Caffè, altro che crisi: crescono domanda e prezzi all’ingrosso

Ci sono beni di prima necessità, in questo particolare momento storico, che per i consumatori sono più “essenziali” di altri. Molto più del petrolio, solo per fare un esempio. Stiamo parlando del caffè, una materia prima che, da quando è iniziata l’emergenza sanitaria legata al coronavrius, ha visto schizzare i suoi prezzi verso l’alto. Insomma, le persone sono disposte a rimanere chiuse in casa, a compiere sacrifici, a rinunciare a molte delle loro abitudini, ma non all’amato espresso. Il caffè, qualsiasi cosa accada, non si tocca e continua a profumare le case di tutto il mondo.

Prezzi dell’arabica aumentati del 20%

Rispetto allo scorso febbraio, il prezzo del caffè all’ingrosso ha registrato aumenti del 20% (sulla qualità arabica al mercato di New York), mentre altri beni ritenuto essenziali – come il petrolio appunto – hanno invece visto crolli del 40%. La notizia è stata riportata dal Financial Times, che segnala anche qualche criticità. Infatti nel prossimo futuro potrebbero presentarsi problemi alle forniture, anche perché si stanno assottigliando le scorte, all’avvicinarsi dei raccolti chiave da parte dei grandi produttori latino americani. Il rischio che i raccolti, e di conseguenza le forniture del caffè, non siano sufficienti è in gran parte dovuto al fatto che i prezzi bassi degli ultimi due anni hanno provocato l’abbandono di diverse piantagioni.

In America Latina coltivatori previdenti

Non mancano però notizie più rassicuranti: nella pandemia che stiamo vivendo, il caffè conserva dei margini di sicurezza. La maggior parte dei coltivatori in America Latina, infatti, lavorava già in una sorta di “autoisolamento” di fatto, operando in località lontane dagli affollamenti urbani. I coltivatori sono così in grado di continuare la produzione anche in settimane di lockdown e di misure di di contenimento del virus.

La domanda di caffè continuerà a tenere?

Un altro quesito, sotto la lente degli analisti finanziari, è la tenuta nel tempo della domanda di caffè. Le analisi sono riferite al mercato statunitense, ma probabilmente le valutazioni sono valide in tutti i paesi occidentali: a marzo 2020, negli Usa, le vendite di caffè confezionato hanno segnato un balzo di oltre il 70%. Però, secondo gli esperti, la domanda totale probabilmente calerà dato che i consumi domestici non compenseranno totalmente il calo di quelli legati alla chiusura di ristoranti e bar. In ogni caso, l’indicazione che arriva dal mercato è forte e chiara: alle persone si può anche togliere la libertà, ma il caffè proprio no.

Smart working, che risparmio: di soldi, di tempo, di aria

Lavorare da casa, una pratica ormai condivisa dalla gran parte degli italiani, è una strategia non solo funzionale alla situazione che stiamo vivendo a seguito dell’emergenza sanitaria, ma anche un’inaspettata fonte di “risparmio”. Proprio così: dall’inizio del lockdown, la quarantena che ha rivoluzionato le modalità di lavoro tradizionale, con lo smart working gli italiani hanno complessivamente risparmiato più di 100mila euro, accumulato oltre 10mila ore di tempo libero e non emesso in atmosfera oltre 60 tonnellate di Co2. Mai come in questo caso, si potrebbe riprendere un antico detto: “far di necessità virtù”.

Il calcolo sui chilometri che non sono stati percorsi

I dati sono stati calcolati e diffusi da #ColleghiAmoilLavoro, la piattaforma che permette di quantificare gli effetti del lavoro a distanza ideata da Jojob, servizio che offre alle aziende lo strumento completo di welfare aziendale dal punto di vista della mobilità. Attraverso questo semplice sistema, i lavoratori possono certificare velocemente e in poche mosse le giornate trascorse in smart working. In estrema sintesi, in questo modo è possibile quantificare il risparmio di tempo generato dal lavoro da casa, oltre a quello economico e ambientale, poiché i lavoratori non devono prendere la macchina o i mezzi pubblici per recarsi in ufficio o in azienda. Il sistema quindi calcola il risparmio di tempo, ambientale ed economico sulla base dei chilometri che non sono stati percorsi.

