Le ideologie sono scomparse, i comunisti no
di E. Paduano

Quando cadde il muro vent’anni fa molti avrebbero scommesso su una rapida scomparsa dei comunisti dalla vita politica italiana. Invece …
Era dato da tutti per scontato: il vecchio Pc, ora che è crollato ogni riferimento esterno fondamentale come il regime sovietico, dovrà fare definitivamente i conti con la propria storia e con il fallimento dell’ideologia che per cinquant’anni l’ha guidata. Gli scaltri dirigenti comunisti sono però riusciti a sopravvivere, trasformando varie volte il vecchio partito ormai impresentabile (Pds, Ds), e hanno ora messo le mani sul Partito Democratico con Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema.
Ad essere travolti dal crollo del Muro di Berlino, dalla fine della guerra fredda e dalla sconfitta dell’Urss, furono, per molti inaspettatamente, i socialisti e i democristiani, oggi sparpagliati in tutti i partiti dell’arco costituzionale.
Perché proprio i partiti che vinsero la battaglia ideologica sono poi scomparsi?
In pochi mesi, tra il 1989 e il 1990, tutte le strutture politiche, ideologiche, territoriali e militari dell’impero sovietico, che per anni aveva affrontato alla pari (o quasi) il mondo occidentale, crollarono miseramente. Il mondo cambiò improvvisamente e tutti se ne accorsero quando Guenter Schabowski, portavoce del governo tedesco orientale, il 9 novembre del 1989 annunciò che il passaggio tra le due Germanie era libero. Era il via all’egemonia americana, la fine dei blocchi contrapposti che per decenni aveva condizionato la politica internazionale.
La Dc ora ha esaurito la sua funzione storica di argine ai comunisti, che per i primi cinquant’anni della storia della Repubblica era stata fondamentale. Mai gli americani, prima del crollo del muro, avrebbero accettato un governo italiano non guidato dai democristiani, alleati affidabili da sempre.
In quel momento la Dc perde la sua specialità nel sistema politico italiano: il partito “necessariamente” al governo.
I cattolici non hanno più interesse a concentrare le loro forze su un singolo partito che non ha più la certezza di governare: conviene sparpagliarsi in tutti i partiti che aspirano al governo. Una forza presente ovunque, in grado di far approvare con voto trasversale ogni provvedimento considerato fondamentale dalle gerarchie. Un sistema che probabilmente garantisce ancor più potere al Vaticano in materia legislativa (pillola del giorno dopo, testamento biologico).
Ancor prima della magistratura, è proprio questa inutilità a causare la scomparsa della Dc.
Per i socialisti la causa è simile: hanno rappresentato per anni la forza di sinistra “governativa”, quella capace di allearsi con la Dc, riformista, e, di fondamentale importanza, accettata dagli americani. Un partito utile per sottrarre voti al Pc e portarli nello schieramento filo-occidentale. Con il crollo del Muro tutto ciò non serviva più. Anche se non fossero arrivati i magistrati milanesi i socialisti, almeno come li avevamo fino ad allora conosciuti, erano destinati a scomparire.
Anche il Partito Comunista ha esaurito la sua funzione storica, ma mantiene una struttura capillare su tutto il territorio e dei dirigenti poco intenzionati a farsi da parte e pronti a svolte importanti.
Già prima del crollo dell’Impero sovietico il Partito comunista italiano passava elettoralmente di sconfitta in sconfitta e stava perdendo le coordinate ideologiche. Tutti si aggrappavano alla svolta di Gorbaciov pubblicamente, ma molti erano i dubbi sulla reale riuscita del piano. L’idea dominante era che l’Urss stesse per crollare e con essa sarebbe certamente crollato anche il Pc italiano.
La svolta della Bolognina era da tempo annunciata e necessaria. Il Partito comunista doveva ora prepararsi all’alternanza, visto che con il muro erano crollati i vincoli internazionali che gli avevano impedito di andare al governo. Per fare ciò era però ancora necessario rinunciare al vecchio nome, Pci, troppo legato ad anni bui: si scelse di chiamarlo Pds, poi Ds, ora Pd.
Achille Occhetto, nonostante le varie mancanze e le tante prese in giro, seppe salvare il salvabile molto meglio dei leader di Dc e Psi, su cui non pesava neanche una così drammatica disfatta ideologica. La glasnost di Achille Occhetto fu approvata dal Congresso l’11 marzo del 1990: il Pc iniziò a chiamarsi Pds, Partito democratico di sinistra, e rinunciò sia all’aggettivo comunista sia all’aggettivo socialista. Il Pds ereditò una straordinaria organizzazione e una dirigenza qualificata dal Pci.
Il crollo del comunismo mondiale fu un vantaggio perché le toglieva gran parte della sua temibilità e permise ai vecchi dirigenti, con il “vestito nuovo”, di candidarsi alla guida del governo.
Arriverà poi la sconfitta di Occhetto del 94’, per certi versi drammatica: dimostrava ancora una volta che il popolo italiano non era pronto al governo di un ex comunista. Il centro-sinistra infatti riuscirà a vincere solo dopo aver candidato Romano Prodi nel 96’, che garantiva i cattolici di sinistra. Ma i vecchi dirigenti del Pc non ci stanno e puntano al governo, anche contro il giudizio popolare espresso dal voto: Rifondazione provoca la crisi e D’Alema fonda il nuovo governo, con l’appoggio di Cossiga. “Finalmente un governo comunista, sarà un successo” avrà pensato il leader Maximo. Invece si rileva un colossale fallimento e D’Alema è costretto a dare le dimissioni dopo un’altra, l’ennesima, sonora sconfitta alle regionali.
Sembra finalmente la fine dell’egemonia della classe dirigente comunista sulla sinistra italiana, pronta ad evolversi dopo aver regalato nuovamente a Berlusconi il governo del paese. Nasce l’Ulivo, poi il Pd che unisce i Ds e i cattolici della Margherita. Un partito che promette di essere veramente nuovo, aperto alla società, non più comunista soprattutto.
Gli ex comunisti guidano il Pd con Veltroni , che però ha pessimi rapporti con D’Alema e gli ex amici. Il Pd veltroniano sembra all’inizio davvero una novità, giovane e aperto, moderno. Ma la drastica sconfitta elettorale tappa le ali al nuovo progetto, riaprendo la strada agli ex comunisti.
Il resto è attualità. D’Alema e Bersani hanno appena vinto le primarie e riportato “l’immortale” struttura comunista al vertice della sinistra. Molti “non-comunisti” sono già scappati dal partito e altri sembrano pronti a seguirli, ma questo sembra interessare poco al nuovo segretario, troppo impegnato a festeggiare l’ennesima resurrezione degli immortali compagni.
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