Piccole e medie imprese, il 2021 preoccupa 1 azienda su 4

Il 2021 porta con sé, oltre a tante speranze, anche una dose di preoccupazione, specie per le piccole e medie imprese. Come sottolinea una recente indagine condotta dal Centro studi CNA tra gli iscritti alla Confederazione, intitolata “Pensare a un futuro senza Covid. Le aspettative delle imprese per il 2021”, si scopre che un’impresa su quattro teme di chiudere.

Le previsioni degli imprenditori

In merito allo scenario previsto per l’anno appena iniziato il 74,1% delle imprese coinvolte nell’indagine immagina che la caduta del prodotto interno lordo tricolore registrata nel 2020 possa essere recuperata solo parzialmente nel 2021. Il 23,1%, invece, è ottimista e crede che l’Italia sia in grado di riconquistare rapidamente i livelli pre-Covid. Ovviamente le risposte e la visione del futuro sono molto differenti a seconda dei comparti in cui operano le imprese. Infatti mostrano una visione negativa le imprese attive nei settori più colpiti dal lockdown, come costruzioni, turismo e servizi alla persona, mentre hanno prospettive più rosee quelle che operano in aree come i servizi per le imprese, dall’offerta immateriale e con ampie possibilità di intervenire da remoto.

Un terzo delle imprese pensa di crescere

A fronte di un 32,9% complessivo di imprese che nel 2021 ritiene di crescere (l’8,7% presume un incremento sui risultati pre-Covid) o perlomeno di recuperare le perdite accumulate nel 2020 (24,2%), si nota un largo 67,1% scarsamente o per nulla fiducioso nel breve periodo. In particolare, il 40,1% delle imprese intervistate, dopo avere accusato un forte ridimensionamento nel 2020, è convinto che nel 2021 non tornerà ai livelli precedenti. E il restante 27% ha addirittura paura di cessare l’attività nei prossimi mesi. Disaggregando tali dati per settore, la palma dell’ottimismo va al comparto edilizio (il 46,5% è orientato favorevolmente, anche grazie alle speranze riposte nel Superbonus 110% e nelle altre agevolazioni previste per le costruzioni), seguito dal manifatturiero (36,2%). Molto meno fiduciosi, e che temono il rischio chiusure, sono i settori che hanno dovuto sopportare danni economici rilevantissimi, come il turismo (43,5% del totale), il trasporto (33,3%) e i servizi per la persona (31,7%).

Le priorità per ripartire

L’indagine mette in luce quelle che sono le priorità indicate dalle imprese per ripartire. Il 36,4% delle aziende pensa di continuare adottando ancora la diversificazione delle zone a seconda della gravità della situazione sanitaria, mentre il 35,6% ritiene le ragioni dell’economia prioritarie e quindi la necessità di evitare nuovi lockdown. Un 28% chiede infine che l’Italia proceda nel solco degli altri Paesi europei, al fine principale di mantenere invariata la posizione competitiva nazionale.

WhatsApp, cambiano i termini di servizio

Anche se periodicamente girano delle vere e proprie bufale sull’utilizzo di WhatsApp (ad esempio pagare un abbonamento), questa volta è vero: per continuare a usare il sistema di messaggistica occorre accettare i nuovi termini di servizio. Se non lo si fa, dall’8 febbraio si rischia concretamente di non poter più riuscire a chattare. Anche se la “scadenza” è fissata a febbraio, su molti smartphone appare già da ora la nuova versione delle norme che richiede il via libera ai cambiamenti, relativi in particolare alla gestione dei dati degli utenti del server con connessioni con Facebook, che ha acquistato l’applicazione nel 2014.