Il tempo, la risorsa più preziosa

Se i 100mila euro non fossero abbastanza, c’è un ulteriore risparmio ancor più significativo: è quello riferito al tempo. Tempo che, per tutti noi, in condizioni normali non basta mai. “I minuti, le ore che generalmente passiamo nel traffico diventano tempo prezioso per sé e per la propria famiglia. Abbiamo attivato la piattaforma non appena scattato il lockdown e in migliaia hanno aderito. Se consideriamo che in media un italiano su 4 trascorre circa un’ora e mezza al giorno per recarsi sul posto di lavoro e fare ritorno a casa, con lo smart working abbiamo calcolato che gli italiani hanno guadagnato complessivamente 3 anni e mezzo di ferie” ha dichiarato Gerard Albertengo, ceo di Jojob. Anche quando l’emergenza sarà conclusa, il lavoro da remoto – prima troppo poco praticato dalle aziende italiane – potrebbe diventare una modalità diffusa e condivisa dalle imprese. E i dati relativi ai tanti vantaggi dello smart working, sia economici sia ambientali, potrebbero dare una spinta ulteriore a nuove forme di lavoro a distanza.

Imprese e autonomi, scadenze fiscali rinviate e facilitazioni per ripartire

Dare la possibilità a piccole e medie aziende e lavoratori autonomi di tirare un po’ il fiato, evitando di aggiungere preoccupazioni – come i versamenti fiscali – alle tante ansie legate alla salute. Ci sono molti rinvii e diverse facilitazioni per l’imprenditoria nel decreto imprese, circa quaranta voci, che vanno dalle garanzie agli acconti light fino alle misure per evitare i fallimenti.

Iva e ritenute sospese per due mesi

Anche per aprile e maggio è previsto lo stop ai versamenti di Iva e ritenute: la misura riguarda tutte le attività che abbiano subito perdite a marzo del 33% (entro i 50 milioni di ricavi) o del 50% (sopra i 50 milioni). Esiste anche una proroga di altri due mesi dello stop al versamento delle ritenute per autonomi e partite Iva con giro d’affari entro i 400mila euro.

Acconti leggeri e dichiarazione a distanza

Ancora, riporta l’Ansa, il decreto afferma che chi fa l’autoliquidazione potrà versare acconti ridotti in base alle previsioni dell’andamento reale dei propri conti nel 2020, senza incorrere sanzioni o multe se paga almeno l’80% dell’importo che bisognerà poi effettivamente riconoscere. Più facile anche occuparsi della dichiarazione dei redditi, pure a distanza: non serve andare dal commercialista a consegnare la delega per la dichiarazione precompilata. Sarà sufficiente stamparla, firmarla e mandare la foto al professionista o, in alternativa, un video o un messaggio di posta elettronica con l’autorizzazione.

“Ombrello” per congelare i fallimenti

Il decreto contempla misure per proteggere le imprese “dal rischio liquidazione o fallimento, dalla revisione temporanea delle regole per scrivere i bilanci alla disattivazione delle cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale”. Favorito il coinvolgimento dei soci nell’accrescimento dei flussi di finanziamento verso la società. Sono previste anche misure per sottrarre le imprese all’apertura del fallimento e alle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza e a sterilizzare il periodo dell’emergenza ai fini del calcolo delle azioni a tutela dei creditori. L’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che doveva partire per metà agosto, slitta al primo settembre 2021.

