Dopo l’emergenza, nuove abitudini d’acquisto per 16,4 milioni di italiani: exploit dell’online

Le abitudini d’acquisto sono cambiate, complice – ancora una volta – l’effetto del Coronavirus. L’emergenza sanitaria ha portato con sé anche profondi cambiamenti nelle consuetudini degli italiani e degli europei, che hanno modificato, ad esempio, il loro modo di fare acquisti. A dirlo è nuovo report realizzato dalla società di consulenza globale Alvarez&Marsal in collaborazione con Retail Economics e basato su un campione di 6.000 consumatori appartenenti a 6 paesi europei: Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Svizzera.

L’online è il canale che si rafforza di più

A causa del lockdown, l’online ha vissuto un exploit notevolissimo, anche in Italia. Il rapporto prevede che il le vendite on line in Europa nel corso del 2020 vedranno una crescita del giro d’affari totale fino a  13,6 miliardi di euro. Alto il business anche nel nostro Paese, tradizionalmente la “Cenerentola” in questo mercato: in Italia l’incremento sarà di 1,5 miliardi, in Gran Bretagna di 5 miliardi e in Francia di 3 miliardi. “Più di quattro consumatori su dieci in tutta Europa hanno indicato di aver acquistato online per la prima volta, a causa del Covid, qualcosa che in precedenza avevano comprato solo in negozio. Questa percentuale sale al 55% per i consumatori in Italia e Spagna, nazioni più colpite dall’emergenza sanitaria” spiega il report, come riporta l’Ansa. E la gran parte dei consumatori – 16,4 milioni di persone – ha dichiarato che cambierà in modo permanente le proprie abitudini d’acquisto: ciò significa che il canale digitale è destinato a guadagnare ulteriore quote di mercato.

Cosa hanno acquistato gli italiani?

In tempi di lockdown, i nostri connazionali hanno concentrato i loro investimenti sopratutto sull’alimentare, che in questo mesi ha messo a segno un notevole +15%. In negativo le spese considerate velleitarie, come i vestiti, le scarpe, i mobili e anche i libri. Ha invece tenuto tutto il settore dell’elettronica di consumo e quello degli attrezzi per poter continuare a fare ginnastica anche a casa.

In Italia ancora grandi margini di crescita

Come dicevamo, in Italia la penetrazione dell’online ha valori ancora relativamente bassi specie se raffrontata con altri Paesi Europei. Secondo il rapporto, il nostro Paese ha registrato una penetrazione dell’ecommerce del 6,3% nel 2019: ma tale valore è destinato a crescere con stime che parlano dell’8,3% per quest’anno con un previsionale per il 2021 del 9,5%. E nel resto d’Europa? La Spagna fa peggio di noi: in base ai dati disponibili, passerà dal 5,3% del 2019 al 7,3% nel 2020 al 7,6% nel 2021. Le campionesse dei consumi online sono invece la Gran Bretagna, che quest’anno salirà al 24% (+4% rispetto al 2019), seguita a distanza dalla Germania, con un 13,9% per il 2020.

Cybercrime, record ad aprile: scuola, finanza e sanità i settori più colpiti

Non è stato solo il il virus Covid-19 a mettere in pericolo gli italiani, ma pure quelli informatici. Durante l’emergenza sanitaria, infatti, nel nostro Paese si è registrato un picco di attacchi informatici, che hanno toccato il record lo scorso aprile. Ad affermarlo è il primo rapporto sulle minacce informatiche nel 2020 in Italia elaborato dall’Osservatorio sulla Cybersecurity di Exprivia, che evidenzia come da gennaio ad aprile siano raddoppiati di mese in mese il totale di attacchi, incidenti e violazioni della privacy a danno di aziende e privati.

Attacchi soprattutto al comparto Education e alle piattaforme Cloud 

In base ai dati del rapporto, si scopre che oltre il 45% delle campagne criminali sono state indirizzate a soggetti multipli e non classificabili. Tra gli ambiti identificati più colpiti nei mesi presi in esame quello dell’Education (in particolare università e scuole), oggetto del 16% degli attacchi e quello delle piattaforme Cloud, particolarmente sotto stress per il lavoro da remoto con il 14%. ‘Finanza’ (10% degli attacchi totali) e ‘Sanità’ con il 5% sono gli altri due settori che hanno registrato un numero significativo di attacchi. Sicuramente a questo fenomeno ha contribuito  l’incremento dello smart working, della didattica a distanza e di una maggiore connessione ai social network durante il lockdown.

