Make up, le tendenze dell’estate 2019

Make up, che passione. Il mondo della cosmetica e della bellezza è un settore che non solo non conosce crisi, ma che di in anno in anno – per non dire di stagione di stagione – cresce a ritmi vertiginosi. Un mercato, quello legato al beauty, che secondo le ultime analisi muoverebbe un giro d’affari globale di 532 miliardi di dollari. Insomma, un business che non ha confini e che conquista sempre nuovi target. Ma, oltre agli aspetti prettamente economici, il make up è anche e soprattutto un’espressione culturale e sociale: e, esattamente come la moda, ha i suoi corsi e ricorsi, con tendenze stagionali che tutte le fashion addicted non possono non seguire. L’ Academia BSI di Milano, creata da Diego Della Palma, e che offre tra i migliori corsi make-up in Italia ci aiuta Ecco, in base a quanto visto sulle passerelle degli stilisti e sui profili social delle celebs, quali sono i trend dell’estate 2019.

Pelle, less is more

Sotto il sole la pelle deve essere ambrata e naturale. Quindi sì a fondotinta leggeri, a creme idratanti colorate e a creme CC, oggi disponibili a lunga tenuta. Via libera ai prodotti che uniformano il colorito, senza però coprire: se avete le lentiggini, come Meghan Markle, questo è il momento di esibirle!

Occhi luminosi

Nelle ultime collezioni moda abbiamo visto un’esplosione di colori fluo, non solo per gli abiti ma anche per il make-up. Se volete osare con ombretti gialli, arancione, fucsia, questa è la vostra estate. Un trucco perfetto per la sera e per i party in spiaggia ma, per regalarsi un tocco abbagliante anche durante il giorno, i make up artist consigliano di provare l’eye-liner colorato. L’effetto è decisamente wow.

Labbra in primo piano

Anche per chi preferisce un trucco naturale, l’estate 2019 prevede però un imperativo: le labbra devono essere sempre protagoniste. Vietato uscire senza almeno un velo di gloss, che rende le labbra lucide e morbide. Perfetti i rossetti in tutti i colori del corallo, che sta bene con l’abbronzatura: matte o lucido non importa, basta che abbiate sempre il vostro lipstick con voi.

Capelli lucidi

Anche per quanto riguarda i capelli, la tendenza è quella di portarli naturali, ma estremamente curati e lucidi. Perfette, anche perché sono comodissime, le acconciature raccolte: dalla coda di cavallo, pratica e sbarazzina, allo chignon morbido, estremamente femminile. L’importante è che i capelli siano sani e vitali.

Unghie, il trucco c’è ma non si vede

La nuova voglia di naturalezza si rispecchia anche nella nail art: per la manicure i colori sono quelli della sabbia e della terra, come il beige, il taupe, il pesca. Tinte neutre e quasi trasparenti che si abbinano alla pelle dorata dal sole. Anche in questo caso, il trucco c’è, ma non si vede.

Bellezza consapevole

Come tutti gli altri settori, anche quello della bellezza non fa eccezione e si orienta verso scelte sempre più ecosostenibili e naturali. Sono in crescita le aziende che producono linee dove i componenti chimici sono ridotti al minimo. Aumenta invece il desiderio di consapevolezza da parte dei consumatori, che vogliono sapere cosa mettono sulla loro pelle, sulle loro labbra e sui loro capelli. Ed è questo, probabilmente, il trend che farà da filo conduttore anche nei prossimi anni.

Goonix | Acquista in sicurezza

Goonix è il sito che mette a disposizione degli utenti ogni tipo di elettrodomestico possa servire casa, grande o piccolo, ma non solo.  

Su questa importante risorsa trovi tantissime offerte relative  ai prodotti e dispositivi di cui hai bisogno in casa e per i quali stai al momento cercando di individuare sul web il prezzo migliore. La forza di Goonix  è infatti proprio quella di riuscire a proporre ai proprio utenti i prezzi più competitivi sul mercato, il che lo rende assolutamente attraente a prescindere da ciò che si è deciso di acquistare.

