Mercato auto, 500mila immatricolazione in meno nel 2020

Il 2020 non è stato un anno fortunato per il comparto dell’auto, anzi. La scure della crisi dovuta all’emergenza sanitaria si è fatta sentire sensibilmente anche sull’automotive, tanto che a fine anno le immatricolazioni in Italia difficilmente supereranno la cifra di 1,4 milioni di auto, con una discesa del 26% circa rispetto al 2019, anno in cui le autovetture immatricolate sono state 1,9 milioni. “Il calo è un chiaro effetto della crisi pandemica; tuttavia nel 2021, se il mercato sarà adeguatamente sostenuto da incentivi alla rottamazione, potrebbe esserci un forte recupero, visto che almeno mezzo milione di auto nuove non è stato comprato a causa del lockdown”, affermaLo spiega Alberto Di Tanno, presidente del Gruppo Intergea e co-founder di Italia Bilanci, che ha stilato con FederAuto un dettagliato Rapporto sul settore, la sua evoluzione e i possibili scenari futuri.

Concessionari dimezzati in 13 anni

L’analisi ha però un respiro temporale molto più ampio e considera il periodo dal 2007 al 2019, comprendendo anche le stime per il 2020. Tra i dati più rilevanti, si scopre che nel 2007 i concessionari erano 2.785, mentre a giugno del 2020 meno della metà, 1.294 (35 in meno rispetto al 2019). Tuttavia, a fare da contraltare a questo fenomeno, c’è il fatto che le dimensioni del dealer sono molto aumentate e le strutture sono diventate più articolate. Il fatturato medio ha subito prima una forte decremento, passando da 22 milioni del 2007 al punto minimo di 16,6 del 2012. Dal 2013, la crescita è stata costante e graduale fino ai 40 milioni registrati nel 2019. Mentre per il 2020 si stima il calo del 25% circa, che porta il fatturato medio a 30 milioni. Il mercato delle auto “avrà bisogno di organizzazioni sempre più grandi, preparate, presenti direttamente sul web e capaci di interpretare i bisogni del consumatore”, precisa Di Tanno. “Tra gli elementi di rischio con cui saremo chiamati a confrontarci ci sono la forte variabilità legata alle fluttuazioni di mercato, i margini lordi in contrazione e un mercato sempre più spostato verso soluzioni di mobilità che non favoriscono il conto economico del dealer”.

Usato e online per stare sul mercato

In un mercato in contrazione, cresce invece il canale dell’usato, che sta assumendo dimensioni sempre più significative. Ancora, tra le strategie vincenti che emergono dallo studio, per il prossimo futuro, “c’è l’aumento della componente online. Internet rafforzerà il suo ruolo nella scelta dell’automobile e del concessionario a cui affidarsi. La compravendita continuerà a concludersi dal vivo e in presenza, ma chi vuole comprare una vettura si documenterà sempre di più sul web. Anche la video-chiamata andrà a consolidarsi come strumento di consulenza. Una vetrina online efficace e l’interattività saranno fondamentali”.

Professionisti di ristrutturazione, installatori, psicologi e spedizionieri: gli esperti più ricercati sul web

Il 2020 è stato un anno anomalo – oltre che decisamente difficile – per tantissimi motivi. Un anno che, sia per il lockdown sia per i timori di esporsi al possibile rischio del contagio, hanno visto moltissimi italiani trascorrere molto più tempo nelle proprie case, alcuni anche a fare i conti con un surplus di stress e ansia. E la ricerca di professionisti ed esperti sul web rispecchia in tutto per tutto questo nuovo modo di vivere con cui ci siamo dovuti confrontare. Da un’analisi di ProntoPro, portale che mette in contatto domanda e offerta di servizi professionali, è così scaturita la classifica delle figure più richieste dai nostri connazionali nel corso del 2020. Servizi per la casa e la persona hanno dominato le domande che gli utenti hanno rivolto alla rete.
Servizi per la casa in pole position, dall’ecobonus al cambio caldaia
Il super ecobonus al 110% introdotto dal Decreto Rilancio allo scopo di favorire e agevolare gli interventi in ambito di efficienza energetica ha fortemente contribuito alla crescita di richieste per professionisti in ambito ristrutturazione casa: new entry nella classifica delle professioni più cercate online rispetto al 2019, questo tipo di servizi conquista direttamente il primo gradino del podio. Seguono a ruota gli installatori di aria condizionata e gli idraulici, soprattutto per i servizi legati alla sostituzione e revisione delle caldaie.

