WhatsApp e Messenger, chiamate di gruppo aumentate del 1000%

Da quando sono costretti a stare a casa, gli italiani non vogliono rinunciare alla socialità, seppur a distanza. Ecco che allora ricorrono a ogni possibile soluzione tecnologica e la più semplice e alla portata di tutti – anche dei nonni – è quella di utilizzare le videochiamate di WhatsApp e Messenger. La forma, evidentemente, è ultra gradita, tanto che le chiamate di gruppo sui due social sono aumentate, in termini di tempo, di oltre il 1.000%. Lo ha reso noto Facebook in un post firmato da due vicepresidenti, Alex Schultz e Jay Parikh.

Esplosione social e dirette live

Nelle ultime settimane, quando l’emergenza sanitaria ha previsto restrizioni più severe, per gli italiani il tempo speso nelle app di Facebook, ovvero Instagram, WhatsApp e Messenger, è aumentato fino al 70% secondo i dati diffusi in un blogpost da Alex Schultz, vice president di Analytics, e Jay Parikh, vice president di Engineering. Le visualizzazioni dei Live su Instagram e Facebook sono raddoppiate in una settimana. La messaggistica è cresciuta di oltre il 50%.

Un fenomeno improvviso e nuovo da gestire

Durante l’emergenza legata al coronavirus, Facebook sta facendo “tutto il possibile per mantenere le app veloci, stabili e affidabili. I nostri servizi sono stati costruiti per resistere ai picchi durante eventi come le Olimpiadi o la notte di Capodanno. Tuttavia, questi eventi si verificano raramente e abbiamo tutto il tempo per prepararci”, sottolineano spiegando come la crescita di utilizzo dovuta al Covid-19 è senza precedenti per tutto il settore, e “stiamo registrando nuovi record di utilizzo quasi ogni giorno”. Secondo Schultz e Parikh “mantenere la stabilità durante questi picchi di utilizzo è più impegnativo del solito ora che la maggior parte dei nostri dipendenti lavora da casa”.

Il commento di Mark Zuckerberg

Anche Mark Zuckerberg, fondatore e numero uno di Facebook, qualche giorno fa ha parlato dell’exploit delle app del social dovuto al Covid-19, e si è augurato che la rete possa reggere tutto questo traffico. “Al momento la situazione non è fuori controllo – ha detto Zuckerberg in una conference call – ma dobbiamo davvero assicurarci di avere un’infrastruttura al di sopra di questa situazione per poter continuare a fornire il livello di servizio di cui le persone hanno bisogno un momento come questo”. E ha aggiunto: “In termini di statistiche stiamo riscontrando livelli di utilizzo molto elevati in tutti i paesi che sono stati colpiti. Non solo di WhatsApp anche di Facebook Messenger. Il picco normale per noi è Capodanno, giorno in cui praticamente tutti vogliono mandare messaggi e fare un selfie da inviare alla loro famiglia ovunque si trovino. E siamo oltre quel picco di Capodanno”, ha concluso il ceo di Facebook.

Coronavirus ed e-commerce: quando la digitalizzazione fa la differenza

Tra gli effetti del coronavirus, ce n’è uno che potrebbe indicarci la direzione delle modalità di consumo e soprattutto fornire alle aziende importanti spunti in termini di digitalizzazione. Già, perché l’emergenza sanitaria ha messo in luce quanto sia strategico, soprattutto per le imprese del comparto alimentare e dei beni di prima necessità, saper essere presenti e attive su tutti i canali digitali. Lo ha detto in una recente intervista all’Ansa la sales director di Kooomo, nota piattaforma tra quelle specializzate nell’e-commerce, Anastasia Sfregola. “L’acquisto online dei generi alimentari dovuto all’effetto scorte ha trovato impreparati i reparti e-commerce principalmente delle catene delle grande distribuzione che non avevano mai fronteggiato una situazione simile. Basti pensare che Esselunga in Italia in pochi giorni ha visto crescere la richiesta di spesa online dall’1% al 20%” ha dichiarato la manager.