Cosa riporta l’informativa

La questione più dibattuta all’interno dei termini di servizio si trova al punto ‘Società affiliate’, dove viene riportato: “Facciamo parte delle aziende di Facebook. In qualità di una delle aziende di Facebook, WhatsApp riceve informazioni da, e condivide informazioni con, le aziende di Facebook come illustrato nell’Informativa sulla privacy di WhatsApp, anche al fine di fornire integrazioni che consentano all’utente di connettere la sua esperienza WhatsApp con altri Prodotti di un’azienda di Facebook, per garantire sicurezza, protezione e integrità nei Prodotti di un’azienda di Facebook e per migliorare le inserzioni e l’esperienza dell’utente relativa ai prodotti facenti parte dei Prodotti di un’azienda di Facebook”.  In sintesi, si dice che le informazioni possono essere condivise con altre realtà del gruppo così come che “Le informazioni dell’utente potrebbero ad esempio essere trasferite o trasmesse oppure archiviate e trasmesse”.

E se volessi sapere di più?

Oltre a ribadire che è sempre meglio leggere direttamente tutte le voci presenti nell’informativa, chi vuole saperne di più può visitare il Centro assistenza per ottenere tutte le informazioni del caso o anche, se non si volesse accettare, per eliminare il proprio account. I dati condivisi includeranno informazioni sulla registrazione dell’account, come il numero di telefono, transazioni, informazioni sui servizi e sulle interazioni con altri utenti o aziende, informazioni sul telefono e sul suo utilizzo.

Utenti preoccupati subito attivi sui social

Ovviamente, gli utenti si sono subito scatenati sui social manifestando tutte le loro preoccupazioni. Tanto che non appena è stato diffuso l’annuncio #Whatsapp è stato l’hashtag che ha immediatamente raggiunto i vertici delle tendenze su Twitter. Tuttavia, e forse questa dichiarazione può rassicurare gli utilizzatori che affidano all’app i loro segreti, WhatsApp ha promesso di non condividere nulla del contenuto dei messaggi scambiati. In ogni caso, dovremmo essere tutti più responsabili e almeno leggere quello che ci viene proposto, nel web come nella vita reale.

Mercato auto, 500mila immatricolazione in meno nel 2020

Il 2020 non è stato un anno fortunato per il comparto dell’auto, anzi. La scure della crisi dovuta all’emergenza sanitaria si è fatta sentire sensibilmente anche sull’automotive, tanto che a fine anno le immatricolazioni in Italia difficilmente supereranno la cifra di 1,4 milioni di auto, con una discesa del 26% circa rispetto al 2019, anno in cui le autovetture immatricolate sono state 1,9 milioni. “Il calo è un chiaro effetto della crisi pandemica; tuttavia nel 2021, se il mercato sarà adeguatamente sostenuto da incentivi alla rottamazione, potrebbe esserci un forte recupero, visto che almeno mezzo milione di auto nuove non è stato comprato a causa del lockdown”, affermaLo spiega Alberto Di Tanno, presidente del Gruppo Intergea e co-founder di Italia Bilanci, che ha stilato con FederAuto un dettagliato Rapporto sul settore, la sua evoluzione e i possibili scenari futuri.

Concessionari dimezzati in 13 anni

L’analisi ha però un respiro temporale molto più ampio e considera il periodo dal 2007 al 2019, comprendendo anche le stime per il 2020. Tra i dati più rilevanti, si scopre che nel 2007 i concessionari erano 2.785, mentre a giugno del 2020 meno della metà, 1.294 (35 in meno rispetto al 2019). Tuttavia, a fare da contraltare a questo fenomeno, c’è il fatto che le dimensioni del dealer sono molto aumentate e le strutture sono diventate più articolate. Il fatturato medio ha subito prima una forte decremento, passando da 22 milioni del 2007 al punto minimo di 16,6 del 2012. Dal 2013, la crescita è stata costante e graduale fino ai 40 milioni registrati nel 2019. Mentre per il 2020 si stima il calo del 25% circa, che porta il fatturato medio a 30 milioni. Il mercato delle auto “avrà bisogno di organizzazioni sempre più grandi, preparate, presenti direttamente sul web e capaci di interpretare i bisogni del consumatore”, precisa Di Tanno. “Tra gli elementi di rischio con cui saremo chiamati a confrontarci ci sono la forte variabilità legata alle fluttuazioni di mercato, i margini lordi in contrazione e un mercato sempre più spostato verso soluzioni di mobilità che non favoriscono il conto economico del dealer”.

