Capsule compostabili Cialdamia

Ormai è appurato che le macchine per preparare il caffè utilizzando le capsule hanno conquistato una grande fetta di mercato: versatilità e qualità ne hanno decretato il successo, ed il parallelo aumento del mercato di cialde e capsule. I grossi brand come Lavazza o Nescafè hanno seguito la strada intrapresa da Nespresso, rendendo di fatto la macchina a capsule un elettrodomestico presente in moltissime case italiane.

Da un lato, quindi, abbiamo la possibilità di bere un caffè espresso paragonabile, in gusto e qualità, a quello che possiamo bere al bar o nella pausa in ufficio. Senza dimenticare la praticità con la quale è possibile prepararlo, davvero in pochi secondi. Dall’altra parte, tuttavia, ci sono due aspetti che ancora lasciando alcuni dubbi: i costi delle cialde e delle capsule e l’impatto ambientale del loro smaltimento.

Per il primo aspetto, c’è da dire che i prezzi si stanno notevolmente abbassando con il tempo, grazie sopratutto all’introduzione sul mercato delle capsule cosiddette “compatibili”, che offrono spetto la stessa qualità di quelle progettate per il sistema dalla casa madre ma a prezzi inferiori. Poi promozioni e diffusione delle macchine hanno fatto il resto, rendendo questo mercato di fatto, oggi, uno dei più competitivi.

Per il secondo aspetto, uno dei primi player a muoversi è stato Cialdamia.it, che con il suo shop online offre oggi capsule Nespresso compostabili. Per il momento disponibili solo per questo sistema, a brand Cialdamia, le capsule biodegradabili Nespresso rispondono quindi alla necessità di rispettare l’ambiente, offrendo un prodotto che può tranquillamente essere gettato, dopo il suo utilizzo, all’interno dell’umido.

La speranza è che tutte le case, ed anche chi immette sul mercato capsule compatibili del proprio brand, possano seguire l’esempio e l’attenzione dimostrata da Cialdamia.it verso la tutela dell’ambiente, potendo così decretare il successo assoluto di questa tipologia di sistema per la preparazione del caffè.

Make up, le tendenze dell’estate 2019

Make up, che passione. Il mondo della cosmetica e della bellezza è un settore che non solo non conosce crisi, ma che di in anno in anno – per non dire di stagione di stagione – cresce a ritmi vertiginosi. Un mercato, quello legato al beauty, che secondo le ultime analisi muoverebbe un giro d’affari globale di 532 miliardi di dollari. Insomma, un business che non ha confini e che conquista sempre nuovi target. Ma, oltre agli aspetti prettamente economici, il make up è anche e soprattutto un’espressione culturale e sociale: e, esattamente come la moda, ha i suoi corsi e ricorsi, con tendenze stagionali che tutte le fashion addicted non possono non seguire. L’ Academia BSI di Milano, creata da Diego Della Palma, e che offre tra i migliori corsi make-up in Italia ci aiuta Ecco, in base a quanto visto sulle passerelle degli stilisti e sui profili social delle celebs, quali sono i trend dell’estate 2019.

Pelle, less is more

Sotto il sole la pelle deve essere ambrata e naturale. Quindi sì a fondotinta leggeri, a creme idratanti colorate e a creme CC, oggi disponibili a lunga tenuta. Via libera ai prodotti che uniformano il colorito, senza però coprire: se avete le lentiggini, come Meghan Markle, questo è il momento di esibirle!

Occhi luminosi

Nelle ultime collezioni moda abbiamo visto un’esplosione di colori fluo, non solo per gli abiti ma anche per il make-up. Se volete osare con ombretti gialli, arancione, fucsia, questa è la vostra estate. Un trucco perfetto per la sera e per i party in spiaggia ma, per regalarsi un tocco abbagliante anche durante il giorno, i make up artist consigliano di provare l’eye-liner colorato. L’effetto è decisamente wow.

