Timbracartellini e rilevamento presenze in azienda

Un timbracartellini è lo strumento perfetto per consentire ai dipendenti poter marcare il proprio ingresso e l’uscita dai locali all’interno dei quali si svolgono le attività lavorative. In particolar modo, i timbracartellini proposti da Cotini Srl rappresentano la soluzione perfetta sia per grandi aziende con un numero elevato di dipendenti che per realtà più piccole. I modelli Puma e Cobra-R ad esempio, sono semplici ed hanno un costo contenuto. Sono perfetti per tutte quelle realtà aziendali in cui le condizioni ambientali sono particolarmente difficili come ad esempio ambienti in cui si registra la presenza di parecchia polvere.

Un modello adatto ad ogni tipo di necessità

Vi sono modelli con orologio analogico e numeri arabi di colore bianco su sfondo nero, che consentono una facile lettura dell’orario. Vi sono poi dei modelli automatici con stampa programmabile, ideali ad esempio per bolle di lavorazione, validazione e protocollo documenti. A disposizione vi sono inoltre i timbracartellini con display LCD che consentono una visualizzazione dell’orario chiara anche a distanza, e che includono inoltre anche 50 cartellini. Questo modello, che si chiama Puma, contrassegna l’orario con un asterisco nel caso in cui ci sia ritardo, così da facilitare anche il lavoro dell’ufficio del personale che dovrà prenderne nota.

Vi sono dunque timbracartellini di ogni tipo e tutti in grado di andare a risolvere necessità specifiche, sia per quel che riguarda il numero di dipendenti che dovranno usufruirne, che per quanto riguarda la facilità di lettura a distanza che per la personalizzazione dei risultati.

Uno strumento imprescindibile anche per la sicurezza

Grazie a strumenti di questo tipo, è molto più semplice andare a regolamentare gli ingressi e le uscite dei propri dipendenti dai locali aziendali e tenere traccia di orari, spostamenti e numero delle presenze attualmente in essere. È una possibilità molto importante soprattutto quando si verificano delle emergenze per le quali è necessario evacuare rapidamente l’Intero edificio e si ha necessità di conoscere in maniera rapida il numero di dipendenti presenti all’interno dei locali. 

Impianti osmosi inversa

L’assunzione di acqua per il nostro organismo è essenziale per mantenerci ben idratati e per eliminare le tossine che ogni giorno nostro malgrado accumuliamo. Assumere costantemente acqua assume maggiore importanza per alcune categorie di persone, quali ad esempio gli anziani o le donne in stato interessante. Nel corso dei nove mesi i liquidi che la donna si ritrova ad avere in circolo nel corpo aumentano di più di otto litri! Una donna in dolce attesa quindi, per il bene proprio e del proprio bambino, dovrebbe bere almeno due litri di acqua al giorno. I medici consigliano un’acqua che sia batteriologicamente pura, che contenga minerali sufficienti a garantirne il fabbisogno e che, soprattutto, sia priva di nitrati. I nitrati costituiscono un rischio altissimo sia per la donna che per il bambino che porta in grembo, in quanto innescano un processo ossidativo dannoso sull’emoglobina, rendendola metaemoglobina, quindi incapace di trasportare ossigeno ai tessuti; per eliminarli basterebbe filtrare l’acqua che prendiamo dal rubinetto ma filtrandola si andrebbero ad eliminare anche quei minerali di cui invece si ha bisogno in quello stato.

Per non incappare in tali rischi, la maggior parte delle future mamme preferisce acquistare acqua in bottiglia, indipendentemente dal costo che andrà ad affrontare nei mesi di gravidanza, certamente superiore al costo del quotidiano pre-stato interessante. Ma chi ci assicura che l’acqua in bottiglia sia veramente buona e salutare come dice di essere? Come sciogliere dunque i dubbi che sorgono in questo particolare periodo della vita di una donna?

E’ possibile mettersi al sicuro in un modo solo: installare in casa un impianto osmosi inversa di IWM, ovvero un prodotto International Water Machines. Un investimento a lungo termine, durevole anche oltre il periodo di gravidanza e per tutta la famiglia, che, cosa non da meno, consente un risparmio altrettanto considerevole nel tempo. Una soluzione che permette di avere in casa, direttamente dal proprio rubinetto, acqua pura come appena raccolta dalla sorgente e soprattutto oligominerale. Tutte le informazioni su questa azienda leader nel trattamento delle acque potabili possono essere reperite comodamente sul sito IWM, altrimenti basta chiamare il numero verde 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, preparazione e celerità

Illuminazione led by Lucefaidate.it

Sapete quante volte ci troviamo di fronte ad importanti lavori di ristrutturazione, che comprendo rifacimento di tutti gli impianti, demolizioni, pavimentazioni e molti altri interventi invasivi, che stravolgono letteralmente l’aspetto di un’immobile, magari anche particolarmente di pregio? Tante. E sapete quante volte uno degli aspetti più importanti, ovvero quello dell’illuminazione, viene relegato a ruolo di secondo piano sia dagli addetti ai lavori (sì, anche architetti o geometri…) e sia dai proprietari stessi? Quasi altrettante. Ecco, poi magari alla prima occasione si accendono le luci, e ci si rende conto che le stanze sono buie, troppo illuminate o semplicemente prive di atmosfera… Risultato? Spesi tanti soldi, ed impianto di illuminazione da sistemare.