Usato e online per stare sul mercato

In un mercato in contrazione, cresce invece il canale dell’usato, che sta assumendo dimensioni sempre più significative. Ancora, tra le strategie vincenti che emergono dallo studio, per il prossimo futuro, “c’è l’aumento della componente online. Internet rafforzerà il suo ruolo nella scelta dell’automobile e del concessionario a cui affidarsi. La compravendita continuerà a concludersi dal vivo e in presenza, ma chi vuole comprare una vettura si documenterà sempre di più sul web. Anche la video-chiamata andrà a consolidarsi come strumento di consulenza. Una vetrina online efficace e l’interattività saranno fondamentali”.

Effetto Covid sulle retribuzioni: chi guadagna di più e chi meno

Nonostante le oggettive difficoltà che il 2020 ha portato con sé, vedi alla voce emergenza sanitaria, ci sono anche delle professioni che non hanno subito effetti negativi con il Covid-19, anzi. Esistono infatti delle figure che hanno addirittura visto crescere i loro livelli retributivi (ma altrettante li hanno visti calare). Lo spaccato delle retribuzioni al tempo del coronavirus è il frutto del 28° Rapporto Retribuzioni di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group, elaborato su un database di che fa riferimento a un universo di oltre 15 milioni di lavoratori italiani dipendenti di imprese private. La diffusione del Covid 19 e il conseguente lockdown hanno avuto un forte impatto sull’economia, il mercato del lavoro e le imprese italiane. Ad esempio, il rapporto evidenzia che ci sono cinque settori con incrementi, tra i quali il settore Farmaceutico e la GDO, e altri cinque in calo, come la Moda e l’Automotive.

Un blocco generalizzato

Anche se si registra un blocco del trend di crescita nel corso del 2020, dovuto proprio alla pandemia e ai relativi lockdown, ci sono dei settori che, seppur in misura contenuta, presentano delle dinamiche più positive. “In uno scenario di congelamento della crescita delle retribuzioni, il cluster dei comparti è l’unico per cui si sono riscontrati dei trend differenziati, anche se rimangono comunque contenuti – commenta Miriam Quarti, Senior Consultant e Responsabile area Reward & Engagment di ODM Consulting – La pandemia e la conseguente decisione del Governo di dichiarare il lockdown a livello nazionale ha comportato un periodo di sospensione delle attività che ha coinvolto circa i due terzi delle imprese, anche se con tempi e durata diversi, e una conseguente riduzione della produttività industriale. Per questo, anche il mercato retributivo è stato ampiamente influenzato dal contesto economico corrente in cui le attività dei settori che non rientravano tra i cosiddetti servizi essenziali sono state penalizzate in confronto a quelle che hanno potuto continuare a operare sul mercato.”
I cinque settori che crescono di più

Tra quelli cresciuti maggiormente, ci sono cinque settori che rientravano fra le attività essenziali e che hanno subìto in misura minore il lockdown, riscontrando anzi un incremento delle attività e un aumento medio di quasi 600 euro, con un picco di quasi 1.000 euro nell’industria Farmaceutica. Sono: Corrieri/Trasportatori/Logistica; Grande distribuzione food; Farmaceutica; Alimentare; Energia elettrica, gas, acqua.

E quelli che scendono

Purtroppo ci sono anche comparti che hanno registrato un andamento negativo, con una diminuzione media superiore ai 300 euro. Sono ovviamente i settori che maggiormente hanno subito le chiusure: Commercio al dettaglio; Industria dell’abbigliamento/Moda; Pubblici esercizi; Alberghiero; Tessile.

Professionisti di ristrutturazione, installatori, psicologi e spedizionieri: gli esperti più ricercati sul web

