Lotteria scontrini, ecco gli acquisti che… non partecipano

Molto, ma non tutto: per partecipare alla ormai famosa Lotteria degli Scontrini, l’iniziativa messa in campo dal Governo per incentivare sempre di più gli acquisti effettuati attraverso pagamenti elettronici, bisogna sapere cosa si può comprare. O meglio, conoscere quali sono le tipologie di acquisti che danno origine a un biglietto virtuale che potrebbe essere baciato dalla fortuna e quelle che, invece, non possono partecipare. L’Agenzia delle entrate ha pubblicato una serie di frequently asked questions, domande più frequenti, sul sito ufficiale della lotteria, per rispondere a tutti questi dubbi. 

Shopping, cosa non vale

Come riporta Le Legge per Tutti, ci sono delle precise categorie di acquisti che non rientrano nella lotteria e che quindi non servono per cercare di aggiudicarsi un premio. Ad esempio, anche se si paga con carta di credito, di debito, bancomat o comunque con moneta elettronica, il tagliando del parcheggio non dà diritto ad alcun biglietto per la lotteria. Lo stesso discorso vale per il pieno di carburante dal benzinaio, per il quale non c’è alcuna certificazione fiscale tramite memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. Neanche con le spedizioni dei pacchi postali si partecipa alla lotteria degli scontrini, per lo stesso motivo del pieno di benzina o del ticket parcheggio.

Fuori anche cinema, teatri e musei

Ci sono altre situazioni in cui non è prevista, almeno a oggi, la trasmissione dei corrispettivi e che quindi non valgono ai fini delle estrazioni. Si tratta ad esempio della maggior parte delle attività culturali, come cinema, musei, teatri. Altre spese che non generano biglietti virtuali per tentare la fortuna sono quelle effettuate con buoni pasto e ticket restaurant e quelle in farmacia se nello scontrino è riportato il codice fiscale dell’utente. Significa che, se è stata consegnata al farmacista la propria tessera sanitaria, si avrà diritto alla detrazione fiscale ma non alla lotteria degli scontrini. Viceversa, ricorda Adnkronos, se si è compra un medicinale senza fornire la tessera sanitaria e richiedere la detrazione, si può partecipare alla lotteria con quello scontrino.

Conservare gli scontrini, si o no?

Un altro dubbio diffuso è quello che riguarda la conservazione degli scontrini: vanno fisicamente tenuti oppure no? La risposta è no, non serve conservarli fino all’estrazione dei premi. Le persone che hanno infatti deciso di aderire alla lotteria si sono già dovute registrare  sul sito ufficiale della stessa inserendo il loro codice fiscale per ottenere un codice a barre, lo stesso che va presentato al commerciante all’atto dell’acquisto. Tutti gli scontrini, quindi, verranno memorizzati nell’area privata del sito e da lì sarà facile tenerli sotto controllo.

Social, che passione: 7 italiani su 10 li usano ogni giorno

Sono sempre di più gli italiani che trascorrono il loro tempo sui social network. Per riportare dei numeri, sono addirittura 7 su 10 i nostri connazionali attivi sulle piattaforme social: complessivamente, sono 50 milioni gli utenti che utilizzano Internet quotidianamente, e che sulla rete trascorrono il doppio del tempo rispetto a quello passato davanti alla Tv. Questa fotografia del nostro Paese rispetto ai social e al web è il frutto di “Digital 2021”, il report annuale che analizza lo scenario social e digital a livello locale e globale, realizzato da We Are Social in collaborazione con Hootsuite. L’analisi ha previsto anche un focus sul mercato di casa nostra, dal quale emergono dati davvero interessanti.