I costi dell’illuminazione d’interni sono assai elevati, ma con tanta buona volontà è possibile risparmiare molto sia in fase di acquisto che in fase di posa, ed ottenere risultati davvero straordinari. Alcuni esempi? Ci viene in aiuto il sito www.lucefaidate.it che dispone di un vastissimo assortimento di articoli per l’illuminazione come strisce led, lampadari, applique o faretti da incasso di qualità elevata a costi assolutamente ragionevoli. Sopratutto, all’interno dello shop è possibile acquistare gli articoli in svariate alternative, con un supporto via chat e telefonico preziosissimo.

La nostra esperienza di acquisto è stata di ottimo livello, ed abbiamo potuto acquistare, oltre a faretti da incasso in gesso, anche kit di strisce led completi: è possibile cioè acquistare lo strip, il profilo in alluminio con copertura e tappini, ed infine l’alimentatore, in modo da disporre di tutto l’occorrente per una installazione anche “fai da te“. Lo stesso vale per luminarie e lampadari, il processo di acquisto è guidato e le spiegazioni molto esaustive. Lungi da noi affermare che non sia opportuno l’intervento di un elettricista che sappia posare i corpi illuminanti nel miglior modo possibile, tuttavia la fase di acquisto consente di ottimizzare i costi e poter avere una scelta ampia per tutti i gusti.

Anche per quanto riguarda il materiale elettrico in generale, cavi, lampadine ed accessori vari, è possibile acquistare tutto il necessario per la realizzazione del tuo impianto: insomma, se hai una buona manualità e tanta volontà, lucefaidate.it è il tuo fornitore ideale per l’illuminazione della tua casa. Ricorda bene di curare la scelta delle potenze, perchè se è vero che i led consumano davvero poco, va comunque fatta attenzione ai lumen, ovvero alla potenza illuminante delle lampade: spesso i corpi a led comprendono già la lampadina, quindi attenzione a cosa acquisti perchè non potrai sostituirla autonomamente.

Cerca di creare degli effetti scenografici (le strisce led sono ottime in tal senso), magari con l’ausilio di dimmer o di accensioni temporizzate che ti permettano di aver luce solo quando realmente ne necessiti, ed attenzione alle temperature: la luce calda corrisponde a circa 3.000K, più si sale e più la tipologia sarà “asettica”, ma non vorrai una casa che assomigli ad una sala operatoria!

Buon acquisto quindi e facci sapere la tua opinione.

Capsule compostabili Cialdamia

Ormai è appurato che le macchine per preparare il caffè utilizzando le capsule hanno conquistato una grande fetta di mercato: versatilità e qualità ne hanno decretato il successo, ed il parallelo aumento del mercato di cialde e capsule. I grossi brand come Lavazza o Nescafè hanno seguito la strada intrapresa da Nespresso, rendendo di fatto la macchina a capsule un elettrodomestico presente in moltissime case italiane.

Da un lato, quindi, abbiamo la possibilità di bere un caffè espresso paragonabile, in gusto e qualità, a quello che possiamo bere al bar o nella pausa in ufficio. Senza dimenticare la praticità con la quale è possibile prepararlo, davvero in pochi secondi. Dall’altra parte, tuttavia, ci sono due aspetti che ancora lasciando alcuni dubbi: i costi delle cialde e delle capsule e l’impatto ambientale del loro smaltimento.

Per il primo aspetto, c’è da dire che i prezzi si stanno notevolmente abbassando con il tempo, grazie sopratutto all’introduzione sul mercato delle capsule cosiddette “compatibili”, che offrono spetto la stessa qualità di quelle progettate per il sistema dalla casa madre ma a prezzi inferiori. Poi promozioni e diffusione delle macchine hanno fatto il resto, rendendo questo mercato di fatto, oggi, uno dei più competitivi.

Per il secondo aspetto, uno dei primi player a muoversi è stato Cialdamia.it, che con il suo shop online offre oggi capsule Nespresso compostabili. Per il momento disponibili solo per questo sistema, a brand Cialdamia, le capsule biodegradabili Nespresso rispondono quindi alla necessità di rispettare l’ambiente, offrendo un prodotto che può tranquillamente essere gettato, dopo il suo utilizzo, all’interno dell’umido.

La speranza è che tutte le case, ed anche chi immette sul mercato capsule compatibili del proprio brand, possano seguire l’esempio e l’attenzione dimostrata da Cialdamia.it verso la tutela dell’ambiente, potendo così decretare il successo assoluto di questa tipologia di sistema per la preparazione del caffè.