Generi alimentari, richieste a +81%

Un’impennata confermata dai dati Nielsen sulle vendite online dei prodotti alimentari, ricorda la manager, in aumento nelle ultime tre settimane dell’81% rispetto allo scorso anno, con un incremento del 30% rispetto al periodo che ha preceduto l’esplosione dell’emergenza. “Una notizia che va letta sotto due angolazioni”, precisa Sfregola, “perché se il digitale rappresenta una risorsa indispensabile per gestire situazioni di emergenza, è proprio in circostanze come queste che s’impone un ragionamento su quali scelte fare nei processi di trasformazione”. Secondo la manager, “alla filiera agroalimentare, che si è trovata nel mezzo di una mole di richieste senza precedenti, serve una tecnologia diversa, pronta a sostenere una quantità di ordini più grandi”.

Una nuova era digitale

Seppur inaspettato e sicuramente tragico, questa sorta di test sul campo ha messo però in evidenza quanto sia importante per le imprese prepararsi e attivarsi in funzione di una nuova era digitale. Un imperativo categorico per le realtà che trattano beni primari. Infatti la situazione contingente ha portato sul web un pubblico vastissimo, che questa modalità di acquisto non l’aveva mai considerata. A maggior ragione, quando l’emergenza sarà conclusa, saranno essenziali le strategie che i brand sapranno mettere in atto per offrire anche ai nuovi utenti esperienze personalizzate e di valore. Il vero assett, naturalmente, sarà la qualità della tecnologia adottata e la capacità di rimodulare il proprio business verso la multicanalità. Con la capacità di spostare e gestire velocemente le attività a seconda delle esigenze: sarà questa una delle lezioni del virus che, probabilmente, cambierà il mondo.

Smart working “Bene, ma non solo per le emergenze”: la parola all’esperto

Lo smart working è una modalità di lavoro adottata sempre più spesso dalle aziende di tutto il mondo e, in concomitanza con l’emergenza legata al Coronavirus, è stato adottato a tempi di record da tantissime imprese. Questo anche perché – oltre l’esigenza stretta – un recente decreto del Governo ha permesso di attivarlo in molteplici casi senza tutti gli adempimenti previsti di norma dalla legge. “E’ un atto correttissimo quello adottato dal Governo, a patto che non sia una scorciatoia e che non serva solo per gestire le emergenze”: sono le dichiarazioni rilasciate da Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in una intervista rilasciata   all’Adnkronos/Labitalia. “In questa fase di emergenza – spiega Corso – sicuramente si velocizza l’attivazione dello smart working, ma non si può prescindere dall’importanza di un accordo di responsabilità datore di lavoro-dipendente”. Come a dire che “In pratica il lavoratore si ‘prende’ l’autonomia di operare da casa, in perfetta flessibilità, e in cambio l’azienda ne misura i risultati. Il lavoratore è comunque subordinato, anche se lavora ‘da casa’, e quindi deve dare conto del raggiungimento degli obiettivi”.

L’importanza vitale del lavoro a distanza

Aggiunge ancora Corso che la possibilità di utilizzare lo smart working consente di assorbire, almeno in parte, l’impatto del Coronavirus, consentendo di lavorare a distanza senza bloccare completamente il Paese. “Certo, non tutte le realtà aziendali sono uguali” precisa il responsabile scientifico. “Questi giorni stanno mettendo in luce delle differenze sostanziali tra chi riesce comunque a mantenere l’operatività normale e chi, invece, non riesce ad inserire nell’organizzazione aziendale questo nuovo modello di lavoro. Anche perché non si può pretendere che, da un momento all’altro, il dipendente lavori da remoto. Non è così semplice: non è sufficiente un pc e una connessione Internet. Ci si deve allenare al coordinamento con il datore di lavoro e con un team di riferimento, nel caso si lavori su un progetto a più mani”.

Un monito per il futuro

Quindi va ovviamente bene cercare di far fronte all’emergenza con lo smart working, ma questa modalità andrebbe applicata consapevolmente anche nel normale, quotidiano svolgersi delle attività aziendali. Una forma di garanzia anche “Nel caso, ad esempio, che ci sia un black out dei mezzi di trasporto o il rinvio dell’orario di un certo lavoro da consegnare, così da essere pronti a lavorare lontano dal posto di lavoro e a un orario diverso” puntualizza Corso. “Lo smart working è, quindi, uno scambio di flessibilità che deve inserirsi nella normale gestione dell’organizzazione aziendale, a prescindere dalle emergenze”.

