Google sempre più accessibile, per tutti

L’accessibilità è un diritto, anche quando si parla di tecnologia. Ecco perché Google è da sempre attento alle difficoltà delle persone con disabilità, un’attenzione che si esplica nella continua ricerca di soluzioni pensate per rendere l’uso dei dispositivi tech più semplice per tutti e funzionale alla vita quotidiana. Così il colosso di Mountain View ha recentemente presentato diverse novità che vanno proprio in questa direzione. Il mondo della disabilità – sia essa cognitiva, della vista, dell’udito, del movimento o di altra forma – è tanto vario quanto sono uniche le persone che lo rappresentano. L’OMS ha stimato che si tratti del 15% della popolazione globale. Ed è quindi fondamentale progettare strumenti che siano il più possibile inclusivi e alla portata di tutti, con l’obiettivo di creare una società più equa.

Criticità emerse durante il lockdown

Il periodo del lockdown, caratterizzato dall’utilizzo “salvifico” delle tecnologia, ha però fatto emergere diverse criticità per alcune fasce di popolazione. Ad esempio, da quando le mascherine sono diventate un accessorio fisso, per le persone con disabilità dell’udito che si affidano alla lettura labiale è diventato più difficile interagire. App come Trascrizione istantanea e Amplificatore sono diventate particolarmente utili, ha specificato Google, come riporta Italpress. Perchè la prima mostra in tempo reale sullo schermo dello smarphone quello che viene detto, mentre la seconda amplifica e adatta i suoni e le voci intorno. Altrettanto interessante la soluzione pensata per aiutare le persone con disabilità visive ad avere una maggiore autonomia nel quotidiano. Puntando lo smartphone in una qualsiasi direzione, Lookout offre una descrizione vocale dell’ambiente e degli oggetti visualizzati grazie a modelli di intelligenza artificiale. Solo per fare un esempio, l’app permette di distinguere gli ingredienti per una ricetta in cucina, i diversi prodotti in un supermercato oppure le banconote per fare un pagamento e ricevere il resto. Lookout è disponibile in italiano e la sua capacità di riconoscere gli oggetti si sta ampliando nel tempo. Sempre per chi ha una disabilità visiva, è disponibile in Italia anche la funzionalità di descrizione immagini su Chrome.

L’input del Googler italiano

Un Googler italiano, Lorenzo Caggioni, è il “motore” che sta dietro lo sviluppo del dispositivo DIVA. Un bottone intelligente che permette di interagire con l’Assistente Google senza dover usare la voce. DIVA permette a chi porta una forma di disabilità cognitiva o motoria di svolgere alcune attività frequenti con maggiore autonomia. Il progetto di Lorenzo, presentato nel 2019, ha originato nuove sperimentazioni in Google su come rendere più accessibile la tecnologia a chi porta una disabilità cognitiva. Da qui è nato Action Blocks, disponibile in italiano sui telefoni Android: serve a semplificare al massimo i procedimenti necessari per portare a termine un’attività sullo smartphone e a trasformarli – con l’Assistente Google – in un unico pulsante digitale attivabile con un semplice tocco.

Mise, ecco come le Pmi possono accedere al bando Digital Trasformation

Le Pmi possono accedere ad agevolazioni per il loro passaggio alle nuove tecnologie. Il Ministero dello Sviluppo economico ha infatti pubblicato il decreto che definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione per il bando “Digital Transformation” destinato alle piccole e medie aziende italiane. Per questa misura sono stati stanziati 100 milioni di euro dal Decreto Crescita, con l’obiettivo di favorire la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese, attraverso l’applicazione di tecnologie avanzate previste nell’ambito di Impresa 4.0 e di quelle relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera.

