Lockdown, boom per console e accessori per il gaming

La diffusione del Covid-19 sta costringendo da diverse settimane gli italiani a rimanere in casa. E da quanto emerge dalle ricerche GfK questo sta portando a una maggiore fruizione di contenuti legati all’intrattenimento. In particolare, il tempo dedicato al gaming online, su mobile e su pc, è cresciuto del 9%. In molti stanno approfittando della situazione anche per acquistare nuovi dispositivi per giocare in casa. Nel periodo compreso dal 2 al 29 marzo 2020 GfK ha registrato un picco di vendite del comparto gaming, e gli accessori per console, come i gamepad, i gaming seats, e gli stearing wheel. Positivo anche il trend dei pc portatili per il gaming, che crescono di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. 

La vendita delle console sale del 67%, +31% pc portatili

Più in particolare, in Italia durante il periodo del lockdown le vendite di console sono aumentate del 67%, quelle dei gamepad, i controller per videogiochi, registrano una crescita del 24% a valore, i gaming seats, le sedie e poltrone per il gaming, del 478%,  e  i volanti per il gaming (stearing wheel) del 104%, riporta Corriere Comunicazioni. E se tra il 21 febbraio e il 22 marzo c’è stato un incremento del 9% del tempo dedicato al gaming online è dal 2 marzo che si registra la maggiore impennata. Secondo GfK è molto positivo anche il trend dei pc portatili per il gaming, con una crescita delle vendite, rispetto allo stesso periodo del 2019, del 20% a valore e del 31% a unità.

“Il digitale diventa un alleato per interagire in maniera attiva nonostante l’isolamento”

Nei giorni scorsi la società di analisi ha anche fatto il punto in merito all’uso del digitale da parte degli italiani. “Se la tv e altri mezzi tradizionali consentono di rompere l’isolamento informativo e di intrattenimento classico – sottolinea GfK – il digitale diventa un alleato per interagire in maniera attiva nella condizione senza precedenti di isolamento in casa che stanno vivendo gli italiani”.

Complessivamente, nota GfK, il tempo dedicato agli strumenti digitali è cresciuto del 7%. A fare da traino l’esigenza informativa, specialmente nella prima fase dell’emergenza sanitaria, con una crescita del 45% del tempo dedicato ai siti di informazione quotidiana.

Social network +31%, streaming e on demand +13%

Aumenta in maniera esponenziale anche il tempo dedicato a tutte quelle attività che si scontrano con i limiti imposti dai decreti, come fare la spesa online (124% il tempo di navigazione sui siti della Gdo), ma anche coltivare le proprie relazioni sociali a distanza (+31% l’utilizzo dei social network). Anche l’intrattenimento online sta vivendo una forte espansione, con una crescita del 13% degli streaming video e musicali, incluse le piattaforme video on demand.

I viaggi dopo l’emergenza: gli italiani scelgono l’Italia

Certo, prima o poi torneremo a viaggiare. Ma come? Sicuramente nei prossimi mesi gli scenari saranno un po’ diversi da come li abbiamo lasciati prima dell’emergenza coronavirus e anche quale sarà la fisionomia della prossima estate, quella 2020, rimane per certi versi un concetto nebuloso. Però gli esperti del settore del travel – uno dei comparti maggiormente colpiti dagli effetti di virus e relativo lockdown – guardano avanti e si immaginano già dei possibili sviluppi. In estrema sintesi, quello che emerge è che viaggeremo in Italia e ci muoveremo preferibilmente in auto o in bicicletta per brevi periodi. Sarà un’estate “casalinga”, quindi, anche se nel senso migliore del termine.

Le prospettive delle associazioni di categoria

“Già dal mese di giugno si potranno vedere i primi segnali di ripartenza con i connazionali che cominceranno a muoversi all’interno del Belpaese” ha dichiarato all’Ansa Ivana Jelinic, presidente di Fiavet, la Federazione italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo. Per quanto riguarda il ritorno degli stranieri in Italia, dovremo attendere almeno l’estate inoltrata, se non il prossimo autunno. Nardo Filippetti, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, l’associazione che rappresenta i tour operator italiani, prevede “una ripresa parziale delle attività tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno e un ritorno progressivo alla normalità solo nel 2021”. Insomma, seppur con cautela, la prossima estate segnerà l’inizio delle attività legate al mondo dei viaggi e delle vacanze.

