Black Friday, shopping per 3 italiani su 4

Di anno in anno il Black Friday, la giornata (o meglio le giornate) in cui è possibile fare shopping sulle maggiori piattaforme on line beneficiando di forti sconti, è diventato una realtà consolidata anche in Italia. Attendiamo infatti l’ultimo venerdì di novembre per sbizzarrirci con gli acquisti in rete, sperando di fare un affarone anche in vista dell’imminente Natale. Che questo appuntamento di “consumo” sia ormai nel dna dei nostri connazionali è confermato anche da una recentissima ricerca di BVA Doxa per conto dell’Osservatorio Findomestic. Secondo l’Osservatorio Findomestic, infatti, quasi la totalità degli italiani (il 97%) sa cosa sia il Black Friday e quasi il 60% ha effettuato almeno un acquisto nelle edizioni precedenti. Per il 29% degli intervistati, i saldi invernali arrivano troppo tardi mentre per il 31% il “venerdì nero” non ha eguali in termini di sconti ed è dunque un’occasione da non perdere.

Tre su quattro si danno agli acquisti

In base ai dati, risulta che ben tre italiani su quattro fanno acquisti durante il Black Friday 2019. Di questi, oltre la metà spenderà fino a 300 euro e il 13% metterà sul piatto addirittura tra i 500 e i 1.000 euro. Rispetto all’anno scorso, aumenta addirittura del 39% la quota di italiani che si dichiara pronta a metter mano al portafoglio. In particolare, sono soprattutto i residenti del Centro (77%) e del Sud Italia (80%) a dirsi pronti a spendere.

Fino a 1.000 euro di budget

Secondo i dati raccolti da BVA Doxa, oltre la metà degli intervistati (52%) prevede di spendere fino a 300 euro per gli acquisti nel giorno del Black Friday. Mai come quest’anno il “venerdì nero” e il successivo “Cyber Monday” di lunedì 2 dicembre sono utilizzati per risparmiare anche in vista dei regali di Natale. Il 41% di chi ha intenzione di fare acquisti li farà anche per conto di altri e l’avvicinarsi delle festività di fine d’anno è uno dei motivi che porta a prevedere una spesa tra i 300 e i 500 euro da parte di un quarto deglidegli italiani mentre il 13% spenderà da 500 a 1.000 euro.

Abbigliamento la categoria più gettonata

Non si scappa, la moda è il settore che piace di più. L’abbigliamento, confermando il dato degli acquisti dichiarato dagli intervistati per il Black Friday 2018, è quello a cui puntano gli italiani anche per l’appuntamento 2019: il 51% lo mette al primo posto nella lista dei desideri seguito dagli elettrodomestici (26%). Gli smartphone si fermano al 3° posto (23%), ma conquistano tre posizioni rispetto al 2018, e si collocano quasi alla pari di cosmetici e profumeria (22%).


Lavoro, ricerca LinkedIn: in Europa meno occasioni per i talenti dell’AI

I talenti capaci di padroneggiare i segreti dell’Intelligenza artificiale sono davvero ricercati in ogni angolo del mondo da aziende e organizzazioni? A questa domanda risponde una recente ricerca condotta da LinkedIn, il grande network professionale online. L’analisi prende in considerazione gli ultimi trend legati alla presenza di talenti nel settore delle Intelligenze Artificiali nel mercato del lavoro in Italia e in Europa. Nel particolare, l’ultimo report di LinkedIn (intitolato AI talent in the Labour market) dimostra come la distribuzione disomogenea e disuguale di questi talenti sta limitando il potenziale dell’Italia e dell’Europa nel diventare un reale polo di innovazione nel campo dell’Intelligenza Artificiale a livello mondiale.