Primo danno, il furto dei dati

Secondo l’Osservatorio, il 59% degli episodi ha provocato come danno il furto dei dati, superando di gran lunga sia la perdita di denaro (9% dei casi) che la violazione della privacy (18%). Per un attacco su quattro però non è stata identificata la tecnica adottata, oppure è sconosciuta, “evidenziando così l’impellente necessità di elaborare adeguati sistemi di protezione” spiega il report. Ancora, l’analisi spiega che tra le tecniche già note, quella più utilizzata per sferrare gli attacchi è stata il phishing (nel 30% dei casi), una truffa che inganna l’utente attraverso messaggi ingannevoli via e-mail per accedere a dati finanziari. Oltre il 20% degli attacchi, invece, è avvenuto tramite malware – software o programmi informatici malevoli – che hanno fatto leva sull’effetto Coronavirus per attrarre e ingannare gli utenti più sprovveduti.

Controllare per proteggersi

Come sempre, valgono poche, semplici regole per mettersi al riparo da simili attacchi: innanzitutto controllare – fin dalla grammatica –  i messaggi di posta elettronica e ovviamente l’indirizzo del mittente; inserire i propri dati sensibili solo in siti che utilizzano protocolli cifrati; verificare che l’indirizzo URL sia esattamente quello del sito che si vuole visitare e non uno “fotocopia”; verificare le recensioni dei siti sui quali si hanno dei dubbi.

Mutui, convenienti e “consistenti”: tassi bassi e l’importo erogato aumenta del 9%

Dopo lo stop obbligato, gli italiani hanno ripreso in mano le redini del loro presente e del loro futuro. E, soprattutto, sono ritornati a cercare casa, anche accendendo un mutuo. Che questa tendenza si sia rimessa in moto a gran velocità, superando addirittura l’andamento dei mesi pre lockdwon, è confermato dalle analisi di Facile.it e Mutui.it. In particolare, si scopre che a maggio 2020 la richiesta dei mutui è ripresa alla grande: l’analisi appena pubblicata dimostra che, a fronte dell’aumento della domanda, le banche sembrano aver adottato una politica di grande apertura nella concessione del credito alle famiglie. Ma è interessante notare che i dati parlano di un importo medio erogato dagli istituti di credito tra l’1 maggio e il 15 giugno 2020 più alto del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oggi l’importo si assesta a 134.315 euro, tornando così ai livelli di inizio anno, sebbene ora la situazione economica generale sia oggettivamente più difficile.

Le banche rispondono “con grande apertura”
“Vuoi per un effetto rimbalzo dopo lo stop forzato imposto dalla quarantena, o perché proprio durante questa la casa ha assunto un ruolo ancor più importante nella vita di tutti noi, tanti italiani sono tornati a presentare domanda di mutuo e le banche stanno rispondendo con grande apertura alla richiesta”, spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. “Sebbene bisognerà aspettare fine anno per tracciare un bilancio complessivo, va di certo evidenziato che un ruolo importante lo sta giocando il canale online con il quale, a causa del periodo in cui si era costretti in casa, moltissimi consumatori hanno preso confidenza”.
Le richieste raccolte nel canale online sono caratterizzate da un incremento del peso percentuale delle surroghe che oggi, secondo l’analisi, rappresentano più di un terzo del totale domande di finanziamento (34%); erano poco più del 17% lo scorso anno.

Tassi ai minimi
Tra le buone notizie per chi vuole accendere un mutuo bancario c’è anche il fatto che i tassi di interesse restano ai minimi storici. Secondo le simulazioni degli esperti, a giugno per un finanziamento da 124.000 euro da restituire in 25 anni, con un rapporto mutuo/valore dell’immobile pari al 70%, i migliori tassi fissi (Taeg) disponibili online variano tra lo 0,95% ed il 1,15%, con una rata compresa tra 463 euro e 477 euro; a inizio anno (gennaio), per questo stesso finanziamento i tassi variavano tra l’1,23% e 1,34%, vale a dire circa 300 euro in più all’anno di interessi; 7.500 euro se si considera l’intera durata del mutuo. E anche sul fronte dei tassi variabili l’offerta rimane estremamente bassa, con Taeg che variano, per i parametri sopra indicati, tra 0,81% e 0,98% (rata tra 452 euro e 463 euro).

