Trattamento dei dati personali online: italiani preoccupati, ma al digitale non si rinuncia

Sappiamo che gli italiani, specie in queste ultime settimane, sono diventati sempre più digitali e passano gran parte del loro tempo usando tutte le opzioni possibili, fra internet, app, streaming, e-commerce… Solo nell’ultimo periodo, quello del lockdown, l’utilizzo di strumenti digitali è cresciuto addirittura del 20%. Ma quanti dei nostri connazionali sono adeguatamente informati sul trattamento dei loro dati personali e della loro privacy online? Pochi, a dire la verità. A dirlo è una recente indagine di GfK Sinottica, basata su un campione rappresentativo di italiani con più di 14 anni, che fa emergere alcuni elementi interessanti in merito al rapporto fra italiani e queste tematiche.   

Privacy, questa… “sconosciuta”

Anche se quello della privacy è un argomento noto – con  oltre il 90% degli utenti internet che afferma di conoscere o aver sentito parlare del tema del trattamento dei dati personali online, anche per tutte le questioni emerse intorno all’utilizzo della App Immuni – solo un italiano .su 2 dichiara di essersi informato attivamente a riguardo. Esaminando i dati in base all’età anagrafica, non sorprende che  la metà dei soggetti informati abbia tra i 35 ed i 54 anni. Gli utenti più in là negli anni, invece, sembra avere meno dimestichezza con tali tematiche, mentre i più giovani hanno una conoscenza solo superficiale della privacy online. Però, anche se c’è l’ammissione di saperne poco in merito, i nostri connazionali sono abbastanza preoccupati per la loro privacy: oltre l’80% degli intervistati, infatti, esprime dei timori in merito. Ancora, 2 utenti su 3 dicono di non fidarsi a rilasciare i propri dati su siti web. In generale, gli italiani esprimono anche una certa diffidenza nei confronti di tutti quei soggetti istituzionali e commerciali che sul web trattano dati sensibili.

I timori non frenano l’utilizzo dei servizi via web

Eppure, nonostante un po’ di ansia, gli italiani utilizzano alla grande servizi che richiedono i dati personali: l’indagine rivela che 3 persone su 5 accedono al servizio di Internet Banking e oltre 4 su 5 sono iscritti ad almeno un social network. Insomma, il trattamento dei dati personali e la privacy sono una fonte di lieve preoccupazione, ma non abbastanza da non utilizzare i servizi della rete, anzi. Forse non c’è ancora una piena consapevolezza, nel nostro Paese, di cosa sia potenzialmente rischioso e cosa no. Fatto sta che le tracce digitali sono sempre più numerose: ciò significa che al web no, non si può proprio rinunciare.

Cosa togliere dal curriculum per trovare lavoro: le dritte degli head hunter

Il curriculum è il primo contatto fra candidato e selezionatore. E’ evidente, con questa premessa, quanto sia importante che un curriculum vitae sia ben fatto prima di tutto per essere letto e poi, ovviamente, per dare delle chance di trovare un nuovo lavoro. Eppure tantissimi candidati sbagliano, e magari si giocano occasioni preziose a causa di piccoli (ma fondamentali per chi legge) errori.

Cosa dire e non dire

Proprio così: perché nel curriculum vanno inseriti sicuramente gli skills essenziali, proprio come insegnano tantissimi siti online che danno indicazioni su come redigere il CV perfetto, ma allo stesso modo vanno eliminate informazioni inutili se non controproducenti. E questo secondo aspetto – le voci da tagliare – difficilmente emerge nei siti o nei tutorial presenti sul web. Lo spiegano bene gli esperti di Adami & Associati, società di selezione del personale, sottolineando che “non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione”. Questo significa che, nel momento in cui si compila e si aggiorna il proprio curriculum vitae, è fondamentale cancellare ogni elemento superfluo o che, in ogni caso, potrebbe mettere il candidato in cattiva luce. “I selezionatori possono dedicare solo una manciata di secondi alla prima lettura dei CV. Se in quel brevissimo lasso di tempo il recruiter si imbatte in dettagli superflui o sbagliati, la sorte di quel candidato è probabilmente segnata”, precisano gli esperti.