Make up, le tendenze dell’estate 2019

Make up, che passione. Il mondo della cosmetica e della bellezza è un settore che non solo non conosce crisi, ma che di in anno in anno – per non dire di stagione di stagione – cresce a ritmi vertiginosi. Un mercato, quello legato al beauty, che secondo le ultime analisi muoverebbe un giro d’affari globale di 532 miliardi di dollari. Insomma, un business che non ha confini e che conquista sempre nuovi target. Ma, oltre agli aspetti prettamente economici, il make up è anche e soprattutto un’espressione culturale e sociale: e, esattamente come la moda, ha i suoi corsi e ricorsi, con tendenze stagionali che tutte le fashion addicted non possono non seguire. L’ Academia BSI di Milano, creata da Diego Della Palma, e che offre tra i migliori corsi make-up in Italia ci aiuta Ecco, in base a quanto visto sulle passerelle degli stilisti e sui profili social delle celebs, quali sono i trend dell’estate 2019.

Pelle, less is more

Sotto il sole la pelle deve essere ambrata e naturale. Quindi sì a fondotinta leggeri, a creme idratanti colorate e a creme CC, oggi disponibili a lunga tenuta. Via libera ai prodotti che uniformano il colorito, senza però coprire: se avete le lentiggini, come Meghan Markle, questo è il momento di esibirle!

Occhi luminosi

Nelle ultime collezioni moda abbiamo visto un’esplosione di colori fluo, non solo per gli abiti ma anche per il make-up. Se volete osare con ombretti gialli, arancione, fucsia, questa è la vostra estate. Un trucco perfetto per la sera e per i party in spiaggia ma, per regalarsi un tocco abbagliante anche durante il giorno, i make up artist consigliano di provare l’eye-liner colorato. L’effetto è decisamente wow.

Labbra in primo piano

Anche per chi preferisce un trucco naturale, l’estate 2019 prevede però un imperativo: le labbra devono essere sempre protagoniste. Vietato uscire senza almeno un velo di gloss, che rende le labbra lucide e morbide. Perfetti i rossetti in tutti i colori del corallo, che sta bene con l’abbronzatura: matte o lucido non importa, basta che abbiate sempre il vostro lipstick con voi.

Capelli lucidi

Anche per quanto riguarda i capelli, la tendenza è quella di portarli naturali, ma estremamente curati e lucidi. Perfette, anche perché sono comodissime, le acconciature raccolte: dalla coda di cavallo, pratica e sbarazzina, allo chignon morbido, estremamente femminile. L’importante è che i capelli siano sani e vitali.

Unghie, il trucco c’è ma non si vede

La nuova voglia di naturalezza si rispecchia anche nella nail art: per la manicure i colori sono quelli della sabbia e della terra, come il beige, il taupe, il pesca. Tinte neutre e quasi trasparenti che si abbinano alla pelle dorata dal sole. Anche in questo caso, il trucco c’è, ma non si vede.

Bellezza consapevole

Come tutti gli altri settori, anche quello della bellezza non fa eccezione e si orienta verso scelte sempre più ecosostenibili e naturali. Sono in crescita le aziende che producono linee dove i componenti chimici sono ridotti al minimo. Aumenta invece il desiderio di consapevolezza da parte dei consumatori, che vogliono sapere cosa mettono sulla loro pelle, sulle loro labbra e sui loro capelli. Ed è questo, probabilmente, il trend che farà da filo conduttore anche nei prossimi anni.

Export italiano, tre anni per tornare ai valori 2019: il report dell’Ice

L’importante è saper guardare lontano, un po’ più in là rispetto a questo anno tanto difficile. E la massima vale ancora di più per l’economia, decisamente tartassata nel 2020, e a maggior ragione per l’export, che ha sofferto e soffre di numerose chiusure dovute all’emergenza. Insomma, ci vuole pazienza: ma l’export italiano tornerà ai livelli del 2019 nel 2022, rallentando così la crescita delle nostre esportazioni che erano brillanti dal 2010. La stima emerge dalla XXXIV edizione del Rapporto sul commercio estero realizzato dall’Agenzia Ice in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Università Bocconi e Politecnico di Milano, secondo cui la ripresa degli scambi mondiali nel 2021 sarà guidata dall’aggregato degli emergenti Asia, Cina in testa. Secondo il report, “nel 2020 le esportazioni italiane subiranno una brusca frenata e chiuderanno l’anno in flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022”.

Il 2019 era stata un’ottima annata

“I dati consuntivi confermano che nel 2019 l’export italiano godeva di un ottimo stato di salute. Aveva terminato l’anno con una crescita del 2,3% attestandosi a 476 miliardi e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%. Un risultato importante perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale Usa-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall’Europa e confusi nell’incertezza su tempi e termini della Brexit” ha detto Carlo Ferro, presidente dell’Agenzia Ice. La crescita nel 2019 ha riguardato, in particolare, il settore farmaceutico (+25,6%), mentre i tassi di crescita maggiori delle nostre esportazioni si sono registrati con il Giappone (+19,7%) e la Svizzera (+16,6%). Germania (12,2% sull’export totale italiano), Francia (10,5%) e Usa (9,6%) rimangono comunque i primi nostri tre mercati di sbocco.