Il ruolo fondamentale dello psicologo
I mesi anomali e difficili che abbiamo vissuto hanno avuto un’importante ripercussione sullo stato d’animo delle persone. Non sorprende quindi che lo psicologo sia stata una delle figure più ricercate sul web. L’aspetto interessante è però che il picco di richieste non si è registrato durante i mesi del lockdown, ma nel periodo immediatamente successivo: da giugno a settembre infatti le domande per un terapeuta sono aumentate del 40%. Sono invece in calo, anche se rimangono sempre nelle prime 10 posizioni cercate, il personal trainer e il nutrizionista.

Il boom delle spedizioni (e delle riparazioni)

Tra le new entry nella top ten delle professioni più ricercate del 2020 ci sono anche due debutti assoluti: si tratta dei servizi di spedizione e di riparazione di telefoni e tablet. La prima categoria è stata spinta soprattutto dalla necessità, a causa dell’impossibilità di spostarsi ma anche di fare approvvigionamenti, la seconda dallo smart working e dalla didattica a distanza. Sì, perché la tecnologia – specie nei mesi più duri – è stata fondamentale per continuare a lavorare, e l’efficienza dei propri dispositivi è ed è stata una priorità assoluta.

Google, tra Coronavirus e pizza le ricerche degli italiani nel 2020

Se in questo complicato 2020 c’è una certezza, è che Google alla fine dell’anno rende pubblica la classifica delle ricerche degli italiani. E, ancora una volta, non sorprende che la parola più cercata degli ultimi 12 mesi sia stata Coronavirus, insieme ad un altro termine legato all’emergenza sanitaria: Amuchina. E’ questo il quadro, tra ansie, preoccupazioni, smart working e tanti lutti, che emerge dal rapporto “Un Anno di Ricerche 2020”, che il colosso del web ha realizzato ad hoc anche per il mercato italiano. Insieme a ricerche strettamente legate ai vari lockdown – come dad e didattica a distanza – i nostri connazionali hanno googlato anche per scoprire ricette casalinghe e per saperne di più sui personaggi famosi scomparsi, come il mattatore Gigi Proietti e la leggenda del calcio Diego Armando Maradona.

Le parole chiave di un anno difficile

Come dicevamo, gli italiani hanno digitato sulla tastiera tantissimi termini e argomenti legati alla pandemia. Tra le prime 10 domande poste a Google, spiccano  “Perchè si chiama Covid 19”, “Perchè in Germania pochi morti”, ma anche “Perché le scope stanno in piedi” e al primo posto “Perché votare sì al referendum”. Le prime tre parola googlate sono nell’ordine Coronavirus, Elezioni Usa e Classroom, mentre le persone più ricercate sono Alex Zanardi, Silvia Romano e Donald Trump (il premier Giuseppe Conte è al quinto posto, dopo Joe Biden). Nei “Cosa significa” ai primi posti ci sono le parole pandemia, Mes e Dpcm, ma anche Black Lives Matter, il movimento attivista nato all’interno della comunità afroamericana.

Come fare…

Google si è rivelato anche un ottimo alleato nel risolvere i problemi. Ad esempio (e qui entrano in gioco i mesi di lockdown), nella sezione “come fare…” le questioni clou sono state il pane in casa, le mascherine e il lievito di birra. Nel gruppo del fai da te, stupisce un po’ che la prima ricerca per quanto riguarda l’ambito casa sia come realizzare un pollaio, mentre per la cura della persona non si contano le ricerche per preparare l’amuchina home made.

Ricette ed eventi

In emergenza sì, ma senza cose buone mai: gli italiani si confermano dei fan della dieta mediterranea anche in mezzo alla pandemia, tanto che le ricette più ricercate sono state quelle per la pizza, il pane, i cornetti, il lievito madre e gli gnocchi di patate. Infine, la classifica degli eventi più cercati nel 2020: sono il Campionato di serie A, le elezioni Usa e il Festival di Sanremo.

