| Il prezzo della Democrazia |
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| Scritto da Vincenzo Schinella | |||||
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di V.Schinella
Un giusto prezzo. Il legittimo impedimento, l’ennesima legge ad uso e consumo dell’Unico. Parola di Gianfranco Fini.
Un giusto prezzo. Il legittimo impedimento, l’ennesima legge ad uso e consumo dell’Unico, è un giusto prezzo da pagare per «staccare la spina dalle continue fibrillazioni tra Silvio Berlusconi e la magistratura». Parola della terza carica istituzionale della Repubblica Italiana, il Presidente della Camera Gianfranco Fini. Dichiarazioni che mandano in crisi l’intera scalimetro con cui misurare i danni provocati da questo Governo al Paese. Da adesso in poi diventa difficile, estremamente complesso, decidere se è più grave la legge in sé, l’uso improprio e ‘proprio’ del potere legislativo da parte del Presidente del Consiglio, o l’avallo di tale sistema da parte di una delle Cariche dello Stato; diventa intricato e si appanna il sistema democratico dentro il quale, in questo Paese, si naviga ormai a vista, senza bussole e senza punti di riferimento cardinali. Nei mesi scorsi, il Presidente Fini, ci aveva abituati a continue sferzate alla Presidenza del Consiglio e al suo modo ‘monarchico’ di intendere la democrazia sino al punto di suscitare le ire di Feltri che gli dedicò prime pagine ed editoriali al vetriolo. Che fossero solo boutade senza peso né forza politica dal momento che tutti gli ex colonnelli di An sono ormai saldamente in forze al Premier, l’avevamo paventato sin da subito. Passare da questo alla difesa della legge sul legittimo impedimento, palesemente scritta e votata per evitare i processi a Silvio Berlusconi, scrive una pagina in più: dà l’idea di come la compra-vendita di equilibri politici all’interno del PDL sia la ragione dominante, il legante assoluto, il fine e il mezzo dell’intera maggioranza. Giova ricordare le dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio con la violenta telefonata con cui irruppe, attaccando la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica, durante la puntata di Porta a Porta impacchettata a ‘Suo’ consumo a poche ora dalla bocciatura della Corte del Lodo Alfano per incostituzionalità: ‘andrò in tribunale a presentare le mie difese’. L’ennesimo slogan ad effetto, è ovvio: ma uno slogan, una volta tanto, sbagliato e buono da usare per chi, come Fini, aveva imboccato la via del braccio di ferro. Ma ora è tempo di conti, è tempo di pensare alle regionali, è tempo di guardare al futuro. Abbandonato, o passato in secondo piano, l’asse col Quirinale, Fini decide di ristabilire un contatto diretto con Palazzo Grazioli e lo fa nella maniera più congeniale al Premier: difendendo la legge transitoria ad-personam che, ricordiamolo, grazie ad una sorta di autocertificazione da parte della Presidenza del Consiglio, consente di stabilire all’imputato quali sono i motivi per cui egli non può recarsi in tribunale. Con buona pace della Carta Costituzionale cara a Fini e ai suoi ideali: il Potere Giudiziario, grazie a questa legge difesa dalla terza carica dello Stato, passa dalle mani dei giudici, così come sancito dalla Costituzione, alle mani del Presidente del Consiglio, così come sancito in una democrazia morente. Questo è il giusto prezzo da pagare secondo il Presidente Fini. Il tutto con una micidiale aggravante nel suo ragionamento: che questa legge serve perché quella sul processo breve avrà un iter lungo e il Governo non può vedere costantemente monopolizzati i suoi pensieri e la sua attività sullo scontro premier-magistratura. Alla fine, anche il Presidente della Camera, si è convinto che Berlusconi è l’agnello sacrificale, casto et illibato, cui certa magistratura militante e di sinistra da la caccia? Tanto da rendere necessaria subito, se solo si potesse, la legge sul processo breve? Se così fosse, apoteosi. Tra un saluto romano e una spilla di Forza Nuova, la campagna della Polverini nel Lazio va avanti. Tanto costa la Democrazia nel nostro Paese: la stagione dei saldi è iniziata.
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