La nuova solidarietà? E’ digitale

Obiettivo, non lasciare indietro nessuno. In questi momenti complicati a causa del Coronavirus, è nata una forma di solidarietà che permette a tutti, ma proprio a tutti, di continuare a lavorare, di studiare, di informarsi e, perché no, anche di divertirsi pur restando a casa. Con questo scopo è infatti partito – in concomitanza con l’attuazione delle prime zone rosse, quelle del Lodigiano e di Vo nel Veneto – il portale solidarietà digitale promosso da Agid, Agenzia per l’Italia digitale, e il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Aperto a tutti e davvero ricco di opportunità, il portale dimostra come la tecnologia possa sostenere milioni di italiani e, con essi, le loro attività quotidiane.

Presenti all’appello i colossi di Tlc e tante realtà del web

Il portale raccoglie le offerte messe a punto per l’emergenza da compagnie telefoniche, editori e aziende di tlc di ogni categoria. Sulla pagina web, in continuo aggiornamento, si trovano le opportunità a disposizione per leggere gratis giornali, libri e riviste, rigorosamente in formato digitale su tablet, smartphone e pc, insieme alle agevolazioni – minuti e giga gratis – regalate dagli operatori mobili e dai colossi come Microsoft, Ibm, Cisco e Amazon a cittadini e aziende alle prese con il lavoro agile. E nei prossimi giorni le possibilità saranno ulteriormente ampliate. Solo per citare qualche esempio, raccolte sul portale si trovano le offerte di Tim, Vodafone e WindTre per la telefonia, e quelle delle aziende di tlc per il telelavoro. Treccani, Amazon e Skuola.net sono disponibili con pacchetti e assistenza per la didattica a distanza, altre piattaforme allo streaming di contenuti di intrattenimento mentre alcuni editori come Mondadori e Condé Nast propongono e-book e abbonamenti online gratuiti alle riviste, così come alcuni giornali come La Repubblica, La Stampa o Il Riformista. Insomma, ogni categoria può trovare in questo “contenitore” un vero e proprio kit di sopravvivenza in tempi di isolamento forzato fra le mura di casa.
L’inedito “supporto” di PornHub Oltre a queste formule di promozioni, assistenza e gratuità, si aggiunge un’iniziativa di solidarietà davvero inedita. E’ infatti sceso in campo anche il sito PornHub, tra i più famosi portali pornografici del web. Come riporta l’Ansa, il sito a luci rosse ha annunciato l’iniziativa “Forza Italia, we love you!”, che dà agli italiani accesso gratuito alla versione a pagamento del sito. E soprattutto donerà la propria percentuale dei proventi della piattaforma ModelHub per sostenere il Belpaese. Anche questa è solidarietà.

Smart working, i consigli professionali per svolgerlo al meglio

Sono sempre di più le aziende che si orientano verso lo smart working, e non solo come extrema ratio per fronteggiare le emergenze causate dal coronavirus. Il lavoro da casa, insomma, sta sempre più prendendo piede nelle aziende – e anche nella mentalità – come una forma lavorativa del tutto comune e praticata. Ma siamo pronti ad affrontare questo cambiamento nel modo corretto e, soprattutto, più produttivo possibile? Sia oggi in una situazione “estrema” (e per questo il DL del 23 febbraio 2020 sulle misure urgenti cautelative per il coronavirus permette alle imprese di applicare, con effetto immediato, lo smart working senza accordi bilaterali con i collaboratori ) sia in futuro, quando lavorare da casa sarà una pratica condivisa? “Molte aziende hanno optato per lo smart working per tutelare, come è giusto che sia, la salute di dipendenti, collaboratori e clienti. In realtà internazionali e/o innovative, questa prassi è stata adottata già parecchio tempo fa, ma per molte altre si tratta davvero di una novità. Che sia una pratica diffusa o una novità, comunque, ci sono una serie di azioni che permettono di trasformare questa esigenza in un’opportunità” dice Joelle Gallesi, General Manager di Hunters Group, primaria società di head hunting italiana.  Ecco i consigli degli esperti per organizzare al meglio le ore di lavoro lontano dall’ufficio.