Labbra in primo piano

Anche per chi preferisce un trucco naturale, l’estate 2019 prevede però un imperativo: le labbra devono essere sempre protagoniste. Vietato uscire senza almeno un velo di gloss, che rende le labbra lucide e morbide. Perfetti i rossetti in tutti i colori del corallo, che sta bene con l’abbronzatura: matte o lucido non importa, basta che abbiate sempre il vostro lipstick con voi.

Capelli lucidi

Anche per quanto riguarda i capelli, la tendenza è quella di portarli naturali, ma estremamente curati e lucidi. Perfette, anche perché sono comodissime, le acconciature raccolte: dalla coda di cavallo, pratica e sbarazzina, allo chignon morbido, estremamente femminile. L’importante è che i capelli siano sani e vitali.

Unghie, il trucco c’è ma non si vede

La nuova voglia di naturalezza si rispecchia anche nella nail art: per la manicure i colori sono quelli della sabbia e della terra, come il beige, il taupe, il pesca. Tinte neutre e quasi trasparenti che si abbinano alla pelle dorata dal sole. Anche in questo caso, il trucco c’è, ma non si vede.

Bellezza consapevole

Come tutti gli altri settori, anche quello della bellezza non fa eccezione e si orienta verso scelte sempre più ecosostenibili e naturali. Sono in crescita le aziende che producono linee dove i componenti chimici sono ridotti al minimo. Aumenta invece il desiderio di consapevolezza da parte dei consumatori, che vogliono sapere cosa mettono sulla loro pelle, sulle loro labbra e sui loro capelli. Ed è questo, probabilmente, il trend che farà da filo conduttore anche nei prossimi anni.

Goonix | Acquista in sicurezza

Goonix è il sito che mette a disposizione degli utenti ogni tipo di elettrodomestico possa servire casa, grande o piccolo, ma non solo.  

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Le Pmi italiane che vendono su Amazon hanno creato 18mila posti di lavoro

Amazon si è rivelato una risorsa per le piccole e medie imprese di casa nostra? Stando ai numeri, pare proprio di sì. Le Pmi italiane che vendono su Amazon.it, infatti, hanno dato vita a oltre 18mila posti di lavoro per supportare lo sviluppo della loro attività. Le cifre sono importanti: nel 2018 hanno raggiunto quota 12mila unità le aziende italiane che vendono su Amazon: si tratta di una crescita annua del 20%. Quasi il 30% di queste attività ha sede al Sud, il 25% al Nord-Ovest, quasi il 20% al Centro, il 15% al Nord-Est e il 10% nelle Isole. I dati sono stati diffusi da Amazon.

Tutte queste PMI hanno realizzato vendite all’estero per oltre 500 milioni di euro nel 2018, con un percorso di crescita di oltre il 50% anno su anno. La maggior parte di queste vendite all’estero proviene dal Centro (30%), seguito dal Nord-Ovest (25%), Nord-Est (20%), dalle Isole (15%) e infine dal Sud (10%).

Supporto digitale per le piccole

“Da anni Amazon fornisce supporto alle piccole e medie imprese italiane per aiutarle a sviluppare le proprie competenze digitali, per consentire loro di aumentare le proprie vendite, anche all’estero, e per creare nuovi posti di lavoro sul territorio” dice Mariangela Marseglia, VP Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. “L’e-commerce rappresenta oggi, in Italia, il 7,3% delle vendite al dettaglio online e ammonta a 31,6 miliardi di euro. In Europa, l’e-commerce vale l’11%, mentre in Cina il 21%. Se l’Italia raggiungesse la percentuale europea crescendo solo del 3,7%, ci sarebbero ulteriori 16 miliardi di euro provenienti dalle vendite online da cui le PMI potrebbero trarre vantaggio”.