Passione Italia

L’Italia resta la meta prediletta dagli italiani, soprattutto ora. Un sondaggio di Confturismo-Confcommercio, condotto tra il 18 e il 23 marzo, segnala che appena l’emergenza sanitaria finirà ci sarà un 83% di persone che sceglierà l’Italia per le sue vacanze, anche se il 16% teme di non avere una disponibilità economica sufficiente. “Sostenere il turismo adesso significa investire in un settore che mette in moto a sua volta altri consumi portando ossigeno all’economia dell’intero Paese” ha dichiarato il presidente Luca Patané. Tra le iniziative promosse per rilanciare il turismo interno c’è quella di Federalberghi, che ha chiesto al governo un incentivo per gli italiani che effettueranno le vacanze nel proprio Paese con l’istituzione di un fondo e la realizzazione di una campagna di promozione dell’Italia. La promozione del nostro Paese, nel frattempo, continua soprattutto sul digitale: come ha fatto il Touring Club con la sua “mappa della bellezza”, una guida interattiva alla scoperta di luoghi, paesaggi e itinerari, dalle città d’arte alle coste, dalla montagna ai borghi e ai cammini. Vacanze a “casa”, quindi, ma casa è e sarà l’Italia.

Quarantena e shopping on line: cosa comprano gli italiani su Amazon?

Chiusi in casa, è vero, ma non per questo disposti a rinunciare a proprio tutte le proprie passioni, né ai propri cibi o hobby preferiti. Tantomeno a mettere da parte la cura di sé e la protezione dei propri cari. Insomma, pure in emergenza da coronavirus gli italiani continuano a fare acquisti ma, viste le restrizioni, naturalmente si rivolgono alle piattaforme on line. Ecco perché Amazon, con la sua classifica dei dieci articoli top seller, è un realistico specchio dei tempi e dei consumi in modalità Covid-19, che aiuta a capire come i nostri connazionali trascorrono questa lunga quarantena. Si va dai libri per bambini alle tute da ginnastica, dalle mascherine (oggetto più desiderato del momento) agli articoli per parrucchieri e al saturimetro, gadget diventato quasi introvabile.

Leggere e bere il caffè

Sul più grande ecommerce del mondo si è registrato un exploit delle vendite di libri per bambini, ma anche di quelli che hanno a tema le epidemie, come ‘Spillover. L’evoluzione delle pandemie’ di David Quammen e ‘Cecità’ di José Saramago. Sul fronte alimentare, gli italiani non rinunciano all’amato espresso, e infatti volano le vendite di cialde e capsule per il caffè, così come le confezioni di tonno, la pasta e le salse di pomodoro.

Vestirsi sì, ma comodi

Anche in casa ci si veste, certo, ma non proprio con l’attenzione e la cura riservata a quando si va al lavoro. Insomma, vince la comodità più che l’eleganza: forse è questa la ragione che fa diventare dei top seller nella categoria abbigliamento le tute e i calzettoni da sport. Sorprendente è anche il successo che hanno le mantelle per i parrucchieri, evidentemente per potersi tagliare i capelli a casa.

Non si smette mai di giocare

I bambini sono sempre una priorità e pure la direzione degli acquisti on line lo conferma. Nei prodotti più venduti in casa e cucina spiccano pastelli, pennarelli, tubetti di tempera e colla glitterata, oltre agli album per disegno. Ma vengono messi nel carrello anche i giochi da tavolo e di società, come l’evergreen Risiko.

Protezione e salute

Nel settore elettronica i prodotti più acquistati sono Kindle, cuffie e fire stick, mentre in quello ‘Commercio, Industria e Scienza’ le prime dieci posizioni sono interamente occupate dalle mascherine chirurgiche. Tra gli oggetti di questa tipologia particolarmente desiderati, almeno stando agli ordini, ci sono anche il termometro laser digitale e il saturimetro da dito, un piccolo apparecchio che consente di valutare il livello di ossigenazione nel sangue.