Il 2020 è stato un anno anomalo – oltre che decisamente difficile – per tantissimi motivi. Un anno che, sia per il lockdown sia per i timori di esporsi al possibile rischio del contagio, hanno visto moltissimi italiani trascorrere molto più tempo nelle proprie case, alcuni anche a fare i conti con un surplus di stress e ansia. E la ricerca di professionisti ed esperti sul web rispecchia in tutto per tutto questo nuovo modo di vivere con cui ci siamo dovuti confrontare. Da un’analisi di ProntoPro, portale che mette in contatto domanda e offerta di servizi professionali, è così scaturita la classifica delle figure più richieste dai nostri connazionali nel corso del 2020. Servizi per la casa e la persona hanno dominato le domande che gli utenti hanno rivolto alla rete.
Servizi per la casa in pole position, dall’ecobonus al cambio caldaia
Il super ecobonus al 110% introdotto dal Decreto Rilancio allo scopo di favorire e agevolare gli interventi in ambito di efficienza energetica ha fortemente contribuito alla crescita di richieste per professionisti in ambito ristrutturazione casa: new entry nella classifica delle professioni più cercate online rispetto al 2019, questo tipo di servizi conquista direttamente il primo gradino del podio. Seguono a ruota gli installatori di aria condizionata e gli idraulici, soprattutto per i servizi legati alla sostituzione e revisione delle caldaie.

Il ruolo fondamentale dello psicologo
I mesi anomali e difficili che abbiamo vissuto hanno avuto un’importante ripercussione sullo stato d’animo delle persone. Non sorprende quindi che lo psicologo sia stata una delle figure più ricercate sul web. L’aspetto interessante è però che il picco di richieste non si è registrato durante i mesi del lockdown, ma nel periodo immediatamente successivo: da giugno a settembre infatti le domande per un terapeuta sono aumentate del 40%. Sono invece in calo, anche se rimangono sempre nelle prime 10 posizioni cercate, il personal trainer e il nutrizionista.

Il boom delle spedizioni (e delle riparazioni)

Tra le new entry nella top ten delle professioni più ricercate del 2020 ci sono anche due debutti assoluti: si tratta dei servizi di spedizione e di riparazione di telefoni e tablet. La prima categoria è stata spinta soprattutto dalla necessità, a causa dell’impossibilità di spostarsi ma anche di fare approvvigionamenti, la seconda dallo smart working e dalla didattica a distanza. Sì, perché la tecnologia – specie nei mesi più duri – è stata fondamentale per continuare a lavorare, e l’efficienza dei propri dispositivi è ed è stata una priorità assoluta.

Lombardia, ripartono le assunzioni: migliora il mercato del lavoro nel terzo trimestre

Segnali di miglioramento nel mercato del lavoro lombardo: nel terzo trimestre dell’anno si registra una risalita delle assunzioni, grazie soprattutto alla ripresa delle attività nei mesi estivi e a una minore rigidità delle misure per il contenimento del virus. Tuttavia, nonostante qualche spiraglio positivo, il numero di occupati in Lombardia rimane inferiore ai livelli del 2019, con una variazione su base annua pari al -2,4% analoga a quella registrata nel secondo trimestre. Il tasso di occupazione nella Regione si attesta a quota 66,1, due punti sotto il valore dell’anno precedente. I dati sono il frutto di un’elaborazione di Unioncamere Lombardia, che ha pubblicato gli ultimi report sul mercato del lavoro in Regione. La fotografia della situazione occupazionale è comunque fra luci e ombre, anche se non mancano alcuni segnali nella direzione di un cauto ottimismo.

I numeri del trimestre

Come anticipato, il calo delle cessazioni aiuta il miglioramento del saldo, ma blocco dei licenziamenti e CIG rendono difficile stimare l’effettivo impatto della pandemia sui livelli di occupazione. Più nel dettaglio, i dati di flusso, che colgono in maniera più tempestiva i rapidi mutamenti in corso, mostrano una risalita delle assunzioni, il cui numero si attesta a circa 362 mila: si tratta di un valore ancora inferiore allo stesso periodo del 2019 (-12%), ma in chiara ripresa dopo lo “stop” del trimestre precedente (-43,5%). Considerando anche le cessazioni, che su base annua calano in misura più marcata (-16%), il saldo dei mesi estivi risulta positivo e in miglioramento, sebbene i dati cumulati degli ultimi 12 mesi mostrino una perdita di circa 44 mila posizioni rispetto all’analogo periodo del 2019. Le ore autorizzate di Cassa Integrazione si dimezzano dopo il boom del secondo trimestre, pur rimanendo su livelli storicamente elevatissimi: l’ammontare dei primi nove mesi del 2020 (820 milioni di ore) arriva infatti a superare quello complessivo dei sei anni precedenti.