Più svantaggiati i talenti in Europa (e in Italia)

I talenti operanti nel campo delle AI in Italia e in Europa sono al momento svantaggiati rispetto ad altri mercati. Negli Stati Uniti, ad esempio, vengono assunte il doppio delle persone qualificate per le AI rispetto all’Europa, nonostante la forza lavoro totale americana ne rappresenti solo la metà. Allo stesso tempo, la ricerca rileva che l’Europa può recuperare rapidamente il ritardo: la formazione e l’aggiornamento professionale dei talenti “vicini alle IA” potrebbe raddoppiare le dimensioni dell’attuale forza lavoro operante in questo settore all’interno dell’Unione Europea. 

Non c’è distribuzione omogenea

I talenti operanti nel settore delle Artificial Intelligence nell’Unione Europea non sono distribuiti in modo uniforme. Solo tre paesi in Europa ospitano da soli la metà di tutti i professionisti che operano nel settore delle AI, ovvero Regno Unito (24%), Germania (14%) e Francia (12%). Altri paesi che attraggono un buon numero di talenti in questo ambito, sono Irlanda, Finlandia, Cipro, Lussemburgo, Svezia e Paesi Bassi.  In questa classifica, l’Italia si posizione ad un livello medio-basso con appena il 7,32% sul totale, ovvero con un valore tre volte inferiore rispetto al Regno Unito, e metà della Germania.
Solo i big europei attraggono i talenti

In Europa, sono le grandi aziende ad attrarre il numero maggiore di talenti nel settore delle AI. A differenza degli Stati Uniti, dove sono le startup e le aziende cosiddette “native digitali” a dimostrarsi più propense all’adozione delle nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale, e conseguentemente ad assumere i lavoratori con le giuste competenze in questo ambito, in Europa solo le grandi aziende stanno realmente investendo in questa tecnologia. La concentrazione maggiore di talenti delle IA in Europa si rileva nell’ambito accademico e della ricerca, fenomeno particolarmente valido per Italia e Spagna. Infine, la ricerca di LinkedIn sottolinea un divario legato al genere: solo il 16% dei lavoratori nel campo delle AI in Europa è rappresentato da donne (ma in Italia tocca il 25%).

Partite Iva, nuove aperture a +5,7% nel terzo trimestre del 2019

Aumenta “l’esercito” delle Partite Iva italiane. Solo nell’ultimo trimestre del 2019, si è infatti registrato un aumento degli autonomi di ben il 5,7%. I dati sono il frutto dell’Osservatorio sulle partite IVA del Ministero delle Finanze. ,

Nel terzo trimestre del 2019 sono state aperte 101.498 nuove Partite Iva, che corrispondono a una crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 5,7%.

Chi apre la partita Iva

L’analisi mostra, in merito alla distribuzione per natura giuridica, che il 72,3% delle nuove aperture di Partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 21,6% da società di capitali, il 3,2% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente il 2,5% del totale delle nuove aperture. In particolare, rispetto al primo trimestre del 2018, l’aumento più significativo si è avuto per quanto riguarda le persone fisiche (+8,3%). Il fenomeno è da attribuirsi soprattutto alle nuove adesioni al regime forfetario: nel periodo in esame 49.171 nuovi avvianti hanno aderito al regime (48,4% del totale delle nuove aperture), con un aumento del 30,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le forme societarie accusano invece un calo: -3,6% per le società di capitali e -4,9% per le società di persone. E’ interessante notare anche la crescita delle aperture da parte di soggetti non residenti (+44%), come già rilevato in altri trimestri, legato allo sviluppo della web economy.

Più aperture al Nord e nel commercio

Per ciò che concerne la distribuzione geografica, il 44,3% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,1% al Centro e il 33,2% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia che i principali incrementi di avviamenti sono avvenuti in Piemonte (+16,2%), in Lombardia (+11,5%) e in provincia di Bolzano (+11,2%). Le diminuzioni più consistenti in Valle d’Aosta (-19,7%), Calabria (-3,6%) e Sardegna (-3%).

In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra il maggior numero di nuove Partite Iva con il 20,5% del totale, seguito dalle attività professionali (16,1%) e dalle costruzioni (9,2%). Rispetto al terzo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si segnalano nell’istruzione (+21,2%), nelle attività professionali (+16,2%) e nei servizi d’informazione (+13,6%). L’unico settore in flessione è la sanità (-5,8%).