Si allarga il Fondo di garanzia

Lo strumento del Fondo di garanzia viene esteso. Adesso negozianti, autonomi, professionisti e piccoli imprenditori (con aziende fino a 499 dipendenti) possono accedere a 25.000 euro “subito in automatico”, garantiti al 100% e senza preventivi controlli sul merito del credito. Per i prestiti fino a 800mila euro ci sarà sempre copertura al 100%, con il 90% garantito dallo Stato e la controgaranzia del 10% dei Confidi, tenendo conto della situazione finanziaria pre-crisi e non del modulo andamentale. Per le richieste fino a 5 milioni invece la garanzia sarà al 90%, sempre senza valutazione andamentale.

I viaggi dopo l’emergenza: gli italiani scelgono l’Italia

Certo, prima o poi torneremo a viaggiare. Ma come? Sicuramente nei prossimi mesi gli scenari saranno un po’ diversi da come li abbiamo lasciati prima dell’emergenza coronavirus e anche quale sarà la fisionomia della prossima estate, quella 2020, rimane per certi versi un concetto nebuloso. Però gli esperti del settore del travel – uno dei comparti maggiormente colpiti dagli effetti di virus e relativo lockdown – guardano avanti e si immaginano già dei possibili sviluppi. In estrema sintesi, quello che emerge è che viaggeremo in Italia e ci muoveremo preferibilmente in auto o in bicicletta per brevi periodi. Sarà un’estate “casalinga”, quindi, anche se nel senso migliore del termine.

Le prospettive delle associazioni di categoria

“Già dal mese di giugno si potranno vedere i primi segnali di ripartenza con i connazionali che cominceranno a muoversi all’interno del Belpaese” ha dichiarato all’Ansa Ivana Jelinic, presidente di Fiavet, la Federazione italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo. Per quanto riguarda il ritorno degli stranieri in Italia, dovremo attendere almeno l’estate inoltrata, se non il prossimo autunno. Nardo Filippetti, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, l’associazione che rappresenta i tour operator italiani, prevede “una ripresa parziale delle attività tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno e un ritorno progressivo alla normalità solo nel 2021”. Insomma, seppur con cautela, la prossima estate segnerà l’inizio delle attività legate al mondo dei viaggi e delle vacanze.

Passione Italia

L’Italia resta la meta prediletta dagli italiani, soprattutto ora. Un sondaggio di Confturismo-Confcommercio, condotto tra il 18 e il 23 marzo, segnala che appena l’emergenza sanitaria finirà ci sarà un 83% di persone che sceglierà l’Italia per le sue vacanze, anche se il 16% teme di non avere una disponibilità economica sufficiente. “Sostenere il turismo adesso significa investire in un settore che mette in moto a sua volta altri consumi portando ossigeno all’economia dell’intero Paese” ha dichiarato il presidente Luca Patané. Tra le iniziative promosse per rilanciare il turismo interno c’è quella di Federalberghi, che ha chiesto al governo un incentivo per gli italiani che effettueranno le vacanze nel proprio Paese con l’istituzione di un fondo e la realizzazione di una campagna di promozione dell’Italia. La promozione del nostro Paese, nel frattempo, continua soprattutto sul digitale: come ha fatto il Touring Club con la sua “mappa della bellezza”, una guida interattiva alla scoperta di luoghi, paesaggi e itinerari, dalle città d’arte alle coste, dalla montagna ai borghi e ai cammini. Vacanze a “casa”, quindi, ma casa è e sarà l’Italia.

Quarantena e shopping on line: cosa comprano gli italiani su Amazon?

Chiusi in casa, è vero, ma non per questo disposti a rinunciare a proprio tutte le proprie passioni, né ai propri cibi o hobby preferiti. Tantomeno a mettere da parte la cura di sé e la protezione dei propri cari. Insomma, pure in emergenza da coronavirus gli italiani continuano a fare acquisti ma, viste le restrizioni, naturalmente si rivolgono alle piattaforme on line. Ecco perché Amazon, con la sua classifica dei dieci articoli top seller, è un realistico specchio dei tempi e dei consumi in modalità Covid-19, che aiuta a capire come i nostri connazionali trascorrono questa lunga quarantena. Si va dai libri per bambini alle tute da ginnastica, dalle mascherine (oggetto più desiderato del momento) agli articoli per parrucchieri e al saturimetro, gadget diventato quasi introvabile.