Mercato immobiliare, in positivo l’andamento delle compravendite nel quarto trimestre 2019

L’Istat ha appena reso noti i dati relativi alla compravendite immobiliari relativi al quarto trimestre del 2019. Nel periodo in esame sono state 233.755 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari. Depurate della componente stagionale, aumentano dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, con un incremento dello 0,8% per il settore abitativo e un calo pari a -1,3% per l’economico. L’andamento geografico è abbastanza omogeneo. Soprattutto per il settore abitativo si registrano variazioni congiunturali positive in tutte le aree geografiche del Paese (Sud +1,8%, Isole +1,6%, Nord-est e Nord-ovest +0,7%), ad eccezione del Centro (-0,1%). Diverso è invece l’identikit riferito al settore economico: cresce infatti al Sud (+4,1%) e nel Nord-ovest (+3,2%), mentre si rileva una contrazione nel Nord-est (-7,8%), Centro (-5,5%) e Isole (-2,3%).

Il 94% si riferisce a trasferimenti di proprietà immobiliari a uso abitativo

Le operazioni sono in larghissima maggioranza riferite al comparto abitativo. Nel dettaglio, il 94% delle convenzioni stipulate riguarda trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (219.742), il 5,6% quelle a uso economico (13.091) e lo 0,4% le convenzioni a uso speciale e multiproprietà (922). Rispetto al quarto trimestre 2018, le transazioni immobiliari aumentano complessivamente dell’1,5% (+1,7% per il settore abitativo, +1,2% per quello economico). Per l’abitativo, variazioni tendenziali positive si registrano in quasi tutte le ripartizioni geografiche del Paese – Sud (+4,5%), Nord-est e Isole (entrambi +2,1%), Nord-ovest (+1,1%) – ad eccezione del Centro (-0,4%). Per l’economico, l’incremento interessa Sud (+6,6%), Nord-ovest (+2,5%) e Isole (+1,3%), mentre Centro e Nord-est risultano in flessione (rispettivamente -3,4% e -0,7%).

Casa, bene nei piccoli centri, stabile in città

Tra le evidenze significative del rapporto, spicca il fatto che il settore abitativo – con una tendenza già in atto da qualche tempo – cresce soprattutto nei piccoli centri, con una percentuale del 3,1%, mentre è stabile nei grandi centri urbani (-0,1%). Il comparto economico presenta invece un andamento opposto: bene nelle città metropolitane (+2,9%) e stabile nei piccoli centri  (+0,1%). Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (nel trimestre in oggetto sono state complessivamente 110.293) aumentano dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e diminuiscono del 4,5% su base annua. Queste convenzioni registrano variazioni congiunturali positive nel Nord-ovest (+1,0%), Nord-est (+0,6%) e Sud (+0,5%) e negative nel Centro (-0,7%) e Isole (-0,2%). 

Caffè, gli italiani hanno le idee chiare

Gli italiani sono fedeli, almeno quando si tratta di caffè. Quello fra i nostri connazionali e l’espresso è infatti un rapporto stretto, che attraversa il tempo e le situazioni contingenti – leggi pandemia – senza troppi scossoni. In particolare, i consumatori del Belpaese sembrano essere affezionati alla marca del cuore: il 40% è più attento alla reputazione delle marche e alla qualità e il 20% diventa più fedele. A dare queste indicazioni è l’Osservatorio realizzato da Bva/Doxa per conto di Nescafé Dolce Gusto al fine di comprendere quali sono le leve di acquisto di questo specifico prodotto.

Meno frequenza nella spesa, più qualità nel carrello

Ci sono interessanti informazioni in merito anche alle modalità di acquisto: in questo ultimo periodo, rispetto al periodo pre Covid, gli italiani riducono la frequenza della spesa e se il 44% acquista più prodotti, il 46% spende di più. Il carrello più pesante e la frequenza di spesa ridotta richiedono un’attenzione al portafoglio e il 46% ha infatti aumentato l’acquisto di prodotti in promozione. Le persone hanno al contempo acuito la propria sensibilità verso alcuni fattori che guidano la spesa e la scelta dei prodotti: la qualità è un fattore imprescindibile per un consumatore come quello odierno, consapevole e informato, che si approccia ai consumi con sempre più attenzione alle etichette e alla lista degli ingredienti (72%). Il 68% ricerca oggi più che mai conferme sulla qualità, intesa anche come rassicurazione sulla provenienza delle materie prime. E ancora il 53% premia le marche che hanno avviato iniziative a sostegno dei consumatori e della società in un periodo così difficile, acquistandone i prodotti. Dal punto di vista delle categorie merceologiche, la fedeltà al brand di caffè si attesta al 76%, secondo solo alla pasta (78%), superando i prodotti per l’igiene e la cura della persona.