Un anno partito bene

“Anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi per l’export: +4,7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina” ha aggiunto Ferro. L’Istat ha recentemente pubblicato le rilevazioni del periodo gennaio-maggio che vedono l’export in caduta tendenziale del 16%, mentre l’andamento congiunturale segna una crescita del 35% da aprile a maggio: “primo segno di ripresa delle attività”, ha osservato Ferro. A marzo e aprile, in particolare, i flussi commerciali con l’estero hanno registrato una brusca contrazione rispetto al mese di febbraio: export -45,8%, import -32,3%.

Azione cambinata

“Più che ragionare sui numeri è ora importante orientare l’azione combinando reazione e visione perché le sfide di oggi si giocano in un contesto globale diverso dal passato” aggiungendo poi che “digitale, innovazione e sostenibilità sono le parole chiave per rivolgersi alle nuove generazioni di consumatori globali” ha concluso Ferro.

Milano, Monza Brianza, Lodi: a luglio 21.200 nuove assunzioni

Il territorio di Milano, Monza Brianza e Lodi si conferma tra i più dinamici del panorama nazionale, anche per quanto riguarda le opportunità lavorative. Sono infatti circa 21.200 le assunzioni previste dalle imprese dell’area lombarda, della quali 18.210 a Milano, 2.410 a Monza Brianza e 590 a Lodi. Questi dati, nel loro complesso, rappresentano più della metà delle assunzioni in regione (40.500) e l’8% delle italiane (263.000). Certo, si tratta di andamenti ben diversi rispetto all’anno scorso: il calo rispetto allo stesso periodo del 2019 è del 48,6%, risentendo degli impatti dell’emergenza Covid-19. I numeri sono il frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal, sugli ingressi programmati dalle imprese per il mese di luglio 2020.

I profili più richiesti…

Ma cosa cercano le aziende del territorio? Sono previsti gli ingressi di oltre 3 mila addetti dei servizi di pulizia, di circa 2 mila sia per cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici sia per commessi e altro personale qualificato in negozi ed esercizi all’ingrosso, di 1.580 tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale e di 1.240 operai dell’edilizia e nella manutenzione degli edifici. Tra gli altri profili più ricercati anche gli specialisti e i tecnici informatici a Milano, il personale di segreteria e amministrativo a Monza Brianza e i conduttori di mezzi di trasporto a Lodi. Un ingresso su tre circa riguarderà un giovane sotto i 30 anni.

… e quelli più difficile da reperire

In questo scenario tutto sommato incoraggiante, non mancano delle criticità. In particolare, le imprese fanno fatica a reperire alcuni profili professionali. In particolare, “scarseggiano”gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche a Milano e Monza Brianza, i tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale a Lodi.

Le entrate per provincia

Analizzando le previsioni di nuove assunzioni su base provinciale, a Milano queste saranno circa 18.210 entrate. Nel 29% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, ma in crescita fino al 71% i contratti a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita); le entrate previste si concentreranno per l’85% nel settore dei servizi e per il 55% nelle imprese con 50 o più dipendenti. A Monza e Brianza le entrate programmate per luglio sono circa 2.410: nel 38% dei casi saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 62% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita); le entrate previste si concentreranno per il 73% nel settore dei servizi e per il 54% nelle imprese con meno di 50 dipendenti; il 18% sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, quota superiore alla media nazionale (15%). Infine a Lodi gli ingressi sono circa 590, nel 17% dei casi con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nell’83% saranno a termine.

Milano, Monza Brianza e Lodi: economia rallentata, ma non si molla. Nate 12mila imprese

Milano non molla, e resiste agli effetti della crisi innescata dalla pandemia. E non solo: il capoluogo meneghino risponde con una certa vitalità. Infatti, pur in un periodo complicato come quello attuale, nel primo semestre del 2020 sono nate oltre 12mila imprese. Certo, la situazione non è facile e l’emergenza sanitaria ha determinato l’inversione del pluriennale trend di crescita dell’economia milanese. In particolare, le previsioni per la fine del 2020 del PIL indicano un calo pari al 7,1% per la Lombardia, al 7,7% per Milano, al 5,8% per Monza Brianza e al 5,4% per Lodi. I dati sono contenuti nel rapporto “Milano Produttiva”, realizzato dal Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Il Rapporto, giunto alla sua 30esima edizione, contiene tutti i dati economici relativi a Milano, Monza Brianza e Lodi.