I consigli dei cacciatori di teste

Ecco quindi gli elementi da stralciare dal CV prima di inviarlo ai selezionatori, così da non far perdere tempo o, peggio, far brutta figura.

Via subito l’indirizzo e-mail creato durate l’adolescenza: l’indirizzo di posta elettronica deve essere sobrio e professionale, con una combinazione del proprio nome e cognome. Niente nomignoli o parole buffe. Vanno eliminati anche gli hobby che non c’entrano nulla: nei curriculum vitae esiste solitamente uno spazio dedicato alle proprie passioni, ma al suo interno vanno però indicati solamente gli hobby che hanno qualcosa a che fare con il ruolo ricercato, o che dicono qualcosa in più sulla propria figura professionale. Poi, sì alla sobrietà e no alla creatività non richiesta: il CV deve essere letto in pochi secondi, pertanto immagini strane, colori accesi e disegni distolgono l’attenzione. Attenzione anche ai testi, che dovranno essere sintetici: no ai blocchi di testo estesi, sì alle liste puntate. I dati personali dovrebbero essere solo riferiti alle informazioni personali fondamentali e di contatto, mentre non ha molto senso (se non richiesto) indicare lavoretti fatti negli anni del liceo (a meno che non ci sia attinenza con la professione attuale), informazioni sul salario attuale e i propri social network. E, ultima accortezza, mai inserire bugie o gonfiature. Oltre a essere una pratica disonesta, i buoni recruiter individuano facilmente le bugie.

Il digital wallet di Libra cambia nome: è Novi

Addio Calibra, benvenuta Novi. Il portafoglio digitale legato alla criptovaluta Libra di Facebook – presentata un anno fa ma non ancora operativa – cambia nome. Lo ha annunciato con un tweet David Marcus, a capo della società, spiegando: “Abbiamo cambiato il nostro nome ma non la nostra missione: creare un WorldWideWallet che faccia funzionare i soldi meglio in tutto il mondo”. La app, al momento non ancora operativa, servirà a trasferire denaro con estrema facilità. Il nuovo nome deriva dalle parole latine ‘novus’ e ‘via’: Novi ha già un sito dedicato, dove è visibile l’interfaccia che avrà il wallet.

Un portafoglio digitale facile da utilizzare

Il portafoglio della società è destinato a contenere le varie valute digitali di Libra, una volta che l’iniziativa guidata da un pool di aziende – tra le quali Facebook – sarà attiva. Secondo i manager del gruppo, il suo utilizzo sarà “facile come l’invio di un messaggio”. Novi – che consente appunto di inviare denaro ad amici e contatti –  sarà una app autonoma ma sarà integrata anche in WhatsApp e Messenger. In sintesi, su Novi sarà possibile accantonare del denaro che sarà poi convertito in Libra: a questo punto, si potrà girarlo ai destinatari prescelti.  Sarà sufficiente selezionare l’ammontare della cifra da inviare, verificare i costi di commissione, e avviare il trasferimento. In più, ogni invio di denaro potrà essere accompagnato da un messaggio. I soldi vengono trasferiti istantaneamente. I soldi possono restare nel wallet o essere convertiti in valuta locale. Inoltre, Novi potrà essere usato per pagare le transazione che prevedono Libra come sistema di pagamento. Al lancio, in base alle indiscrezioni, il cambio sarà previsto con dollaro americano, sterlina o euro. Al momento non si conoscono i costi relativi alle commissioni, ma la società ha dichiarato che anche questi, quando la app sarà operativa, verranno chiaramente esplicitati e non ci saranno “addebiti nascosti”.