Più uomini, giovani e cresce la quota degli stranieri

Tornando alle persone fisiche, l’ultimo Osservatorio mostra una sostanziale stabilità per quanto riguarda la ripartizione di genere: gli uomini rappresentano il 62,7%. Il 46% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni, ma c’è anche una notevole quota –  il 32% – composta da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Infine, in base al Paese di nascita degli avvianti, si evidenzia che il 19,4% delle aperture è effettuato da una persona nata all’estero.

Dicembre 2019: via agli incentivi per decoder e smart tv

Già stanno entrando in numero sempre più consistente nelle case degli italiani e ora ci sarà un buon motivo in più per acquistare sistemi per smart tv e decoder, le ultime frontiere della fruizione televisiva. Infatti, dal prossimo dicembre, diventeranno effettivi gli incentivi fiscali destinati a chi compra questi apparecchi. La novità è stata confermata al Tavolo TV 4.0 al Ministero dello Sviluppo economico, presieduto dal Sottosegretario Mirella Liuzzi, con i rappresentanti delle autorità competenti in materia, gli operatori televisivi e le associazioni di categoria. Questa novità, insieme a un pacchetto di altre iniziative, sono state attivate dal Ministero per supportare la transizione del sistema radiotelevisivo verso la nuova tecnologia Dvb-T2. Come riporta adnkronos, si allarga così il ventaglio di vantaggi messo in campo dal Ministero per integrare il percorso già avviato lo scorso anno.

Gli interventi sul tavolo dei lavori

Gli addetti ai lavori, i tecnici e gli esponenti della politica si sono così confrontati su diversi temi: i criteri e le modalità di erogazione di indennizzo per le tv locali; il calendario di dettaglio della road map della prima fase dello spegnimento delle reti delle aree tecniche; i prossimi adempimenti di competenza dell’Agcom previsti dalla legge; i contenuti del decreto interministeriale Mise-Mef per l’erogazione dei contributi a favore dei cittadini per l’acquisto di smart tv e decoder di prossima pubblicazione; le prime iniziative da mettere in campo per comunicare ai cittadini il passaggio al Dvb-T2. E’ “fondamentale accompagnare la transizione del sistema radiotelevisivo al Dvb-T2 con opportune campagne e azioni informative coordinate dal Mise, per guidare i cittadini nel cambiamento tecnologico. A tal riguardo, abbiamo invitato gli operatori televisivi a presentare in tempi brevi una proposta per un piano di comunicazione condiviso e unitario” ha detto il Sottosegretario Liuzzi.

Allargare la platea dei cittadini ammessi a usufruire del contributo

Per quanto riguarda gli incentivi per chi acquista decoder e smart tv, questi saranno operativi da dicembre, con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. “E’ nostro obiettivo incrementare gli attuali 151 milioni di euro richiedendo un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei cittadini ammessi ad usufruire del contributo” ha concluso Liuzzi. Il bonus sarà rappresentato da uno sconto, che dovrebbe avere una durata triennale, e che permetterà ai cittadini meno abbienti di accedere ai nuovi sistemi tv di ultima generazione.

Marte, prossima frontiera. Quali sono i programmi Nasa per arrivarci

Obiettivo Marte. Il Pianeta Rosso, infatti, è dove vogliono arrivare gli scienziati di tutto il mondo, portando l’umanità oltre i confini della Terra. Per far sì che questo progetto diventi realtà, la Nasa ha messo a punto degli speciali addestramenti e tecnologie inedite. La palestra ideale per prepararsi al viaggio è la Stazione Spaziale Internazionale. Con l’esperienza ventennale e una poche modifiche, la Iss si presta infatti al tirocinio per le missioni umane che andranno sul Pianeta Rosso negli anni 2030. Un team multidisciplinare guidato dalla chief scientist della Nasa Julie Robinson – informa Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – ha individuato almeno 4 step che possono spianare il percorso della Nasa verso Marte.