Trend in forte crescita

Nel 2020, complice forse il fatto di dover rimanere a casa, in Italia si è registrato un trend in crescita per l’adozione di Internet e dei social: ogni giorno è l’84% della popolazione che accede a Internet (+2% rispetto al 2020) e il 68% quella attiva sui canali social (+6%), utilizzati in maniera diversificata, a scopo di intrattenimento, informazione, condivisione e conversazione. Ma cosa cercano, guardano, ascoltano gli utenti online? In base alla ricerca, soprattutto video (93%), ma sempre di più audio con il 61% che ascolta musica in streaming e il 25% che fruisce di podcast. Senza dimenticare l’aspetto ludico: in Internet le persone giocano, e tanto, con diverse tipologie di dispositivi, come dichiara l’81% degli italiani. YouTube si conferma la piattaforma più utilizzata, seguita da WhatsApp e Facebook.

Canali per ottenere informazioni

Oltre all’aspetto prettamente legato all’entertainment e alla condivisione, gli utenti cercano anche informazioni di oggi tipo, anche riferite ai marchi. Accanto all’utilizzo dei motori di ricerca tradizionali, si registra un 37% degli italiani che si serve di tecnologie di ricerca vocale e un 33% che ricorre ai canali social. “Il 2020 ha accelerato l’evoluzione delle relazioni che le persone hanno con i canali digital e social” hanno dichiarato spiegano Gabriele Cucinella, Stefano Maggi e Ottavio Nava, Ceo We Are Social. “Che si tratti di connettersi con altre persone, di fruire di contenuti audio, di fare acquisti da mobile o di intrattenersi e giocare”.

Cosa succede nel mondo

A livello globale, il report segnala che sono 4,66 miliardi le persone che accedono ad Internet, con un incremento del 7,3% rispetto a gennaio 2020. Gli utenti delle piattaforme social nel mondo hanno toccato quota 4,20 miliardi, con un aumento del 13%, o di 490 milioni di persone. La penetrazione delle piattaforme social si attesta quindi al 53% della popolazione mondiale. In questo caso, le piattaforme più attive sono Facebook, YouTube e WhatsApp.

Wikipedia compie 20 anni e adotta un nuovo codice di condotta

E’ per eccellenza “l’enciclopedia delle enciclopedie”, il luogo del sapere globale e uno dei 15 siti più frequentati a livello mondiale con circa 1,7 miliardi di visitatori al mese. Stiamo parlando di Wikipedia, il sito di tutto lo scibile, che proprio a inizio 2021 ha compiuto 20 anni. E, in concomitanza con questo importante avvenimento, Wikipedia ha adottato un nuovo codice di condotta globale contro abusi, disinformazione e manipolazione delle notizie.

“Documento vincolante per chiunque partecipi ai nostri progetti”

Il nuovo codice è stato rilasciato dalla Wikimedia Foundation, l’organizzazione non profit che amministra l’enciclopedia libera e condivisa, ed è frutto del contributo di circa 1.500 volontari di Wikipedia in rappresentanza di cinque continenti e 30 lingue. Il documento appena adottato ha il preciso obiettivo di contrastare ogni tipo di azione e manipolazione  per distorcere e alterare i contenuti sulla piattaforma. Piattaforma che, è bene ricordarlo, viene gestita in gran parte da volontari che utilizzano informazioni “crowdsourcing”. La scelta di prevedere un codice di condotta di questo tipo arriva inoltre in un periodo in cui c’è una grande pressione sulle piattaforme Internet per arginare le campagne di disinformazione che possono essere utilizzate per fini politici o per promuovere varie forme di violenza.

“Il nostro nuovo codice di condotta è stato sviluppato per la nuova era di Internet, con la premessa che desideriamo che le nostre comunità di contributori siano ambienti positivi, sicuri e sani per tutti – ha dichiarato Katherine Maher, amministratore delegato della fondazione – sarà un documento vincolante per chiunque partecipi ai nostri progetti, fornendo un processo di applicazione coerente per affrontare molestie, abuso di potere e tentativi deliberati di manipolare i fatti”.

