| Italia, MO e la Realpolitik |
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| Scritto da Michele Cento | |||||
![]() L’Iran conta per l’Italia e l’economia italiana conta per l’Iran. Cosa c’è allora dietro la scelta di Berlusconi di recarsi in Israele e attaccare a testa bassa il regime degli Ayatollah, definendolo «uno Stato che vuole distruggere un Paese nostro amico»? Quale? Israele, appunto. Allora forse il premier avrebbe dovuto dire un “nuovo paese amico”. Perché certamente i governi della Prima Repubblica hanno spesso tenuto un atteggiamento filoarabo, mentre è solo con la Seconda Repubblica, e in particolare con Berlusconi, che abbiamo assistito a una svolta filoisraeliana. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni ci sono gli interessi reali a dettare l’agenda diplomatica della Farnesina. Ci sono soprattutto gli interessi petroliferi dell’Eni: abbandonare l’Iran significherebbe solamente lasciare lo sfruttamento del petrolio ad aziende russe e cinesi. Ma riteniamo che né l’Eni né Silvio Berlusconi siano così sprovveduti. D’altronde, le dichiarazioni altisonanti del premier devono ancora trovare un riscontro nella realtà. L’unica cosa che veramente conta nello scenario "hobbesiano" delle relazioni internazionali. Tags:
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