L’impatto del lockdown

L’impatto del coronavirus è immediatamente misurabile anche attraverso il dato relativo alle nuove iscrizioni al Registro Imprese, anche se non mancano segnali positivi: nonostante lockdown e pandemia sono 12.370 le imprese nate tra gennaio e giugno del 2020 a Milano, Monza Brianza e Lodi. Anche se il numero è incoraggiante, si tratta comunque di 5mila “nuove nate” in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La variazione percentuale tra le nuove iscritte del primo semestre 2020 e le nuove iscritte del primo semestre 2019 si attesta a -28,6%. Il saldo a giugno è negativo, con le cancellazioni che superano le iscrizioni: -80 imprese. A Milano città però, ed è un trend che fa ben sperare, il saldo è – seppur di poco – positivo: +306 imprese.

Ordini cancellati e liquidità, i veri problema delle imprese del territorio

La prima conseguenza negativa della pandemia per l’industria manifatturiera è la cancellazione degli ordini dai clienti (39,1% a Lodi, 36,7% a Milano). Lo stop degli ordini è il primo problema anche per le imprese dei servizi di Milano e Monza. Circa un terzo delle imprese artigiane di Milano e Monza denuncia problemi di liquidità. Le chiusure forzate hanno colpito soprattutto il commercio (40% a Milano) che denuncia anche le maggiori difficoltà organizzative (19,4% a Monza). Oltre il 70% delle imprese dell’industria e dell’artigianato ha fatto ricorso ad ammortizzatori sociali, attorno al 60% per commercio e servizi. Poco meno del 10% ha ridotto l’organico; le imprese hanno preferito rinviare le assunzioni previste (21,6% delle imprese dei servizi di Milano) o in misura minore non rinnovare i contratti in essere.

L’andamento economico per settori

Per tutti i comparti economici c’è stato, e non è una sorpresa, un rallentamento. In particolare, si registra una significativa flessione della produzione industriale nei primi tre mesi dell’anno in Lombardia (-10,1%) e a Monza Brianza (-12%), meno marcato il calo che si registra a Milano (-7,5%) e a Lodi (-5,4%), con cadute più leggere rispetto alla media d’Italia  (-11,7%). Nel primo trimestre 2020 il fatturato del commercio registra invece in Lombardia (-7,2%), a Milano (-6,7%) e a Monza Brianza (-6,4%) una flessione più ampia rispetto all’Italia (-4,0), mentre le perdite sono più contenute a Lodi (-2,2%). Per i servizi il trimestre iniziale dell’anno ha mostrato una perdita del fatturato più marcata nei territori della Lombardia (-9,6%), rispetto al dato nazionale (-7,2%). Il dato di Milano (-8,8%) è lievemente inferiore al trend regionale (- 9,6%).

Discipline Stem le più richieste dalle aziende: ma mancano i giovani talenti

I talenti Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sono sempre più richiesti dalle aziende, che eppure non riescono a trovare i profili adeguati. I numeri: circa un’impresa su quattro – il 23% per la precisione – non è riuscita a reperire la figura Stem richiesta nel momento del bisogno. Lo rivela un recentissimo studio condotto dall’Osservatorio Fondazione Deloitte in collaborazione con Swg sulla formazione tecnico-scientifica in Italia. “Nonostante le aziende siano sempre più a caccia di profili Stem e siano anche disposte e remunerarli più della media, in Italia solamente 1 studente universitario su 4 è iscritto a queste facoltà e queste risorse non mostrano un incremento significativo negli anni”, ha commentato il presidente della Fondazione Deloitte, Paolo Gibello. In particolare, nel nostro paese si assiste a una mancanza importante di ingegneri della meccanica, dell’automazione e dell’informazione.

Poco appeal specie per le ragazze

Questo fenomeno è veramente penalizzante, anche perché le discipline Stem saranno sempre più richieste dalle aziende. Ma perché i ragazzi non si orientano verso queste materie? In base allo studio, si scopre che i giovani italiani sono ancora poco attratti dalle tematiche Stem e il 29% confessa di non sentirsi a proprio agio percependole troppo difficili per le proprie capacità. E queste discipline allontanano ancora di più le ragazze, creando un autentico gender gap. Le studentesse italiane si dichiarano meno interessate e meno sicure sulle materie tecnico-scientifiche dei loro coetanei, eppure le iscritte a facoltà Stem (circa un quarto del 27% degli universitari Stem) “riescono a laurearsi meglio e in meno tempo dei colleghi maschi”.

Le materia del futuro

“Le materie Stem sono il futuro: saranno, infatti, le discipline tecniche e scientifiche a plasmare il mondo di domani. Le imprese se ne sono accorte da anni, ma non è accaduto lo stesso tra i giovani italiani, che, nella maggioranza dei casi, continuano a puntare su una formazione non Stem” ha aggiunto Paolo Gibello. “Per questo, come Fondazione, abbiamo deciso di dare vita a un Osservatorio e di indagare le motivazioni delle scelte dei giovani. I risultati che emergono ci fanno capire che l’Italia ha tutto il potenziale per invertire il trend e porsi all’avanguardia del settore dell’istruzione e della ricerca anche in ambito Stem. È una grande sfida per tutto il sistema Paese e siamo orgogliosi di portare il nostro contributo. Come mostrato dallo studio emerge la necessità di intervenire nei tre principali momenti della vita di uno studente: partendo dalla fase di orientamento all’interno del panorama scolastico, passando per il vissuto durante gli anni della formazione, arrivando infine, all’ingresso del mondo del lavoro e alle prospettive per il futuro. Per questo riteniamo che debbano essere approfondite le dinamiche sottostanti le scelte dei giovani, le criticità del sistema scolastico e accademico, nonché del passaggio all’ambiente professionale, per tracciare chiare linee di indirizzo e di concreta progettualità”.