A chi è rivolto

Come si legge in una nota pubblicata dal Mise, possono beneficiare delle agevolazioni le Pmi che, alla data di presentazione della domanda, abbiano le seguenti caratteristiche: iscritte come attive nel Registro delle imprese; operano in via prevalente o primaria nel settore manifatturiero e/o in quello dei servizi diretti alle imprese manifatturiere e/o nel settore turistico e/o nel settore del commercio; hanno conseguito, nell’esercizio cui si riferisce l’ultimo bilancio approvato e depositato, un importo dei ricavi delle vendite e delle prestazioni pari almeno a euro 100.000; dispongono di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese; non sono sottoposte a procedura concorsuale e non si trovano in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente. Le Pmi in possesso di questi requisiti, si legge, “possono presentare, anche congiuntamente tra loro, purché in numero comunque non superiore a dieci imprese, progetti realizzati mediante il ricorso allo strumento del contratto di rete o ad altre forme contrattuali di collaborazione, compresi il consorzio e l’accordo di partenariato in cui figuri, come soggetto promotore capofila, un DIH-digital innovation hub o un EDI-ecosistema digitale per l’innovazione, di cui al Piano nazionale Impresa 4.0”.

Cosa finanzia

I progetti ammissibili alle agevolazioni devono essere diretti alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi dei soggetti proponenti mediante l’implementazione di tecnologie abilitanti individuate dal Piano nazionale impresa 4.0. (advanced manufacturing solutions, addittive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, industrial internet, cloud, cybersecurity, big data e analytics); tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera. A tal fine i progetti devono prevedere la realizzazione di: attività di innovazione di processo o di innovazione dell’organizzazione, ovvero investimenti. I progetti di spesa devono, inoltre, essere realizzati nell’ambito di una unità produttiva dell’impresa proponente ubicata su tutto il territorio nazionale, prevedere un importo di spesa non inferiore a 50.000 e non superiore a 500.000 euro; essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni e prevedere una durata non superiore a 18 mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni.

Quali e sono e come accedere alle agevolazioni

Le risorse finanziarie per la concessione delle agevolazioni ammontano a 100.000.000 di euro. Spiega il Mise: “Per entrambe le tipologie di progetto ammissibili a beneficio le agevolazioni sono concesse sulla base di una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili pari al 50%, articolata come segue: 10% sotto forma di contributo; 40% come finanziamento agevolato. Il finanziamento agevolato deve essere restituito dal soggetto beneficiario senza interessi a decorrere dalla data di erogazione dell’ultima quota a saldo delle agevolazioni, secondo un piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate scadenti il 31 maggio e il 30 novembre di ogni anno, in un periodo della durata massima di 7 anni. Le domande di accesso alle agevolazioni, concesse mediante procedura valutativa a sportello di cui all’art. 5 d.lgs. n. 123/98, potranno essere presentate esclusivamente tramite procedura informatica, a partire dalle ore 12.00 del 15 dicembre 2020.

Global Happiness 2020, il 63% della popolazione mondiale è “felice”

Anche in un anno davvero complicato come lo è questo 2020, il 63% dei cittadini del mondo si dichiara “felice”. Proprio così: come rivela il sondaggio Global Happiness 2020 di Ipsos, il livello di felicità è rimasto più o meno invariato rispetto al 2019, calando di un solo punto percentuale. Eppure, questo singolare indice che misura la felicità in alcuni paesi è addirittura aumentato: sale in sei (tra i quali Cina, Russia, Malesia e Argentina), mentre cala in dodici nazioni. Il paese che guida la classifica è la Cina, dove il 93% si dichiara felice (in aumento di 11 punti rispetto allo scorso anno), seguita dai Paesi Bassi con l’87% e dall’Arabia Saudita con l’80%. Canada e Australia, che si piazzavano nelle prime posizioni l’anno scorso, sono invece in caduta: il Canada con il 78% scende al quarto posto e l’Australia con il 77% scende al sesto posto.E l’Italia? Bene ma non benissimo: l’Italia è al 16esimo posto, anche se l’indice è aumentato (e questa è sì una sorpresa) dal 57 al 62%. Nonostante i dati siano in tenuta rispetto un anno fa, è invece impressionante notare come è calato il sentiment relativo alla felicità in 10 anni: tra il 2011 e il 2020, la percentuale di coloro che si dichiarano felici è diminuita di 14 punti a livello globale.

Cosa rende felici?