Il viaggio verso il Pianeta Rosso in 4 step

Come primo passo, gli scienziati – scrive askanews – vorrebbero prolungare le missioni sulla Iss. Di norma, infatti, la permanenza degli gli astronauti sul laboratorio orbitante è di sei mesi: bisognerebbe prolungarla almeno fino a un anno. Questo perché gli astronauti dovrebbero “allenarsi” a vivere nello spazio per più tempo, perché un viaggio su Marte, con l’attuale tecnologia di propulsione, dura otto o nove mesi. Per la Nasa, bisogna estendere la permanenza sulla stazione spaziale per conoscere meglio gli effetti sulla salute del volo spaziale di lunga durata. Finora sono tre gli astronauti statunitensi che hanno smarcato questo obiettivo di permanenza, ma l’agenzia governativa vorrebbe arrivare a 10 astronauti nel programma. In seconda battuta, la Nasa vorrebbe “pilotare” pienamente il progetto. “Dobbiamo avere la nostra navicella”, ha dichiarato Robinson. Finché la Nasa dipenderà dalla capsula spaziale russa Soyuz per il trasporto degli astronauti sulla Iss, controllare il programma dell’equipaggio sarà complesso. Si attende quindi la disponibilità di un veicolo privato come SpaceX’s Crew Dragon e Boeing Cst-100 Starliner per verificare lo stato fisico e le capacità degli astronauti dopo un volo spaziale di lunga durata.

Gli ultimi due punti del piano d’azione

Prima di volare veramente su Marte, ci sarà bisogno di una maggiore autosufficienza: è proprio questo è il terzo step da affrontare, soprattutto per mettersi al riparo da eventuali emergenze che potrebbero verificarsi su un corpo celeste estraneo. Infine,  deve proseguire il programma di esplorazione lunare Artemis della Nasa, che sarà un trampolino di lancio per Marte. Con la presenza stabile dal 2028 nell’avamposto lunare orbitante Gateway, in costruzione dal 2022, si farà tesoro delle tecniche necessarie per fare rotta su Marte: è questo è il quarto e ultimo passo per aprire la strada verso un nuovo mondo.

Milano, Monza Brianza Lodi: un territorio che fa impresa

E’ aumentato in maniera significativa il numero delle imprese attive sul territorio delle province di Milano Monza Brianza e Lodi. Lo rivelano gli ultimi dati della Camera di Commercio sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre 2019 rilasciati da Unioncamere-InfoCamere. L’analisi ha evidenziato come nel periodo luglio-settembre 2019 le attività siano cresciute di ben 2.000 unità, rivelando un tessuto economico dinamico e in salute. Di queste attività, 1.611 sono le nuove imprese aperte a Milano da fine giugno, 159 quelle a Monza Brianza, 27 le neoimprese di Lodi. Le cifre sono il risultato  del bilancio fra le imprese nate (4.445 a Milano, 866 a Monza Brianza, 180 a Lodi) e quelle che hanno cessato l’attività (2.834 a Milano, 707 a Monza Brianza, 153 a Lodi) nel terzo trimestre dell’anno, da luglio a settembre. Il tasso di crescita del trimestre, +0,42% per Milano è superiore al +0,23% registrato a livello italiano, mentre Monza con +0,21% e Lodi con +0,16% sono poco più o meno in linea con il dato nazionale. 

Milano, nascono società di capitali e ditte individuali 

La maggior parte dell’intero saldo sotto la Madonnina è dovuto alle imprese costituite in forma di società di capitali (2.352 su 4.445 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 8.805, +3% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). A queste fanno seguito le imprese individuali (1.843 iscritte in tre mesi, 8.388 in nove mesi, +7,8%). Per settore, primi i servizi alle imprese con 1.024 iscrizioni, seguono il commercio con 611, le costruzioni con 450, industria, credito e turismo con oltre 200 imprese. 