3,9 miliardi di euro: il valore dell’Industria 4.0 italiana

La ragguardevole cifra di 3,9 milioni di euro: a tanto ammonta il valore di mercato dell’Industria 4.0 in Italia. I dati, riferiti al 2019, sono stati diffusi in occasione della presentazione della ricerca Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano. In particolare, l’indagine evidenzia che il valore dell’Industria 4.0 nel nostro paese è in crescita del 22% rispetto all’anno precedente e quasi triplicato in 4 anni, in gran parte (2,3 miliardi di euro, il 60%) dedicato a progetti di connettività e acquisizione dati (Industrial IoT) e poi suddiviso tra Analytics (630 milioni), Cloud Manufacturing (325 milioni), Advanced Automation (190 milioni), Additive Manufacturing (85 milioni) e tecnologie di interfaccia uomo-macchina avanzate (55 milioni). A cui si aggiungono le attività di consulenza e formazione per progetti Industria 4.0: circa 255 milioni di euro, +17% rispetto al 2018. “Per il 2020, originariamente si prevedeva una crescita in linea con il trend 2019, con un incremento compreso tra il 20 e il 25%, ma per effetto della crisi sanitaria si prospetta uno scenario di grande incertezza, le cui previsioni – legate all’effettivo superamento dell’emergenza, alla ripartenza della domanda e ai possibili stimoli agli investimenti – variano da uno scenario ottimistico di chiusura dell’anno quasi in linea con il budget iniziale a uno pessimistico di contrazione del fatturato 4.0 nell’ordine del 5-10%. Nel medio-lungo termine, in ogni caso, il sentiment verso l’industria 4.0 rimane positivo, rafforzato dalla considerazione che l’emergenza abbia accelerato la trasformazione digitale” si legge nel rapporto.

Investimenti posticipati?

In questo scenario ancora confuso, il 26,5% delle aziende coinvolte nell’Osservatorio ha dichiarato che posporrà almeno metà degli investimenti tra quelli originariamente pianificati, circa un quarto si concentrerà su Industrial-IoT, Analytics e Advanced HMI. Nell’incertezza, le imprese auspicano incentivi per non fermare la “scalata digitale”, in particolare una riduzione delle imposte sui prossimi esercizi contabili (33%) e una diminuzione del costo del lavoro per operatori di fabbrica (per il 30%). Ma un terzo (31%) chiede anche di rilanciare il Super e Iper ammortamento per beni strumentali, di gran lunga più desiderato rispetto al credito d’imposta per ricerca e sviluppo (17%), agli incentivi per beni immateriali (18%) o a quelli per assunzione e formazione (8% e 11%).

“Il motore della ripartenza”

Afferma Marco Taisch, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Industria 4.0: “In questa nuova fase, all’industria italiana spetta il compito di essere il motore della ripartenza, in un contesto in cui la trasformazione digitale diventa ancora più rilevante non solo per garantire i processi operativi, ma anche per dare nuova efficacia alle decisioni, accelerare la riconversione dei prodotti, monitorare e gestire i rischi. Le imprese che avevano investito in precedenza ne hanno tratto grande beneficio, ma questa è una occasione per tutte per compiere un passo avanti nel digitale. In questo senso è positivo l’impegno del Governo nel dare stabilità al piano Trasformazione 4.0”.

Trattamento dei dati personali online: italiani preoccupati, ma al digitale non si rinuncia

Sappiamo che gli italiani, specie in queste ultime settimane, sono diventati sempre più digitali e passano gran parte del loro tempo usando tutte le opzioni possibili, fra internet, app, streaming, e-commerce… Solo nell’ultimo periodo, quello del lockdown, l’utilizzo di strumenti digitali è cresciuto addirittura del 20%. Ma quanti dei nostri connazionali sono adeguatamente informati sul trattamento dei loro dati personali e della loro privacy online? Pochi, a dire la verità. A dirlo è una recente indagine di GfK Sinottica, basata su un campione rappresentativo di italiani con più di 14 anni, che fa emergere alcuni elementi interessanti in merito al rapporto fra italiani e queste tematiche.   