Leggere e bere il caffè

Sul più grande ecommerce del mondo si è registrato un exploit delle vendite di libri per bambini, ma anche di quelli che hanno a tema le epidemie, come ‘Spillover. L’evoluzione delle pandemie’ di David Quammen e ‘Cecità’ di José Saramago. Sul fronte alimentare, gli italiani non rinunciano all’amato espresso, e infatti volano le vendite di cialde e capsule per il caffè, così come le confezioni di tonno, la pasta e le salse di pomodoro.

Vestirsi sì, ma comodi

Anche in casa ci si veste, certo, ma non proprio con l’attenzione e la cura riservata a quando si va al lavoro. Insomma, vince la comodità più che l’eleganza: forse è questa la ragione che fa diventare dei top seller nella categoria abbigliamento le tute e i calzettoni da sport. Sorprendente è anche il successo che hanno le mantelle per i parrucchieri, evidentemente per potersi tagliare i capelli a casa.

Non si smette mai di giocare

I bambini sono sempre una priorità e pure la direzione degli acquisti on line lo conferma. Nei prodotti più venduti in casa e cucina spiccano pastelli, pennarelli, tubetti di tempera e colla glitterata, oltre agli album per disegno. Ma vengono messi nel carrello anche i giochi da tavolo e di società, come l’evergreen Risiko.

Protezione e salute

Nel settore elettronica i prodotti più acquistati sono Kindle, cuffie e fire stick, mentre in quello ‘Commercio, Industria e Scienza’ le prime dieci posizioni sono interamente occupate dalle mascherine chirurgiche. Tra gli oggetti di questa tipologia particolarmente desiderati, almeno stando agli ordini, ci sono anche il termometro laser digitale e il saturimetro da dito, un piccolo apparecchio che consente di valutare il livello di ossigenazione nel sangue.

Distrarsi e informarsi? Meno male che c’è il web

Le giornate al tempo del virus trascorrono con modalità diverse, anche per quanto riguarda l’intrattenimento e l’informazione. Ovviamente, non si può uscire e giocoforza la ricerca di entertainment si orienta verso   canali alternativi. In questo contesto, non sorprende che la maggior parte degli italiani trascorra moltissime ore a navigare sul web, in un’altalena fra svago e speranza di buone notizie. Tanto che il tempo collegati alla rete è più che raddoppiato in una sola settimana.

Il tempo passato in rete è cresciuto del 61%

Stando ai dati forniti da Audiweb, che ha preso in esame l’audience online tra il 2 e il 22 marzo, il tempo speso sul web è cresciuto del 61% dal 16 al 22 marzo, settimana in cui i brand di news online hanno fatto registrare un +96%, dopo il +102% messo a segno tra il 9 e il 15 marzo.

Più donne che uomini e più 45-54enni che ragazzi

E’ anche molto interessante l’analisi di questo pubblico “digitale” a livello demografico. L’aumento del tempo trascorso sui siti di informazione ha riguardato sia le donne (+101%) sia gli uomini (+91%) di età superiore ai 13 anni. Per quanto concerne le fasce d’età, a contribuire maggiormente a questo incremento sono le persone di età compresa fra i 45-54enni (+118%), seguite da quelle 55-64enni (+114%) e a seguire dai 25-34enni (+110%). Più moderato, anche se comunque sensibile, l’aumento fatto registrare da giovanissimi e senior: 66% per i 13-17enni, 60% per i 18-24enni e 65% per gli over 65 anni. 