Le linee guida per il presente e il futuro

In sintesi, le nuove regole lasciano fuori dalla porta qualsiasi forma di molestia, in particolare modo contrastando il crescente fenomeno dell’hate speech, e mettendo al bando pubblicazione di insulti, minacce o attacchi che prendono di mira caratteristiche personali così come le dichiarazioni che possono rinforzare i pregiudizi sugli stereotipi. Saranno invece favorite le azioni che promuovono inclusione e diversità. “Compito del team al lavoro su Wikipedia è quello di garantire che l’approccio non cambi quanto ha fin qui reso l’enciclopedia ciò che è, continuando a mantenerla libera e frutto di un lavoro collettivo” ha concluso Maher. Ad oggi gli editor volontari nel mondo sono circa 230.000, coordinati da 3.500 amministratori. Per far sì che il codice venga rispettato, sarà sensabilitazata la community e verranno costituite task force dedicate.

Ristoranti e shopping: come sono cambiate le abitudini durante la pandemia

E’ inutile negare che il 2020 abbia comportato cambiamenti profondi alle abitudini di tutti noi, comprese quelle che riguardano gli acquisti. Eppure, non mancano delle sorprese che mettono in luce come il “local” sia una tendenza ormai radicata e quasi accentuata dall’emergenza. Lo rivela Ipsos che in un sondaggio globale ha esplorato il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori presso i piccoli negozi e ristoranti durante la pandemia. In linea generale, i consumatori di tutto il mondo riferiscono di mangiare meno frequentemente al ristorante (anche perché diversi paesi sono in lockdown) e fare più spesso acquisti online rispetto alla situazione pre-pandemica. Tuttavia, gli acquisti effettuati a livello locale – da agricoltori, produttori, imprese e ristoranti locali – risultano essere sostanzialmente invariati rispetto a prima della pandemia. A livello globale, il 63% degli intervistati afferma di frequentare i piccoli ristoranti o di proprietà locale meno frequentemente rispetto a prima della pandemia. Tra i 28 Paesi esaminati, il Giappone ha registrato il calo più lieve, con una percentuale pari al 44%, invece, l’Italia si colloca in una posizione intermedia con una percentuale del 60%.

La scelta si sposta sull’asporto e il delivery

Se andare direttamente al ristorante è un’abitudine che per ovvi motivi registra una battuta d’arresto, d’altro canto il 23% dei consumatori di tutto il mondo dichiara di mangiare più sovente cibo da asporto e/o consegnato direttamente a casa da piccoli ristoranti o di proprietà locale; il 45% afferma di usufruire della consegna a domicilio o dell’asporto con la stessa frequenza rispetto a prima della pandemia. In Italia, il 48% delle persone dichiara di consumare cibi da asporto o consegnati direttamente a casa con la stessa frequenza rispetto alla situazione pre-pandemica, in linea con la media globale.

Acquisti in piccoli negozi o online?

A livello globale, la maggior parte degli intervistati (54%) dichiara di non aver modificato la frequenza con cui effettua acquisti di persona presso piccole imprese o locali, e l’Italia non fa eccezione. Per quanto riguarda gli acquisti online, a livello globale meno della metà degli intervistati – il 43% – afferma di fare shopping online più spesso. Il Nord America guida l’aumento globale della frequenza degli acquisti online, con la metà dei consumatori che dichiara di fare acquisti online più sovente. L’Italia, anche in questo caso, si colloca in una posizione vicina alla media globale. Sono però i consumatori con un reddito più elevato (49%) quelli che affermano di aver scelto la modalità online con più frequenza rispetto a prima della pandemia: probabilmente chi ha più disponibilità ha anche più strumenti per comprare sul web.

Exploit dell’online anche per gli alcolici: le bollicine le più ricercate in Italia

A casa? Sì, ma senza rinunciar al piacere di un buon bicchiere di vino, meglio se rigorosamente italiano. Ne sono evidentemente convinti i nostri connazionali, in linea però con tutti gli europei, che nei mesi scorsi hanno fatto shopping online di alcolici in misura doppia rispetto all’anno precedente. In particolare è cresciuta in maniera rilevante la fascia dei giovani consumatori, quelli di età compresa fra i 18 e i 24 anni. A riferirlo è l’ultima ricerca di Idealo – portale internazionale di comparazione prezzi. Ad acquistare alcolici online sono soprattutto gli uomini, la cui percentuale è salita del +100,6% nel 2020, rispetto alle donne, la cui percentuale è comunque cresciuta del +65,3% nello stesso periodo.