Ma su quali parametri si basa questo sondaggio? Lo studio ha preso in esame, a livello globale, 29 potenziali fonti di felicità; di queste, le prime cinque con le relative percentuali sono: salute/benessere fisico (55%); rapporto con il partner (49%); figli (49%); sentire che la propria vita abbia senso e significato (48%); qualità di vita (45%). Rispetto all’indagine pre-pandemia condotta lo scorso anno, le fonti di felicità che hanno acquisito maggiore importanza a livello internazionale riguardano le relazioni, la salute e la sicurezza. D’altra parte, il tempo libero e il denaro hanno ceduto terreno come fattori di felicità un po’ in tutto il mondo. Sorprendentemente, la situazione finanziaria personale non è uno dei primi driver di felicità.

L’Italia un po’ diversa dagli altri Paesi

Anche se lo studio mette in luce che le maggiori fonti di felicità tendono ad essere universali, l’Italia si discosta leggermente dalla media globale. Per i nostri connazionali, infatti, le principali fonti di felicità risiedono in: la sensazione di controllo della propria vita, salute e benessere fisico, sicurezza e protezione personale, la sensazione che la propria vita abbia un senso e, a pari merito, hobby e condizioni di vita. 

Social media: essere se stessi aiuta il benessere psicologico

Sii te stesso, anche sui social. Sembra essere questo il consiglio più prezioso per bilanciare in maniera corretta vita reale e vita virtuale, all’insegna della Life Balance. Insomma, la verità – anche sui social – ripaga in benessere a livello psicologico: lo afferma un nuovissimo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications. “Con questa ricerca volevamo scoprire come gli utenti dei social media decidano se presentarsi in modo autentico, idealizzato o socialmente desiderabile. E abbiamo rilevato che gli individui più autentici sui social media sono quelli che vantano un più alto livello di benessere soggettivo” ha detto Erica Bailey della Columbia University e autore principale dello studio. L’analisi è interessante anche per i numeri: si stima che quasi 4 persone su 5 usino un qualche social e che i tre quarti di questi lo facciano su base quotidiana. Ovviamente, l’impatto di questa abitudine sulla psiche individuale può essere rilevante.

Analizzati oltre 10.000 profili

Il team di scienziati ha perciò analizzato i profili Facebook di 10.560 utenti, monitorando anche attività come mettere like e aggiornamenti di stato, al fine di valutare i tratti della loro personalità. Più nel dettaglio, gli autori hanno studiato l’autenticità delle informazioni postate su Facebook dal campione esaminato, confrontando il quadro psicologico emerso dall’analisi di questa attività con i risultati ai test standard di personalità cui ciascun volontario è stato sottoposto. I partecipanti hanno anche compilato un questionario ad hoc per misurare il proprio benessere psichico, chiamato test ‘Life Satisfaction’. Ebbene è emerso che quanto più l’attività su Facebook era in linea coi risultati ai test di personalità, maggiore era il benessere psichico riscontrato con il test Life Satisfaction. Nella seconda parte dello studio, poi, gli esperti hanno chiesto a una piccola parte del campione di scrivere post autentici sul social ed hanno visto che questa attività si associa a un aumento del benessere psichico riportato da ciascuno.

Auto-idealizzarsi non fa bene

Naturalmente, tutti tendiamo a mostrare sui social solo gli aspetti migliori delle nostre vite, delle nostre passioni e anche del nostro aspetto. Ma questo “comportamento auto-idealizzante a volte può portare a conflitti psicologici interni, provocando forti reazioni emotive e persino ansia o depressione” spiegano i ricercatori. Addirittura, alcune fra le persone coinvolte nel test ha sostenuto che la cura sia la chiusura degli account social. Ma i ricercatori sono di un altro avviso:  si può benissimo rimanere “psicologicamente sani ed emotivamente stabili anche rimanendo sui social, a condizione di essere più autentici”.