Obiettivi chiari e comunicazione efficace

Come in ogni lavoro, è importante aver chiari gli obiettivi a breve termine e concordare le scadenze per la consegna dei lavori che si dovranno gestire durante le ore di attività. “Lo smart working è un metodo di lavoro che si misura in risultati, non in ore lavorate, per cui è importante avere delle ‘unità di misura’ condivise” dicono gli esperti. Altrettanto importante è la comunicazione, che deve essere multicanale (skype, telefono, mail, chat aziendale…) in modo da potersi confrontare e relazionare con gli altri come se si stesse alla propria postazione in ufficio o in riunione.

Gestione dello spazio e del tempo

Anche a casa, occorre ricavarsi un vero e proprio angolo ufficio. Lo spazio organizzato serve infatti a “mettere in ordine” le idee e a facilitare il lavoro. “Una seduta comoda, uno spazio per appoggiare il pc e nessuna distrazione acustica sono alcune delle condizioni necessarie per poter lavorare in serenità e concentrazione” spiegano gli esperti. Allo stesso tempo, serve organizzazione anche per la gestione del proprio tempo, dato che nello smart working si incastrano giocoforza impegni personali e attività professionali. Bisogna imparare a bilanciare i tempi lavorati e i momenti di break. Infine, è importante ricordarsi che lavorare da casa non significa essere reperibili h24: sono fondamentali anche i momenti di totale stacco dal lavoro per essere realmente produttivi.

Il Coronavirus “attacca” in rete: le minacce informatiche nascoste dietro questo temi

Sui giornali, sui social, in TV e alla radio si parla quasi esclusivamente del Coronavirus, il virus cinese che sta spaventando il mondo. E, visto che tutti cercano informazioni in merito, quale posto migliore di Internet per reperire dati e notizie? Attenzione, però: i criminali informatici – evidentemente sempre sul “pezzo” – stanno utilizzando contenuti relativi al Coronavirus per trarre profitto dagli utenti meno attenti. Ad affermarlo è una recente ricerca di Kaspersky che, in una sola settimana, ha scovato ben  32 file dannosi diffusi come documenti legati al Coronavirus. In particolare gli analisti hanno riscontrato email di spam che propongono maschere filtranti antismog affermando che sono in grado di proteggere gli utenti dal virus e da altre infezioni trasmesse per via aerea.

Fare leva sui timori

Gli esperti di Kaspersky hanno trovato queste mail di spam che offrono maschere capaci di proteggere dal virus con “un’efficacia del 99.99%”. Quando un utente sprovveduto e incuriosito riceve questo messaggio, è invitato a cliccare su un link all’interno della mail. In questo modo viene reindirizzato a una pagina di destinazione che contiene delle offerte relative a queste maschere e invita l’utente a fornire i dettagli della propria carta di credito per effettuare l’acquisto. Poiché il sito web che ospita l’URL non è collegato al prodotto pubblicizzato, “esiste un’alta probabilità che l’utente non riceva l’ordine, perda il denaro speso o in alcuni casi riceva un prodotto che non garantisce le funzionalità presentate” dicono dalla società di sicurezza.

Attenzione anche ad alcuni documenti

Nei giorni scorsi, le tecnologie di rilevamento di Kaspersky avevano anche messo in luce dei file dannosi che si presentavano come documenti legati al Coronavirus, malattia virale sotto i riflettori in queste settimane che, a causa della sua natura pericolosa, sta occupando le prime pagine dei media. I file dannosi scoperti si presentavano sotto forma di file pdf, mp4 e docx. Al contrario di quanto realmente contenuto nei file, il nome dato ai documenti suggeriva che si trattasse di istruzioni video su come proteggersi dal virus, di aggiornamenti sulla minaccia e persino di procedure di rilevamento del virus. Attenzione, però: “questi file contengono una serie di minacce tra cui Trojan e worm, in grado di distruggere, bloccare, modificare o copiare i dati, oltre che di interferire con il funzionamento dei computer o delle reti. Se non si dispone di una soluzione di sicurezza informatica, cliccando sul link verrà scaricato ed eseguito sul dispositivo un malware” avverto gli esperti. Quindi, attenzione non solo a lavarsi le mani per proteggersi dai contagi, ma anche agli attacchi informatici!