Uomini adulti i più interessati al trend

La ricerca mette in luce che, dopo i giovani, le persone maggiormente interessate agli alcolici online sono gli uomini con un’età compresa tra i 35 e i 44 anni (+91,2%) e tra i 25 e 34 anni (+88,8%). Da segnalare, inoltre, la crescita di interesse nella fascia degli over 65, +27,0%, inferiore rispetto quella delle altre fasce d’età ma tre volte superiore rispetto la crescita di interesse verso l’e-commerce in generale, che nel 2020 è aumentata del +9,0% tra gli adulti oltre sessantacinquenni. Altri dati interessanti in merito all’indagine: le ricerche si svolgono soprattutto la domenica sera, intorno alle 21-22, da mobile, forse per farsi coraggio prima del lunedì. Fatto sta che le ricerche serali sono cresciute del 125,1% rispetto al 2019. A livello territoriale le tre regioni in cui l’interesse online verso gli alcolici è cresciuto maggiormente sono il Molise (oltre +200,0%), il Friuli Venezia Giulia (+196,2%) e la Basilicata (+191,1%); quelle cresciute di meno sono, invece, l’Umbria (+76,1%), la Liguria (+41,0%) e, per ultima, la Valle d’Aosta (+39,6%).

Cosa beviamo?

Gli italiani sembrano apprezzare soprattutto il vino, tanti che i prodotti di Bacco hanno segnato un +446,0% di interesse rispetto lo stesso periodo dell’anno scorso. Sul podio si collocano poi cognac e brandy (+247,6%) e vodka (+242,7%). Se in Italia nel 2020 l’interesse online nei confronti degli alcolici è più che raddoppiato (+110,2% rispetto al 2019), c’è però chi ha fatto più di noi: inglesi e spagnoli hanno fatto registrare un aumento di interesse quasi triplicato. Infine, gli italiani confermano il loro amore per le bollicine: noi e gli austriaci abbiamo concentrato le ricerche soprattutto su Spumanti, Prosecco e Champagne, mentre negli altri Paesi si cercano in particolare i Whisky.

Dati rubati in vendita sul dark web, ecco quanto costano

Quanto costano i dati personali sottratti illegalmente e poi messi in vendita sul dark web? Da una manciata di spiccioli a diverse centinaia di dollari, a seconda della tipologia: lo ha rivelato uno studio condotto dai ricercatori di Comparitech, che ha analizzato i prezzi delle carte di credito rubate, degli account PayPal violati e dei documenti su oltre 40 diversi mercati del dark web. Ne è emerso una sorta di tariffario dei dati, differente a seconda dei vari paesi e dell’entità del “pacchetto” di informazioni messo in commercio. Ma come funziona esattamente la vendita di informazioni rubate?

Per un pugno di dollari

E’ sorprendente scoprire quanto poco valgano dei dati che noi riteniamo preziosissimi. Ad esempio negli Stati Uniti, dove le carte di credito sono estremamente diffuse, le credenziali per una rubata costano 1,5 dollari, cifra che sale a 2,5 per la Gran Bretagna. La forbice, a livello globale, va dagli 11 centesimo fino ai 986 dollari: poco, tutto sommato. In linea generale, è l’Europa il mercato con i prezzi più alti per le carte di credito: 8 dollari. Ovviamente, più si spende più si ottiene: ad esempio, con pochi centesimi si ha solo il numero di carta, mentre con investimenti più sostanziosi si hanno anche un nome, una data di scadenza e altre informazioni importanti. E, a proposito di informazioni, il costo medio di una identità rubata è 8 dollari. Ne servono 14 nel Regno Unito, in Turchia e in Israele e 25 in Giappone, Europa ed Emirati Arabi.