Pmi, pronte al cambiamento e più reattive delle “grandi”

A conferma del detto che “dalle avversità possono nascere delle opportunità”, le Pmi dimostrano di saper reagire con forza alla crisi provocata dall’emergenza sanitaria. La reattività delle piccole e medie imprese italiane è confermata dall’indagine ‘I bisogni delle Pmi post-Covid’ realizzata da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Piccola Industria Confindustria, Monitor Deloitte e Deloitte Private. Dallo studio emerge come il segmento delle Pmi mostri un’elevata propensione al cambiamento pur essendo stato significativamente colpito dalla pandemia. Anche se il 90% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver subito rallentamenti o sospensioni delle attività produttive al termine della fase 1 e il 70% delle imprese si trovava in difficoltà finanziarie, le azioni per rispondere a tali difficoltà sono state implementate sin da subito. Lo studio è rappresentativo dello spaccato italiano, in quanto è stato condotto su 6.100 imprese di tutto il Paese.

I passi fatti

La ricerca mette in luce che 6 aziende su 10 devono rimodulare la propria offerta sul mercato e adeguare coerentemente il proprio modello operativo e contestualmente, 7 aziende su 10 hanno espresso la necessità di adeguare il modello operativo alle nuove esigenze dettate dal new-normal anche attraverso lo sviluppo di nuove competenze con formazione o assunzioni mirate; una azienda su 2 intende puntare sull’internazionalizzazione per ampliare la copertura geografica e avviare percorsi di ingresso nei mercati esteri di maggiore interesse; oltre 9 aziende su 10 riconoscono la necessità di rafforzare la dimensione aziendale, prevalentemente ri-bilanciando la propria esposizione verso terzi, con consolidamento dei debiti e implementazione di strategie di patrimonializzazione, anche attraverso operazioni straordinarie, per raggiungere la scala sufficiente per essere resilienti e competitive nel medio-lungo termine; 1 azienda su 4 ha già avviato la riconversione delle proprie linee di produzione per prodotti oggi considerati strategici (dispositivi di protezione individuale).

Un contesto di profonda trasformazione

Le Pmi si trovano quindi ad operare in un contesto di profonda trasformazione e per aver successo ed essere resilienti nel medio-lungo termine necessitano di una pianificazione strutturata e di partner consolidati che siano in grado di integrare il gap di competenze specifiche nella gestione del new-normal. In particolare, il ruolo delle banche risulta cruciale, non solo limitatamente alla sfera finanziaria ma anche su ambiti di supporto più connessi al mondo dei servizi e operativi. Se sotto il profilo finanziario la relazione Banca-Pmi è tradizionalmente consolidata, circa il 50% delle aziende si rivolgerebbe al suo istituto per temi di natura anche più operativa, come intermediazione con provider specialistici per l’ampliamento dei canali commerciali, l’internazionalizzazione, lo sfruttamento degli incentivi governativi, o consulenza su temi legati a modelli operativi emergenti, anche abilitati dalle nuove tecnologie.

Tecnologia indossabile, un mercato in ascesa alla faccia del lockdown

Alla faccia della crisi, il mercato della tecnologia indossabile sta vivendo un autentico periodo d’oro. Che siano smartwatch, auricolari, accessori per il fit, questi gadget altamente hi-tech sono i compagni preferiti. E questo trend è tutto in salita: nonostante la pandemia, il mercato della tecnologia da indossare crescerà a cifra doppia nel 2020 e negli anni seguire. In base alle previsioni degli analisti di Idc, auricolari, smartwatch e altri dispositivi indossabili faranno registrare quest’anno consegne globali per 396 milioni di unità, con un incremento del 14,5% su base annua. Insomma, il comparto non sembra minimamente sfiorato dalle difficoltà registrate da quasi ogni settore produttivo in questi mesi decisamente complicati. Anzi, il trend sembra destinato a crescere ancora a livello globale, secondo le previsioni per il futuro fatte dagli analisti.

Domanda stabile anche nel periodo di quarantena

Nei primi sei mesi dell’anno, riporta l’Ansa, “nonostante le aziende abbiano ridotto la produzione e i consumatori siano stati messi in quarantena, la domanda di indossabili è rimasta stabile”, osservano i ricercatori. Il mercato è stato trainato dagli auricolari, con una domanda abbastanza forte da controbilanciare la lieve flessione di smartwatch e bracciali. E la tendenza positiva proseguirà nella seconda metà dell’anno. Già, perché lasciato alle spalle il lockdown più pesante, molte aziende di tutto il mondo si stanno adesso concentrando sul lancio di nuovi prodotti. E i consumatori sembrano estremamente interessati alle ultime novità hi-tech.