Le indicazioni dei boss di Facebook: “Internet è cambiato, servono nuove regole”

Il mondo della tecnologia è cambiato e di conseguenza dovranno cambiare anche le regole del web. A dirlo è stato proprio il responsabile della comunicazione di Facebook, Nick Clegg, durante un suo intervento alla Luiss di Roma. Come riporta l’Ansa, il manager del colosso di Menlo Park ha dichiarato apertamente che “Facebook è consapevole delle proprie responsabilità e dei propri errori. Vogliamo collaborare con l’Ue e i governi del mondo su privacy, portabilità dei dati, linguaggio d’odio e integrità nella comunicazione politica. Internet è entrato in una nuova fase, servono nuove regole. Sono un tecno-ottimista, credo che la tecnologia possa rendere il mondo migliore”.

La portabilità dei dati

Naturalmente, durante l’incontro all’università capitolina non sono mancate osservazioni e dubbi in merito alle nuove norme da mettere in atto, anche dopo i fatti di Cambridge Analytica. “Capisco che alcuni legislatori riflettano, specialmente dopo Cambridge Analytica, ma il mio messaggio alla nuova commissione e al nuovo Parlamento Ue è questo: mettiamoci al lavoro su nuove regole” ha spiegato Clegg. Che ha poi aggiunto: “Una delle aree in cui dovremmo lavorare insieme, rapidamente, è la portabilità dei dati se vogliamo un Internet aperto e competitivo dove i nuovi servizi possano competere con grandi piattaforme come Facebook. C’è una tendenza in Europa a pensare che i ‘Big data’ siano una cattiva cosa e che siano cattive le compagnie che hanno come modello di business l’aggregazione dei dati su larga scala. Il business di Facebook è meno misterioso di quello che si pensi: recapitiamo agli utenti annunci pubblicitari basati sui dati che sono disposti a condividere con noi”.

Il ruolo dei legislatori per l’Ue Per Clegg, il giusto bilanciamento tra le regole che governano la condivisione dei dati e la privacy “lo devono trovare i legislatori eletti democraticamente, in Europa e nel mondo, non società private come Facebook”. “Facebook ha agito per affrontare importanti questioni etiche e sociali e ha apportato cambiamenti negli ultimi anni. Abbiamo triplicato il numero di persone, arrivando a oltre 35.000, che lavorano per proteggere la nostra piattaforma e ora siamo in grado di eliminare milioni di account falsi ogni giorno”. E, a breve, ha sottolineato, annunceremo i membri “del nostro nuovo consiglio di sorveglianza indipendente, una novità istituzionale che giudica in modo indipendente controversie sul ritiro o meno dei contenuti dalla nostra piattaforma”. Ancora, il responsabile della comunicazione ha sottolineato come il ridimensionamento dei colossi del web non porti nessun beneficio alle aziende europee. “Pur comprendendo l’impulso politico dei decisori europei sulle società tecnologiche Usa, questi dovrebbero capire che il ridimensionamento della Silicon Valley non è una ricetta per il successo delle aziende europee. Il prossimo Google o Alibaba potrebbe nascere in Europa se ci sono le condizioni per le aziende tecnologiche di prosperare. L’Ue sia pioniera come ha fatto per la privacy con il Gdpr, servono nuove regole e anche il mercato unico digitale, non serve spezzettare le aziende di successo. I legislatori si impegnino per creare le giuste condizioni per il settore tecnologico e completino il grande progetto di un mercato unico digitale, un mercato senza confini, fatto da decine di milioni di consumatori. Una cattiva regolamentazione potrebbe portare l’Europa indietro di anni, con il rischio di soffocare la nascita di nuove imprese europee”.

Tecnologia di consumo: nel 2020 ci sarà una crescita del 2,5%

Sono tutte positive le previsioni per la tecnologia di consumo a livello globale. Dopo un 2019 statico per questo settore, l’anno appena iniziato fa ben sperare: lo dicono le analisi presentate da GfK in occasione dell’ultimo CES di Las Vegas. La società di ricerche stima infatti una crescita del +2,5% nel 2020 per il mercato globale della tecnologia di consumo. Quest’anno il giro d’affari dovrebbe raggiungere i 1,05 trilioni di euro a livello mondiale. La crescita sarà trainata da telecomunicazioni (+3%), piccoli elettrodomestici (+8%) e grandi elettrodomestici (+2%). Il mercato Tech & Durables dovrebbe quindi registrare performance positive ovunque, ma sarà soprattutto la regione Asia-Pacifico il mercato più importante, con una quota pari al 43% del fatturato globale.

