stavamo esaminando il rinnovo degli incentivi ma pare che il principale produttore non sia interessato ad averlo”. In pratica il governo rinnoverà gli incentivi, risolvendo il problema a Marchionne, solo se la Fiat eviterà di creare ulteriore disordine sociale con dismissioni di poli industriali e progressiva delocalizzazione.
Dal canto suo Sergio Marchionne non vuole cadere nel tranello del governo, e cerca con tutte le sue forze di respingere l’idea di un’ “azienda sociale”: se quello per lunghi anni è stato il ruolo della Fiat in questo paese, ora non lo è più. Ora è un’azienda in competizione sul mercato mondiale, impegnata anche nel mercato auto americano, che non può più permettersi determinate perdite strutturali. Che alla fine incidono sui bilanci molto più di quanto facciano gli incentivi. “Il governo faccia la sua scelta. Sono agnostico. Capisco che prima o poi dovranno essere eliminati per tornare a un mercato normale. Protrarli a lungo sarebbe un danno che pagheremmo con minori vendite in futuro”. Come dire: ce li tolgano pure ma non sperino di influenzare le scelte della Fiat. Infatti Marchionne chiude ancora una volta per Termini Imerese: “non possiamo più permetterci di tenere aperto un impianto che da anni funziona in perdita. La decisione di smettere di produrre è stata ormai presa, ma siamo pronti a farci carico, per la nostra parte, dei costi sociali di questa scelta”.
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