WhatsApp e Messenger, chiamate di gruppo aumentate del 1000%

Da quando sono costretti a stare a casa, gli italiani non vogliono rinunciare alla socialità, seppur a distanza. Ecco che allora ricorrono a ogni possibile soluzione tecnologica e la più semplice e alla portata di tutti – anche dei nonni – è quella di utilizzare le videochiamate di WhatsApp e Messenger. La forma, evidentemente, è ultra gradita, tanto che le chiamate di gruppo sui due social sono aumentate, in termini di tempo, di oltre il 1.000%. Lo ha reso noto Facebook in un post firmato da due vicepresidenti, Alex Schultz e Jay Parikh.

Esplosione social e dirette live

Nelle ultime settimane, quando l’emergenza sanitaria ha previsto restrizioni più severe, per gli italiani il tempo speso nelle app di Facebook, ovvero Instagram, WhatsApp e Messenger, è aumentato fino al 70% secondo i dati diffusi in un blogpost da Alex Schultz, vice president di Analytics, e Jay Parikh, vice president di Engineering. Le visualizzazioni dei Live su Instagram e Facebook sono raddoppiate in una settimana. La messaggistica è cresciuta di oltre il 50%.

Un fenomeno improvviso e nuovo da gestire

Durante l’emergenza legata al coronavirus, Facebook sta facendo “tutto il possibile per mantenere le app veloci, stabili e affidabili. I nostri servizi sono stati costruiti per resistere ai picchi durante eventi come le Olimpiadi o la notte di Capodanno. Tuttavia, questi eventi si verificano raramente e abbiamo tutto il tempo per prepararci”, sottolineano spiegando come la crescita di utilizzo dovuta al Covid-19 è senza precedenti per tutto il settore, e “stiamo registrando nuovi record di utilizzo quasi ogni giorno”. Secondo Schultz e Parikh “mantenere la stabilità durante questi picchi di utilizzo è più impegnativo del solito ora che la maggior parte dei nostri dipendenti lavora da casa”.

Il commento di Mark Zuckerberg

Anche Mark Zuckerberg, fondatore e numero uno di Facebook, qualche giorno fa ha parlato dell’exploit delle app del social dovuto al Covid-19, e si è augurato che la rete possa reggere tutto questo traffico. “Al momento la situazione non è fuori controllo – ha detto Zuckerberg in una conference call – ma dobbiamo davvero assicurarci di avere un’infrastruttura al di sopra di questa situazione per poter continuare a fornire il livello di servizio di cui le persone hanno bisogno un momento come questo”. E ha aggiunto: “In termini di statistiche stiamo riscontrando livelli di utilizzo molto elevati in tutti i paesi che sono stati colpiti. Non solo di WhatsApp anche di Facebook Messenger. Il picco normale per noi è Capodanno, giorno in cui praticamente tutti vogliono mandare messaggi e fare un selfie da inviare alla loro famiglia ovunque si trovino. E siamo oltre quel picco di Capodanno”, ha concluso il ceo di Facebook.

Università italiane, otto dipartimenti fra i migliori al mondo

Prendiamoci qualche soddisfazione, almeno ogni tanto. L’Italia, anche in questi giorni bistrattata sui media esteri, dimostra invece di avere una marcia in più, almeno per quanto riguarda la qualità della formazione universitaria. La notizia: otto dipartimenti universitari italiani sono risultati tra i primi dieci al mondo, due in più rispetto allo scorso anno. L’ottimo piazzamento degli atenei del Belpaese arriva dalle nuove classifiche universitarie mondiali 2020 messe a punto da QS Quacquarelli Symonds che ha studiato 13.138 programmi universitari in 1368 atenei che si trovano in 83 località in tutto il mondo.

