Il Coronavirus “attacca” in rete: le minacce informatiche nascoste dietro questo temi

Sui giornali, sui social, in TV e alla radio si parla quasi esclusivamente del Coronavirus, il virus cinese che sta spaventando il mondo. E, visto che tutti cercano informazioni in merito, quale posto migliore di Internet per reperire dati e notizie? Attenzione, però: i criminali informatici – evidentemente sempre sul “pezzo” – stanno utilizzando contenuti relativi al Coronavirus per trarre profitto dagli utenti meno attenti. Ad affermarlo è una recente ricerca di Kaspersky che, in una sola settimana, ha scovato ben  32 file dannosi diffusi come documenti legati al Coronavirus. In particolare gli analisti hanno riscontrato email di spam che propongono maschere filtranti antismog affermando che sono in grado di proteggere gli utenti dal virus e da altre infezioni trasmesse per via aerea.

Fare leva sui timori

Gli esperti di Kaspersky hanno trovato queste mail di spam che offrono maschere capaci di proteggere dal virus con “un’efficacia del 99.99%”. Quando un utente sprovveduto e incuriosito riceve questo messaggio, è invitato a cliccare su un link all’interno della mail. In questo modo viene reindirizzato a una pagina di destinazione che contiene delle offerte relative a queste maschere e invita l’utente a fornire i dettagli della propria carta di credito per effettuare l’acquisto. Poiché il sito web che ospita l’URL non è collegato al prodotto pubblicizzato, “esiste un’alta probabilità che l’utente non riceva l’ordine, perda il denaro speso o in alcuni casi riceva un prodotto che non garantisce le funzionalità presentate” dicono dalla società di sicurezza.

Attenzione anche ad alcuni documenti

Nei giorni scorsi, le tecnologie di rilevamento di Kaspersky avevano anche messo in luce dei file dannosi che si presentavano come documenti legati al Coronavirus, malattia virale sotto i riflettori in queste settimane che, a causa della sua natura pericolosa, sta occupando le prime pagine dei media. I file dannosi scoperti si presentavano sotto forma di file pdf, mp4 e docx. Al contrario di quanto realmente contenuto nei file, il nome dato ai documenti suggeriva che si trattasse di istruzioni video su come proteggersi dal virus, di aggiornamenti sulla minaccia e persino di procedure di rilevamento del virus. Attenzione, però: “questi file contengono una serie di minacce tra cui Trojan e worm, in grado di distruggere, bloccare, modificare o copiare i dati, oltre che di interferire con il funzionamento dei computer o delle reti. Se non si dispone di una soluzione di sicurezza informatica, cliccando sul link verrà scaricato ed eseguito sul dispositivo un malware” avverto gli esperti. Quindi, attenzione non solo a lavarsi le mani per proteggersi dai contagi, ma anche agli attacchi informatici!

Le indicazioni dei boss di Facebook: “Internet è cambiato, servono nuove regole”

Il mondo della tecnologia è cambiato e di conseguenza dovranno cambiare anche le regole del web. A dirlo è stato proprio il responsabile della comunicazione di Facebook, Nick Clegg, durante un suo intervento alla Luiss di Roma. Come riporta l’Ansa, il manager del colosso di Menlo Park ha dichiarato apertamente che “Facebook è consapevole delle proprie responsabilità e dei propri errori. Vogliamo collaborare con l’Ue e i governi del mondo su privacy, portabilità dei dati, linguaggio d’odio e integrità nella comunicazione politica. Internet è entrato in una nuova fase, servono nuove regole. Sono un tecno-ottimista, credo che la tecnologia possa rendere il mondo migliore”.