Paypal costa di più

Sono cifre maggiori, precisa Comparitech, quella che bisogna prevedere per aggiudicarsi un account Paypal, ovviamente rubato: da 5 a 1767 dollari. Ma perché questa discrepanza di prezzo rispetto alla carte di credito? Il team di esperti spiga che la differenza è dovuta alla possibilità di “ritorno dell’investimento”. Il saldo contabile medio di una carta di credito è 24 volte il prezzo d’acquisto dei suoi dati nel dark web, mentre per quanto riguarda Paypal il saldo è 32 volte. In parole semplici, Paypal costa di più perché ci sono percentualmente più possibilità di trovare una maggior quantità di soldi sul conto.

Il valore dei fullz

In gergo, i  “fullz” sono i pacchetti di informazioni personali, ad esempio con il nome di una persona, la data di nascita, l’indirizzo, il numero di telefono, i numeri di conto e altre informazioni personali che i criminali informatici utilizzano per frodi di identità, inclusa l’apertura di nuove linee di credito a nome della vittima. Anche questi dati sono in vendita sul dark web, con prezzi di vendita che partono da 8 dollari.

Mercato auto, 500mila immatricolazione in meno nel 2020

Il 2020 non è stato un anno fortunato per il comparto dell’auto, anzi. La scure della crisi dovuta all’emergenza sanitaria si è fatta sentire sensibilmente anche sull’automotive, tanto che a fine anno le immatricolazioni in Italia difficilmente supereranno la cifra di 1,4 milioni di auto, con una discesa del 26% circa rispetto al 2019, anno in cui le autovetture immatricolate sono state 1,9 milioni. “Il calo è un chiaro effetto della crisi pandemica; tuttavia nel 2021, se il mercato sarà adeguatamente sostenuto da incentivi alla rottamazione, potrebbe esserci un forte recupero, visto che almeno mezzo milione di auto nuove non è stato comprato a causa del lockdown”, affermaLo spiega Alberto Di Tanno, presidente del Gruppo Intergea e co-founder di Italia Bilanci, che ha stilato con FederAuto un dettagliato Rapporto sul settore, la sua evoluzione e i possibili scenari futuri.

Concessionari dimezzati in 13 anni

L’analisi ha però un respiro temporale molto più ampio e considera il periodo dal 2007 al 2019, comprendendo anche le stime per il 2020. Tra i dati più rilevanti, si scopre che nel 2007 i concessionari erano 2.785, mentre a giugno del 2020 meno della metà, 1.294 (35 in meno rispetto al 2019). Tuttavia, a fare da contraltare a questo fenomeno, c’è il fatto che le dimensioni del dealer sono molto aumentate e le strutture sono diventate più articolate. Il fatturato medio ha subito prima una forte decremento, passando da 22 milioni del 2007 al punto minimo di 16,6 del 2012. Dal 2013, la crescita è stata costante e graduale fino ai 40 milioni registrati nel 2019. Mentre per il 2020 si stima il calo del 25% circa, che porta il fatturato medio a 30 milioni. Il mercato delle auto “avrà bisogno di organizzazioni sempre più grandi, preparate, presenti direttamente sul web e capaci di interpretare i bisogni del consumatore”, precisa Di Tanno. “Tra gli elementi di rischio con cui saremo chiamati a confrontarci ci sono la forte variabilità legata alle fluttuazioni di mercato, i margini lordi in contrazione e un mercato sempre più spostato verso soluzioni di mobilità che non favoriscono il conto economico del dealer”.

Usato e online per stare sul mercato

In un mercato in contrazione, cresce invece il canale dell’usato, che sta assumendo dimensioni sempre più significative. Ancora, tra le strategie vincenti che emergono dallo studio, per il prossimo futuro, “c’è l’aumento della componente online. Internet rafforzerà il suo ruolo nella scelta dell’automobile e del concessionario a cui affidarsi. La compravendita continuerà a concludersi dal vivo e in presenza, ma chi vuole comprare una vettura si documenterà sempre di più sul web. Anche la video-chiamata andrà a consolidarsi come strumento di consulenza. Una vetrina online efficace e l’interattività saranno fondamentali”.