Un’avventura iniziata 20 anni fa

Amazon ha iniziato circa 20 anni fa ad aprire i negozi ai partner di vendita più piccoli. Nel 1999, riporta la nota della società, il 3% delle vendite su Amazon proveniva dai partner di vendita: questo numero è salito al 58% nel 2018, dopo anni di ingenti investimenti in tecnologia, infrastrutture e strumenti di vendita che hanno aiutato le Pmi a sviluppare il loro business. “La suite di strumenti messi a disposizione delle aziende per supportarle nella crescita include i servizi di logistica, il customer service nella lingua locale e la traduzione di centinaia di milioni di prodotti messi in vendita ogni anno dalle piccole e medie imprese presenti su Amazon. Per rendere possibile tutto questo, Amazon ha investito oltre 55 miliardi di euro in Europa e solo in Italia, dal 2010, 1,6 miliardi di euro in posti di lavoro, infrastrutture, real estate, servizi e contenuti” precisa il comunicato.

In attesa di Expo Dubai 2020, vola l’export lombardo negli Emirati

Il “ponte” fra Expo Milano 2015 ed Expo Dubai 2020 sta dando ottimi frutti, almeno per quanto riguarda l’internazionalizzazione dell’export delle Pmi lombarde. A dirlo è la mappa dell’export lombardo negli Emirati Arabi Uniti per settore, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione e da Unione Artigiani Milano e Monza Brianza. La mappa è disponibile sia in italiano sia in inglese sul sito di Promos Italia. In particolare, i prodotti più esportati dalla regione sono macchinari, moda, chimica e apparecchi elettrici, ma sono in forte crescita i settori artigianali legati al design (+27%) e al legno (+18,3%) Prime in Lombardia Milano, Bergamo, Varese (+6,6%) e Monza Brianza.

Un business da 272 milioni di euro

Macchinari, moda, chimica e apparecchi elettrici: sono i prodotti lombardi più esportati negli Emirati Arabi Uniti, complessivamente 272 milioni di euro su 600 milioni di export nei primi sei mesi del 2019. In crescita i settori della chimica (+10,9%) con 90 milioni di export, ma anche degli altri prodotti del manifatturiero legati alle produzioni artigiane, tra cui mobili e design (+27%) con 50,5 milioni e del legno (+18,3%) con 12 milioni, dei computer e apparecchi elettronici (+14,4%) con 32 milioni, dei mezzi di trasporto (+31%) con 26 milioni e degli alimentari (+5.8%) con oltre 16 milioni e mezzo di euro. Tra le province Milano prima con 312 milioni di export, +2,6%, seguita da Bergamo con 60 milioni circa, Varese con 59 milioni (+6,6%) e Monza Brianza con 52 milioni. Rispetto al 2018 cresce di più l’export da Sondrio, +67%, e da Lecco, +47,1%.

Nel manifatturiero Bergamo risulta prima per alimentari (4 milioni) e per prodotti in metallo insieme a Lecco (rispettivamente 17,5 e 14,5 milioni), Milano per moda (77 milioni), legno (6 milioni), prodotti chimici e apparecchi elettrici (39 milioni), farmaceutici (4 milioni), articoli in gomma (9 milioni), computer (23 milioni), macchinari (56 milioni) e altri prodotti manifatturieri (30 milioni), Varese prima per mezzi di trasporto (17 milioni) mentre Monza Brianza è seconda per altri prodotti manifatturieri (8 milioni) tra cui mobili e design.

Lombardia prima regione italiani negli scambi con gli Emirati

La Lombardia prima regione italiana nei rapporti commerciali con gli Emirati con un quinto del totale italiano che è di 2,6 miliardi nei primi sei mesi del 2019. È seguita dalla Toscana con 484 milioni e dal Veneto con 358 milioni. Tra le province prime Arezzo con 352 milioni e Milano con 332 milioni. Vengono poi Roma, Vicenza, Bologna, Siracusa e Firenze. Altre 4 lombarde si piazzano tra le prime venti: Bergamo ottava con 67 milioni, Varese nona con quasi 60 milioni (+6,8%), Monza Brianza dodicesima con 53 milioni e Brescia tredicesima con 51 milioni.