La portabilità dei dati

Naturalmente, durante l’incontro all’università capitolina non sono mancate osservazioni e dubbi in merito alle nuove norme da mettere in atto, anche dopo i fatti di Cambridge Analytica. “Capisco che alcuni legislatori riflettano, specialmente dopo Cambridge Analytica, ma il mio messaggio alla nuova commissione e al nuovo Parlamento Ue è questo: mettiamoci al lavoro su nuove regole” ha spiegato Clegg. Che ha poi aggiunto: “Una delle aree in cui dovremmo lavorare insieme, rapidamente, è la portabilità dei dati se vogliamo un Internet aperto e competitivo dove i nuovi servizi possano competere con grandi piattaforme come Facebook. C’è una tendenza in Europa a pensare che i ‘Big data’ siano una cattiva cosa e che siano cattive le compagnie che hanno come modello di business l’aggregazione dei dati su larga scala. Il business di Facebook è meno misterioso di quello che si pensi: recapitiamo agli utenti annunci pubblicitari basati sui dati che sono disposti a condividere con noi”.

Il ruolo dei legislatori per l’Ue Per Clegg, il giusto bilanciamento tra le regole che governano la condivisione dei dati e la privacy “lo devono trovare i legislatori eletti democraticamente, in Europa e nel mondo, non società private come Facebook”. “Facebook ha agito per affrontare importanti questioni etiche e sociali e ha apportato cambiamenti negli ultimi anni. Abbiamo triplicato il numero di persone, arrivando a oltre 35.000, che lavorano per proteggere la nostra piattaforma e ora siamo in grado di eliminare milioni di account falsi ogni giorno”. E, a breve, ha sottolineato, annunceremo i membri “del nostro nuovo consiglio di sorveglianza indipendente, una novità istituzionale che giudica in modo indipendente controversie sul ritiro o meno dei contenuti dalla nostra piattaforma”. Ancora, il responsabile della comunicazione ha sottolineato come il ridimensionamento dei colossi del web non porti nessun beneficio alle aziende europee. “Pur comprendendo l’impulso politico dei decisori europei sulle società tecnologiche Usa, questi dovrebbero capire che il ridimensionamento della Silicon Valley non è una ricetta per il successo delle aziende europee. Il prossimo Google o Alibaba potrebbe nascere in Europa se ci sono le condizioni per le aziende tecnologiche di prosperare. L’Ue sia pioniera come ha fatto per la privacy con il Gdpr, servono nuove regole e anche il mercato unico digitale, non serve spezzettare le aziende di successo. I legislatori si impegnino per creare le giuste condizioni per il settore tecnologico e completino il grande progetto di un mercato unico digitale, un mercato senza confini, fatto da decine di milioni di consumatori. Una cattiva regolamentazione potrebbe portare l’Europa indietro di anni, con il rischio di soffocare la nascita di nuove imprese europee”.

Tecnologia di consumo: nel 2020 ci sarà una crescita del 2,5%

Sono tutte positive le previsioni per la tecnologia di consumo a livello globale. Dopo un 2019 statico per questo settore, l’anno appena iniziato fa ben sperare: lo dicono le analisi presentate da GfK in occasione dell’ultimo CES di Las Vegas. La società di ricerche stima infatti una crescita del +2,5% nel 2020 per il mercato globale della tecnologia di consumo. Quest’anno il giro d’affari dovrebbe raggiungere i 1,05 trilioni di euro a livello mondiale. La crescita sarà trainata da telecomunicazioni (+3%), piccoli elettrodomestici (+8%) e grandi elettrodomestici (+2%). Il mercato Tech & Durables dovrebbe quindi registrare performance positive ovunque, ma sarà soprattutto la regione Asia-Pacifico il mercato più importante, con una quota pari al 43% del fatturato globale.