La diffusione del 5G

In base alle stime presentate alla fiera americana, la diffusione del 5G riporterà alla crescita il settore delle telecomunicazioni, che rappresenteranno oltre il 43% del mercato, per un giro d’affari pari a 454 miliardi di euro a livello globale. La domanda di smartphone sarà trainata dalla Cina e dai Paesi emergenti dell’Asia. Innovazione, performance e premium continueranno ad essere i principali trend che influenzeranno le decisioni di acquisto. Nel 2020 i consumatori presteranno ancora maggiore attenzione alla convenienza, alla salute e al benessere. Anche per questo, continuerà a crescere la domanda di piccoli elettrodomestici, sia nei Paesi sviluppati che in quelli emergenti. Un altro tema centrale per i consumatori sarà la sostenibilità ambientale, anche nell’ambito dei prodotti tecnologici.

Cosa vogliono i consumatori del 2020

“Nel 2020 i consumatori saranno ancora più informati, più digitali e più esigenti e questo porterà ad una crescita di tutti i prodotti che offrono esperienze appaganti” spiega la previsione di GfK. Prestazioni elevate, innovazione e design ricercato sono le caratteristiche più apprezzate dai consumatori, come dimostrano i trend positivi di prodotti come i TV Oled (+19% a valore), i PC portatili per il gaming (+15%) e gli aspirapolvere senza fili (+23%). Gli smartphone con schermo grande almeno 6″ hanno rappresentato il 73% delle vendite nei primi nove mesi del 2019, mentre i modelli dotati di telecamere posteriori con più di 20MP hanno raggiunto una quota pari al 26% del mercato totale.

Vita più facile

Ma c’è di più, ed è una tendenza davvero trasversale e che non risparmia il mercato della tecnologia: circa la metà dei consumatori è disposta spendere di più per prodotti che semplificano la vita. E il trend trova conferma nel sempre maggiore successo di prodotti come i robot aspirapolvere (+18% a valore), le lavasciuga (+29%) e gli smartwatch (+48%).

Star Wars, quando l’ultimo capitolo della saga nasconde un cyber attacco

Star Wars: The Rise of Skywalker, l’ultimo capitolo della sega cinematografica di George Lucas, rappresenta uno dei film più attesi in ogni angolo del mondo. Appena arrivato nelle sale, quello che si preannuncia un blockbuster ha già un seguito di fan in delirio. Ma, insieme agli appassionati di ogni età, il film ha scatenato la fantasia anche dei criminali informatici,  che hanno ideato degli stratagemmi “spaziali” per ingannare gli utenti e colpirli con attacchi malware. “Quest’anno l’ultimo capitolo della saga ha attirato l’attenzione degli attaccanti addirittura prima della stessa premiere, come dimostrano la comparsa online di siti web fraudolenti legati al film o le presunte versioni digitali free della pellicola che hanno invaso il web ancora prima dell’uscita nelle sale cinematografiche” fanno sapere gli esperti di Kaspersky.

Occhio alle versioni free

Le persone sono sempre tentate dalla possibilità di godersi uno spettacolo gratis, cercando di scaricare i film da Internet. E questa è un’occasione interessante per i criminali del web. I tracker per i file .torrent e le piattaforme illegali di streaming rappresentano una grande minaccia per la sicurezza digitale degli utenti: possono, infatti, ospitare al loro interno dei file malevoli, celati sotto forma di file che portano il nome di film famosi. E l’ultimo episodio di Star Wars è stato subito preso di mira dai cyber criminali. I ricercatori di Kaspersky hanno rilevato oltre 30 siti web malevoli e profili sui social media che solo in apparenza erano simili a quelli ufficiali del film (il numero effettivo di questi siti potrebbe essere anche molto più alto), canali che sostenevano di poter mettere a disposizione degli utenti l’ultimo film della saga prima dell’uscita ufficiale. Questi siti possono anche carpire i dati delle carte di credito, inseriti dagli utenti sprovveduti come processo per la registrazione sui vari portali.