Professionisti di ristrutturazione, installatori, psicologi e spedizionieri: gli esperti più ricercati sul web

Il 2020 è stato un anno anomalo – oltre che decisamente difficile – per tantissimi motivi. Un anno che, sia per il lockdown sia per i timori di esporsi al possibile rischio del contagio, hanno visto moltissimi italiani trascorrere molto più tempo nelle proprie case, alcuni anche a fare i conti con un surplus di stress e ansia. E la ricerca di professionisti ed esperti sul web rispecchia in tutto per tutto questo nuovo modo di vivere con cui ci siamo dovuti confrontare. Da un’analisi di ProntoPro, portale che mette in contatto domanda e offerta di servizi professionali, è così scaturita la classifica delle figure più richieste dai nostri connazionali nel corso del 2020. Servizi per la casa e la persona hanno dominato le domande che gli utenti hanno rivolto alla rete.
Servizi per la casa in pole position, dall’ecobonus al cambio caldaia
Il super ecobonus al 110% introdotto dal Decreto Rilancio allo scopo di favorire e agevolare gli interventi in ambito di efficienza energetica ha fortemente contribuito alla crescita di richieste per professionisti in ambito ristrutturazione casa: new entry nella classifica delle professioni più cercate online rispetto al 2019, questo tipo di servizi conquista direttamente il primo gradino del podio. Seguono a ruota gli installatori di aria condizionata e gli idraulici, soprattutto per i servizi legati alla sostituzione e revisione delle caldaie.

Il ruolo fondamentale dello psicologo
I mesi anomali e difficili che abbiamo vissuto hanno avuto un’importante ripercussione sullo stato d’animo delle persone. Non sorprende quindi che lo psicologo sia stata una delle figure più ricercate sul web. L’aspetto interessante è però che il picco di richieste non si è registrato durante i mesi del lockdown, ma nel periodo immediatamente successivo: da giugno a settembre infatti le domande per un terapeuta sono aumentate del 40%. Sono invece in calo, anche se rimangono sempre nelle prime 10 posizioni cercate, il personal trainer e il nutrizionista.

Il boom delle spedizioni (e delle riparazioni)

Tra le new entry nella top ten delle professioni più ricercate del 2020 ci sono anche due debutti assoluti: si tratta dei servizi di spedizione e di riparazione di telefoni e tablet. La prima categoria è stata spinta soprattutto dalla necessità, a causa dell’impossibilità di spostarsi ma anche di fare approvvigionamenti, la seconda dallo smart working e dalla didattica a distanza. Sì, perché la tecnologia – specie nei mesi più duri – è stata fondamentale per continuare a lavorare, e l’efficienza dei propri dispositivi è ed è stata una priorità assoluta.

Google, tra Coronavirus e pizza le ricerche degli italiani nel 2020

Se in questo complicato 2020 c’è una certezza, è che Google alla fine dell’anno rende pubblica la classifica delle ricerche degli italiani. E, ancora una volta, non sorprende che la parola più cercata degli ultimi 12 mesi sia stata Coronavirus, insieme ad un altro termine legato all’emergenza sanitaria: Amuchina. E’ questo il quadro, tra ansie, preoccupazioni, smart working e tanti lutti, che emerge dal rapporto “Un Anno di Ricerche 2020”, che il colosso del web ha realizzato ad hoc anche per il mercato italiano. Insieme a ricerche strettamente legate ai vari lockdown – come dad e didattica a distanza – i nostri connazionali hanno googlato anche per scoprire ricette casalinghe e per saperne di più sui personaggi famosi scomparsi, come il mattatore Gigi Proietti e la leggenda del calcio Diego Armando Maradona.

Le parole chiave di un anno difficile

Come dicevamo, gli italiani hanno digitato sulla tastiera tantissimi termini e argomenti legati alla pandemia. Tra le prime 10 domande poste a Google, spiccano  “Perchè si chiama Covid 19”, “Perchè in Germania pochi morti”, ma anche “Perché le scope stanno in piedi” e al primo posto “Perché votare sì al referendum”. Le prime tre parola googlate sono nell’ordine Coronavirus, Elezioni Usa e Classroom, mentre le persone più ricercate sono Alex Zanardi, Silvia Romano e Donald Trump (il premier Giuseppe Conte è al quinto posto, dopo Joe Biden). Nei “Cosa significa” ai primi posti ci sono le parole pandemia, Mes e Dpcm, ma anche Black Lives Matter, il movimento attivista nato all’interno della comunità afroamericana.