Black Friday, shopping per 3 italiani su 4

Di anno in anno il Black Friday, la giornata (o meglio le giornate) in cui è possibile fare shopping sulle maggiori piattaforme on line beneficiando di forti sconti, è diventato una realtà consolidata anche in Italia. Attendiamo infatti l’ultimo venerdì di novembre per sbizzarrirci con gli acquisti in rete, sperando di fare un affarone anche in vista dell’imminente Natale. Che questo appuntamento di “consumo” sia ormai nel dna dei nostri connazionali è confermato anche da una recentissima ricerca di BVA Doxa per conto dell’Osservatorio Findomestic. Secondo l’Osservatorio Findomestic, infatti, quasi la totalità degli italiani (il 97%) sa cosa sia il Black Friday e quasi il 60% ha effettuato almeno un acquisto nelle edizioni precedenti. Per il 29% degli intervistati, i saldi invernali arrivano troppo tardi mentre per il 31% il “venerdì nero” non ha eguali in termini di sconti ed è dunque un’occasione da non perdere.

Tre su quattro si danno agli acquisti

In base ai dati, risulta che ben tre italiani su quattro fanno acquisti durante il Black Friday 2019. Di questi, oltre la metà spenderà fino a 300 euro e il 13% metterà sul piatto addirittura tra i 500 e i 1.000 euro. Rispetto all’anno scorso, aumenta addirittura del 39% la quota di italiani che si dichiara pronta a metter mano al portafoglio. In particolare, sono soprattutto i residenti del Centro (77%) e del Sud Italia (80%) a dirsi pronti a spendere.

Fino a 1.000 euro di budget

Secondo i dati raccolti da BVA Doxa, oltre la metà degli intervistati (52%) prevede di spendere fino a 300 euro per gli acquisti nel giorno del Black Friday. Mai come quest’anno il “venerdì nero” e il successivo “Cyber Monday” di lunedì 2 dicembre sono utilizzati per risparmiare anche in vista dei regali di Natale. Il 41% di chi ha intenzione di fare acquisti li farà anche per conto di altri e l’avvicinarsi delle festività di fine d’anno è uno dei motivi che porta a prevedere una spesa tra i 300 e i 500 euro da parte di un quarto deglidegli italiani mentre il 13% spenderà da 500 a 1.000 euro.

Abbigliamento la categoria più gettonata

Non si scappa, la moda è il settore che piace di più. L’abbigliamento, confermando il dato degli acquisti dichiarato dagli intervistati per il Black Friday 2018, è quello a cui puntano gli italiani anche per l’appuntamento 2019: il 51% lo mette al primo posto nella lista dei desideri seguito dagli elettrodomestici (26%). Gli smartphone si fermano al 3° posto (23%), ma conquistano tre posizioni rispetto al 2018, e si collocano quasi alla pari di cosmetici e profumeria (22%).


Dove vado in vacanza quest’inverno? Le mete del cuore per gli italiani secondo TripAdvisor

Nonostante gli anni di crisi, le giornate di ferie sempre più risicate e l’infinità di impegni quotidiani, gli italiani non vogliono rinunciare alle vacanze invernali. Il 75% dei nostri connazionali ha infatti in programma una vacanza nei prossimi mesi, anche se uno su 4 eviterà di partire durante il periodo di picco tra Natale e Capodanno. È quanto emerge da un’indagine condotta da TripAdvisor, su oltre 2.600 viaggiatori italiani e volta a individuare i trend delle vacanze invernali e le mete più gettonate per la prossima stagione. “L’estate è ormai un lontano ricordo ma gli italiani si sono già attrezzati per organizzare il prossimo viaggio quest’inverno e addirittura il prossimo anno, come mostrano i dati dello studio che rivela inoltre quali saranno le destinazioni più gettonate della stagione” ha detto Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor in Italia.