La diffusione del 5G

In base alle stime presentate alla fiera americana, la diffusione del 5G riporterà alla crescita il settore delle telecomunicazioni, che rappresenteranno oltre il 43% del mercato, per un giro d’affari pari a 454 miliardi di euro a livello globale. La domanda di smartphone sarà trainata dalla Cina e dai Paesi emergenti dell’Asia. Innovazione, performance e premium continueranno ad essere i principali trend che influenzeranno le decisioni di acquisto. Nel 2020 i consumatori presteranno ancora maggiore attenzione alla convenienza, alla salute e al benessere. Anche per questo, continuerà a crescere la domanda di piccoli elettrodomestici, sia nei Paesi sviluppati che in quelli emergenti. Un altro tema centrale per i consumatori sarà la sostenibilità ambientale, anche nell’ambito dei prodotti tecnologici.

Cosa vogliono i consumatori del 2020

“Nel 2020 i consumatori saranno ancora più informati, più digitali e più esigenti e questo porterà ad una crescita di tutti i prodotti che offrono esperienze appaganti” spiega la previsione di GfK. Prestazioni elevate, innovazione e design ricercato sono le caratteristiche più apprezzate dai consumatori, come dimostrano i trend positivi di prodotti come i TV Oled (+19% a valore), i PC portatili per il gaming (+15%) e gli aspirapolvere senza fili (+23%). Gli smartphone con schermo grande almeno 6″ hanno rappresentato il 73% delle vendite nei primi nove mesi del 2019, mentre i modelli dotati di telecamere posteriori con più di 20MP hanno raggiunto una quota pari al 26% del mercato totale.

Vita più facile

Ma c’è di più, ed è una tendenza davvero trasversale e che non risparmia il mercato della tecnologia: circa la metà dei consumatori è disposta spendere di più per prodotti che semplificano la vita. E il trend trova conferma nel sempre maggiore successo di prodotti come i robot aspirapolvere (+18% a valore), le lavasciuga (+29%) e gli smartwatch (+48%).

Star Wars, quando l’ultimo capitolo della saga nasconde un cyber attacco

Star Wars: The Rise of Skywalker, l’ultimo capitolo della sega cinematografica di George Lucas, rappresenta uno dei film più attesi in ogni angolo del mondo. Appena arrivato nelle sale, quello che si preannuncia un blockbuster ha già un seguito di fan in delirio. Ma, insieme agli appassionati di ogni età, il film ha scatenato la fantasia anche dei criminali informatici,  che hanno ideato degli stratagemmi “spaziali” per ingannare gli utenti e colpirli con attacchi malware. “Quest’anno l’ultimo capitolo della saga ha attirato l’attenzione degli attaccanti addirittura prima della stessa premiere, come dimostrano la comparsa online di siti web fraudolenti legati al film o le presunte versioni digitali free della pellicola che hanno invaso il web ancora prima dell’uscita nelle sale cinematografiche” fanno sapere gli esperti di Kaspersky.

Occhio alle versioni free

Le persone sono sempre tentate dalla possibilità di godersi uno spettacolo gratis, cercando di scaricare i film da Internet. E questa è un’occasione interessante per i criminali del web. I tracker per i file .torrent e le piattaforme illegali di streaming rappresentano una grande minaccia per la sicurezza digitale degli utenti: possono, infatti, ospitare al loro interno dei file malevoli, celati sotto forma di file che portano il nome di film famosi. E l’ultimo episodio di Star Wars è stato subito preso di mira dai cyber criminali. I ricercatori di Kaspersky hanno rilevato oltre 30 siti web malevoli e profili sui social media che solo in apparenza erano simili a quelli ufficiali del film (il numero effettivo di questi siti potrebbe essere anche molto più alto), canali che sostenevano di poter mettere a disposizione degli utenti l’ultimo film della saga prima dell’uscita ufficiale. Questi siti possono anche carpire i dati delle carte di credito, inseriti dagli utenti sprovveduti come processo per la registrazione sui vari portali.