La questione sicurezza

Una delle questioni ancora aperte resta però la sicurezza, anche se dalla società fanno sapere che ogni cliente – che non dovrà necessariamente essere iscritto a Facebook – verrà verificato attraverso l’utilizzo di un documento di identità rilasciato dal governo e le protezioni antifrode saranno integrate in tutta l’app. Ancora, è stato annunciato che è prevista l’attivazione di un servizio clienti operativo H24. “La nostra speranza è di introdurre una versione iniziale di Novi in una serie di paesi quando sarà disponibile Libra”, ha concluso Marcus.

Serenità e percezione del tempo sconvolte dalla quarantena

Non siamo “solo” rimasti in casa per due mesi, accantonando la nostra normale vita a favore di una quotidianità costretta fra le mura domestiche. Il lockdown, infatti, ha avuto ripercussioni significative anche sulla nostra psiche e sulla nostra emotività. Ad affermarlo, e i dati non sorprendono, è uno studio dell’Università di Padova appena pubblicato.

Notti poco magiche

La ricerca mette in luce che il confinamento nel perimetro di casa – pur necessario per contrastare i contagi – ha comportato un forte impatto psicologico, economico e sociale sulla qualità di vita delle persone, ovviamente in gran parte negativo. Ma c’è di più: per alcuni italiani è stata messa a rischio la salute psico-fisica. Nicola Cellini del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, in pool con altri ricercatori, psicologi ed esperti, ha analizzato la qualità del sonno in un campione di 1.310 persone tra i 18 e 35 anni ponendo a confronto la settimana 17-23 marzo (la seconda di lockdown completo) e la prima di febbraio (dall’1 al 7, cioè sette giorni in cui non vi era nessuna restrizione sul territorio italiano). Tra le principali evidenze messe in luce dallo studio, pubblicato sulla rivista ufficiale della European Sleep Research Society, il “Journal of Sleep Research Research”, ci sono il netto peggioramento della qualità del sonno, ma anche un’alterazione dei ritmi sonno-veglia e una percezione del tempo distorta. I motivi di questo fenomeno? Tutti connessi all’isolamento: in quarantena non abbiamo potuto fare normale attività fisica, esporci alla luce solare, mantenere vive le relazioni sociali mentre abbiamo avuto timori per la salute nostra e dei nostri cari e per la situazione economica. A queste tensioni si è aggiunto un netto incremento dell’utilizzo dei media digitali, che potrebbero aver fatto crescere ancora di più lo stato di ansia.

I primi segnali della depressione

Inutile negare che una simile esperienza possa aver generato delle difficoltà in moltissimi italiani. Lo conferma Cellini all’Ansa: “Lo studio ha messo in luce dati allarmanti sulla salute mentale: il 24.2% (24.95% dei lavoratori, 23.73% degli studenti) del nostro campione ha mostrato sintomi da moderati a estremamente severi di depressione, il 32.6% di ansia e uno su due (49.47% dei lavoratori, 51.6% degli studenti) sintomi di stress. Abbiamo inoltre evidenziato un grande cambiamento nel ritmo sonno-veglia; vi è un dato identico sull’orario in cui il campione va a dormire mentre si è registrato che i lavoratori si sono svegliati molto più tardi durante il lockdown”.   

Fake news, aumentano ancora quelle sul coronavirus. Ma gli utenti sono più consapevoli

L’emergenza legata al Covid-19 – oltre a tutti gli effetti ben noti sulle nostre vite – ne ha provocato uno singolare: il sensibile aumento delle fake news relative a questo delicato argomento. Lo rivela l’Agcom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nel secondo numero del suo Osservatorio sulla disinformazione online – Speciale Coronavirus. Ad aprile, l’attenzione attribuita dalle fonti di disinformazione al coronavirus rimane elevata (37% del totale, nella settimana dal 13 al 19 aprile), pur attestandosi su valori inferiori rispetto a quelli registrati tra il 10 e il 20 marzo. Un trend decrescente si osserva anche per l’offerta di informazione, mentre torna ad aumentare l’incidenza della disinformazione sul totale delle notizie online relative al coronavirus (con un valore compreso tra il 5% e il 6%). Questo ultimo dato significa che le fake news continuano a rappresentare una percentuale significativa del monte totale delle notizie.