Come sarà il futuro?
“Gli strumenti a sostegno dell’occupazione hanno avuto il grande merito di proteggere molti lavoratori e le loro famiglie, ma rendono difficile capire la reale situazione del mercato del lavoro il saldo occupazionale migliora infatti non solo per la ripresa delle assunzioni, ma anche per il minor numero di cessazioni: nel momento in cui CIG e blocco dei licenziamenti verranno meno, si porrà il problema del riassorbimento dei lavoratori.” ha dichiarato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia. Non resta che aspettare l’evoluzione delle prossime settimane per comprendere meglio quale sarà lo scenario occupazionale del 2021.

Mercato immobiliare, un presente difficile e le prospettive per la ripresa

Inutile negare che il 2020 sia stato un anno difficile per tutti i settori economici, e l’immobiliare non fa certo eccezione. Pur avendo tuttavia retto, specie durante la prima ondata del Covid-19, i numeri riferiti alle transazioni di quest’anno saranno sicuramente inferiori alle attese. Nel mercato residenziale i primi sei mesi dell’anno avevano evidenziato una flessione consistente dei livelli di attività transattiva, testimoniata da una variazione tendenziale del -15,5% nel primo trimestre, a cui era seguito un calo ancora più intenso- -27,2% – nel secondo trimestre. Le previsioni di calo per il quarto trimestre porteranno a chiudere l’anno nell’ordine delle 500.000 unità transate (-17,1%) secondo lo scenario “Base”, o 491.000 unità transate (-18,7%) secondo lo scenario “Hard”. Considerato che, prima della diffusione del Covid-19, le previsioni per l’anno in corso prefiguravano un numero di compravendite pari a 612mila, risulta evidente l’ampia quota di mercato che la pandemia ha eroso.Sono alcuni dei dati emersi dal 3°Rapporto sul mercato immobiliare di Nomisma, istituto di ricerca bolognese.

Dopo l’estate, è cambiato il sentiment

Il report sottolinea come l’andamento del mercato – in particolare il residenziale – sia stato contraddistinto da un deciso ottimismo durante l’estate, con una forte intenzione d’acquisto da parte delle famiglie e l’appoggio delle banche, mentre dall’autunno il clima è cambiato a causa della seconda ondata del virus. Non soffre, invece, il comparto delle ristrutturazioni e riqualificazioni, grazie soprattutto al Superbonus110%.

Come sarà il 20201 e quali città si riprenderanno prima?

Per il 2021, si prevede che l’andamento delle transazioni dipenderà dal rimbalzo a livello economico e dalla tempestività ed efficacia con cui i vaccini saranno resi disponibili. Al momento, comunque, per il prossimo anno si prevede uno scenario non così diverso da quello del 2020 e una risalita graduale che si manifesterà nel 2022-2023. “Le compravendite non sono l’unico indicatore ad andare verso il basso. Tutti gli indici di performance del residenziale, infatti, hanno subito una flessione, compresi i prezzi” ha dichiarato Luca Dondi, AD e Responsabile scientifico dell’Osservatorio Immobiliare Nomisma. Se la flessione dell’indice è il denominatore comune di tutti i mercati, quello che cambia è la sua intensità. A questo proposito, a livello di mercati, Bologna, Firenze e Milano, che nel 2018-2019 avevano performato molto meglio degli altri, sono gli stessi che, nel 2020 hanno avuto la flessione più importante. Allo stesso tempo, si prevede che Bologna e Milano saranno le prime città a manifestare significativi segnali di ripresa.

Google, tra Coronavirus e pizza le ricerche degli italiani nel 2020

Se in questo complicato 2020 c’è una certezza, è che Google alla fine dell’anno rende pubblica la classifica delle ricerche degli italiani. E, ancora una volta, non sorprende che la parola più cercata degli ultimi 12 mesi sia stata Coronavirus, insieme ad un altro termine legato all’emergenza sanitaria: Amuchina. E’ questo il quadro, tra ansie, preoccupazioni, smart working e tanti lutti, che emerge dal rapporto “Un Anno di Ricerche 2020”, che il colosso del web ha realizzato ad hoc anche per il mercato italiano. Insieme a ricerche strettamente legate ai vari lockdown – come dad e didattica a distanza – i nostri connazionali hanno googlato anche per scoprire ricette casalinghe e per saperne di più sui personaggi famosi scomparsi, come il mattatore Gigi Proietti e la leggenda del calcio Diego Armando Maradona.