Monza Brianza, il mercato vuole servizi alle imprese

La maggior parte dell’intero saldo nell’area Monza Brianza è dovuto alle imprese costituite in forma di ditta individuale (550 su 866 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 2.415, +20% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). Per settore, sono primi i servizi alle imprese con 194 iscrizioni, il commercio con 160, le costruzioni con 136.

Lodi, crescita nel settore del commercio

A Lodi, la maggior parte dell’intero saldo è dovuto alle imprese costituite in forma di ditta individuale (550 su 866 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 2.415, +20% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). Per settore, svettano al primo posto i servizi alle imprese con 194 iscrizioni, il commercio con 160, le costruzioni con 136.

Italiani e ricerca di lavoro online: meglio smartphone o pc?

La ricerca di un lavoro, un momento davvero delicato e spesso fondamentale per la carriera, si svolge più che mai sul web. E le candidature agli annunci di lavoro avvengono proprio attraverso tale modalità. In questo scenario, è interessante scoprire quali siano gli strumenti preferiti dai nostri connazionali per ricercare e valutare opportunità lavorative: in sostanza, gli italiani scelgono di sottoporre le loro candidature da smartphone o piuttosto da desktop? A questo quesito risponde PageGroup, società internazionale specializzata nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che ha presentato i dati sul comportamento online dei potenziali candidati durante la ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Quali sono le preferenze per candidarsi?

Quali sono le preferenze degli italiani quando si parla di candidature online? I dati di PageGroup confermano un trend valido per diversi settori, ovvero che l’utilizzo da mobile è in costante crescita: infatti, dal 2018 al 2019 gli utenti da smartphone sono aumentati del 23% per il brand Michael Page e ben del 34% per Page Personnel che, occupandosi di figure professionali più junior, attrae un maggior numero di giovani e quindi più abituati all’uso dello smartphone. Tuttavia, se la fase della ricerca di una posizione aperta è appannaggio del mobile, quando arriva il momento di candidarsi si preferisce lavorare da desktop: il tasso di conversione da quest’ultimo per Michael Page è infatti il doppio del dato da mobile. Lo stesso avviene anche per Page Personnel, dove le conversioni da desktop sono maggiori di quelle da smartphone. Occorre però fare una precisazione: sebbene gli italiani ad oggi preferiscano finalizzare le proprie candidature da desktop, il dato di utenti da mobile continua a crescere, sia in termini assoluti che di tassi di conversione, mentre per il desktop il valore rimane pressoché invariato e, in alcuni casi, è addirittura in flessione.

Il mondo del lavoro cambia insieme alla tecnologia

“Insieme al mondo del lavoro e della tecnologia, cambiano anche le abitudini dei candidati. Per questo motivo cerchiamo di andare sempre incontro alle nuove esigenze dei candidati, mettendo a disposizione gli strumenti migliori per trovare il lavoro giusto” ha detto Lorena Goffredo, Senior Marketing Manager Italia di PageGroup. La società ha infatti appena presentato una app che consente a tutti i potenziali candidati di accedere alle posizioni aperte sul sito in velocità e semplicità, anche da mobile, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo ci si trovi. Così da non farsi scappare l’annuncio che potrebbe cambiare la vita.

Al posto del capo preferisco un robot

Lo dice una recentissima ricerca: due dipendenti su tre preferirebbero essere guidati da un manager robot piuttosto che da uno in carne e ossa. Lo studio, commissionato dall’azienda tecnologica Oracle a Future Workplace coinvolgendo oltre 8.300 lavoratori in dieci paesi del mondo, Europa compresa (ma Italia esclusa) fornisce risultati quantomeno sorprendenti. Il 64% delle persone si fida di un robot più del proprio capo. E questa tendenza si spiega con l’importanza che l’intelligenza artificiale sta assumendo sempre più, cambiando il rapporto tra persone e tecnologia sul lavoro e  ridefinendo il ruolo che i team e i manager delle risorse umane devono svolgere nell’attirare, trattenere e sviluppare talenti.