Complotti e teorie

Lo studio ha analizzato il contenuto testuale di tutti gli articoli di disinformazione sul coronavirus, mettendo in luce l’emergere di alcune narrazioni prevalenti sull’epidemia, quali i rischi, le teorie complottiste e la cronaca, imperniate su una comunicazione basata sull’utilizzo ricorrente di termini scelti proprio per smuovere le emozioni negative. Gli utenti, però, sembrano aver acquisito una maggiore consapevolezza in merito. Così, dopo aver raggiunto valori molto elevati nelle settimane più critiche dell’emergenza, si registra una diminuzione delle ricerche effettuate in rete sul coronavirus, così come delle interazioni dei cittadini sui social con i contenuti inerenti all’argomento. Scende anche il tempo speso nella visione di video online sul tema.

Crescita dell’informazione online

In linea generale, durante l’epidemia, in Europa si riscontra un’impennata dei consumi dei servizi di comunicazione online. Nelle settimane dell’emergenza, l’Italia è il Paese che mostra i tassi di crescita più elevati sia per la fruizione di informazione online, sia per l’utilizzo di social network e siti e app di messaggistica. C’è un altro fenomeno decisamente preoccupante, sempre legato al virus, che riguarda l’Europa a livello globale. Nei primi mesi del 2020 si rileva un notevole incremento di minacce e attacchi informatici, molti dei quali fanno leva sull’aspetto socio-psicologico della pandemia in atto. In particolare, dall’inizio dell’anno, sono “nati” ben 16.000 nuovi domini internet legati al Covid-19: se la maggior parte di questi hanno finalità pulite, un ragguardevole 20% di questi siti ha invece scopi fraudolenti. Così, oltre che con il virus naturale, ci troviamo a combattere anche con i virus informatici.

Lockdown, boom per console e accessori per il gaming

La diffusione del Covid-19 sta costringendo da diverse settimane gli italiani a rimanere in casa. E da quanto emerge dalle ricerche GfK questo sta portando a una maggiore fruizione di contenuti legati all’intrattenimento. In particolare, il tempo dedicato al gaming online, su mobile e su pc, è cresciuto del 9%. In molti stanno approfittando della situazione anche per acquistare nuovi dispositivi per giocare in casa. Nel periodo compreso dal 2 al 29 marzo 2020 GfK ha registrato un picco di vendite del comparto gaming, e gli accessori per console, come i gamepad, i gaming seats, e gli stearing wheel. Positivo anche il trend dei pc portatili per il gaming, che crescono di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. 

La vendita delle console sale del 67%, +31% pc portatili

Più in particolare, in Italia durante il periodo del lockdown le vendite di console sono aumentate del 67%, quelle dei gamepad, i controller per videogiochi, registrano una crescita del 24% a valore, i gaming seats, le sedie e poltrone per il gaming, del 478%,  e  i volanti per il gaming (stearing wheel) del 104%, riporta Corriere Comunicazioni. E se tra il 21 febbraio e il 22 marzo c’è stato un incremento del 9% del tempo dedicato al gaming online è dal 2 marzo che si registra la maggiore impennata. Secondo GfK è molto positivo anche il trend dei pc portatili per il gaming, con una crescita delle vendite, rispetto allo stesso periodo del 2019, del 20% a valore e del 31% a unità.

“Il digitale diventa un alleato per interagire in maniera attiva nonostante l’isolamento”

Nei giorni scorsi la società di analisi ha anche fatto il punto in merito all’uso del digitale da parte degli italiani. “Se la tv e altri mezzi tradizionali consentono di rompere l’isolamento informativo e di intrattenimento classico – sottolinea GfK – il digitale diventa un alleato per interagire in maniera attiva nella condizione senza precedenti di isolamento in casa che stanno vivendo gli italiani”.

Complessivamente, nota GfK, il tempo dedicato agli strumenti digitali è cresciuto del 7%. A fare da traino l’esigenza informativa, specialmente nella prima fase dell’emergenza sanitaria, con una crescita del 45% del tempo dedicato ai siti di informazione quotidiana.