Le eccellenze made in Italy

Tra le eccellenze del Paese ci sono l’Università La Sapienza – Dipartimento di Storia e Storia Antica – che si è classificato al II posto nel mondo; e il Politecnico di Milano, che è al VI posto al mondo per Arte e Design e VII a livello globale per Architettura. A livello europeo l’Italia si classifica quarta come miglior sistema universitario in Europa, superata solo da Francia,Paesi Bassi e Germania oltre che dalla Svizzera (europea ma non parte dell’Ue). Con queste performance, è strano scoprire che il nostro paese – in merito alle prestazioni in quattro settori: reputazione accademica, occupabilità dei laureati, impatto sulla ricerca e sua produttività – è vincente in Europa solo per quanto riguarda il secondo parametro, ovvero l’occupabilità dei laureati. Su questo fronte ci piazziamo infatti al secondo posto, alle spalle della Francia. I nostri laureati insomma piacciono molto per la preparazione che hanno ai datori di lavoro che li assumono; però i numeri relativi agli altri tre parametri vedono l’Italia perdere posizioni.

Il Mit, l’Istituto di tecnologia del Massachusetts è leader mondiale

L’ateneo che si colloca la primo posto mondiale di questa classifica del sapere è stabilmente il Mit, l’Istituto di tecnologia del Massachusetts. L’università americana si conferma leader globale in 12 materie, più di qualunque altro paese al mondo; segue l’Università di Harvard in testa su 11, e l’Università di Oxford su 8. Ma il sistema di istruzione superiore degli Stati Uniti è in regressione: il numero dei primi 50 programmi offerti dalle università americane è sceso da 806 del 2018 a 769 di quest’anno. Al contrario, i programmi universitari del Regno Unito hanno registrato un miglioramento complessivo da un anno all’altro, con più aumenti (306) che diminuzioni (238). “La Brexit non sembra aver ancora messo a repentaglio le prestazioni di ricerca delle università britanniche”, commenta Ben Sowter, direttore della ricerca di QS, il quale aggiunge che “Dopo cinque anni di incessante miglioramento, i nostri dati ci dicono che c’è un rallentamento dei progressi della Cina. Tuttavia, la loro traiettoria è ancora superiore a quella delle università americane”.

Smart working, i consigli professionali per svolgerlo al meglio

Sono sempre di più le aziende che si orientano verso lo smart working, e non solo come extrema ratio per fronteggiare le emergenze causate dal coronavirus. Il lavoro da casa, insomma, sta sempre più prendendo piede nelle aziende – e anche nella mentalità – come una forma lavorativa del tutto comune e praticata. Ma siamo pronti ad affrontare questo cambiamento nel modo corretto e, soprattutto, più produttivo possibile? Sia oggi in una situazione “estrema” (e per questo il DL del 23 febbraio 2020 sulle misure urgenti cautelative per il coronavirus permette alle imprese di applicare, con effetto immediato, lo smart working senza accordi bilaterali con i collaboratori ) sia in futuro, quando lavorare da casa sarà una pratica condivisa? “Molte aziende hanno optato per lo smart working per tutelare, come è giusto che sia, la salute di dipendenti, collaboratori e clienti. In realtà internazionali e/o innovative, questa prassi è stata adottata già parecchio tempo fa, ma per molte altre si tratta davvero di una novità. Che sia una pratica diffusa o una novità, comunque, ci sono una serie di azioni che permettono di trasformare questa esigenza in un’opportunità” dice Joelle Gallesi, General Manager di Hunters Group, primaria società di head hunting italiana.  Ecco i consigli degli esperti per organizzare al meglio le ore di lavoro lontano dall’ufficio.

Obiettivi chiari e comunicazione efficace

Come in ogni lavoro, è importante aver chiari gli obiettivi a breve termine e concordare le scadenze per la consegna dei lavori che si dovranno gestire durante le ore di attività. “Lo smart working è un metodo di lavoro che si misura in risultati, non in ore lavorate, per cui è importante avere delle ‘unità di misura’ condivise” dicono gli esperti. Altrettanto importante è la comunicazione, che deve essere multicanale (skype, telefono, mail, chat aziendale…) in modo da potersi confrontare e relazionare con gli altri come se si stesse alla propria postazione in ufficio o in riunione.