Privacy, questa… “sconosciuta”

Anche se quello della privacy è un argomento noto – con  oltre il 90% degli utenti internet che afferma di conoscere o aver sentito parlare del tema del trattamento dei dati personali online, anche per tutte le questioni emerse intorno all’utilizzo della App Immuni – solo un italiano .su 2 dichiara di essersi informato attivamente a riguardo. Esaminando i dati in base all’età anagrafica, non sorprende che  la metà dei soggetti informati abbia tra i 35 ed i 54 anni. Gli utenti più in là negli anni, invece, sembra avere meno dimestichezza con tali tematiche, mentre i più giovani hanno una conoscenza solo superficiale della privacy online. Però, anche se c’è l’ammissione di saperne poco in merito, i nostri connazionali sono abbastanza preoccupati per la loro privacy: oltre l’80% degli intervistati, infatti, esprime dei timori in merito. Ancora, 2 utenti su 3 dicono di non fidarsi a rilasciare i propri dati su siti web. In generale, gli italiani esprimono anche una certa diffidenza nei confronti di tutti quei soggetti istituzionali e commerciali che sul web trattano dati sensibili.

I timori non frenano l’utilizzo dei servizi via web

Eppure, nonostante un po’ di ansia, gli italiani utilizzano alla grande servizi che richiedono i dati personali: l’indagine rivela che 3 persone su 5 accedono al servizio di Internet Banking e oltre 4 su 5 sono iscritti ad almeno un social network. Insomma, il trattamento dei dati personali e la privacy sono una fonte di lieve preoccupazione, ma non abbastanza da non utilizzare i servizi della rete, anzi. Forse non c’è ancora una piena consapevolezza, nel nostro Paese, di cosa sia potenzialmente rischioso e cosa no. Fatto sta che le tracce digitali sono sempre più numerose: ciò significa che al web no, non si può proprio rinunciare.

Cosa togliere dal curriculum per trovare lavoro: le dritte degli head hunter

Il curriculum è il primo contatto fra candidato e selezionatore. E’ evidente, con questa premessa, quanto sia importante che un curriculum vitae sia ben fatto prima di tutto per essere letto e poi, ovviamente, per dare delle chance di trovare un nuovo lavoro. Eppure tantissimi candidati sbagliano, e magari si giocano occasioni preziose a causa di piccoli (ma fondamentali per chi legge) errori.

Cosa dire e non dire

Proprio così: perché nel curriculum vanno inseriti sicuramente gli skills essenziali, proprio come insegnano tantissimi siti online che danno indicazioni su come redigere il CV perfetto, ma allo stesso modo vanno eliminate informazioni inutili se non controproducenti. E questo secondo aspetto – le voci da tagliare – difficilmente emerge nei siti o nei tutorial presenti sul web. Lo spiegano bene gli esperti di Adami & Associati, società di selezione del personale, sottolineando che “non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione”. Questo significa che, nel momento in cui si compila e si aggiorna il proprio curriculum vitae, è fondamentale cancellare ogni elemento superfluo o che, in ogni caso, potrebbe mettere il candidato in cattiva luce. “I selezionatori possono dedicare solo una manciata di secondi alla prima lettura dei CV. Se in quel brevissimo lasso di tempo il recruiter si imbatte in dettagli superflui o sbagliati, la sorte di quel candidato è probabilmente segnata”, precisano gli esperti.

I consigli dei cacciatori di teste

Ecco quindi gli elementi da stralciare dal CV prima di inviarlo ai selezionatori, così da non far perdere tempo o, peggio, far brutta figura.