Il ruolo della fedeltà

Dall’Osservatorio emerge anche l’identikit dei consumatori di caffè rispetto la fedeltà alla marca. Da questo, emerge che sono in primis gli over 55 (84%) e i residenti nel Mezzogiorno (82%) i più “legati” a uno specifico brand. La conoscenza dei programmi fedeltà promossi da marche di caffè ha ancora molto margine di espansione, con il 79% degli italiani che ritiene appropriato che i brand promuovano tali iniziative. Infatti, quando si trovano a scegliere la marca di caffè da acquistare, il 56% è influenzato positivamente dalla presenza di un programma fedeltà. Non solo: si è scoperto che anche la frequenza di acquisto aumenta se il cliente partecipa a un loyalty program.

Lombardia, positivo il terzo trimestre delle imprese manifatturiere di Milano, Monza Brianza e Lodi

Grazie al terzo trimestre 2020 le imprese lombarde possono tirare un respiro di sollievo in un anno caratterizzato da mille difficoltà legate alla pandemia. Nel periodo luglio-settembre, infatti, gli indicatori economici sono migliorati per le imprese manifatturiere di Milano, Monza Brianza e Lodi, dopo il crollo nel secondo trimestre. In rapida ripresa sono produzione, fatturato, commesse acquisite, con intensità diverse tra i territori. Nel breve termine, le aspettative delle imprese per il quarto trimestre 2020 rimangono complessivamente negative per la maggior parte, ma mostrano ancora un leggero miglioramento rispetto allo scorso trimestre, più per il mercato interno che per l’estero, anche in vista degli acquisti di Natale. Sono alcuni delle considerazioni emerse da un’anticipazione dei dati delle analisi congiunturali del terzo trimestre 2020 del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Unioncamere Lombardia.

Il fatturato delle tre province

In merito all’andamento del fatturato nel terzo trimestre, rispetto ai tre mesi precedenti, le imprese manifatturiere dell’area metropolitana milanese fanno registrare una crescita del 17,1%, a Monza e Brianza 21,8%, a Lodi +2,3%. Passando alla produzione, la crescita per l’area milanese si attesta a +21% rispetto al trimestre precedente, +16,2% per le imprese brianzole, +4,1% per Lodi. I dati tendenziali rispetto a un anno fa, al terzo trimestre 2019, sono questi: fatturato: Milano -5,5%, Monza e Brianza -3,5% e produzione: Milano -5,1%, Monza e Brianza -3,4%.

L’industria dell’area milanese

Gli indicatori congiunturali dell’area metropolitana milanese registrano nei confronti del precedente trimestre una crescita di ampia portata della produzione industriale (+21% destagionalizzato), in linea con quanto rilevato in Lombardia (+21,2%), insieme a una sensibile crescita del fatturato (+17,1%). Riprendono rispetto al trimestre precedente gli ordini sia esteri sia interni (+25,1% e +21,9% destagionalizzato) evidenziando una performance in linea con la Lombardia dove si è assistito ad una crescita della domanda proveniente dal mercato interno (+23,7%) e ad una ripresa significativa dall’estero (+20,7%). Ancora negativa la variazione tendenziale su base annua, -5,1% per la produzione, in linea con la Lombardia, -5,2%.
L’andamento dell’industria di Monza e Brianza e Lodi