Gestione dello spazio e del tempo

Anche a casa, occorre ricavarsi un vero e proprio angolo ufficio. Lo spazio organizzato serve infatti a “mettere in ordine” le idee e a facilitare il lavoro. “Una seduta comoda, uno spazio per appoggiare il pc e nessuna distrazione acustica sono alcune delle condizioni necessarie per poter lavorare in serenità e concentrazione” spiegano gli esperti. Allo stesso tempo, serve organizzazione anche per la gestione del proprio tempo, dato che nello smart working si incastrano giocoforza impegni personali e attività professionali. Bisogna imparare a bilanciare i tempi lavorati e i momenti di break. Infine, è importante ricordarsi che lavorare da casa non significa essere reperibili h24: sono fondamentali anche i momenti di totale stacco dal lavoro per essere realmente produttivi.

Gennaio 2020, bilancio positivo per l’import-export

Qualche buona notizia in un periodo particolarmente teso per l’Italia, a causa della psicosi generata dal coronavirus. A mettere un po’ di ottimismo all’interno dello scenario economico ci pensano gli ultimi rilevamenti dell’Istat relativi all’andamento dell’import-export riferiti al mese di gennaio 2020. Nel primo mese dell’anno, infatti, l’Istituto comunica che, per entrambi i flussi commerciali da e verso i paesi extra Ue, si stima un marcato aumento congiunturale, più ampio per le importazioni (+7,2%) rispetto alle esportazioni (+5,4%).

Esportazioni, numeri in positivo per quasi tutti i settori

Per quanto riguarda le esportazioni dal nostro Paese, l’analisi evidenzia che quasi tutti i comparti sono in attivo. Infatti l’incremento congiunturale dell’export riguarda tutti i raggruppamenti principali di industrie, in particolare energia (+13,6%), beni strumentali (+9,5%) e beni di consumo non durevoli (+4,5%). Bene anche per ciò che concerne l’import: l’Istat sottolinea importanti aumenti su base mensile per energia (+13,2%), beni strumentali (+8,9%), beni di consumo non durevoli (+6,0%) e beni intermedi (+2,9%). In controtendenza, segnano un calo gli acquisti di beni di consumo durevoli (-1,1%). In particolare, sembrano tenere meglio i flussi da e per l’Europa, meno invece quelli da e per i Paesi Extra Ue. Nel trimestre novembre 2019-gennaio 2020, la dinamica congiunturale delle esportazioni verso i paesi extra Ue è negativa (-2,7%) e imputabile ai cali registrati per tutti i raggruppamenti principali di industrie, i più ampi per beni strumentali (-4,6%) e beni di consumo durevoli (-3,6%).

Valori in crescita anche su base annua

Allargando lo scenario, dall’analisi risultano in aumento anche le rilevazioni su base annua. A gennaio 2020, le esportazioni sono in netto aumento  (+4,4%). L’incremento è rilevante per energia (+24,5%) e beni strumentali (+10,1%). Le importazioni registrano un aumento tendenziale (+2,3%), determinato da energia (+11,0%), beni di consumo non durevoli (+6,2%) e beni strumentali (+3,8%). Aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +2.719 milioni per gennaio 2019 a +3.319 milioni per gennaio 2020). Sempre su base annua, risulta in forte aumento a gennaio 2020 l’export verso Turchia (+35,1%), Giappone (+33,1%), paesi OPEC (+16,0%) e Stati Uniti (+9,5%)  mentre registrano cali le vendite di beni verso India (-15,2%), Cina (-11,9%) e paesi MERCOSUR (-4,1%). Gli acquisti da Medio Oriente (+17,3%), Stati Uniti (+15,7%), India (+11,7%), paesi ASEAN (+7,1%) e paesi OPEC (+6,8%), registrano incrementi tendenziali molto più ampi della media delle importazioni dai paesi extra Ue. In diminuzione gli acquisti da paesi MERCOSUR (-32,9%), Russia (-27,4%) e Svizzera (-3,1%).