Le tecniche del Black Seo

I nomi dei domini dei siti web utilizzati per la raccolta fraudolenta di dati personali o la diffusione di file malevoli solitamente cercano di richiamare in qualche modo il titolo ufficiale del film, fornendo anche descrizioni dettagliate e vari contributi a supporto; in questo modo fanno credere agli utenti che quegli siano davvero collegati al film ufficiale. Questa pratica sfrutta il “Black SEO”, l’insieme di tecniche che permette ai cybercriminali di promuovere siti web malevoli (che in realtà sono veicoli per il phishing) tra i principali risultati dei vari motori di ricerca. E poi i criminali informatici utilizzano anche account su Twitter e altri social media attraverso i quali distribuiscono collegamenti alle pagine potenzialmente pericolose.

Cosa fare e non fare

Per proteggersi da questi attacchi serve innanzitutto buonsenso. In prima battuta, occorre prestare attenzione alle date di uscita ufficiale di un film nelle sale cinematografiche, sulle piattaforme di streaming, in TV, su DVD o attraverso altre fonti. Poi, ma questo vale sempre, non bisogna mai cliccare su link sospetti e serve verificare l’estensione dei file che vengono scaricati: anche in caso di download da una fonte che si ritiene essere affidabile e legittima, controllare che il file abbia sempre un’estensione di tipo .avi, .mkv, .mp4 o altre, mai quella .exe. Infine, oltre a aggiornare periodicamente i sistemi di sicurezza informatica sui propri dispositivi, prima di scaricare qualsiasi cosa – film o altro – sarebbe opportuno verificare l’autenticità del sito web.

La luce blu di tablet e telefonini? Non è vero che fa male al sonno

Ci hanno sempre detto che la luce blu, quella emessa dagli schermi di tablet e telefonini, fosse un’acerrima nemica del buon sonno. Ebbene, ora arriva il contrordine: non ci sono connessioni fra emissioni luminose e qualità del sonno. Anzi: potrebbe addirittura fare bene. A dirlo è uno studio dell’Università di Manchester, pubblicato su ‘Current Biology’, che sostiene che l’uso di luci tenui e fredde di sera e di luci più calde di giorno potrebbe essere più utile per la nostra salute.

Good news per la Generazione Z

Si tratta questa di un’ottima notizia per i nativi digitali, gli appartenenti alla Generazione Z, i ragazzi tra i 13 e i 20 anni e primi al mondo a essere davvero mobile first. Per questi giovani, infatti, la compagnia di smartphone e tablet è assolutamente normale, dall’alba alla notte. E ora anche la convinzione che la lucetta blu dei device sia dannosa, soprattutto prima di dormire, decade clamorosamente. Quella del crepuscolo è una luce allo stesso tempo più scura e più blu di quella diurna, dicono i ricercatori. E il nostro orologio biologico – spiega un approfondimento dell’Ansa – utilizza entrambe queste caratteristiche per individuare i momenti più appropriati per dormire e svegliarsi. Le attuali tecnologie progettate per limitare la nostra esposizione serale alla luce blu, ad esempio modificando il colore dello schermo sui dispositivi mobili, potrebbero quindi inviarci messaggi contrastanti, sostengono gli studiosi. Questo perché i piccoli cambiamenti di luminosità prodotti dagli schermi sono accompagnati da colori più simili a quelli del giorno.

Ragazzi, non solo immersi nel virtuale

Eppure i giovanissimi della Generazione Z, sebbene immersi nel mondo digitale, non disdegno affatto quello reale. Lo rivela una ricerca, realizzata da ZooCom attraverso stories instagram tra la community di ScuolaZoo:  i ragazzi continuano a preferire l’acquisto dei regali di Natale presso negozi fisici (40%) piuttosto che solo online (8%). L’80% si reca nei centri commerciali per vivere l’esperienza delle feste, tra canzoni e luccicanti addobbi. E, a sorpresa, la GenerazioneZ legge più di quella dei Millennial e acquista saggi e romanzi.