L’estate senza stranieri costa 12 miliardi al turismo

Gli effetti del blocco degli arrivi turistici dai Paesi extracomunitari per i divieti, la diffidenza dei cittadini provenienti dall’Unione europea e il permanere dell’isolamento fiduciario e della sorveglianza sanitaria costeranno cari all’industria turistica italiana. Secondo un’analisi Coldiretti/Ixè un’estate senza stranieri in vacanza costa 12 miliardi di euro al sistema turistico nazionale, per le mancate spese in alloggi, alimentazione, trasporti, divertimenti, e shopping.

Un vuoto che non viene colmato dalla svolta patriottica degli italiani

Lo scorso anno sono stati oltre 16 milioni i cittadini stranieri che hanno visitato il nostro Paese durante i mesi di luglio, agosto e settembre. Quest’anno “rischiano di essere praticamente azzerati dalle preoccupazioni e dai vincoli resi necessari per affrontate l’emergenza coronavirus”, ribadisce l’associazione.

“Si tratta di un vuoto pesante che non viene purtroppo compensato dalla svolta patriottica degli italiani, che per il 93% ha scelto di trascorrere le vacanze in Italia, la percentuale più elevata da almeno 10 anni”, continua la Coldiretti.

Secondo l’analisi, si evidenzia che sono 34 milioni i cittadini del Belpaese che hanno deciso di andare in ferie per almeno qualche giorno nell’estate 2020, con un calo del 13% rispetto allo scorso anno, riporta Adnkronos.

Alberghi in difficoltà per la scelta di alloggiare nelle case

“La novità di quest’estate – continua l’associazione – sta anche nel fatto che 1 italiano su 4 (25%) ha scelto una destinazione vicino casa, all’interno della propria regione di residenza, nonostante il via libera agli spostamenti su tutto il territorio nazionale e all’estero”.  Se la spiaggia resta la meta preferita, cresce il turismo di prossimità, “con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori delle campagne italiane – spiega Coldiretti – in alternativa alle destinazioni turistiche più battute, mentre crollano le presenze nelle città”.

La stragrande maggioranza degli italiani in viaggio però ha scelto di alloggiare in case di proprietà, di parenti e amici, o in affitto. Questo crea difficoltà agli alberghi, ma “segnali incoraggianti – riferisce ancora l’associazione – arrivano per i 24mila agriturismi”.

Viene a mancare anche l’effetto promozionale sul Made in Italy

Spesso situati in strutture familiari e in zone isolate della campagna, con un numero contenuto di posti letto e a tavola, e ampi spazi all’aperto, gli agriturismi “sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza”, precisa Coldiretti. Ma l’estate senza turisti stranieri impatta sull’intero indotto turistico, a partire dall’alimentazione, “dai gelati alle pizze, dai ristoranti ai bar, che in Italia – secondo la Coldiretti – pesa circa 1/3 dell’intero budget delle vacanze dei turisti per i pasti, ma anche per l’acquisto di souvenir”. Ai danni diretti si aggiungono quindi quelli indiretti, perché viene a mancare anche l’effetto promozionale sui prodotti Made in Italy.

Il 62,5% degli italiani è pessimista sul futuro

Da marzo a oggi la paura non si è attenuata, e gli italiani esprimono il loro timore paventando la possibilità che il “peggio” debba ancora arrivare, presumibilmente dopo l’estate. Il 62.5% degli italiani teme per il proprio futuro e per il proprio benessere. Un sentimento che pervade in modo netto e trasversale tutte le categorie politiche e sociali, e che è figlio dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 trasformatasi, nel corso dei mesi, in emergenza economica. È quanto risulta da un sondaggio di Euromedia Research per l’agenzia di stampa Italpress, diffuso a fine giugno 2020. Secondo lo studio, il 52.2% degli italiani teme che in autunno la situazione economica precipiterà in gravi e grandi crisi occupazionali, mentre il 36.6% immagina una lenta ripresa del nostro sistema economico pur tra problemi e fattori di criticità.

Una spaccatura evidente nell’elettorato italiano

Solo il 4.1% del campione manifesta ottimismo, intravedendo una piena ripresa delle nostre attività. In questo caso appare evidente una spaccatura nell’elettorato italiano. Gli elettori delle forze che sostengono il Governo Conte si dicono infatti convinti, o quanto meno speranzosi, che l’autunno non condurrà a un disastro economico, mentre gli elettori appartenenti alle forze di opposizione, e in modo particolare all’area di centrodestra, mostrano tutto il loro pessimismo e scetticismo circa i rischi di natura economica, che giungeranno a colpire imprese e lavoratori nei prossimi mesi.