Via subito l’indirizzo e-mail creato durate l’adolescenza: l’indirizzo di posta elettronica deve essere sobrio e professionale, con una combinazione del proprio nome e cognome. Niente nomignoli o parole buffe. Vanno eliminati anche gli hobby che non c’entrano nulla: nei curriculum vitae esiste solitamente uno spazio dedicato alle proprie passioni, ma al suo interno vanno però indicati solamente gli hobby che hanno qualcosa a che fare con il ruolo ricercato, o che dicono qualcosa in più sulla propria figura professionale. Poi, sì alla sobrietà e no alla creatività non richiesta: il CV deve essere letto in pochi secondi, pertanto immagini strane, colori accesi e disegni distolgono l’attenzione. Attenzione anche ai testi, che dovranno essere sintetici: no ai blocchi di testo estesi, sì alle liste puntate. I dati personali dovrebbero essere solo riferiti alle informazioni personali fondamentali e di contatto, mentre non ha molto senso (se non richiesto) indicare lavoretti fatti negli anni del liceo (a meno che non ci sia attinenza con la professione attuale), informazioni sul salario attuale e i propri social network. E, ultima accortezza, mai inserire bugie o gonfiature. Oltre a essere una pratica disonesta, i buoni recruiter individuano facilmente le bugie.

Commercio digitale B2B, le aziende italiane scoprono i marketplace

L’ e-commerce cresce fra le aziende italiane: ma, oltre al commercio online destinato al pubblico finale, esistono anche esempi virtuosi di e-commerce B2B, ovvero destinato ad altre imprese. Oggi due imprese italiane su tre in utilizzano i canali digitali in qualche fase o per qualche scopo del processo di acquisto (era il 65% nel 2005) e il 52% delle aziende B2B (o B2B2C) con più di 20 milioni di euro di fatturato ha un canale e-commerce B2B attivo, in crescita del 10% rispetto alla ricerca svolta a fine 2015: l’indagine a cui si fa riferimento è quella condotta da Netcomm, che ha fotografato il grado di digitalizzazione dei processi commerciali tra aziende.

Ancora agli inizi l’esperienza dei marketplace B2B

In base alla ricerca, si rileva che il 40% delle aziende B2B ha attivato un e-commerce con sito proprio, mentre il 18% vende con marketplace. Il 26% di aziende B2B non ha nessuna attività di digital commerce (era il 37% nel 2015), ma buona parte prevede di iniziare a farlo entro un anno. La principale barriera ad un uso più intenso degli strumenti digitali è rappresentata dagli attuali rapporti con i fornitori tradizionali.

“Il fenomeno è già rilevante in Usa e dominante in Asia”

“Lo scenario del commercio digitale B2B vede come nuovi protagonisti i marketplace e i nuovi rivenditori nati specificatamente per il canale digitale. I marketplace B2B, come nel B2C, stanno conquistando una quota di mercato importante e crescente. Il fenomeno è già rilevante in USA e dominante in Asia, molto meno in Europa e in Italia dove la diffusione dei marketplace B2B è solo agli inizi”: queste le parole di Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Il livello di conoscenza dei nomi dei principali marketplace B2B è cresciuto significativamente, passando dal 38% nel 2016 al 95% nel 2019, segno che l’interesse degli attori verso questi canali sta aumentando in modo rilevante. Possiamo immaginare che i grandi marketplace B2B, come Alibaba, Amazon Business e eBay giocheranno un ruolo chiave nello sviluppo dell’e-commerce B2B, ma anche che la frammentazione e specificità dei diversi comparti del B2B consentiranno lo sviluppo di molti player generalisti e settoriali”.

Rapporti commerciali avviati attraverso una ricerca on line

Quanto il mercato tradizionale stia cambiando e si stia spostando sempre più sul digitale è confermato dai numeri della ricerca: il 33% delle aziende buyer ha attivato rapporti commerciali con fornitori che sono stati individuati per la prima volta grazie a una ricerca online o altri strumenti digitali e il 15% dei buyer intervistati usa già marketplace B2B per fare acquisti. In particolare, i buyer cercano nell’online una fornitura occasionale e rapida, talvolta perché il proprio canale di riferimento ne è sprovvisto e necessitano di rifornirsi con urgenza. I servizi più desiderati dai buyer sono i cataloghi e le schede prodotto online di qualità, i listini prezzi pubblici e i contratti personalizzati online. Sono quindi propensi a comprare solo da chi mostra immediatamente prezzi e condizioni chiare, o anche da chi offre servizi di consegna rapidi e di qualità.