Per quanto concerne il territorio di Monza Brianza nel terzo trimestre 2020 il quadro congiunturale è positivo rispetto al periodo precedente, nella produzione (+16,2% destagionalizzato), inferiore per intensità a quanto rilevato in Lombardia (+21,2% destagionalizzato). Simile l’andamento per il fatturato (+21,8% destagionalizzato rispetto a +20% lombardo). La ripresa si è manifestata anche in relazione agli ordini, le commesse acquisite nel terzo trimestre 2020 hanno infatti evidenziato una crescita rispetto al trimestre precedente, sia in relazione al mercato estero (+11,4% destagionalizzato, più limitata rispetto al quadro lombardo con +20,7%) che nei confronti della domanda di matrice interna (+17% destagionalizzato). Ancora negativa la variazione tendenziale su base annua, -3,4% per la produzione, rispetto alla Lombardia, -5,2%. Anche nell’area lodigiana cresce la produzione industriale nel trimestre (+4,1%) ma meno della Lombardia (+21,2%). Segnali confermati dalla dinamica del fatturato, +2,3% rispetto a +20%. È il mercato interno ad aver registrato la minor ripresa (+0,1% gli ordini rispetto al +23% lombardo), insieme al mercato estero che resta in calo (-0,6% gli ordini in tre mesi). In un anno la produzione industriale cresce del 2,2%, rispetto a -5,2% lombardo.

Instagram lancia le Guide per tutti, dai viaggi allo shopping

Si ampia ulteriormente lo strumento Guide di Instagram, la novità lanciata lo scorso maggio – in piena emergenza covid – che ora diventa a tutti gli effetti una specifica della piattaforma social. Ma di cosa si tratta? Nell’aspetto, le Guide sono del tutto simili a dei blog post, in cui gli utenti possono inserire video, foto e testi destinati a un preciso argomento, con più spazio rispetto agli altri format. Inizialmente, Instagram limitava le Guide a un gruppo selezionato di creatori che pubblicavano contenuti incentrati sulla salute psicologica e il benessere. Oggi, l’azienda ha rivelato che il formato sarà disponibile per tutti gli utenti e le Guide potranno includere anche altri tipi di contenuti, inclusi prodotti, luoghi e post. Le Guide, contraddistinte con l’icona che ricorda un giornale aperto, si discostano quindi dalla carrellata di immagini racchiuse in Instagram.

Una “vetrina” a tutti gli effetti

Con questa evoluzione, nelle Guide potranno essere compresi gli argomenti più vari, dai consigli di viaggio su una città al focus su un prodotto di bellezza. Con un risvolto anche commerciale. “Le guide sui prodotti possono essere presenti su Instagram Shop, la nostra nuova destinazione per lo shopping all’interno dell’app, così puoi scoprire nuovi prodotti da persone che potresti non seguire già”, scrive infatti il social sul suo blog. Ancora, questa funzione potrebbe servire a far sì che gli utenti  trascorrano più tempo sull’app, poiché non dovrebbero più fare clic su siti web e blog esterni per accedere a questi post, ad esempio tramite un collegamento nella bio dell’autore o tramite un link aggiunto a una storia. Ancora, le Guide possono essere condivise dagli utenti attraverso le storie o i messaggi.

Come funzionano

Con questa novità, tutti potranno realizzare la propria guida di “consigli”, avendo molto più spazio – anche per i testi – rispetto ai normali post. Disponibili in un tab all’interno del profilo, le Instagram Guides potranno includere anche recensioni e commenti sui prodotti, ovviamente compresi quelli inseriti nello Instagram Shopping, ma anche luoghi ed esperienze. Per muoversi all’interno di questo nuovo mondo, è stata anche migliorata la funzione di ricerca.

Nuova ricerca attraverso parole chiave

Le Guide sono una delle ultime due novità annunciate da Instagram. La piattaforma, infatti, ha anche aggiornato il suo motore di ricerca interno per consentire di ricercare contenuti attraverso parole chiave, e non solo con hashtag o account. Al momento questa opzione non è ancora disponibile per tutti, ma riguarda solo sei Paesi anglofoni: Usa, Canada, Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda.

Le buone maniere sono importanti, anche per le aziende

Educazione, cordialità, gentilezza, insomma, le buone maniere, non passano mai di moda. Anche nel mondo del lavoro, dove sono determinanti nella scelta di un’azienda o un professionista. Soprattutto oggi, dove la società è divenuta estremamente individualista, egocentrica e poco avvezza ai principi basilari del vivere comune. Al contrario, “la gentilezza e il garbo, se autentici, possono diventare alleati utilissimi nel mondo degli affari”, spiega Fabio De Lucia, direttore marketing & Co-Founder di Deraweb. Secondo i risultati di una ricerca, compiuta proprio dalla società di marketing, fra gli indicatori più importanti nella scelta di un erogatore di servizi, oltre all’affidabilità del partner in termini di solvibilità ( 38%), ci sono infatti gli aspetti legati alla gentilezza e all’educazione (46%).