Città d’arte e montagna le destinazioni preferite

Non ci sono solo sport e relax nei programmi di viaggio degli italiani intervistati per le vacanze invernali. Tra chi partirà, infatti, le città d’arte sono le più gettonate (37%), seguite da montagna (28%) e mare (20%). Anche tra le attività di maggiore interesse tra i viaggiatori “sci e snowboard” si collocano solo in quarta posizione, a pari merito con “relax e mare”, mentre in prima, seconda e terza posizione troviamo rispettivamente visite a musei/gallerie/monumenti, mercatini di Natale e Spa e benessere.

Il budget aumenta per un italiano su tre

Più di un terzo degli italiani intervistati (34%) destinerà un budget superiore rispetto allo scorso anno alle vacanze invernali, con un 11% che ha in previsione di spendere ben il 50% in più rispetto al 2018. A beneficiare di questo aumento saranno soprattutto attività ed esperienze, per le quali gli italiani spenderanno di più nel 29% dei casi, e gli alloggi (+27%). Cresce inoltre anche la durata del soggiorno per più di 1 italiano su 4 (26%).

Metà in Italia, metà all’estero

Si divide esattamente in due il popolo dei viaggiatori italiani che ha in programma di partire per una vacanza quest’inverno: una metà rimarrà entro i confini nazionali mentre l’altra metà si recherà all’estero e, in particolare, in Europa (32%), Asia (7%), Africa (5,5%) e America (5,5%). A livello Italiano è il Trentino Alto Adige la regione che riscuote il maggior interesse, seguita da Toscana e Veneto. Analizzando invece le mete straniere, “vince” la Spagna, con Francia e Germania che seguono a pari merito in seconda posizione. Il Vecchio Continente domina la parte alta della classifica mentre nella seconda metà si trovano anche destinazioni extra europee, prima fra tutte l’Egitto (7°), che si posiziona sopra a Stati Uniti (8°) e a Maldive e Thailandia (none a pari merito).

Lavoro, ricerca LinkedIn: in Europa meno occasioni per i talenti dell’AI

I talenti capaci di padroneggiare i segreti dell’Intelligenza artificiale sono davvero ricercati in ogni angolo del mondo da aziende e organizzazioni? A questa domanda risponde una recente ricerca condotta da LinkedIn, il grande network professionale online. L’analisi prende in considerazione gli ultimi trend legati alla presenza di talenti nel settore delle Intelligenze Artificiali nel mercato del lavoro in Italia e in Europa. Nel particolare, l’ultimo report di LinkedIn (intitolato AI talent in the Labour market) dimostra come la distribuzione disomogenea e disuguale di questi talenti sta limitando il potenziale dell’Italia e dell’Europa nel diventare un reale polo di innovazione nel campo dell’Intelligenza Artificiale a livello mondiale.

Più svantaggiati i talenti in Europa (e in Italia)

I talenti operanti nel campo delle AI in Italia e in Europa sono al momento svantaggiati rispetto ad altri mercati. Negli Stati Uniti, ad esempio, vengono assunte il doppio delle persone qualificate per le AI rispetto all’Europa, nonostante la forza lavoro totale americana ne rappresenti solo la metà. Allo stesso tempo, la ricerca rileva che l’Europa può recuperare rapidamente il ritardo: la formazione e l’aggiornamento professionale dei talenti “vicini alle IA” potrebbe raddoppiare le dimensioni dell’attuale forza lavoro operante in questo settore all’interno dell’Unione Europea. 

Non c’è distribuzione omogenea

I talenti operanti nel settore delle Artificial Intelligence nell’Unione Europea non sono distribuiti in modo uniforme. Solo tre paesi in Europa ospitano da soli la metà di tutti i professionisti che operano nel settore delle AI, ovvero Regno Unito (24%), Germania (14%) e Francia (12%). Altri paesi che attraggono un buon numero di talenti in questo ambito, sono Irlanda, Finlandia, Cipro, Lussemburgo, Svezia e Paesi Bassi.  In questa classifica, l’Italia si posizione ad un livello medio-basso con appena il 7,32% sul totale, ovvero con un valore tre volte inferiore rispetto al Regno Unito, e metà della Germania.
Solo i big europei attraggono i talenti