News la categoria più ricercata

L’analisi mette poi in luce quali sono le categorie dei siti maggiormente ricercati. Nelle prime due settimane analizzate (dal 2 al 15 marzo) la curva dell’interesse della popolazione online si è indirizzata principalmente verso l’informazione. Nelle giornate successive, spiega Audiweb sull’Ansa, “si è passati dall’inseguimento di informazioni autorevoli e tempestive sulle disposizioni governative comunicate a più riprese, all’organizzazione e gestione di attività ludiche, di servizio, o di apprendimento e studio nell’ultima settimana di rilevazione, tra il 16 e il 22 marzo”. Nelle giornate seguenti è anche molto aumentato l’interesse verso l’offerta di contenuti utili a trascorrere il tempo in casa, tra lavoro o attività di differente natura. Gli incrementi maggiori si sono registrati per la categoria Home & Fashion (+114%), grazie soprattutto all’appeal dei brand raccolti nella sotto-categoria Food & Cooking. Cresce anche la categoria Family & Lifestyles (+23%), e l’Entertainment (+31%), che comprende video, radio online e contenuti dedicati espressamente al pubblico femminile.

Immobiliare, prezzi stabili nel 2019. E Milano fa da traino

E’ arrivata la fotografia del settore immobiliare aggiornata a tutto il 2019. A scattarla è l’Istat, che evidenzia una “una sostanziale stabilizzazione dei prezzi del mercato immobiliare residenziale” nel corso dell’anno passato. I prezzi delle abitazioni chiudono l’anno con una diminuzione di appena un decimo di punto rispetto al 2018 e con un andamento che si estende sul 2020 di poco positivo (+0,1%). I prezzi delle abitazioni esistenti (che pesano per oltre l’80% sul totale) calano dello 0,4% nel 2019, quelli delle case nuove aumentano dell’1,1%. Rispetto al 2010, i prezzi sono diminuiti del 16,6% (-23% per le abitazioni esistenti e +1,4% per le nuove). In questo contesto, l’ultimo trimestre del 2019 registra un nuovo aumento su base annua dei prezzi delle abitazioni, con una crescita dello 0,3% dopo lo 0,4% del terzo trimestre, secondo le stime preliminari.

Italia a due velocità, su il Nord giù il Sud

Quello nazionale, spiega l’Istat, è un dato che rappresenta “la sintesi di andamenti territoriali molto eterogenei con il Nord-Ovest e il Nord-Est in crescita e il Centro e il Sud e Isole in diminuzione”. All’interno di questo scenario, i prezzi delle abitazioni a Milano registrano una crescita sostenuta per il quarto anno consecutivo (fino al 12,5%) ribadendone il ruolo di traino del mercato immobiliare italiano, mentre Roma segna invece un calo per il terzo anno di fila, quantificato al -2%. Secondo le stime preliminari, nel quarto trimestre 2019 l’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, diminuisce dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e aumenta dello 0,3% nei confronti dello stesso periodo del 2018 (era +0,4% nel terzo trimestre 2019). È per il secondo trimestre consecutivo, quindi, che si registra un aumento su base annua dei prezzi delle abitazioni, dovuto per lo più a quelli delle abitazioni nuove (+1%; era +1,3% nel trimestre precedente) ma anche, seppur in misura più contenuta, ai prezzi delle abitazioni esistenti (+0,1% come nel terzo trimestre).

Segno più per il mercato delle nuove abitazioni

L’incremento tendenziale registrato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale per il quarto trimestre 2019 è del +0,6%. Si tratta di un dato sempre positivo, ma in calo rispetto il +4,9% del trimestre precedente. In particolare, i prezzi delle abitazioni esistenti continuano a registrare una flessione, pari a -0,3% negli ultimi tre mesi dell’anno, mentre i prezzi delle abitazioni nuove continuano invece a crescere (+0,6%).

WhatsApp e Messenger, chiamate di gruppo aumentate del 1000%

Da quando sono costretti a stare a casa, gli italiani non vogliono rinunciare alla socialità, seppur a distanza. Ecco che allora ricorrono a ogni possibile soluzione tecnologica e la più semplice e alla portata di tutti – anche dei nonni – è quella di utilizzare le videochiamate di WhatsApp e Messenger. La forma, evidentemente, è ultra gradita, tanto che le chiamate di gruppo sui due social sono aumentate, in termini di tempo, di oltre il 1.000%. Lo ha reso noto Facebook in un post firmato da due vicepresidenti, Alex Schultz e Jay Parikh.