Social network +31%, streaming e on demand +13%

Aumenta in maniera esponenziale anche il tempo dedicato a tutte quelle attività che si scontrano con i limiti imposti dai decreti, come fare la spesa online (124% il tempo di navigazione sui siti della Gdo), ma anche coltivare le proprie relazioni sociali a distanza (+31% l’utilizzo dei social network). Anche l’intrattenimento online sta vivendo una forte espansione, con una crescita del 13% degli streaming video e musicali, incluse le piattaforme video on demand.

I viaggi dopo l’emergenza: gli italiani scelgono l’Italia

Certo, prima o poi torneremo a viaggiare. Ma come? Sicuramente nei prossimi mesi gli scenari saranno un po’ diversi da come li abbiamo lasciati prima dell’emergenza coronavirus e anche quale sarà la fisionomia della prossima estate, quella 2020, rimane per certi versi un concetto nebuloso. Però gli esperti del settore del travel – uno dei comparti maggiormente colpiti dagli effetti di virus e relativo lockdown – guardano avanti e si immaginano già dei possibili sviluppi. In estrema sintesi, quello che emerge è che viaggeremo in Italia e ci muoveremo preferibilmente in auto o in bicicletta per brevi periodi. Sarà un’estate “casalinga”, quindi, anche se nel senso migliore del termine.

Le prospettive delle associazioni di categoria

“Già dal mese di giugno si potranno vedere i primi segnali di ripartenza con i connazionali che cominceranno a muoversi all’interno del Belpaese” ha dichiarato all’Ansa Ivana Jelinic, presidente di Fiavet, la Federazione italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo. Per quanto riguarda il ritorno degli stranieri in Italia, dovremo attendere almeno l’estate inoltrata, se non il prossimo autunno. Nardo Filippetti, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, l’associazione che rappresenta i tour operator italiani, prevede “una ripresa parziale delle attività tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno e un ritorno progressivo alla normalità solo nel 2021”. Insomma, seppur con cautela, la prossima estate segnerà l’inizio delle attività legate al mondo dei viaggi e delle vacanze.

Passione Italia

L’Italia resta la meta prediletta dagli italiani, soprattutto ora. Un sondaggio di Confturismo-Confcommercio, condotto tra il 18 e il 23 marzo, segnala che appena l’emergenza sanitaria finirà ci sarà un 83% di persone che sceglierà l’Italia per le sue vacanze, anche se il 16% teme di non avere una disponibilità economica sufficiente. “Sostenere il turismo adesso significa investire in un settore che mette in moto a sua volta altri consumi portando ossigeno all’economia dell’intero Paese” ha dichiarato il presidente Luca Patané. Tra le iniziative promosse per rilanciare il turismo interno c’è quella di Federalberghi, che ha chiesto al governo un incentivo per gli italiani che effettueranno le vacanze nel proprio Paese con l’istituzione di un fondo e la realizzazione di una campagna di promozione dell’Italia. La promozione del nostro Paese, nel frattempo, continua soprattutto sul digitale: come ha fatto il Touring Club con la sua “mappa della bellezza”, una guida interattiva alla scoperta di luoghi, paesaggi e itinerari, dalle città d’arte alle coste, dalla montagna ai borghi e ai cammini. Vacanze a “casa”, quindi, ma casa è e sarà l’Italia.

Quarantena e shopping on line: cosa comprano gli italiani su Amazon?

Chiusi in casa, è vero, ma non per questo disposti a rinunciare a proprio tutte le proprie passioni, né ai propri cibi o hobby preferiti. Tantomeno a mettere da parte la cura di sé e la protezione dei propri cari. Insomma, pure in emergenza da coronavirus gli italiani continuano a fare acquisti ma, viste le restrizioni, naturalmente si rivolgono alle piattaforme on line. Ecco perché Amazon, con la sua classifica dei dieci articoli top seller, è un realistico specchio dei tempi e dei consumi in modalità Covid-19, che aiuta a capire come i nostri connazionali trascorrono questa lunga quarantena. Si va dai libri per bambini alle tute da ginnastica, dalle mascherine (oggetto più desiderato del momento) agli articoli per parrucchieri e al saturimetro, gadget diventato quasi introvabile.