In Europa, sono le grandi aziende ad attrarre il numero maggiore di talenti nel settore delle AI. A differenza degli Stati Uniti, dove sono le startup e le aziende cosiddette “native digitali” a dimostrarsi più propense all’adozione delle nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale, e conseguentemente ad assumere i lavoratori con le giuste competenze in questo ambito, in Europa solo le grandi aziende stanno realmente investendo in questa tecnologia. La concentrazione maggiore di talenti delle IA in Europa si rileva nell’ambito accademico e della ricerca, fenomeno particolarmente valido per Italia e Spagna. Infine, la ricerca di LinkedIn sottolinea un divario legato al genere: solo il 16% dei lavoratori nel campo delle AI in Europa è rappresentato da donne (ma in Italia tocca il 25%).

Novità per la cybersecurity nazionale, istituito il CSIRT italiano

La cybersecurity italiana si evolve, e cambia architettura. Sulla Gazzetta Ufficiale è stato infatti pubblicato il decreto con le disposizioni sull’organizzazione e il funzionamento del Computer Security Incident Response Team – CSIRT italiano. In applicazione a quanto previsto dalla Direttiva Nis, ovvero il provvedimento che ha affrontato per la prima volta a livello europeo il tema della cybersecurity, definendo le misure necessarie a conseguire un elevato livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, il nuovo decreto istituisce il Computer Security Incident Response Team presso il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Definire le procedure tecniche per la prevenzione e la gestione degli incidenti informatici

In pratica, secondo il Decreto, il compito del CSIRT è quello di definire le procedure tecniche per la prevenzione e la gestione degli incidenti informatici, riceverne le notifiche, fornire le informazioni per facilitare la gestione efficace dell’evento, e informare gli altri Stati membri dell’Ue eventualmente coinvolti dall’incidente. Oltre a ciò, il CSIRT ha l’obiettivo anche di garantire la collaborazione all’interno della rete CSIRT attraverso l’individuazione di forme di cooperazione appropriate, lo scambio di informazioni e la condivisione di best practices.

Si aggiunge un altro tassello importante dell’architettura nazionale cyber

Si compone quindi un altro tassello importante dell’Architettura Nazionale Cyber, riporta Askanews, che con la collocazione del CSIRT presso il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri favorirà una più efficace gestione tecnica degli incidenti a livello nazionale e internazionale. Questo, grazie alle sinergie garantite dalle altre funzioni già assicurate dal Dipartimento in tale ambito, quali il punto di contatto unico nazionale NIS per la gestione operativa di incidenti transfrontalieri, il Nucleo per la Sicurezza Cibernetica (NSC) per la gestione operativa di incidenti che hanno un impatto sulla sicurezza nazionale. E le attivazioni che deriveranno dal cosiddetto Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

Individuate le tempistiche per una piena operatività

Il decreto individua inoltre le tempistiche per una piena operatività del CSIRT. Entro 120 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il DIS, il Ministero dello Sviluppo Economico, e l’AgID sottoscriveranno appositi accordi per assicurare il trasferimento delle funzioni del CERT nazionale e del CERT-PA al CSIRT italiano. Che per lo svolgimento dei propri compiti si avvarrà dell’AgID ai sensi del decreto legislativo NIS. Le disposizioni del decreto istitutivo del CSIRT entreranno invece in vigore entro 180 giorni.

L’hi-tech indossabile vale 41 miliardi di dollari

Nel 2019 la spesa mondiale per smartwatch, auricolari e altri gadget hi-tech indossabili ammonterà a 41 miliardi di dollari. La cifra, stimata dagli analisti di Gartner, salirà a 52 miliardi nel 2020 e a 63 miliardi nel 2021. A trainare il mercato saranno gli smartwatch, per i quali quest’anno si spenderanno 17 miliardi di dollari. E se i marchi leader che detengono la fascia premium del mercato sono Apple Watch e Samsung Galaxy Watch, i prodotti più economici, “come quelli di Xiaomi e Huawei controbilanceranno gli smartphone costosi – spiega l’analista Ranjit Atwal -. Di conseguenza, il prezzo medio degli smartwatch diminuirà del 4,5% tra il 2020 e il 2021”.