AI, sempre più presente nelle nostre vite professionali

L’intelligenza artificiale acquista più rilievo con il 50% dei lavoratori che attualmente utilizza una qualche forma di AI al lavoro rispetto al solo 32% dell’anno scorso. I paesi dove l’AI è stata maggiormente adottata sono la Cina (77%) e l’India (78%); si tratta di valori circa doppi rispetto a Francia (32%) e Giappone (29%). Ma c’è di più: il 65% dei lavoratori che ha a che fare con collaboratori robotici si dice contento e ottimista. In particolare gli uomini, che hanno una visione più positiva dell’AI al lavoro rispetto alle donne, con percentuali rispettivamente del 32% e del 23%.

I lavoratori si fidano dei robot

La crescente adozione dell’intelligenza artificiale al lavoro ha poi un impatto significativo sul modo in cui i dipendenti interagiscono con i loro manager. Il 64% dei lavoratori intervistati ha detto che si fiderebbe di un robot più che del proprio manager e ben il 50%  si rivolge a una macchina anziché al proprio superiore per un consiglio. In particolare, analizzando le risposte espresse nei vari Paesi, si scopre che i dipendenti più fiduciosi nei confronti dell’intelligenza artificiale rispetto ai capi sono quelli di India (89%) e Cina (88%), seguiti da Singapore (83%), Brasile (78%), Giappone (76%), Emirati Arabi Uniti (74%), Australia/Nuova Zelanda (58%), Stati Uniti (57%), Regno Unito (54%) e Francia (56%). Anche in questo caso, sono di più gli uomini (5%) rispetto alle donne (44%) ad essersi rivolti all’AI per problematiche connesse al lavoro.

La tecnologia è meglio

Alla domanda su cosa possono fare i robot meglio dei loro manager, gli intervistati hanno affermato che i robot sono più bravi nel fornire informazioni imparziali (26%), nel mantenimento dei programmi di lavoro (34%), nella risoluzione dei problemi (29%) e nella gestione di un budget (26%). D’altro canto, gli intervistati ammettono che i manager “umani” sono più capaci delle macchine di comprendere i loro sentimenti (45%), di formarli (33%) e di creare una cultura del lavoro (29%).

Autunno, tempo di cambiare… lavoro: i 6 consigli di LinkedIn

L’autunno è tradizionalmente una stagione in cui il mercato del lavoro è più dinamico ed è perciò un buon momento per dare ulteriore slancio alla propria carriera, a qualsiasi livello, cercando una nuova opportunità lavorativa. Uno dei metodi più utilizzati per trovare un nuovo lavoro o nuove occasioni di business è sicuramente LinkedIn, il più grande network professionale online del mondo, dove, in termini di numero di posti di lavoro sulla piattaforma, l’autunno è proprio uno dei periodi di punta dell’anno. Così il social professionale ha messo in piedi una squadra di esperti delle dinamiche di lavoro, che ha realizzato una sorta di “lista” con i 6 consigli chiave che i professionisti italiani possono seguire con il fine di cogliere al meglio nuove opportunità di lavoro.  

1 Immagine del profilo

Una buona foto profilo aiuta a rendersi più riconoscibili sulla piattaforma, sia ai contatti già consolidati sia per attrarre nuovi possibili “peer” (contatti). La foto non deve essere perfetta, basta che risulti naturale. Dalle ricerca condotte da LinkedIn, è emerso che una buona immagine profilo può portare fino a nove volte in più di richieste di connessione.

2 Posizione aggiornata

E’ decisamente conveniente mantenere aggiornata la propria posizione lavorativa. E’ un elemento che aiuta a raccontare al meglio la propria storia professionale e a far aumentare di 8 volte le richieste di connessione.

3 Formazione e competenze

Formazione accademica e competenze acquisite sul campo andrebbero sempre messe in luce con chiarezza nel proprio profilo di LikedIn. In particolare, è consigliabile inserire almeno 5 competenze di base. Tra l’altro, la piattaforma ha attivato una nuova funzione che consente di valutare le competenze. Per ogni valutazione delle competenze superata, verrà rilasciato un certificato che apparirà sul proprio profilo LinkedIn, in modo che sia subito disponibile per i recruiter.