Servizi abbinati, i più desiderati oggi e domani

Ma non ci sono solo i dispositivi “singoli” a piacere ai consumatori. Hanno un ottimo riscontro anche i servizi abbinati, come Fitness+ di Apple, Halo di Amazon e Fitbit Premium. Sarà proprio questo, secondo gli analisti, uno dei maggiori trend da tenere d’occhio.

Oltre 630 milioni di device consegnati entro il 2024

In base alle stime degli esperti del settore, questo anomalo 2020 si concluderà comunque con la commercializzazione di 234,3 milioni di auricolari e cuffie smart, pari al 59,2% di tutti gli indossabili. Gli smartwatch rappresentano una larghissima festa del mercato, con 91,4 milioni (23,1%), mentre i bracciali da fitness venduti saranno a fine anno 67,7 milioni (17,1%). E nell’immediato futuro il comparto è destinato a crescere ulteriormente. Sempre stando alle previsioni, nel 2024 le consegne di device indossabili raggiungeranno i 631,7 milioni di unità. Cuffie e auricolari consolideranno la leadership con 396,6 milioni di pezzi, pari al 62,8% del totale. Gli smartwatch consegnati saranno 156 milioni (24,7), i bracciali 74,4 milioni (11,8%).

La spettroscopia ottica

Oggi la spettroscopia ottica è una tecnica che vanta diverse applicazioni in settori quali quello scientifico e medicale, ma anche industriale. Vi si fa ricorso quando è necessario identificare e classificare materiali che possono essere organici o meno.

In ambito industriale la classificazione dei materiali viene spesso eseguita con camere iperspettrali, ovvero particolari telecamere che riescono a coniugare tecniche di analisi e misura basandosi sulla nota spettroscopia ottica. Le camere iperspettrali dunque, rappresentano oggi una importante componente del processo tecnologico di analisi, e consentono di monitorare tutti i processi produttivi in maniera tale da fare in modo che la qualità del prodotto finito possa essere sempre garantita.

Come funzionano gli spettrometri?

In sintesi parliamo di uno strumento che viene adoperato per misurare le proprietà di luce su di una piccola parte dello spettro elettromagnetico, al fine di identificarne i materiali. Come accennato tali apparecchiature trovano applicazione nei settori più svariati e tra questi vi è anche l’astronomia, settore in cui questi dispositivi vengono adoperati per misurare la radiazione proveniente dagli oggetti astronomici al fine di intuire quella che è la loro composizione chimica.

Optoprim è un’azienda nata in Francia nel 1994 e fornisce questo tipo di tecnologia, ma non si limita agli spettrometri. Il suo vasto catalogo offre risposte ad ogni tipo di esigenze di qualsiasi realtà industriale, tutti pensati per risolvere le necessità manifestate dai clienti e dunque essere sempre in grado di soddisfare le richieste di mercato.

Migliorare l’intero processo produttivo

L’azienda offre supporto ai propri clienti sia in fase progettuale che in quella di definizione del progetto stesso, fornendo consigli al fine di individuare l’attrezzatura più adatta alle necessità individuali e offrendo supporto nell’integrare la tecnologia desiderata.

Grazie alla componentistica di alto livello fornita, Optoprim può ritenersi a tutti gli effetti un importante partner in grado di consentire a ciascuna azienda di fare un salto di qualità, grazie a prodotti tecnologicamente avanzati che consentono di migliorare e rendere più efficiente l’intero processo produttivo.