Smartwatch, auricolari e visori sul podio dei più venduti

Dopo gli smartwatch al secondo posto tra gli indossabili più venduti ci sono gli auricolari e le cuffie smart, con 7,9 miliardi di spesa. Qui a dominare sono gli AirPods di Apple, seguiti dai Galaxy Buds di Samsung, gli AirDots di Xiaomi, i SoundSport di Bose e dalla new entry Amazon.

Al terzo posto invece si trovano i visori, con 7,2 miliardi di spesa, mentre fuori dal podio si piazzano gli sports watch (4,1 miliardi) e i bracciali da fitness (3,2 miliardi), due prodotti più a buon mercato rispetto agli smartwatch.

Chiude la classifica l’abbigliamento smart: tra scarpe e vestiti, la spesa in questa tipologia di dispositivi da polso nel 2019 si attesterà a 1,1 miliardi di dollari, riporta Ansa.

Nel 2020 aumenterà del 34% anche la spesa per l’acquisto degli indumenti smart

La spesa totale per l’acquisto di indossabili raggiungerà i 52 miliardi di dollari nel 2020, in crescita del 27% rispetto ai 41 miliardi previsti per l’anno in corso. In termini di valore al vertice si trovano quindi gli smartwatch (+34% nel 2020), e secondo le stime nel prossimo biennio sempre più utenti sostituiranno le smartband con uno smartwatch, anche in virtù della riduzione del prezzo medio dell’ultima tipologia di indossabili, che scenderà del -4,5% tra il 2020 e il 2021. Nel 2020 aumenterà del 34% anche la spesa per l’acquisto degli indumenti smart, destinati comunque a restare un prodotto più di nicchia almeno nei prossimi due anni. Come la giacca nata dalla collaborazione tra Google e Levi’s, che ben rappresenta la categoria.

Più precisione, miniaturizzazione e privacy faranno crescere la domanda

Se smartwatch e auricolari guideranno il settore in termini di volumi, rispettivamente con 86 e 70 milioni di unità consegnate entro il prossimo anno, più in generale Gartner individua tre elementi determinanti per la crescita della domanda di wearable nei prossimi anni. Il primo, scrive hdblog.it, è la maggiore precisione dei sensori integrati, il secondo il progresso sul fronte delle miniaturizzazione, che renderà sempre meno invasivo l’utilizzo di un dispositivo progettato per essere indossato, e il terzo gli accorgimenti introdotti per tutelare la privacy. Si tratta infatti di prodotti che possono raccogliere costantemente dati personali.

Partite Iva, nuove aperture a +5,7% nel terzo trimestre del 2019

Aumenta “l’esercito” delle Partite Iva italiane. Solo nell’ultimo trimestre del 2019, si è infatti registrato un aumento degli autonomi di ben il 5,7%. I dati sono il frutto dell’Osservatorio sulle partite IVA del Ministero delle Finanze. ,

Nel terzo trimestre del 2019 sono state aperte 101.498 nuove Partite Iva, che corrispondono a una crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 5,7%.

Chi apre la partita Iva

L’analisi mostra, in merito alla distribuzione per natura giuridica, che il 72,3% delle nuove aperture di Partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 21,6% da società di capitali, il 3,2% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente il 2,5% del totale delle nuove aperture. In particolare, rispetto al primo trimestre del 2018, l’aumento più significativo si è avuto per quanto riguarda le persone fisiche (+8,3%). Il fenomeno è da attribuirsi soprattutto alle nuove adesioni al regime forfetario: nel periodo in esame 49.171 nuovi avvianti hanno aderito al regime (48,4% del totale delle nuove aperture), con un aumento del 30,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le forme societarie accusano invece un calo: -3,6% per le società di capitali e -4,9% per le società di persone. E’ interessante notare anche la crescita delle aperture da parte di soggetti non residenti (+44%), come già rilevato in altri trimestri, legato allo sviluppo della web economy.