4 Di che settore sei? 

Aggiungere il settore professionale e industriale di competenza, nonché quello di maggiore interesse, è utile per trovare più facilmente nuove offerte di lavoro, eventi, contenuti formativi su LinkedIn e articoli di settore. 

5 Scrivi dove abiti

Non è una banalità: indicare la località in cui si vive potrebbe valere una crescita professionale. Molte aziende ricercano i talenti in base alla zona e si affidano alla località inserita nel profilo LinkedIn dei professionisti più interessanti.

6 Partecipare ai gruppi di discussione

Partecipare attivamente ai gruppi di discussione  può aiutare i professionisti a mettersi in luce con altri professionisti del proprio settore di competenza, creare nuove opportunità di business e trovare un nuovo lavoro.

Over 60 italiani sempre più attivi e ancora al lavoro

Abbandonare il mondo del lavoro quando si diventa “grandi”? Manco per niente. In Italia sono oltre 2 milioni gli over 60 che lavorano. E nella maggior parte dei casi non si tratta di necessità, ma di una libera decisione: ben il 55% degli over sixty lo fa per per scelta, anche se potrebbe smettere. Questo identikit del mercato del lavoro degli ultrasessantenni è il frutto di una ricerca di BVA Doxa, che rivela che solo il 15% dei senior indica i motivi economici come la motivazione principale a rimanere nel mondo del lavoro. Uno su 3 lavora ancora perché non può smettere, ma, se potesse, opterebbe per la pensione, anche se la maggior parte del campione è attivo, in salute e continua a guardare al futuro.

Non cala “la voglia di restare aggiornati”

Lavorare, però, per molti senior resta un modo per sentirsi giovani. Ben il 50% degli intervistati ha infatti dichiarato che per restare attivi professionalmente è necessario mantenere viva “la voglia di imparare e di restare aggiornati”, mentre il 45% afferma che serve “guadagnare dimestichezza con la tecnologia” e il 41% sostiene che così si può “creare un legame tra i giovani e le diverse generazioni”. Il 12% degli over 60 italiani crede di avere ancora “tanto da dare”. In sintesi, a 60 anni ci si sente ancora perfettamente vitali e capaci. Un approccio in linea con uno dei nuovi trend già evidenziati da BVA Doxa in una recente indagine secondo cui in Italia si inizia a sentirsi vecchi addirittura a 70 anni. Solo in Finlandia vi è la stessa percezione. Nel resto del mondo la percezione di inizio della vecchiaia scatta in media con il 56esimo compleanno.

Tecnologia strumento fondamentale

La tecnologia non spaventa la fascia di popolazione più grande, anzi: è uno strumento che potrebbe migliorare la qualità della vita. Oltre il 50% degli over 60 italiani trova che possa portare impieghi utili e concreti in ambiti come la sicurezza in casa, fuori casa, la salute e, non ultimo, il mondo del lavoro. Nel dettaglio: per gli attuali lavoratori senior “la tecnologia migliora la qualità del lavoro” (77%), “ottimizza i tempi necessari per svolgere le attività lavorative” (60%) e “permette di fare cose che altrimenti non si riuscirebbero a fare” (58%).

Non si smette mai di imparare

Per affrontare i cambiamenti, poi, gli over 60 dichiarano che sia necessario mantenersi al passo con i tempi. Le eventuali difficoltà in ambito lavorativo si sono avute per varie ragioni, a cominciare  dalla scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie (38%), direttamente correlata alla “mancanza di una formazione adeguata da parte dell’azienda per l’uso dei nuovi strumenti” (31%). A seguire “il crescente utilizzo dell’inglese o di altre lingue non conosciute” (35%) e il “doversi rimettere ad imparare” (36%) connesso alla inadeguatezza delle competenze acquisite negli anni. Proprio per questo, il 74% del campione vorrebbe partecipare a corsi per l’apprendimento delle nuove tecnologie e il 49% desidera un maggior coinvolgimento nei momenti di incontro e confronto aziendale.