Tutti in bici: col bonus vendite aumentate del 60%

Grazie soprattutto all’introduzione del nuovo bonus previsto dal DL Rilancio che consente detrazioni importanti nell’acquisto di biciclette, dall’inizio della Fase 2 – con la riapertura dei negozi – si è registrato un considerevole boom nella domanda di due ruote ecologiche. Come riporta un recentissimo report a cura di Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), le vendite di bici tradizionali e a pedalata assistita hanno fatto segnare un balzo del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Solo nel mese di maggio l’indagine stima un aumento di circa 200mila pezzi rispetto all’analogo periodo del 2019.

Un exploit non solo nei comuni coinvolti nel bonus

Quello che sorprende, però, è che l’incremento a doppia cifra della richiesta di veicoli a due ruote “green” si è registrato anche nei territori non coinvolti nei benefici previsti dal bonus. Sono pertanto “circa 540mila le biciclette acquistate dagli italiani dopo il periodo di lockdown in tutti i punti vendita presenti sul territorio” riferisce Aicma. E questa cifra aumenta “anche al fuori delle restrizioni individuate dalle misure del Governo (capoluoghi di Regione e di Provincia anche sotto i 50.000 abitanti, nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e nei comuni delle Città metropolitane), interessando così in modo omogeneo anche territori meno popolosi”.

Merito dell’incentivo, ma c’è di più
Riporta ancora la nota diffusa dall’Aicma: “Gli incentivi hanno sicuramente rivitalizzato in modo significativo il mercato e le imprese del comparto stanno lavorando a pieno regime per rispondere, non senza qualche affanno, in modo adeguato alla crescente domanda che abbiamo registrato in queste settimane. Tuttavia crescono l’interesse e la domanda attorno alla bicicletta a prescindere dagli incentivi e come associazione chiediamo alle istituzioni di cogliere questa occasione per investire su un’infrastrutturazione ciclabile finalmente più capillare, sicura, equilibrata e rispettosa degli interessi di tutti gli utenti della strada. Allo stesso tempo monitoreremo la reale applicazione del bonus, affinché non sia per i consumatori e i rivenditori una corsa ad ostacoli o, peggio, contro il tempo”.

Come funziona il bonus

Il bonus bici è relativo al 60% della cifra (fino a 500 euro) destinata all’acquisto di biciclette, monopattini elettrici o mezzi simili effettuato dal 4 maggio nei comuni di 50mila abitanti, nei capoluoghi e nei comuni delle città metropolitane. Il buono può essere utilizzato utilizzando una specifica applicazione web che è in via di predisposizione e che sarà accessibile, anche dal sito istituzionale del ministero dell’Ambiente, entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale attuativo del Programma buono mobilità.

Facebook, arriva la funzione per gestire (e cancellare) il passato

Alzi la mano chi non vorrebbe fare un leggero make up alla propria bacheca di Facebook: ma finora non è stato agevolissimo eliminare ricordi del passato come foto, frasi, commenti. Magari si desidera cambiare lavoro e vecchi post non appartengono più alla propria vita attuale, così come magari è mutata la situazione sentimentale ed è necessario mettere un po’ d’ordine. Bene, ora cancellare quello che non ci piace più diventa semplice, anche se si vogliono eliminare interi blocchi. “Che tu stia entrando nel mercato del lavoro dopo il college, o stia voltando pagina dopo la fine di una relazione, sappiamo che le cose cambiano nella vita delle persone e vogliamo renderti più facile curare la tua presenza su Facebook per riflettere più accuratamente chi sei oggi”, ha annunciato il social network attraverso un messaggio.

Cosa fa Manage Activity

La nuova funzione si chiama Manage Activity e permette di nascondere o cancellare in blocco i vecchi post fin dall’iscrizione al social. Si tratta di un’opzione che consente di gestire, in un’unica area, tutti i contenuti pubblicati in bacheca. I post che non si vogliono più mostrare, ma che si desidera conservare, possono essere archiviati e recuperati quando lo si desidera. Quelli che invece è meglio che vengano buttati, si possono mettere nel cestino: anche in questo caso ci sarà la possibilità di cambiare idea. I post eliminati verranno infatti conservati per altri 30 giorni prima di essere cancellati per sempre. Ma la funzione più interessante è quella che consente di selezionare diversi post attraverso una sola azione, identificandoli attraverso dei filtri. Quindi, sarà possibile effettuare cancellazioni multiple con un solo clic, senza lunghe operazioni manuali.