Un italiano su due non crede che i consumi siano in ripresa

A conferma del sentimento dominante tra molte fasce della popolazione, sempre secondo il sondaggio, un italiano su due non crede che i consumi, in questa fase di post-lockdown, siano in ripresa, contro il 38.4% del campione, che al contrario, intravede un raggio di luce nella domanda di beni. Anche in questo caso sono gli elettori di centrodestra a denunciare il deficit di consumi, mentre l’elettorato che sostiene la maggioranza di Governo, pur dividendosi nel merito, è più ottimista rispetto alla modalità e alle esperienze di acquisti dei cittadini.

Nelle intenzioni di voto il centrodestra è in vantaggio rispetto ai partiti di Governo

Nelle intenzioni di voto registrate a giugno, la compagine di centrodestra, seppur in leggera contrazione, si dimostra quindi ancora in vantaggio rispetto ai partiti di Governo. La situazione, in ogni caso, disegna un’opposizione con la Lega ancora primo partito e Fratelli d’Italia “statico” dopo l’importante crescita dei mesi scorsi. PD e M5S si confrontano per la seconda posizione del ranking del voto col partito di centrosinistra ancora in vantaggio sul pentastellato. Ma, si sa, in politica tutto può cambiare velocemente.

Covid-19, solo il virus è riuscito a frenare le frodi creditizie

C’è voluto un virus per fermare le frodi creditizie. A dirlo è Crif, che nel suo ultimo Osservatorio sulle Frodi Creditizie e i furti di identità rende noto che nel 2019 in Italia i casi rilevati siano stati oltre 32.300, per un danno stimato che supera i 150 milioni di euro. Una somma enorme, causata proprio dai furti di identità e dei dati personali e finanziari di ignari individui che consentono di effettuare acquisti o di ottenere crediti, senza poi ovviamente rifondere quanto dovuto. Il report mette poi in luce che, rispetto al 2018, l’anno scorso il numero di frodi è risultato in crescita del 19,7%, anche se è leggermente diminuito l’importo medio “sottratto” (-5,9%, attestatosi a circa 4.650 euro).

Nel 2020 qualcosa è cambiato

Se nei primi due mesi dell’anno in corso il fenomeno sembrava ancora in aumento a ritmi del +5%, poi è successo l’inimmaginabile. Il lockdown, con la chiusura temporanea di quasi tutte le attività commerciali e le persone costrette in casa, ha portato un netto calo di questo tipo di crimine: -12,8% nel secondo bimestre del 2020. 

Non si può abbassare la guardia

“Quello delle frodi creditizie perpetrate attraverso un furto di identità è un fenomeno in continua evoluzione, con le organizzazioni criminali che si avvalgono di tecniche sempre più sofisticate” ha detto Beatrice Rubini, direttore della linea Mister Credit di Crif. “Questo determina anche un costante incremento del numero dei casi, cresciuti in modo significativo anche nel 2019 e nei primi mesi del 2020. Solamente a marzo e aprile si è registrata una battuta d’arresto, chiaramente riconducibile alle misure disposte per mitigare la diffusione della pandemia da Covid-19 con la conseguente chiusura di moltissimi esercizi commerciali. Non è però assolutamente il caso di abbassare la guardia perché, con la ripresa della normale operatività, è probabile che i casi tornino a crescere. Per altro, in questi mesi caratterizzati dal lockdown un numero crescente di persone ha fatto ricorso all’e-commerce e questo ha determinato un’impennata di frodi perpetrate sulle carte di credito”.

Cosa viene acquistato e l’identikit delle vittime

L’osservatorio precisa che tra le forme tecniche di credito in cui si registra il maggior numero di eventi fraudolenti spiccano i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali auto, moto, articoli di arredamento, elettronica ed elettrodomestici, energie rinnovabili, ecc), che rappresentano la metà del totale e presentano un importo del ticket medio pari a 5.500 euro. Al secondo posto ci sono le frodi sulle carte di credito e a seguire i prestiti personali. Per quanto riguarda il tipo di bene acquistato fraudolentemente in rapporto all’erogato, le categorie più colpite sono quelle del travel/entertainment, i consumi e l’elettronica/ informatica/telefonia. Per quanto riguarda il profilo delle vittime, per la maggior parte si tratta uomini (61,2%), della fascia under 30 (23,8% del totale) e tra i 41 e 50 anni (23%).