Ascoltare un cliente è una forma di rispetto, attenzione e considerazione

Per il 16% degli intervistati conta però anche la presenza sul proprio territorio, ma quasi la totalità degli intervistati afferma che buone maniere e cordialità sono determinanti nella scelta di un’azienda o di un professionista.

“Non bisogna mai dimenticare che prima di essere professionisti siamo persone, mosse da dinamiche empatiche ed emotive – continua De Lucia -. L’educazione nell’ascolto di un cliente è una forma di assoluto rispetto, attenzione e considerazione. Elementi psicologici, questi, che portano il cliente a sviluppare una percezione di reciproca condivisione, lealtà e fiducia”.

Anche in caso di comunicazione digitale, dove gli individui reagiscono in modo diverso allo stesso messaggio se posto in modo perentorio o garbato. 

I social accolgono ingiustificabili manifestazioni di arroganza

“Spesso capita di leggere mail prive di un semplicissimo ‘buongiorno’, ‘buonasera’, ‘grazie’ o ‘cordiali saluti’ – prosegue De Lucia – e altrettanto spesso non si riceve alcuna risposta a un messaggio mail o su WhatsApp. Per non parlare dell’importanza delle risposte che si danno sui social network, dove fin troppo spesso albergano ingiustificabili manifestazioni di arroganza, presunzione o aggressività – puntualizza De Lucia -. È determinante legare ogni singolo processo comunicativo fra azienda e cliente secondo processi di garbo. Per questo motivo ogni azienda, micro, piccola, media o grande che sia, o ogni libero professionista, dovrebbe settare il proprio impianto digitale, sito web, social network, mailing),e il proprio personale in azienda verso una forma mentis equilibrata e civile”.

Mai sottovalutare l’importanza dell’empatia

Insomma, mai dimenticare quanto è necessario evocare al cliente, finale o potenziale, un’esperienza positiva e rassicurante. E quando vengono meno gli elementi della comunicazione fisica, come il linguaggio del corpo o la mimica facciale, dovremmo essere persuasivi utilizzando altri aspetti del linguaggio, riporta Agi. “Altrettanto determinante è non sottovalutare l’importanza del tono della voce – sottolinea ancora il direttore marketing – uno strumento potentissimo nella comunicazione e nel raggiungimento di un accordo professionale”.

Mai sottovalutare quindi l’importanza dell’empatia e della cordialità. Per fare in modo che le aziende crescano è necessaria una grande preparazione professionale, ma anche umana. Alla base di ogni forma comunicativa efficace, digitale e non.

Emergenza sanitaria, lo shopping per salute e benessere trasloca sul web

Tra prima e seconda ondata l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus non molla la presa. E, tra chiusure e zone rosse, le abitudini dei consumatori sono profondamente cambiate. A “vincere” tra i canali per gli acquisti è sicuramente il web, un’ancora di salvezza anche nei momenti più difficili della pandemia. Lo shopping on line, che riguarda pressoché tutti i comparti merceologici, riguarda pure – forse a maggior ragione, visti i tempi – il settore della salute e del benessere. In Italia, su una platea di circa 25 milioni di acquirenti online di prodotti fisici, 16,9 milioni di persone negli ultimi 12 mesi (+72%) hanno comprato un prodotto di questa tipologia. I dati relativi al settore Health&Pharma sono emersi dalla ricerca 2020 presentata durante “Netcomm Focus Digital Health&Pharma“, evento curato dal gruppo di lavoro Netcomm Digital Health&Pharma e condotta grazie anche al supporto di diverse aziende del comparto.