Un negozio sempre aperto

Ovviamente, l’online è una strada sempre aperta, a tutte le ore. Il 54% degli intervistati dichiara di acquistare sia in negozio sia online. La GenZ sceglie l’online per comprare prodotti di difficile reperibilità e sfruttando gli sconti pre-natalizi, la piattaforma preferita è Amazon (86%). La scelta del regalo inizia online: il 48% conferma di affidarsi a quello che vede sui social e si lascia ispirare da ciò che pubblicano i loro brand e influencer preferiti. Per la scelta finale però sono sempre fondamentali i consigli dei commessi nei negozi fisici (57%), degli amici (55%) e della famiglia (38%).

Italiani, popolo di sognatori e di… incerti

Il futuro fa paura agli italiano, che manifestano una crescente sensazione di incertezza. Ben il 69% dei nostri connazionali si trova a convivere con questo sentimento – l’incertezza rispetto al futuro, appunto – mentre un considerevole 17% si dichiara pessimista e solo un 14% è ottimista sul domani. E’ quanto emerge dai dati del Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese.

Nuvole e qualche schiarita nel sentiment dei cittadini

Oggi il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale è bloccata. Il 63% degli operai crede che in futuro resterà fermo nella condizione socio-economica attuale, perché è difficile salire nella scala sociale. Il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso. Infine, gli italiani hanno dovuto rinunciare perfino ai due pilastri storici della sicurezza familiare, il mattone e i Bot, di fronte a un mercato immobiliare senza più le garanzie di rivalutazione di una volta e a titoli di Stato dai rendimenti infinitesimali. Sono questi i motivi, unitamente alla rarefazione della rete di protezione di un sistema di welfare pubblico,

Stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro

Sempre in merito al futuro, secondo il 74% nei degli intervistati nei prossimi anni l’economia continuerà a oscillare tra mini-crescita e stagnazione, e il 26% è sicuro che è in arrivo una nuova recessione. Di contro, non si è fermata la corsa alla liquidità: +33,6% di contante e depositi bancari nel decennio 2008-2018 (contro il -0,4% delle attività finanziarie complessive delle famiglie). È il segno di un legame profondo con il contante che rinvia alle sue valenze psicologiche, oltre che funzionali. Il 44,8% degli italiani prevede un futuro sereno per la propria famiglia, mentre la percentuale scende al 21,5% con riferimento al destino del Paese. Secondo gli italiani si dovrebbero favorire gli investimenti privati con incentivi e sgravi fiscali per le imprese (64,9%), ridurre degli impedimenti burocratici (17,2%), rafforzare degli investimenti pubblici (17,9%).

Uno Stato d’ansia
Nel corso dell’anno, il 74% degli italiani si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o senza un motivo preciso. E secondo il 69% l’Italia è ormai un Paese in stato d’ansia (il dato sale al 76% tra chi appartiene al ceto popolare). E’ quanto si legge nel Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Lo dimostra anche il consumo di ansiolitici e sedativi, aumentato del 23%, e il fatto  che il 75% degli italiani non si fida più degli altri. Questo perché  il 49% ha subito nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni), il 44% si sente insicuro nelle vie che frequenta abitualmente, il 26% ha litigato con qualcuno per strada.

Lo shopping di lusso? Influenzato dal digitale

Il digitale ha cambiato completamente i modi e le mode di tutte le persone. Anche quando si fanno acquisti. In particolare, la diffusione delle grandi piattaforme digitali ha impattato fortemente sui consumi dei luxury shoppers, ovvero gli acquirenti di prodotti di lusso. A rivelare abitudini e usi di questa precisa fascia di consumatori alto-spendenti è una recente ricerca commissionato da Facebook e condotta da Ipsos su un campione di 4.500 persone, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, in 6 mercati – Stati Uniti, Francia, Italia, Regno Unito, Hong Kong e Giappone. Lo studio, il primo di questo tipo commissionato da FB, ha evidenziato come la maggior parte dei touch-point che guidano l’intera esperienza di acquisto di prodotti di lusso sia digitale. L’indagine ha analizzato le piattaforme utilizzate, il comportamento e il percorso di acquisto dei clienti luxury con un focus sulla Next Generation, che comprende la Generazione Z (fino ai 22 anni) e i Millennials (23-34 anni), e sui consumatori alto-spendenti, ovvero persone che hanno fatto acquisti per almeno 10.000 dollari nell’ultimo anno. 