Boom di alimenti iperproteici per la ripartenza

Gli alimenti iperproteici non mancano mai nel carrello della spesa degli italiani. Da prodotti di nicchia, acquistati prevalentemente da sportivi e amanti della forma fisica, sono entrati di diritto nelle abitudini dei consumatori, sempre più consapevoli e attenti a un’alimentazione sana ed equilibrata. Ma un’alimentazione ricca di proteine è fondamentale soprattutto in questo periodo di ripartenza, e dopo la lunga pausa imposta dall’emergenza Covid-19, per molti è tempo di back to work, a scuola o in ufficio. La ripresa, in questo settembre così particolare, sembra però più difficile del solito. La pigrizia accumulata durante il lockdown non aiuta a riprendere le proprie abitudini con regolarità ed entusiasmo, e il clima di incertezza per molti può rivelarsi fonte di stress.

Dal 2015 +245% le vendite di alimenti ricchi di proteine

I prodotti ricchi di proteine sono sempre più richiesti, e a confermarlo è il mercato, che negli ultimi cinque anni ha registrato una domanda più che raddoppiata. Dal 2015, infatti, le vendite di alimenti ricchi di proteine, come uova liquide e spray, hanno infatti registrato un incremento del 245%, con oltre 7,6 milioni di unità vendute solamente nel 2020. Parallelamente, nello stesso periodo, i prezzi di questi prodotti hanno registrato una leggera e incoraggiante flessione pari a circa il 6%, a conferma di una distribuzione più ampia e capillare e di un utilizzo crescente da parte di molte persone e famiglie italiane (fonte dati: IRI).

Si raccomandano almeno 0,9 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno

Aggiungere alla propria dieta alimenti iperproteici è essenziale per raccogliere le energie necessarie per migliorare il proprio benessere psico-fisico.

Un corretto apporto di proteine, oltre che un importante fattore di buona salute, è fondamentale quando il fisico e la mente sono un po’ giù di tono. Per questo è bene assicurarsi che la dieta sia bilanciata in termini di nutrienti, e che includa una sufficiente quota proteica. Secondo i Larn (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana) elaborati dalla Società Italia di Nutrizione Umana, sono raccomandati almeno 0,9 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno, valore che può essere aumentato in relazione all’attività fisica svolta, al regime alimentare che si sta seguendo e in alcuni momenti fisiologici.

Uova, le migliori alleate per un’alimentazione sana e piena di energia

Alimento proteico per eccellenza, le uova sono le migliori alleate per un’alimentazione sana e piena di energia. Come stabilito dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), ogni 100 g di uova contengono 12,4 g di proteine. Un valore presente soprattutto nell’albume che, grazie anche al suo basso contenuto di grassi, è ideale per chi vuole arricchire di proteine la propria dieta. Anche il tuorlo è un alimento da inserire nella propria alimentazione, soprattutto in questo periodo di ripresa fisica e mentale, poiché è una fonte di sostanze importanti come il triptofano e i fosfolipidi, utili per la funzionalità delle cellule nervose.

Tra mondo tech e agroalimentare, quali sono le professioni di oggi (e di domani)

Inutile negare che la pandemia abbia sconvolto un po’ tutte le dinamiche di vita a cui eravamo abituati. E le modalità con cui si cerca un lavoro non fanno certo eccezione. Nello scenario post Covid-19, è quindi interessante  – e sicuramente utile – capire dove ci stiamo dirigendo, come sarà il lavoro del futuro e soprattutto quali saranno le professioni più richieste del 2021. Qualche indicazione preziosa arriva dal Sistema Informativo Excelsior, una delle fonti più utilizzate per seguire le dinamiche relative al settore lavorativo. Realizzato da Unioncamere e Anpal, consiste nella realizzazione di indagini mensili sulle imprese, con un particolare focus sui profili professionali e i livelli di istruzione richiesti.

Piccoli segnali di ripresa

Secondo l’ultima analisi, pubblicata nel mese di settembre 2020, sono previste in queste settimane 310 mila assunzioni, con una riduzione del 28,7% rispetto ai dati di settembre 2019. Si tratta di una piccola ripresa, seppur lieve, che comunque fa ben sperare per il futuro: emerge in particolare che i principali incrementi saranno nel settore agroalimentare e in quello delle costruzioni. Ma il dato più interessante – e anche beneaugurante –  è questo: le piccole e medie imprese reagiranno meglio in questa fase, contenendo le perdite occupazionali. Le previsioni sono oltre la media nazionale per le regioni del sud, isole e nord ovest; andrà peggio, invece, per quelle del centro e del nord est.