Più aperture al Nord e nel commercio

Per ciò che concerne la distribuzione geografica, il 44,3% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,1% al Centro e il 33,2% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia che i principali incrementi di avviamenti sono avvenuti in Piemonte (+16,2%), in Lombardia (+11,5%) e in provincia di Bolzano (+11,2%). Le diminuzioni più consistenti in Valle d’Aosta (-19,7%), Calabria (-3,6%) e Sardegna (-3%).

In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra il maggior numero di nuove Partite Iva con il 20,5% del totale, seguito dalle attività professionali (16,1%) e dalle costruzioni (9,2%). Rispetto al terzo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si segnalano nell’istruzione (+21,2%), nelle attività professionali (+16,2%) e nei servizi d’informazione (+13,6%). L’unico settore in flessione è la sanità (-5,8%).

Più uomini, giovani e cresce la quota degli stranieri

Tornando alle persone fisiche, l’ultimo Osservatorio mostra una sostanziale stabilità per quanto riguarda la ripartizione di genere: gli uomini rappresentano il 62,7%. Il 46% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni, ma c’è anche una notevole quota –  il 32% – composta da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Infine, in base al Paese di nascita degli avvianti, si evidenzia che il 19,4% delle aperture è effettuato da una persona nata all’estero.

Dicembre 2019: via agli incentivi per decoder e smart tv

Già stanno entrando in numero sempre più consistente nelle case degli italiani e ora ci sarà un buon motivo in più per acquistare sistemi per smart tv e decoder, le ultime frontiere della fruizione televisiva. Infatti, dal prossimo dicembre, diventeranno effettivi gli incentivi fiscali destinati a chi compra questi apparecchi. La novità è stata confermata al Tavolo TV 4.0 al Ministero dello Sviluppo economico, presieduto dal Sottosegretario Mirella Liuzzi, con i rappresentanti delle autorità competenti in materia, gli operatori televisivi e le associazioni di categoria. Questa novità, insieme a un pacchetto di altre iniziative, sono state attivate dal Ministero per supportare la transizione del sistema radiotelevisivo verso la nuova tecnologia Dvb-T2. Come riporta adnkronos, si allarga così il ventaglio di vantaggi messo in campo dal Ministero per integrare il percorso già avviato lo scorso anno.

Gli interventi sul tavolo dei lavori

Gli addetti ai lavori, i tecnici e gli esponenti della politica si sono così confrontati su diversi temi: i criteri e le modalità di erogazione di indennizzo per le tv locali; il calendario di dettaglio della road map della prima fase dello spegnimento delle reti delle aree tecniche; i prossimi adempimenti di competenza dell’Agcom previsti dalla legge; i contenuti del decreto interministeriale Mise-Mef per l’erogazione dei contributi a favore dei cittadini per l’acquisto di smart tv e decoder di prossima pubblicazione; le prime iniziative da mettere in campo per comunicare ai cittadini il passaggio al Dvb-T2. E’ “fondamentale accompagnare la transizione del sistema radiotelevisivo al Dvb-T2 con opportune campagne e azioni informative coordinate dal Mise, per guidare i cittadini nel cambiamento tecnologico. A tal riguardo, abbiamo invitato gli operatori televisivi a presentare in tempi brevi una proposta per un piano di comunicazione condiviso e unitario” ha detto il Sottosegretario Liuzzi.

Allargare la platea dei cittadini ammessi a usufruire del contributo

Per quanto riguarda gli incentivi per chi acquista decoder e smart tv, questi saranno operativi da dicembre, con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. “E’ nostro obiettivo incrementare gli attuali 151 milioni di euro richiedendo un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei cittadini ammessi ad usufruire del contributo” ha concluso Liuzzi. Il bonus sarà rappresentato da uno sconto, che dovrebbe avere una durata triennale, e che permetterà ai cittadini meno abbienti di accedere ai nuovi sistemi tv di ultima generazione.