Come fare…

Google si è rivelato anche un ottimo alleato nel risolvere i problemi. Ad esempio (e qui entrano in gioco i mesi di lockdown), nella sezione “come fare…” le questioni clou sono state il pane in casa, le mascherine e il lievito di birra. Nel gruppo del fai da te, stupisce un po’ che la prima ricerca per quanto riguarda l’ambito casa sia come realizzare un pollaio, mentre per la cura della persona non si contano le ricerche per preparare l’amuchina home made.

Ricette ed eventi

In emergenza sì, ma senza cose buone mai: gli italiani si confermano dei fan della dieta mediterranea anche in mezzo alla pandemia, tanto che le ricette più ricercate sono state quelle per la pizza, il pane, i cornetti, il lievito madre e gli gnocchi di patate. Infine, la classifica degli eventi più cercati nel 2020: sono il Campionato di serie A, le elezioni Usa e il Festival di Sanremo.

Mercato immobiliare, in positivo l’andamento delle compravendite nel quarto trimestre 2019

L’Istat ha appena reso noti i dati relativi alla compravendite immobiliari relativi al quarto trimestre del 2019. Nel periodo in esame sono state 233.755 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari. Depurate della componente stagionale, aumentano dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, con un incremento dello 0,8% per il settore abitativo e un calo pari a -1,3% per l’economico. L’andamento geografico è abbastanza omogeneo. Soprattutto per il settore abitativo si registrano variazioni congiunturali positive in tutte le aree geografiche del Paese (Sud +1,8%, Isole +1,6%, Nord-est e Nord-ovest +0,7%), ad eccezione del Centro (-0,1%). Diverso è invece l’identikit riferito al settore economico: cresce infatti al Sud (+4,1%) e nel Nord-ovest (+3,2%), mentre si rileva una contrazione nel Nord-est (-7,8%), Centro (-5,5%) e Isole (-2,3%).

Il 94% si riferisce a trasferimenti di proprietà immobiliari a uso abitativo

Le operazioni sono in larghissima maggioranza riferite al comparto abitativo. Nel dettaglio, il 94% delle convenzioni stipulate riguarda trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (219.742), il 5,6% quelle a uso economico (13.091) e lo 0,4% le convenzioni a uso speciale e multiproprietà (922). Rispetto al quarto trimestre 2018, le transazioni immobiliari aumentano complessivamente dell’1,5% (+1,7% per il settore abitativo, +1,2% per quello economico). Per l’abitativo, variazioni tendenziali positive si registrano in quasi tutte le ripartizioni geografiche del Paese – Sud (+4,5%), Nord-est e Isole (entrambi +2,1%), Nord-ovest (+1,1%) – ad eccezione del Centro (-0,4%). Per l’economico, l’incremento interessa Sud (+6,6%), Nord-ovest (+2,5%) e Isole (+1,3%), mentre Centro e Nord-est risultano in flessione (rispettivamente -3,4% e -0,7%).

Casa, bene nei piccoli centri, stabile in città

Tra le evidenze significative del rapporto, spicca il fatto che il settore abitativo – con una tendenza già in atto da qualche tempo – cresce soprattutto nei piccoli centri, con una percentuale del 3,1%, mentre è stabile nei grandi centri urbani (-0,1%). Il comparto economico presenta invece un andamento opposto: bene nelle città metropolitane (+2,9%) e stabile nei piccoli centri  (+0,1%). Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (nel trimestre in oggetto sono state complessivamente 110.293) aumentano dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e diminuiscono del 4,5% su base annua. Queste convenzioni registrano variazioni congiunturali positive nel Nord-ovest (+1,0%), Nord-est (+0,6%) e Sud (+0,5%) e negative nel Centro (-0,7%) e Isole (-0,2%).