Social media sempre più presenti nei processi

In base ai dati, si scopre che i luxury shoppers sono molto attivi sui social media. I “compratori di lusso” italiani, rivela l’indagine, nel 96% dei casi utilizzano Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp ogni giorno; circa l’80% delle vendite di beni di lusso a livello globale è influenzato dal digitale, mentre in Europa il 50% dei consumatori di beni di lusso ha trovato ispirazione grazie ai prodotti Facebook. Ritornando in Italia, i processi di acquisto dei beni di lusso vedono l’utilizzo di un’app della famiglia Facebook nel 53% dei casi.

Cresce lo shopping on line, anche dei top brand

Certo, a oggi circa l’80% dei prodotti di lusso viene ancora acquistato nelle boutique e nei punti vendita fisici, ma lo shopping online, anche per queste tipologie di prodotti, è in forte crescita. Addirittura, le scelte di acquisto sono influenzate – nell’80% dei casi – dalle interazioni online. E’ interessante notare poi che i clienti alto-spendenti (38%) secondo lo studio sono più propensi a fare acquisti online rispetto al resto dei consumatori di beni di lusso (24%). Come scrive l’Agi, il digitale diventa un alleato anche nella fase decisionale: in Europa il 77% di chi acquista capi di moda di lusso consulta, infatti, lo smartphone mentre si trova in negozio. In questo contesto, secondo lo studio Ipsos, il 42% dei processi di acquisto a livello globale coinvolge almeno un’app della famiglia Facebook, una percentuale che sale al 64% per i consumatori alto-spendenti e al 65% per la Next Generation. In Italia, le app della famiglia Facebook vengono utilizzate nel processo di acquisto dal 53% degli intervistati e, nello specifico, dal 63% degli alto-spendenti e dal 78% della Next Generation: con questi numeri, lo Stivale è il primo tra i paesi dell’Ue per l’utilizzo delle app di casa Facebook nei processi di acquisto del lusso

Ragazzi italiani, lo smartphone già a 10 anni: e il sonno ne fa le spese

I ragazzi, anche quelli giovanissimi, mettono a rischio la qualità del loro sonno a causa dello smartphone. Ecco uno dei principali dati emersi dall’indagine ‘Adolescenti e Stili di Vita’, realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca Iard. La ricerca, condotta con l’Associazione Culturale Pediatri e l’Osservatorio Permanente Giovani ed Alcol, si è svolta tra 2018 e 2019 su oltre 2.000 studenti di terza media. Emerge che circa il 60% dei ragazzini  ha avuto il suo primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni e oltre il 28% prima dei 10. Precoce anche l’uso dei social: il 54% inizia infatti tra gli 11 e i 12, e il 12% prima dei 10 anni. Tutto questo spesso senza utilizzare alcuno strumento di protezione del proprio profilo social. “L’essere costantemente in vetrina e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri – afferma Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – li rende insicuri al punto di modificare il modo di comunicare tra loro”. Tra i social calano Facebook e Ask Fm, mentre aumentano Instagram, Snap Chat, Telegram e This Crush. WhatsApp è praticamente ‘incorporato’.

Lettura e sport, cosa sono?

Il 34% dei maschi non legge alcun libro (non scolastico) e un ulteriore 38% ne legge al massimo 1 o 2 all’anno. Le cose vanno un po’ meglio tra le ragazze dove c’è un 18% che riferisce di leggere più di 6 libri all’anno. Il trend, rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti, è comunque in costante diminuzione. Viceversa aumentano i sedentari: 1 su 4 non pratica alcuna attività sportiva oltre le due ore settimanali a scuola (era 1 su 5 nel 2017). E questa volta il dato che riguarda le ragazze è peggiore (30% non pratica attività sportiva). La “scusa” più gettonata per giustificare la loro sedentarietà (36% dei maschi e 41% delle femmine) è “non ho tempo”, ma esiste anche un triste 4% di maschi e un 7% di femmine che attribuisce la cosa a problemi economici.