Operativo a breve su tutte le versioni 

La funzione Manager Activity al momento è disponibile solo sulle app mobile, sia iOS sia Android, ma a breve – si ipotizza entro qualche settimana – si potrà utilizzare anche sulla versione desktop di Facebook. Per accedervi, bisogna andare su Registro attività dalla propria pagina profilo. Da qui si accede a Gestisci attività: in questa pagina è possibile accedere a I tuoi post, che possono essere così visualizzati. A questo punto, i post possono essere filtrati – ad esempio scegliendo un lasso di tempo o quelli in cui appare una persona  – e successivamente archiviati o cancellati. E’ prevista anche l’opportunità di mettere la spunta a “tutti”, sempre con la possibilità di filtrare i post con i parametri inseriti. Una volta cancellati, i vecchi post non saranno più rintracciabili in nessun modo: e, in molti casi, è davvero meglio così.

Italiani in vacanza in Italia: l’estate 2020 è tricolore

L’estate del 2020 sarà sicuramente ricordata per lungo tempo. Sarà infatti la prima stagione di vacanza con ancora gli effetti, psicologici e pratici, del Covid-19. Tra restrizioni e paure, come saranno quindi le ferie degli italiani? A questa domanda ha cercato di rispondere un’indagine del Centro Studi del Touring Club Italiano sulle intenzioni di viaggio della propria community. La fotografia così scattata mette in luce un desiderio, da parte dei nostri connazionali, di non rinunciare al viaggio: d’altronde la community Touring ha sempre dimostrato una forte propensione alla vacanza, concedendosi nel 90% dei casi un periodo fuori casa fra i mesi di giugno e settembre. E, se è oggettivo che quest’anno la situazione sia differente, non manca però una buona dose di ottimismo.

Uno su due farà “certamente” un viaggio

All’interno del campione intervistato, circa la metà (49%) ha dichiarato che si concederà un viaggio (“certamente sì”) mentre un altro 32% lo farà “probabilmente”. Chi ha già scelto di restare di sicuro a casa è una quota tutto sommato residua (5%) mentre circa il 13% ha risposto “probabilmente no”. Nel complesso, dunque, il 71% ha un atteggiamento positivo nei confronti dell’estate mentre il 29% è rinunciatario. Le ragioni sono chiare: chi “sicuramente” o “probabilmente” starà a casa lo farà perché non intravede ancora le condizioni di sicurezza per viaggiare (67%).

Italia la meta preferita

Forse proprio per la maggiore percezione legata alla sicurezza, l’Italia sarà la meta preferita dai nostri connazionali. Se di solito il rapporto Italia-estero espresso dalla community del Tci era di circa 60-40, nell’estate 2020 si registra una polarizzazione molto più forte: il 94% infatti sceglierà una destinazione domestica rispetto a una quota residuale (6%) che andrà all’estero. Anche se in molti non hanno ancora deciso dove andare per le ferie, il mare si conferma la tipologia di vacanza preferita in estate (46%), ma la montagna conquista amplissime quote di estimatori. Quest’estate i monti totalizzano il 30% delle scelte (solo un anno fa erano il 17%), mentre le città d’arte passano dal 23% del 2019 all’8% del 2020. Altro dato significativo è che le aree interne con i loro borghi registrano un gradimento elevato: 9%, rispetto al 6% dello scorso anno, un dato che per la prima volta supera quello delle città d’arte.

No all’affollamento

Un altro dato che emerge dalla ricerca, e che davvero non sorprende, è che moltissimi italiani si stanno orientando verso luoghi poco affollati. Tuttavia, i nostri connazionali non vogliono farsi sovrastare dalle preoccupazioni: solo il 24% verificherà se nei dintorni della località di vacanza ci sono strutture sanitarie e il 48% dichiara che si baserà sull’indice di contagio regionale per decidere quale meta scegliere.