Esplosione social e dirette live

Nelle ultime settimane, quando l’emergenza sanitaria ha previsto restrizioni più severe, per gli italiani il tempo speso nelle app di Facebook, ovvero Instagram, WhatsApp e Messenger, è aumentato fino al 70% secondo i dati diffusi in un blogpost da Alex Schultz, vice president di Analytics, e Jay Parikh, vice president di Engineering. Le visualizzazioni dei Live su Instagram e Facebook sono raddoppiate in una settimana. La messaggistica è cresciuta di oltre il 50%.

Un fenomeno improvviso e nuovo da gestire

Durante l’emergenza legata al coronavirus, Facebook sta facendo “tutto il possibile per mantenere le app veloci, stabili e affidabili. I nostri servizi sono stati costruiti per resistere ai picchi durante eventi come le Olimpiadi o la notte di Capodanno. Tuttavia, questi eventi si verificano raramente e abbiamo tutto il tempo per prepararci”, sottolineano spiegando come la crescita di utilizzo dovuta al Covid-19 è senza precedenti per tutto il settore, e “stiamo registrando nuovi record di utilizzo quasi ogni giorno”. Secondo Schultz e Parikh “mantenere la stabilità durante questi picchi di utilizzo è più impegnativo del solito ora che la maggior parte dei nostri dipendenti lavora da casa”.

Il commento di Mark Zuckerberg

Anche Mark Zuckerberg, fondatore e numero uno di Facebook, qualche giorno fa ha parlato dell’exploit delle app del social dovuto al Covid-19, e si è augurato che la rete possa reggere tutto questo traffico. “Al momento la situazione non è fuori controllo – ha detto Zuckerberg in una conference call – ma dobbiamo davvero assicurarci di avere un’infrastruttura al di sopra di questa situazione per poter continuare a fornire il livello di servizio di cui le persone hanno bisogno un momento come questo”. E ha aggiunto: “In termini di statistiche stiamo riscontrando livelli di utilizzo molto elevati in tutti i paesi che sono stati colpiti. Non solo di WhatsApp anche di Facebook Messenger. Il picco normale per noi è Capodanno, giorno in cui praticamente tutti vogliono mandare messaggi e fare un selfie da inviare alla loro famiglia ovunque si trovino. E siamo oltre quel picco di Capodanno”, ha concluso il ceo di Facebook.

Coronavirus ed e-commerce: quando la digitalizzazione fa la differenza

Tra gli effetti del coronavirus, ce n’è uno che potrebbe indicarci la direzione delle modalità di consumo e soprattutto fornire alle aziende importanti spunti in termini di digitalizzazione. Già, perché l’emergenza sanitaria ha messo in luce quanto sia strategico, soprattutto per le imprese del comparto alimentare e dei beni di prima necessità, saper essere presenti e attive su tutti i canali digitali. Lo ha detto in una recente intervista all’Ansa la sales director di Kooomo, nota piattaforma tra quelle specializzate nell’e-commerce, Anastasia Sfregola. “L’acquisto online dei generi alimentari dovuto all’effetto scorte ha trovato impreparati i reparti e-commerce principalmente delle catene delle grande distribuzione che non avevano mai fronteggiato una situazione simile. Basti pensare che Esselunga in Italia in pochi giorni ha visto crescere la richiesta di spesa online dall’1% al 20%” ha dichiarato la manager.

Generi alimentari, richieste a +81%

Un’impennata confermata dai dati Nielsen sulle vendite online dei prodotti alimentari, ricorda la manager, in aumento nelle ultime tre settimane dell’81% rispetto allo scorso anno, con un incremento del 30% rispetto al periodo che ha preceduto l’esplosione dell’emergenza. “Una notizia che va letta sotto due angolazioni”, precisa Sfregola, “perché se il digitale rappresenta una risorsa indispensabile per gestire situazioni di emergenza, è proprio in circostanze come queste che s’impone un ragionamento su quali scelte fare nei processi di trasformazione”. Secondo la manager, “alla filiera agroalimentare, che si è trovata nel mezzo di una mole di richieste senza precedenti, serve una tecnologia diversa, pronta a sostenere una quantità di ordini più grandi”.