Sonno in pericolo Solo il 6,8% del campione intervistato afferma di dormire almeno 9 ore per notte (il giusto a quell’età), mentre il 20% dorme addirittura meno di 7 ore. D’altra parte andando a letto tra le 22 e le 23 (55%) o dopo le 23 (28%), di tempo per riposare adeguatamente, specie se si è in periodo scolastico, ne resta poco. “Ritardare più del dovuto il momento di andare a dormire – spiega Maria Luisa Zuccolo, responsabile del Gruppo di lavoro adolescenza dell’Associazione Culturale Pediatri – può determinare la comparsa di un vero disturbo del ritmo sonno-veglia dovuto alla mancata sincronizzazione tra ritmo interno (tentativo di dormire in un momento incompatibile col proprio orologio interno) e ritmo imposto dalle esigenze sociali (alzarsi per andare a scuola). Secondo i pochi dati disponibili in letteratura le frequenza di problema, chiamato Sindrome da fase del sonno ritardata, nella popolazione adolescenziale è stimata tra il 7-16%, ma rilevamenti empirici e, soprattutto, i dati di questa ricerca ci descrivono una situazione decisamente più allarmante”. Naturalmente il telefonino, con annesso mondo social, è l’immancabile compagno di sonno e insonnia degli adolescenti. La maggioranza degli intervistati non lo spegne prima di andare a dormire e spesso anche nel corso della notte, messaggia con gli amici. E gli effetti si vedono, perché cambia la quantità e la qualità del sonno di chi dice di spegnerlo prima di andare a letto, rispetto a chi dice di tenerlo acceso ma silenziato o, soprattutto, di lasciarlo acceso e non silenziato. Afferma di dormire meno di sette ore a notte il 14,7% di quelli che lo spengono e il 32,9% di quelli che lo lasciano acceso; così come tra chi lo tiene acceso aumenta la percentuale di chi fa fatica a prendere sonno (69,2% vs 61%)

Le Pmi italiane che vendono su Amazon hanno creato 18mila posti di lavoro

Amazon si è rivelato una risorsa per le piccole e medie imprese di casa nostra? Stando ai numeri, pare proprio di sì. Le Pmi italiane che vendono su Amazon.it, infatti, hanno dato vita a oltre 18mila posti di lavoro per supportare lo sviluppo della loro attività. Le cifre sono importanti: nel 2018 hanno raggiunto quota 12mila unità le aziende italiane che vendono su Amazon: si tratta di una crescita annua del 20%. Quasi il 30% di queste attività ha sede al Sud, il 25% al Nord-Ovest, quasi il 20% al Centro, il 15% al Nord-Est e il 10% nelle Isole. I dati sono stati diffusi da Amazon.

Tutte queste PMI hanno realizzato vendite all’estero per oltre 500 milioni di euro nel 2018, con un percorso di crescita di oltre il 50% anno su anno. La maggior parte di queste vendite all’estero proviene dal Centro (30%), seguito dal Nord-Ovest (25%), Nord-Est (20%), dalle Isole (15%) e infine dal Sud (10%).

Supporto digitale per le piccole

“Da anni Amazon fornisce supporto alle piccole e medie imprese italiane per aiutarle a sviluppare le proprie competenze digitali, per consentire loro di aumentare le proprie vendite, anche all’estero, e per creare nuovi posti di lavoro sul territorio” dice Mariangela Marseglia, VP Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. “L’e-commerce rappresenta oggi, in Italia, il 7,3% delle vendite al dettaglio online e ammonta a 31,6 miliardi di euro. In Europa, l’e-commerce vale l’11%, mentre in Cina il 21%. Se l’Italia raggiungesse la percentuale europea crescendo solo del 3,7%, ci sarebbero ulteriori 16 miliardi di euro provenienti dalle vendite online da cui le PMI potrebbero trarre vantaggio”.