Le parole chiave di un anno difficile

Come dicevamo, gli italiani hanno digitato sulla tastiera tantissimi termini e argomenti legati alla pandemia. Tra le prime 10 domande poste a Google, spiccano  “Perchè si chiama Covid 19”, “Perchè in Germania pochi morti”, ma anche “Perché le scope stanno in piedi” e al primo posto “Perché votare sì al referendum”. Le prime tre parola googlate sono nell’ordine Coronavirus, Elezioni Usa e Classroom, mentre le persone più ricercate sono Alex Zanardi, Silvia Romano e Donald Trump (il premier Giuseppe Conte è al quinto posto, dopo Joe Biden). Nei “Cosa significa” ai primi posti ci sono le parole pandemia, Mes e Dpcm, ma anche Black Lives Matter, il movimento attivista nato all’interno della comunità afroamericana.

Come fare…

Google si è rivelato anche un ottimo alleato nel risolvere i problemi. Ad esempio (e qui entrano in gioco i mesi di lockdown), nella sezione “come fare…” le questioni clou sono state il pane in casa, le mascherine e il lievito di birra. Nel gruppo del fai da te, stupisce un po’ che la prima ricerca per quanto riguarda l’ambito casa sia come realizzare un pollaio, mentre per la cura della persona non si contano le ricerche per preparare l’amuchina home made.

Ricette ed eventi

In emergenza sì, ma senza cose buone mai: gli italiani si confermano dei fan della dieta mediterranea anche in mezzo alla pandemia, tanto che le ricette più ricercate sono state quelle per la pizza, il pane, i cornetti, il lievito madre e gli gnocchi di patate. Infine, la classifica degli eventi più cercati nel 2020: sono il Campionato di serie A, le elezioni Usa e il Festival di Sanremo.

Mercato immobiliare, in positivo l’andamento delle compravendite nel quarto trimestre 2019

L’Istat ha appena reso noti i dati relativi alla compravendite immobiliari relativi al quarto trimestre del 2019. Nel periodo in esame sono state 233.755 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari. Depurate della componente stagionale, aumentano dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, con un incremento dello 0,8% per il settore abitativo e un calo pari a -1,3% per l’economico. L’andamento geografico è abbastanza omogeneo. Soprattutto per il settore abitativo si registrano variazioni congiunturali positive in tutte le aree geografiche del Paese (Sud +1,8%, Isole +1,6%, Nord-est e Nord-ovest +0,7%), ad eccezione del Centro (-0,1%). Diverso è invece l’identikit riferito al settore economico: cresce infatti al Sud (+4,1%) e nel Nord-ovest (+3,2%), mentre si rileva una contrazione nel Nord-est (-7,8%), Centro (-5,5%) e Isole (-2,3%).

Il 94% si riferisce a trasferimenti di proprietà immobiliari a uso abitativo

Le operazioni sono in larghissima maggioranza riferite al comparto abitativo. Nel dettaglio, il 94% delle convenzioni stipulate riguarda trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (219.742), il 5,6% quelle a uso economico (13.091) e lo 0,4% le convenzioni a uso speciale e multiproprietà (922). Rispetto al quarto trimestre 2018, le transazioni immobiliari aumentano complessivamente dell’1,5% (+1,7% per il settore abitativo, +1,2% per quello economico). Per l’abitativo, variazioni tendenziali positive si registrano in quasi tutte le ripartizioni geografiche del Paese – Sud (+4,5%), Nord-est e Isole (entrambi +2,1%), Nord-ovest (+1,1%) – ad eccezione del Centro (-0,4%). Per l’economico, l’incremento interessa Sud (+6,6%), Nord-ovest (+2,5%) e Isole (+1,3%), mentre Centro e Nord-est risultano in flessione (rispettivamente -3,4% e -0,7%).

