| La Francia si schiera contro il velo integrale |
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| Scritto da Crocetta de Marco | |||||
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di C.deMarco
Il burqa è “prigione” per le donne o “status simbol”? E’ stato il Presidente della Repubblica francese Sarkozy ad esprimersi sul burqa, sostenendo che esso non è il benvenuto sul territorio della Repubblica,ed ha dalla sua parte quasi tutte le forze politiche, perché il burqa è contrario ai principi della Republique, è contrario alla dignità delle donne ed alla laicità dello Stato francese. Con un rapporto di 200 pagine consegnato all’esame dell’Assemblea nazionale della Commissione Parlamentare costituita nel mese di Giugno si indicano le linee generali di un possibile intervento legislativo sulla questione del burqa indossato da quasi duemila donne islamiche, o convertite all’Islam. Ma la legge per il divieto del burqa avrà difficoltà ad essere accettata dal Parlamento, se già nella Commissione i pareri sono molto discordanti e non c’è l’unanimità. Il rapporto mira a proibire il burqa nei servizi e nei trasporti pubblici, e la pena sarebbe nella non erogazione del servizio. La norma per la proibizione del burqa si fonda su validi principi di discriminazione sessuale nei riguardi delle donne, esso è una grande offesa ai valori di uguaglianza fra tutti i cittadini, alla dignità e alla libertà delle donne, e tale norma risponde, inoltre, a criteri di sicurezza, scontrandosi con la necessità di poter identificare le persone, e con determinati problemi di ordine pubblico. Il rapporto suggerisce, ancora, al Parlamento di votare un provvedimento che combatta eventuali casi di costrizione tutelando le donne vittime di questa pratica, e aiutando tutti i gestori dei servizi pubblici a far rispettare tale norma. Prevede, altresì, modifiche al diritto d’asilo degli stranieri per vietare il permesso di soggiorno a chi manifesti pratiche religiose estremiste. Dal fronte laicista emergono vari dissensi, ed impone la sua logica: nessuna religione si intrometterà tra la Repubblica e i cittadini, che sono tutti liberi e uguali; la repubblica tutela la libertà religiosa, ma deve liberare dalla religione, quando questa opprima, porti alla violenza o separi drasticamente ciò che è stato conquistato e unito con fatica. Il velo che copre interamente il volto ha più versioni sul suo significato, fortissima è la tradizione, ma su tutte prevale il controllo sociale e, per le figlie degli sceicchi di Belgravia, il velo integrale è status simbol, indica petrolio, quindi ricchezza. Qual è la posizione d’oltre Alpi, fronte italiano? Al coro contro il velo integrale si unisce l’Italia con il ministro per le pari opportunità Carfagna, per la quale anche l’Italia avrà presto un provvedimento <alla francese>,per restituire alle donne islamiche una libertà negata per troppo tempo. Naturalmente, il problema è avvertito nei toni aspri dai leghisti che, favorevoli ad una legge per il divieto del burqa, invocano, come il Carroccio di Bossi e l’on. Borghezio, il bando per motivi di sicurezza. La differenza tra l’Italia e la Francia nell’approccio alla legge è d’impostazione: il dibattito vede l’Italia schierarsi a favore del divieto del burqa per finalità di ordine pubblico e non, come per la Francia ,per salvaguardia di valori della Repubblica. Dai nazionalisti di oltre la Manica il divieto del burqa non è condiviso, in quanto limita la libertà di chi tranquillamente indossa la tenuta religiosa che preferisce. Nel Nord Europa, in Danimarca, come in Italia, si oscilla tra questioni di principio e l’escamotage di un ritocco alla legge di ordine pubblico. Quest’ultimo motivo è, secondo la maggior parte dei cittadini italiani e non, quello che pare il più plausibile ad impedire agli islamici la libertà di vestirsi come si vuole: la sicurezza di tutti e l’ordine pubblico.
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