Le tecniche del Black Seo

I nomi dei domini dei siti web utilizzati per la raccolta fraudolenta di dati personali o la diffusione di file malevoli solitamente cercano di richiamare in qualche modo il titolo ufficiale del film, fornendo anche descrizioni dettagliate e vari contributi a supporto; in questo modo fanno credere agli utenti che quegli siano davvero collegati al film ufficiale. Questa pratica sfrutta il “Black SEO”, l’insieme di tecniche che permette ai cybercriminali di promuovere siti web malevoli (che in realtà sono veicoli per il phishing) tra i principali risultati dei vari motori di ricerca. E poi i criminali informatici utilizzano anche account su Twitter e altri social media attraverso i quali distribuiscono collegamenti alle pagine potenzialmente pericolose.

Cosa fare e non fare

Per proteggersi da questi attacchi serve innanzitutto buonsenso. In prima battuta, occorre prestare attenzione alle date di uscita ufficiale di un film nelle sale cinematografiche, sulle piattaforme di streaming, in TV, su DVD o attraverso altre fonti. Poi, ma questo vale sempre, non bisogna mai cliccare su link sospetti e serve verificare l’estensione dei file che vengono scaricati: anche in caso di download da una fonte che si ritiene essere affidabile e legittima, controllare che il file abbia sempre un’estensione di tipo .avi, .mkv, .mp4 o altre, mai quella .exe. Infine, oltre a aggiornare periodicamente i sistemi di sicurezza informatica sui propri dispositivi, prima di scaricare qualsiasi cosa – film o altro – sarebbe opportuno verificare l’autenticità del sito web.

La luce blu di tablet e telefonini? Non è vero che fa male al sonno

Ci hanno sempre detto che la luce blu, quella emessa dagli schermi di tablet e telefonini, fosse un’acerrima nemica del buon sonno. Ebbene, ora arriva il contrordine: non ci sono connessioni fra emissioni luminose e qualità del sonno. Anzi: potrebbe addirittura fare bene. A dirlo è uno studio dell’Università di Manchester, pubblicato su ‘Current Biology’, che sostiene che l’uso di luci tenui e fredde di sera e di luci più calde di giorno potrebbe essere più utile per la nostra salute.

Good news per la Generazione Z

Si tratta questa di un’ottima notizia per i nativi digitali, gli appartenenti alla Generazione Z, i ragazzi tra i 13 e i 20 anni e primi al mondo a essere davvero mobile first. Per questi giovani, infatti, la compagnia di smartphone e tablet è assolutamente normale, dall’alba alla notte. E ora anche la convinzione che la lucetta blu dei device sia dannosa, soprattutto prima di dormire, decade clamorosamente. Quella del crepuscolo è una luce allo stesso tempo più scura e più blu di quella diurna, dicono i ricercatori. E il nostro orologio biologico – spiega un approfondimento dell’Ansa – utilizza entrambe queste caratteristiche per individuare i momenti più appropriati per dormire e svegliarsi. Le attuali tecnologie progettate per limitare la nostra esposizione serale alla luce blu, ad esempio modificando il colore dello schermo sui dispositivi mobili, potrebbero quindi inviarci messaggi contrastanti, sostengono gli studiosi. Questo perché i piccoli cambiamenti di luminosità prodotti dagli schermi sono accompagnati da colori più simili a quelli del giorno.

Ragazzi, non solo immersi nel virtuale

Eppure i giovanissimi della Generazione Z, sebbene immersi nel mondo digitale, non disdegno affatto quello reale. Lo rivela una ricerca, realizzata da ZooCom attraverso stories instagram tra la community di ScuolaZoo:  i ragazzi continuano a preferire l’acquisto dei regali di Natale presso negozi fisici (40%) piuttosto che solo online (8%). L’80% si reca nei centri commerciali per vivere l’esperienza delle feste, tra canzoni e luccicanti addobbi. E, a sorpresa, la GenerazioneZ legge più di quella dei Millennial e acquista saggi e romanzi.

Un negozio sempre aperto

Ovviamente, l’online è una strada sempre aperta, a tutte le ore. Il 54% degli intervistati dichiara di acquistare sia in negozio sia online. La GenZ sceglie l’online per comprare prodotti di difficile reperibilità e sfruttando gli sconti pre-natalizi, la piattaforma preferita è Amazon (86%). La scelta del regalo inizia online: il 48% conferma di affidarsi a quello che vede sui social e si lascia ispirare da ciò che pubblicano i loro brand e influencer preferiti. Per la scelta finale però sono sempre fondamentali i consigli dei commessi nei negozi fisici (57%), degli amici (55%) e della famiglia (38%).