Leggere e bere il caffè

Sul più grande ecommerce del mondo si è registrato un exploit delle vendite di libri per bambini, ma anche di quelli che hanno a tema le epidemie, come ‘Spillover. L’evoluzione delle pandemie’ di David Quammen e ‘Cecità’ di José Saramago. Sul fronte alimentare, gli italiani non rinunciano all’amato espresso, e infatti volano le vendite di cialde e capsule per il caffè, così come le confezioni di tonno, la pasta e le salse di pomodoro.

Vestirsi sì, ma comodi

Anche in casa ci si veste, certo, ma non proprio con l’attenzione e la cura riservata a quando si va al lavoro. Insomma, vince la comodità più che l’eleganza: forse è questa la ragione che fa diventare dei top seller nella categoria abbigliamento le tute e i calzettoni da sport. Sorprendente è anche il successo che hanno le mantelle per i parrucchieri, evidentemente per potersi tagliare i capelli a casa.

Non si smette mai di giocare

I bambini sono sempre una priorità e pure la direzione degli acquisti on line lo conferma. Nei prodotti più venduti in casa e cucina spiccano pastelli, pennarelli, tubetti di tempera e colla glitterata, oltre agli album per disegno. Ma vengono messi nel carrello anche i giochi da tavolo e di società, come l’evergreen Risiko.

Protezione e salute

Nel settore elettronica i prodotti più acquistati sono Kindle, cuffie e fire stick, mentre in quello ‘Commercio, Industria e Scienza’ le prime dieci posizioni sono interamente occupate dalle mascherine chirurgiche. Tra gli oggetti di questa tipologia particolarmente desiderati, almeno stando agli ordini, ci sono anche il termometro laser digitale e il saturimetro da dito, un piccolo apparecchio che consente di valutare il livello di ossigenazione nel sangue.

WhatsApp e Messenger, chiamate di gruppo aumentate del 1000%

Da quando sono costretti a stare a casa, gli italiani non vogliono rinunciare alla socialità, seppur a distanza. Ecco che allora ricorrono a ogni possibile soluzione tecnologica e la più semplice e alla portata di tutti – anche dei nonni – è quella di utilizzare le videochiamate di WhatsApp e Messenger. La forma, evidentemente, è ultra gradita, tanto che le chiamate di gruppo sui due social sono aumentate, in termini di tempo, di oltre il 1.000%. Lo ha reso noto Facebook in un post firmato da due vicepresidenti, Alex Schultz e Jay Parikh.

Esplosione social e dirette live

Nelle ultime settimane, quando l’emergenza sanitaria ha previsto restrizioni più severe, per gli italiani il tempo speso nelle app di Facebook, ovvero Instagram, WhatsApp e Messenger, è aumentato fino al 70% secondo i dati diffusi in un blogpost da Alex Schultz, vice president di Analytics, e Jay Parikh, vice president di Engineering. Le visualizzazioni dei Live su Instagram e Facebook sono raddoppiate in una settimana. La messaggistica è cresciuta di oltre il 50%.

Un fenomeno improvviso e nuovo da gestire

Durante l’emergenza legata al coronavirus, Facebook sta facendo “tutto il possibile per mantenere le app veloci, stabili e affidabili. I nostri servizi sono stati costruiti per resistere ai picchi durante eventi come le Olimpiadi o la notte di Capodanno. Tuttavia, questi eventi si verificano raramente e abbiamo tutto il tempo per prepararci”, sottolineano spiegando come la crescita di utilizzo dovuta al Covid-19 è senza precedenti per tutto il settore, e “stiamo registrando nuovi record di utilizzo quasi ogni giorno”. Secondo Schultz e Parikh “mantenere la stabilità durante questi picchi di utilizzo è più impegnativo del solito ora che la maggior parte dei nostri dipendenti lavora da casa”.