Un mercato che vale 1,2 miliardi di euro

L’analisi rivela che questo mercato vale 1,2 miliardi (con un incremento di +87% rispetto al 2019), con una spesa pro-capite media di circa 80 euro, dove gli acquirenti abituali (4,6 milioni di persone che hanno acquistano beni almeno 4 volte nell’arco temporale di un anno) contribuiscono al 40% del valore dell’e-commerce di settore. Ma quali sono le categorie merceologiche più gettonate all’interno del mondo salute e benessere? Risponde il report, specificando che le tre categorie che sviluppano il maggior valore di acquisti online sono: vitamine, integratori e potenziatori per lo sport (207 milioni di euro); i prodotti di ottica (occhiali da vista e lenti a contatto, 181 milioni di euro); le creme per la pelle e i muscoli (oltre 168 milioni di euro): su 100 euro spesi online in prodotti di Health & Pharma, 45 sono relativi ai prodotti di queste tre categorie.

Perché si compra la “salute” on line

Sono differenti e variegate anche le motivazioni che spingono gli utenti ad acquistare questa tipologia di prodotti attraverso canali e-commerce. In prima battuta si sceglie questa modalità per la convenienza economica (36,7%), seguita dalla comodità (18,1%) e dalla disponibilità di offerte speciali (16%). Infine, conta molto anche la questione sicurezza, dato che il 15,3% di coloro che hanno acquistato sul web prodotti Health&Pharma nell’ultimo anno ha scelto il canale web per non entrare in un punto di vendita fisico e scegliendo la consegna direttamente al proprio domicilio, dopo aver saldato i propri acquisti prevalentemente con PayPal o carte prepagate.

Le Pmi italiane volano con l’e-commerce: su Amazon venduti 60milioni di prodotto

In tempi difficili come quelli che stiamo attraversando a livello globale, un’importante ancora di salvezza pare essere l’e-commerce. Un’ulteriore conferma di quanto questo strumento sia strategico per le piccole e medie imprese italiane arriva dall’ultimo report di Amazon. L’analisi evidenzia che, da giugno 2019 a maggio 2020, i partner di vendita italiani hanno registrato vendite per una media di oltre 75.000 euro ciascuno, e hanno venduto in media più di 100 prodotti al minuto nei vari negozi online. Le oltre 14.000 piccole e medie imprese italiane che vendono su Amazon.it hanno registrato vendite all’estero per più di 500 milioni di euro. Di queste, circa 600 le realtà che hanno superato il milione di dollari in vendite. A oggi tali aziende hanno creato oltre 25.000 posti di lavoro.

Supportare le PMI obiettivo prioritario

“Supportare le piccole e medie imprese rappresenta la parte centrale di tutto quello che facciamo. Continueremo ad investire in logistica, strumenti, servizi, programmi e persone per sostenere le piccole e medie imprese nell’ottenere risultati sempre migliori”, commenta Francois Saugier, VP Seller Services di Amazon in Europa. “Nonostante il periodo difficile, i partner di vendita hanno continuato a crescere con Amazon. Quando i clienti acquistano nei nostri negozi, oltre il 50% dei prodotti ordinati è venduto da piccole imprese”.

“Le piccole e medie imprese rappresentano un pilastro fondamentale del tessuto sociale e imprenditoriale del nostro Paese, una risorsa che, attraverso l’e-commerce, può raggiungere e soddisfare una domanda ancora più ampia di clienti” – precisa Ilaria Zanelotti, Direttore Seller Services di Amazon in Italia. “Le realtà che avevano già adottato una strategia multicanale hanno trovato in Amazon e nell’e-commerce lo strumento per ampliare la base clienti e diversificare, per riuscire ad affrontare al meglio le sfide. Ne sono una testimonianza concreta le performance descritte nel Report che presentiamo oggi”.

Lombardia la regione che vende di più

A livello geografico, Lazio e Campania sono le due regioni con il maggior numero di Pmi che vendono online tramite Amazon: entrambe registrano oltre 2.000 piccole e medie imprese presenti sul canale online. Seguono Lazio (1500), Puglia e Veneto, queste due presenti entrambe con 1.000 aziende. Ma le Pmi tricolori non vendono solo entro i confini nazionali, ma anche in tutto il mondo attraverso i negozi Amazon raggiungendo un export totale di oltre 500 milioni di euro nel 2019. Le regioni con il più alto risultato di vendite all’estero sono Campania e Lombardia (entrambe totalizzano 75 milioni di euro), Lazio (50 milioni), Veneto e Piemonte (30 milioni di euro ciascuna).