Agenzie delle Entrate, già pagati 2,9 miliardi di euro per il Contributo a fondo perduto

Dal 15 giugno 2020, giorno di inizio della possibilità di fare domanda sul canale dell’Agenzia delle Entrate, in circa tre settimane sono arrivate oltre 1,2 milioni di domande per richiedere il Contributo a fondo perduto. C’è tempo fino al 13 agosto – o fino al 24 in caso di eredi – per accedere a questa facilitazione messa a disposizione di artigiani e piccole medie imprese colpite dagli effetti della crisi sanitaria. In base ai dati diffusi dall’Agenzia, sono già stati raggiunti oltre 890 mila ordinativi di pagamento per un importo complessivo 2,9 miliardi di euro. Le somme sono accreditate direttamente sui conti correnti di imprese, commercianti e artigiani.

Le richieste per tipologia di attività

Quali sono le attività maggiormente “sofferenti” e che quindi hanno chiesto il contributo? L’Agenzia delle Entrate, in una nota, informa che sono quasi 343 mila le domande presentate dal “commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli”, oltre 164 mila quelle relative ai “servizi di alloggio e di ristorazione”, 162 mila le istanze provenienti dal comparto “lavori di costruzione”. Hanno raggiunto quota 143 mila quelle delle “attività manifatturiere”, mentre sono 42mila le istanze delle “agenzie di viaggio”, 40 mila quelle del “trasporto e magazzinaggio”, più di 35 mila quelle delle “attività immobiliari”.

Dalla Lombardia il maggior numero di domande

Per quanto riguarda le richieste suddivise su base regionale, si legge che, sul totale di oltre 1,2 milioni di istanze ricevute, 207.200 provengono dalla Lombardia, a cui seguono la Campania, che con 110.577 domande supera quota 100mila, e il Lazio (105.010). Fra le altre regioni spiccano l’Emilia Romagna (94.457), la Toscana (89.704), il Piemonte (83.496), la Puglia (78.768) e il Veneto (106.442) e la Sicilia (79.356). Le domande provengono in maniera pressoché omogenea da tutto il territorio nazionale.

Come calcolare il contributo

Per ottenere il contributo a fondo perduto sono necessari due requisiti: uno, aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro; due, che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ci sono però due eccezioni, una che riguarda i titolari che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta allora a prescindere dal calo del fatturato) e l’altra per chi ha domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020. Il contributo si calcola in base alla differenza fra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente del mese di aprile 2019, con specifiche percentuale. Come spiega l’Agenzia delle Entrate, le percentuali sono: “20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro; 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro; 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro Il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche”.

Italiani, la solidarietà è digital

Gli italiani hanno il cuore grande, e non è solo un modo di dire: nel 2019 oltre 8 nostri connazionali su 10 (per la precisione l’82%) hanno effettuato donazioni a favore di enti benefici. In particolare, le offerte sono rivolte verso le categorie “Salute e ricerca” (54%) ed “Emergenza e protezione civile” (32%), anche se molte persone affermano di sostenere più di una realtà. Si scopre poi che la gran parte degli italiani generosi è pure attenta: il 71%  dice di non donare a enti che non permettono di verificare come vengano utilizzate le donazioni e i risultati raggiunti, mentre per i giovani è importante anche il coinvolgimento con l’associazione che si vuole sostenere. Ma l’evidenza più significativa, specchio dei tempi, è che crescono sempre di più le donazioni effettuate online: anche se il contante resta la modalità preferita (40%), sale la percentuale di quelle effettuate sul web, che nel 2018 hanno rappresentato il 22% del totale. Sono questi alcuni dati emersi dallo studio “Donare 3.0”, condotto da BVA Doxa con Paypal Italia e Rete del Dono.

Baby Boomer e Gen X i più attivi nella beneficienza

A livello generazionale, tra i donatori più attivi in Italia si trovano i Baby Boomer (87%), seguiti dalla Gen X (82%) e dai Millennial (79%). Chi dona continua a preferire il contante (40%) rispetto alle donazioni online (22%), anche se queste ultime confermano il trend di crescita già rilevato nel 2018. Crescono rispetto al 2018 anche i donatori “saltuari” (40%), con molti più italiani che scelgono di effettuare una donazione in occasioni particolari. Se la donazione è “digital”, il mezzo mobile viene scelto dal 36% degli italiani, mentre l’uso del PC per le donazioni scende dal 60% del biennio 2017-2018 al 46% del 2019, evidenziando l’importanza dei device mobili.

Donazioni ed engagement per i giovani

Lo studio ha poi approfondito le modalità scelte dai donatori più giovani, effettuando interviste mirate a un pool di donatori e prospect under 40. Secondo quanto rilevato da BVA Doxa, i giovani donatori non si limitano al dono, ma sono alla ricerca di una relazione più profonda con l’organizzazione selezionata. “Donano nella misura in cui trovano sia spazio per dialogo, sia trasparenza e chiarezza sul progetto di raccolta fondi che li coinvolgerebbe. Ciò conferma che lavorare in un’ottica di donor journey fa la differenza. Chi dona vuole entrare nel merito ed essere coinvolto in prima persona” spiega l’analisi. Insomma, per le fasce più giovani anche nella solidarietà l’engagement riveste un ruolo fondamentale.