Il commento di Mark Zuckerberg

Anche Mark Zuckerberg, fondatore e numero uno di Facebook, qualche giorno fa ha parlato dell’exploit delle app del social dovuto al Covid-19, e si è augurato che la rete possa reggere tutto questo traffico. “Al momento la situazione non è fuori controllo – ha detto Zuckerberg in una conference call – ma dobbiamo davvero assicurarci di avere un’infrastruttura al di sopra di questa situazione per poter continuare a fornire il livello di servizio di cui le persone hanno bisogno un momento come questo”. E ha aggiunto: “In termini di statistiche stiamo riscontrando livelli di utilizzo molto elevati in tutti i paesi che sono stati colpiti. Non solo di WhatsApp anche di Facebook Messenger. Il picco normale per noi è Capodanno, giorno in cui praticamente tutti vogliono mandare messaggi e fare un selfie da inviare alla loro famiglia ovunque si trovino. E siamo oltre quel picco di Capodanno”, ha concluso il ceo di Facebook.

Università italiane, otto dipartimenti fra i migliori al mondo

Prendiamoci qualche soddisfazione, almeno ogni tanto. L’Italia, anche in questi giorni bistrattata sui media esteri, dimostra invece di avere una marcia in più, almeno per quanto riguarda la qualità della formazione universitaria. La notizia: otto dipartimenti universitari italiani sono risultati tra i primi dieci al mondo, due in più rispetto allo scorso anno. L’ottimo piazzamento degli atenei del Belpaese arriva dalle nuove classifiche universitarie mondiali 2020 messe a punto da QS Quacquarelli Symonds che ha studiato 13.138 programmi universitari in 1368 atenei che si trovano in 83 località in tutto il mondo.

Le eccellenze made in Italy

Tra le eccellenze del Paese ci sono l’Università La Sapienza – Dipartimento di Storia e Storia Antica – che si è classificato al II posto nel mondo; e il Politecnico di Milano, che è al VI posto al mondo per Arte e Design e VII a livello globale per Architettura. A livello europeo l’Italia si classifica quarta come miglior sistema universitario in Europa, superata solo da Francia,Paesi Bassi e Germania oltre che dalla Svizzera (europea ma non parte dell’Ue). Con queste performance, è strano scoprire che il nostro paese – in merito alle prestazioni in quattro settori: reputazione accademica, occupabilità dei laureati, impatto sulla ricerca e sua produttività – è vincente in Europa solo per quanto riguarda il secondo parametro, ovvero l’occupabilità dei laureati. Su questo fronte ci piazziamo infatti al secondo posto, alle spalle della Francia. I nostri laureati insomma piacciono molto per la preparazione che hanno ai datori di lavoro che li assumono; però i numeri relativi agli altri tre parametri vedono l’Italia perdere posizioni.

Il Mit, l’Istituto di tecnologia del Massachusetts è leader mondiale

L’ateneo che si colloca la primo posto mondiale di questa classifica del sapere è stabilmente il Mit, l’Istituto di tecnologia del Massachusetts. L’università americana si conferma leader globale in 12 materie, più di qualunque altro paese al mondo; segue l’Università di Harvard in testa su 11, e l’Università di Oxford su 8. Ma il sistema di istruzione superiore degli Stati Uniti è in regressione: il numero dei primi 50 programmi offerti dalle università americane è sceso da 806 del 2018 a 769 di quest’anno. Al contrario, i programmi universitari del Regno Unito hanno registrato un miglioramento complessivo da un anno all’altro, con più aumenti (306) che diminuzioni (238). “La Brexit non sembra aver ancora messo a repentaglio le prestazioni di ricerca delle università britanniche”, commenta Ben Sowter, direttore della ricerca di QS, il quale aggiunge che “Dopo cinque anni di incessante miglioramento, i nostri dati ci dicono che c’è un rallentamento dei progressi della Cina. Tuttavia, la loro traiettoria è ancora superiore a quella delle università americane”.