Casa, bene nei piccoli centri, stabile in città

Tra le evidenze significative del rapporto, spicca il fatto che il settore abitativo – con una tendenza già in atto da qualche tempo – cresce soprattutto nei piccoli centri, con una percentuale del 3,1%, mentre è stabile nei grandi centri urbani (-0,1%). Il comparto economico presenta invece un andamento opposto: bene nelle città metropolitane (+2,9%) e stabile nei piccoli centri  (+0,1%). Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (nel trimestre in oggetto sono state complessivamente 110.293) aumentano dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e diminuiscono del 4,5% su base annua. Queste convenzioni registrano variazioni congiunturali positive nel Nord-ovest (+1,0%), Nord-est (+0,6%) e Sud (+0,5%) e negative nel Centro (-0,7%) e Isole (-0,2%). 

Unioncamere Lombardia, nel 2020 investimenti delle imprese più per e-commerce e pagamenti digitali che per Industria 4.0

La pandemia che nel 2020 ha travolto tutto il mondo si è fatta sentire, eccome, sui processi delle aziende italiane che hanno necessariamente dovuto trasformarsi in senso digitale. Unioncamere Lombardia fa il punto su questo fenomeno, che ha avuto sviluppi differenti in fatto di tecnologia 4.0, e-commerce e pagamenti digitali. “L’incertezza portata dalla pandemia ha ostacolato gli investimenti e questo si è fatto sentire anche per quelli legati allo sviluppo tecnologico più avanzato – ha detto il presidente Gian Domenico Auricchio – tuttavia l’interesse e la conoscenza verso il digitale e Impresa 4.0 risultano in crescita, anche tra le piccole imprese”.

Impresa 4.0, l’implementazione rallentata dall’emergenza

Sebbene Impresa 4.0 sia un tema largamente conosciuto (è noto dall’82% delle imprese nell’industria, dal 64% nei servizi, dal 63% nell’artigianato manifatturiero e dal 53% nel commercio al dettaglio, tutti dati in forte crescita rispetto al 2019), l’emergenza sanitaria ne ha rallentato l’evoluzione e l’implementazione. Ad esempio le imprese manifatturiere dell’industria, le più mature sotto questo profilo, dichiarano di avere introdotto soluzioni 4.0 nel 32% dei casi, una percentuale in linea con quella del 2019. Gli altri settori mostrano percentuali di utilizzo molto più basse, con valori che confermano o si posizionano al di sotto dei livelli dell’anno precedente (artigianato manifatturiero: 11%; servizi: 8%; commercio al dettaglio: 6%). In sintesi, la trasformazione in ottica 4.0 ha subito uno stop, probabilmente a causa del timore o della difficoltà da parte delle imprese di avventurarsi in investimenti importanti in un momento difficile per l’economia.

Lo sviluppo di altri canali digitali

Le imprese lombarde non sono però state “con le mani in mano” e hanno investito in altri strumenti digitali, forse meno avanzati ma più immediati: l’’e-commerce in particolare mostra una forte crescita di interesse, soprattutto nel commercio al dettaglio, dove viene citato dal 73% delle imprese che hanno investito o intendono investire in tecnologie digitali, ma anche nei servizi e nel manifatturiero; in molti settori risultano inoltre in espansione i sistemi di pagamento via mobile/internet. Non solo: le aziende si sono concentrate anche sulla formazione dedicata a questi argomenti, con particolare riferimento a temi come il web marketing e l’utilizzo dei social media, oltre all’e-commerce. Infine, la questione smart working, che non da tutte le attività imprenditoriali è stata vissuta nello stesso modo, forse per la mancanza di un cambiamento organizzativo alle spalle. Le piccole aziende, e in particolare quelle dell’artigianato, esprimono sul lavoro a distanza giudizi “sufficienti” (14%) piuttosto che “buoni” o “eccellenti” (7%), mentre quelle più strutturate, in cui la pandemia ha solo accelerato un processo verso modalità di lavoro agile già in atto, danno valutazioni positive.