Work-life blend, per il 70% degli italiani lavoro e vita privata si sovrappongono

Un confine netto tra vita privata e vita professionale? Macché. Gli italiani, in gran parte, hanno perso l’equilibrio tra il tempo da dedicare al lavoro e quello da rivolgere alla propria famiglia e ai propri interessi. La sovrapposizione tra lavoro e vita ha un nome, ovviamente inglese: è il work-life blend, l’esatto contrario del più famoso work-life balance. I numeri sono eloquenti, come rivela l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine sul mondo del lavoro di Randstad, operatore globale nei servizi per le risorse umane, condotta in 34 Paesi su un campione di 400 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana percependo un compenso economico.  Infatti, ben il 71% dei nostri connazionali risponde a telefonate, email e messaggi di lavoro anche fuori dell’orario di lavoro, al terzo posto in Europa, +6% rispetto alla media globale. E’ significativa anche un’altra percentuale, quella di chi rimane sempre connesso anche durante i periodi di ferie, che tocca il 53%: oltre un lavoratore su due. La colpa di questo atteggiamento? Secondo gli intervistati è da attribuire al datore di lavoro che, per il 59% dei dipendenti, si aspetta che questi ultimi gestiscano questioni professionali anche fuori dall’orario d’ufficio e, secondo il 52%, rispondano durante le ferie e il tempo libero.

Gli italiani i più “disponibili”

La ricerca evidenzia che gli italiani sono fra i più disponibili al mondo a rispondere a telefonate, email e messaggi di lavoro dopo l’orario d’ufficio. Il 71% lo fa quando possibile (in Europa soltanto Portogallo, 72%, e Romania, 74%, sono più solleciti) e ben il 68% lo fa immediatamente, al primo posto in Europa dopo Grecia (71%) e Romania (69%). La modalità è la stessa sia per gli uomini sia per le donne, mentre i lavoratori sotto i 45 anni sono ancora più solerti dei colleghi più “grandi”: rispondono subito nel 70% dei casi contro il 66%.

Il lavoro va anche in vacanza

Per quanto riguarda i periodi di ferie, il 71% dei nostri connazionali non vuole pensare al lavoro (76% uomini contro il 66% delle donne). Oltre un lavoratore su due, però, sceglie di gestire questioni di lavoro mentre è in vacanza perché vuole sentirsi coinvolto e restare aggiornato (53%, ben 10 punti sopra la media globale), soprattutto maschi (56%, contro il 51% delle colleghe) con meno di 45 anni (58%, contro il 47% dei dipendenti senior). Tuttavia, la scelta di essere sempre a disposizione, anche quando ci si trova al mare o in montagna, è dettata – riferiscono gli intervistati – dalle pressioni da parte dei datori di lavoro: il 59% di questi, sempre secondo i dipendenti, si aspetta che i collaboratori si occupino di questioni professionali anche fuori dall’orario d’ufficio.

Il Coronavirus “attacca” in rete: le minacce informatiche nascoste dietro questo temi

Sui giornali, sui social, in TV e alla radio si parla quasi esclusivamente del Coronavirus, il virus cinese che sta spaventando il mondo. E, visto che tutti cercano informazioni in merito, quale posto migliore di Internet per reperire dati e notizie? Attenzione, però: i criminali informatici – evidentemente sempre sul “pezzo” – stanno utilizzando contenuti relativi al Coronavirus per trarre profitto dagli utenti meno attenti. Ad affermarlo è una recente ricerca di Kaspersky che, in una sola settimana, ha scovato ben  32 file dannosi diffusi come documenti legati al Coronavirus. In particolare gli analisti hanno riscontrato email di spam che propongono maschere filtranti antismog affermando che sono in grado di proteggere gli utenti dal virus e da altre infezioni trasmesse per via aerea.

Fare leva sui timori

Gli esperti di Kaspersky hanno trovato queste mail di spam che offrono maschere capaci di proteggere dal virus con “un’efficacia del 99.99%”. Quando un utente sprovveduto e incuriosito riceve questo messaggio, è invitato a cliccare su un link all’interno della mail. In questo modo viene reindirizzato a una pagina di destinazione che contiene delle offerte relative a queste maschere e invita l’utente a fornire i dettagli della propria carta di credito per effettuare l’acquisto. Poiché il sito web che ospita l’URL non è collegato al prodotto pubblicizzato, “esiste un’alta probabilità che l’utente non riceva l’ordine, perda il denaro speso o in alcuni casi riceva un prodotto che non garantisce le funzionalità presentate” dicono dalla società di sicurezza.