Un’avventura iniziata 20 anni fa

Amazon ha iniziato circa 20 anni fa ad aprire i negozi ai partner di vendita più piccoli. Nel 1999, riporta la nota della società, il 3% delle vendite su Amazon proveniva dai partner di vendita: questo numero è salito al 58% nel 2018, dopo anni di ingenti investimenti in tecnologia, infrastrutture e strumenti di vendita che hanno aiutato le Pmi a sviluppare il loro business. “La suite di strumenti messi a disposizione delle aziende per supportarle nella crescita include i servizi di logistica, il customer service nella lingua locale e la traduzione di centinaia di milioni di prodotti messi in vendita ogni anno dalle piccole e medie imprese presenti su Amazon. Per rendere possibile tutto questo, Amazon ha investito oltre 55 miliardi di euro in Europa e solo in Italia, dal 2010, 1,6 miliardi di euro in posti di lavoro, infrastrutture, real estate, servizi e contenuti” precisa il comunicato.

Novità per la cybersecurity nazionale, istituito il CSIRT italiano

La cybersecurity italiana si evolve, e cambia architettura. Sulla Gazzetta Ufficiale è stato infatti pubblicato il decreto con le disposizioni sull’organizzazione e il funzionamento del Computer Security Incident Response Team – CSIRT italiano. In applicazione a quanto previsto dalla Direttiva Nis, ovvero il provvedimento che ha affrontato per la prima volta a livello europeo il tema della cybersecurity, definendo le misure necessarie a conseguire un elevato livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, il nuovo decreto istituisce il Computer Security Incident Response Team presso il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Definire le procedure tecniche per la prevenzione e la gestione degli incidenti informatici

In pratica, secondo il Decreto, il compito del CSIRT è quello di definire le procedure tecniche per la prevenzione e la gestione degli incidenti informatici, riceverne le notifiche, fornire le informazioni per facilitare la gestione efficace dell’evento, e informare gli altri Stati membri dell’Ue eventualmente coinvolti dall’incidente. Oltre a ciò, il CSIRT ha l’obiettivo anche di garantire la collaborazione all’interno della rete CSIRT attraverso l’individuazione di forme di cooperazione appropriate, lo scambio di informazioni e la condivisione di best practices.

Si aggiunge un altro tassello importante dell’architettura nazionale cyber

Si compone quindi un altro tassello importante dell’Architettura Nazionale Cyber, riporta Askanews, che con la collocazione del CSIRT presso il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri favorirà una più efficace gestione tecnica degli incidenti a livello nazionale e internazionale. Questo, grazie alle sinergie garantite dalle altre funzioni già assicurate dal Dipartimento in tale ambito, quali il punto di contatto unico nazionale NIS per la gestione operativa di incidenti transfrontalieri, il Nucleo per la Sicurezza Cibernetica (NSC) per la gestione operativa di incidenti che hanno un impatto sulla sicurezza nazionale. E le attivazioni che deriveranno dal cosiddetto Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

Individuate le tempistiche per una piena operatività

Il decreto individua inoltre le tempistiche per una piena operatività del CSIRT. Entro 120 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il DIS, il Ministero dello Sviluppo Economico, e l’AgID sottoscriveranno appositi accordi per assicurare il trasferimento delle funzioni del CERT nazionale e del CERT-PA al CSIRT italiano. Che per lo svolgimento dei propri compiti si avvarrà dell’AgID ai sensi del decreto legislativo NIS. Le disposizioni del decreto istitutivo del CSIRT entreranno invece in vigore entro 180 giorni.