Davvero “legittimo” questo impedimento?
di M.Simonato
Approvato alla Camera l’ennesimo testo ad personam (o ad personas).
Siamo alle solite.
C’è un parlamento che ragiona da avvocato, cercando tra i codici gli arnesi adatti all’assoluzione dell’assistito. A differenza di un avvocato, però, il parlamento può costruirsi gli strumenti adatti.
Poco importa che la Corte Costituzionale in più occasioni abbia detto che non basta una legge ordinaria per cambiare le regole fondamentali del gioco, tra le quali –triste doverlo ricordare- vi è l’uguaglianza tra tutti i cittadini, indipendentemente dalla carica ricoperta.
E così ci si ritrova dopo 15 anni ad accorgersi che il problema che più ha ossessionato le camere è stata la salvaguardia di Berlusconi, alla faccia di tutte le istanze popolari che sembrano richiedere una maggiore vicinanza di status tra governati e governanti.
Evitiamo l’ipocrisia: i problemi nel rapporto tra giustizia e politica ci sono e ce li portiamo dietro da decenni. Dopo Tangentopoli si pensava di aver risolto tutto con l’abrogazione dell’autorizzazione a procedere (art. 68 cost) che invero funzionava assai male.
Ma così non è stato, e oggi è assai probabile che qualsiasi politico, anche il sindaco di una piccola cittadina, diventi protagonista di un procedimento penale per qualche comportamento poco limpido. Ma questo succede anche perché le norme penali sono davvero troppe (quando c’è un problema che interessa l’opinione pubblica, il Parlamento crea sempre nuovi reati), non solo per le manie persecutorie dei pubblici ministeri.
Per questo trovo fuori luogo anche le visioni severamente “anti-casta”, quelle che vorrebbero imporre le dimissioni a ogni politico al centro di un’indagine penale (cioè prima ancora di una sentenza anche non definitiva).
Ci vorrebbe invece una vera ri-meditazione di sistema, un confronto aperto e sereno per fare in modo che la tutela della classe politica (talvolta necessaria) non sia il problema che assilla più frequentemente gli organi democratici del nostro paese. Ma queste sono parole che oggi suonano vuote e retoriche.
E allora la strada è libera per chi vuole forzare la mano, e viene in mente il Nanni Moretti, ministro ne Il portaborse, che irride l’ingenuo Silvio Orlando, poiché a seguir le persone buone e oneste il mondo non cambia mai. Così ora ci sembra normale sentire un Presidente del Consiglio che costantemente delegittima l’intera categoria dei giudici. Ci sembra normale anche un clima barbarico e deprimente.
Ma normale non lo è, e ci troviamo ad assistere all’ennesima acrobazia parlamentare.
Bocciata più volte dalla Corte costituzionale, come detto, la possibilità di introdurre l’immunità per le alte cariche dello stato tramite una legge ordinaria, non rimane che ricorrere a una legge costituzionale. Ma per questa ci vogliono maggioranze più ampie e tempi più lunghi.
Ma non si puo aspettare, la faccenda è urgente. Così si è deciso di intervenire con una legge “temporanea” (nell’attesa di quella costituzionale) che introduce un’inedita disciplina speciale per i casi di impedimento a comparire in udienza (approvata dalla Camera il 3 febbraio 2010 e ora trasmessa al Senato, il quale –ricordiamolo- ha appena approvato e trasmesso alla camera il ddl sul processo breve).
C’è già un articolo del codice di procedura penale (art. 420-ter) che garantisce il diritto dell’imputato a essere presente. Il giudice, infatti, rinvia l’udienza se l’assenza è dovuta all’ «assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento».
Quindi già ora se c’è un «legittimo impedimento», ritenuto tale dal giudice, lo svolgimento del processo viene rinviato. Tuttavia non bastava, e con ogni probabilità verrà inserito un nuovo comma che prevede che « per il Presidente del Consiglio dei ministri costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti (…)». Stesso discorso per tutti i ministri.
A parte che non si capisce bene perché il privilegio di questa presunzione assoluta di “impedimento legittimo” non possa essere accordato anche, ad esempio, a un cardio-chirurgo o a qualsiasi altro lavoratore, colpisce che non siano previsti dei limiti o delle eccezioni a tale impedimento, che opererà in maniera automatica tanto da diventare una prerogativa dei membri del Consiglio dei ministri.
Ma c’è poco da fare: solo una legge costituzionale (per la quale deve esserci necessariamente un dialogo con l’opposizione) può introdurre meccanismi di sostanziale immunità.
Nell’attesa dell’ennesima bocciatura costituzionale (ma tanto si sa, i giudici costituzionali sono di parte…) noi possiamo solo prendere nota dell’arroganza di questa maggioranza. Per ora, chiedere il rispetto degli altri organi costituzionali, così come un po’ di equilibrio e moderazione nell’affrontare i problemi, sembra essere il gesto più rivoluzionario che ci è concesso.
Michele Simonato
7 febbraio 2010
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