Attenzione anche ad alcuni documenti

Nei giorni scorsi, le tecnologie di rilevamento di Kaspersky avevano anche messo in luce dei file dannosi che si presentavano come documenti legati al Coronavirus, malattia virale sotto i riflettori in queste settimane che, a causa della sua natura pericolosa, sta occupando le prime pagine dei media. I file dannosi scoperti si presentavano sotto forma di file pdf, mp4 e docx. Al contrario di quanto realmente contenuto nei file, il nome dato ai documenti suggeriva che si trattasse di istruzioni video su come proteggersi dal virus, di aggiornamenti sulla minaccia e persino di procedure di rilevamento del virus. Attenzione, però: “questi file contengono una serie di minacce tra cui Trojan e worm, in grado di distruggere, bloccare, modificare o copiare i dati, oltre che di interferire con il funzionamento dei computer o delle reti. Se non si dispone di una soluzione di sicurezza informatica, cliccando sul link verrà scaricato ed eseguito sul dispositivo un malware” avverto gli esperti. Quindi, attenzione non solo a lavarsi le mani per proteggersi dai contagi, ma anche agli attacchi informatici!

Professioni più ricercate nel 2020: quali sono e quanto sono retribuite

Quale saranno le figure professionali più richieste dell’anno, in base all’andamento del mercato del lavoro, e soprattutto quali potrebbero essere le relative retribuzioni? A queste domande ha cercato di rispondere PageGroup, società mondiale specializzata nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel. Quello che emerge in linea di massima dall’indagine è che saranno sempre più ricercate le cosiddette “competenze trasversali”, ovvero la capacità di saper fare più cose e non solo i compiti per i quali si è stati formati. 

L’importanza delle soft skills

Tra i trend più evidenti, spicca appunto il costante incremento dell’importanza che assumono le soft skills, anche in settori nei quali a prevalere sono sempre state le capacità tecniche, come ad esempio in quello ingegneristico manifatturiero. Questo significa che la capacità dei lavoratori di possedere competenze trasversali sarà quindi un elemento distintivo non solo in fase di colloquio, ma anche dopo, quando si sarà inseriti all’interno dell’azienda. Ancora, un’ulteriore tendenza emergente è l’incremento dell’attenzione rivolta ai servizi di CRM e alla creazione di modelli predittivi del comportamento del cliente, fino al marketing one to one.

Le figure più ricercate nei comparti Sales, AI ed Engineering

Venendo all’aspetto più “pratico” della ricerca, nel settore Sales le figure più ricercate saranno l’Inside Sales,che si occupa del rafforzamento della relazione con i clienti, dello sviluppo commerciale legato alla promozione dei prodotti distribuiti dall’aziende, dell’adattamento e ottimizzazione dello stile di approccio e di comunicazione durante il colloquio telefonico (stipendio 20.000-35.000€ con bonus fino al 10%) e il Sales Engineer, che ha il compito di sostenere nei confronti del mercato di riferimento la componente tecnica della value proposition, durante tutta la fase negoziale fino al buon esito della product validation (35.000-50.000€ con bonus fino al 20%). Nel comparto dell’Information Technology i ruoli più gettonati sono il Data Scientist, responsabile della progettazione, costruzione, installazione e della manutenzione di sistemi scalabili di gestione dei dati – d’altronde, dalla casa all’auto la parola chiave sarà smart – (stipendio fra i 40.000 e i 70.000€) e il Developer AI/Robotic Engineer, tra le figure più richieste in assoluto e capace di applicare l’AI su vari dispositivi interconnessi. Nell’Engineering, infine, saranno premiati i Responsabili automazione (40.000-80.000€) e il Responsabile di produzione, che si occupa del coordinamento di tutte le attività tecnico-produttive ed organizzative locali con riporto diretto alle funzioni centrali dello stabilimento corporate (50.000-100.000€).