Una nuova era digitale

Seppur inaspettato e sicuramente tragico, questa sorta di test sul campo ha messo però in evidenza quanto sia importante per le imprese prepararsi e attivarsi in funzione di una nuova era digitale. Un imperativo categorico per le realtà che trattano beni primari. Infatti la situazione contingente ha portato sul web un pubblico vastissimo, che questa modalità di acquisto non l’aveva mai considerata. A maggior ragione, quando l’emergenza sarà conclusa, saranno essenziali le strategie che i brand sapranno mettere in atto per offrire anche ai nuovi utenti esperienze personalizzate e di valore. Il vero assett, naturalmente, sarà la qualità della tecnologia adottata e la capacità di rimodulare il proprio business verso la multicanalità. Con la capacità di spostare e gestire velocemente le attività a seconda delle esigenze: sarà questa una delle lezioni del virus che, probabilmente, cambierà il mondo.

Mutui e prestiti per famiglie e Pmi, le misure in campo per il coronavirus,

Il decreto legge del Governo di marzo ha messo in campo una vasta serie di strumenti e di pacchetti per rendere un po’ più leggera l’emergenza da parte di imprese e famiglie. Si tratta di molteplici interventi per garantire liquidità a chi si trova in difficoltà a causa del coronavirus. La manovra, che include azioni per quanto riguarda i mutui prima casa, moratoria sui prestiti, garanzie per le banche che finanziano imprese; incentivi alle imprese bancarie e industriali per cedere i crediti deteriorati; rafforzamento dei Confidi; garanzie per le regioni che effettuano acquisti da fornitori esteri ha un valore di 4,8 miliardi di euro. Valore che, in base alle stime, dovrebbe produrre un ‘effetto volano’ pari a circa 350 miliardi. Ecco, come riporta l’agenzia Adnkronos, le principali novità.

Mutui prima casa

Per questa tipologia di cittadini, il decreto estende il fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa allargandolo con una nuova causale valida per la richiesta di sospensione. Si tutelano così le famiglie che stanno pagando la loro prima abitazione e che possono essere in difficoltà a sostenere le spese per gli effetti dell’emergenza.

Interventi per le piccole e medie aziende

Per le Pmi, che rischiano di essere colpite pesantemente dal blocco delle attività, gli interventi principali sono due, la moratoria e il Fondo Pmi. Nel primo caso, le micro, piccole e medie imprese potranno beneficiare di una moratoria su un volume complessivo di prestiti stimato in circa 220 miliardi di euro. Vengono congelate fino al 30 settembre le linee di credito in conto corrente, finanziamenti per anticipi su titoli di credito, scadenze di prestiti a breve e rate di prestiti e canoni in scadenza. Il Fondo centrale di garanzia per le Pmi viene invece incrementato di un miliardo di euro, anche per la rinegoziazione dei prestiti esistenti. Vengono inoltre introdotte delle modifiche che semplificano l’accesso al credito come: la gratuità della garanzia, con la sospensione dell’obbligo di versamento delle previste commissioni per l’accesso al Fondo stesso; l’ammissibilità alla garanzia di operazioni di rinegoziazione del debito; l’allungamento automatico della garanzia in caso di moratoria o sospensione del finanziamento per l’emergenza coronavirus; facilitazione per l’erogazione di garanzie per finanziamenti a lavoratori autonomi, liberi professionisti e imprenditori individuali; estensione dell’impiego delle risorse del Fondo. C’è poi anche un’ulteriore azione a favore delle piccole imprese: attraverso misure di semplificazione, viene rafforzato il Consorzio di garanzia dei fidi per le microimprese.