Le professioni più gettonate

Il documento riporta un elenco delle professioni più richieste per settembre, e ha preso in esame anche altre statistiche rilevanti, come quelle diffuse da LinkedIn. Tra i lavori più ricercati, c’è il developer: questa è in assoluto la prima tra le professioni più richieste del 2021 e, probabilmente, manterrà tale primato ancora a lungo. Tutti gli studi di settore concordano nel definire lo sviluppatore come una delle figure professionali più ricercate, a maggior ragione ora che il web ha acquisito un ruolo strategico essenziale. In seconda battuta, ci sono i professionisti che operano nella comunicazione online: ruoli richiesti già prima dell’emergenza sanitaria, ma oggi ancora di più. Al terzo posto, sebbene in molti ritengano che le nuove  tecnologie possano sostituire la presenza umana anche nelle HR, sono proprio le risorse umane tra le figure più ricercate, proprio in “carne e ossa”. Chiudono la classifica delle professioni maggiormente richieste gli specialisti nell’Agroalimentare, settore che ha ottime previsioni di sviluppo anche per gli anni a venire, e gli esperti di Cybersecurity, ruoli emergenti ma sempre più strategici.

Occhio alle truffe diffuse attraverso TikTok e Instagram

Sono diverse le truffe che si nascondono nei social media più amati dai giovanissimi, come TiokTok e Instagram. A lanciare l’allarme è Avast, colosso della sicurezza digitale, che ha identificato almeno sette applicazioni che possono trarre in inganno e frodare gli utenti. In particolare, si tratta di app capaci di camuffarsi da giochi, sfondi o download di musica, ma che in realtà fanno pubblicità indesiderata o addebiti fraudolenti. Le truffe sono state individuate sia nei sistemi iOS sia Android. Quello che è particolarmente grave, sottolineano gli esperti, è la promozione di queste app tramite profili dedicati su TikTok e Instagram, piattaforme di social media popolari tra un target molto giovane di bambini e pre adolescenti, che potrebbero non riconoscere alcuni campanelli di allarme che riguardano le app truffa e quindi cadere più facilmente in inganno.

Un business da oltre 500.000 dollari

Come hanno riscontrato i ricercatori, queste app sono state scaricate più di 2.400.000 volte e hanno fruttato ai truffatori più di 500.000 dollari. Alcune delle app sono HiddenAds, un tipo di trojan che si traveste da “applicazione” sicura e utile e che invece monopolizza lo smartphone con annunci continui e indesiderati. Si tratta di applicazione davvero “furbe”, dato che riescono a nascondere la propria icona sul dispositivo, rendendo difficile per gli utenti identificare l’origine degli annunci.

Come difendersi?

Anche se le app malevoli sono insidiose, ci sono delle regole per potersi difendere dalle truffe. In prima battuta, occorre leggere con attenzione le recensioni: le app di adware possono essere difficili da riconoscere, poiché sono spesso camuffate da app di intrattenimento che propongono ad esempio giochi e suonerie. Come riporta Askanews, i segni che un’app potrebbe essere una truffa includono valutazioni basse e recensioni negative. Bisognerebbe poi stare attenti al caso contrario, quando invece le recensioni sono scarse, ma dal tono eccessivamente entusiastico: anche qui, c’è il sospetto di inganno. Infine, un criterio di valutazione è legato ai prezzi: gli utenti dovrebbero valutare ciò per cui stanno pagando e se il prezzo di un’app ha senso considerando ciò che offre. Molte di queste applicazioni fraudolente infatti offrono funzionalità di base o non realistiche a prezzi troppo elevati, posto che giochi e funzionalità come queste sono spesso offerte gratuitamente da altri sviluppatori. Naturalmente (anche se non lo facciamo quasi mai…) andrebbero controllate le autorizzazioni: prima di scaricare le app, gli utenti dovrebbero verificare le autorizzazioni richieste e valutare se hanno senso per il corretto funzionamento dell’app stessa. Insomma, se l’inganno è “furbo”, gli utenti devono esserlo di più e sapersi proteggere.