Le diverse categorie merceologiche presenti sul sito inoltre, consentono di individuare facilmente il prodotto di proprio interesse potendo scegliere tra migliaia e migliaia di offerte elettrodomestici e prodotti che riguardano anche articoli di elettronica ed informatica di ogni tipo, nonché prodotti per la famiglia, il tempo libero, arredamento e telefonia. Non manca davvero nulla dunque su Goonix, per far sì che il tuo shopping possa essere non solo un’esperienza divertente ma anche l’occasione per risparmiare rispetto i prezzi che solitamente puoi trovare in giro o in negozio.

Goonix  ti consente inoltre di estendere per tre anni la garanzia di base prevista
per tutti i prodotti, così da avere tutta la sicurezza di cui ha bisogno e garantire il tuo acquisto anche negli anni a venire. Il corriere espresso consegnerà la merce direttamente a casa tua entro 24/48 ore e potrai sempre usufruire del servizio di assistenza post vendita nel caso in cui dovessi riscontrare anomalie o problemi di ogni tipo sui tuoi acquisti. Massima sicurezza dunque con Goonix, e tutta la libertà di portare a casa i prodotti che preferisci e che stavi cercando da tempo.

Approfitta adesso delle offerte del momento, per non lasciarti sfuggire la possibilità di risparmiare davvero quando fai shopping online!

Marte, prossima frontiera. Quali sono i programmi Nasa per arrivarci

Obiettivo Marte. Il Pianeta Rosso, infatti, è dove vogliono arrivare gli scienziati di tutto il mondo, portando l’umanità oltre i confini della Terra. Per far sì che questo progetto diventi realtà, la Nasa ha messo a punto degli speciali addestramenti e tecnologie inedite. La palestra ideale per prepararsi al viaggio è la Stazione Spaziale Internazionale. Con l’esperienza ventennale e una poche modifiche, la Iss si presta infatti al tirocinio per le missioni umane che andranno sul Pianeta Rosso negli anni 2030. Un team multidisciplinare guidato dalla chief scientist della Nasa Julie Robinson – informa Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – ha individuato almeno 4 step che possono spianare il percorso della Nasa verso Marte.

Il viaggio verso il Pianeta Rosso in 4 step

Come primo passo, gli scienziati – scrive askanews – vorrebbero prolungare le missioni sulla Iss. Di norma, infatti, la permanenza degli gli astronauti sul laboratorio orbitante è di sei mesi: bisognerebbe prolungarla almeno fino a un anno. Questo perché gli astronauti dovrebbero “allenarsi” a vivere nello spazio per più tempo, perché un viaggio su Marte, con l’attuale tecnologia di propulsione, dura otto o nove mesi. Per la Nasa, bisogna estendere la permanenza sulla stazione spaziale per conoscere meglio gli effetti sulla salute del volo spaziale di lunga durata. Finora sono tre gli astronauti statunitensi che hanno smarcato questo obiettivo di permanenza, ma l’agenzia governativa vorrebbe arrivare a 10 astronauti nel programma. In seconda battuta, la Nasa vorrebbe “pilotare” pienamente il progetto. “Dobbiamo avere la nostra navicella”, ha dichiarato Robinson. Finché la Nasa dipenderà dalla capsula spaziale russa Soyuz per il trasporto degli astronauti sulla Iss, controllare il programma dell’equipaggio sarà complesso. Si attende quindi la disponibilità di un veicolo privato come SpaceX’s Crew Dragon e Boeing Cst-100 Starliner per verificare lo stato fisico e le capacità degli astronauti dopo un volo spaziale di lunga durata.

Gli ultimi due punti del piano d’azione

Prima di volare veramente su Marte, ci sarà bisogno di una maggiore autosufficienza: è proprio questo è il terzo step da affrontare, soprattutto per mettersi al riparo da eventuali emergenze che potrebbero verificarsi su un corpo celeste estraneo. Infine,  deve proseguire il programma di esplorazione lunare Artemis della Nasa, che sarà un trampolino di lancio per Marte. Con la presenza stabile dal 2028 nell’avamposto lunare orbitante Gateway, in costruzione dal 2022, si farà tesoro delle tecniche necessarie per fare rotta su Marte: è questo è il quarto e ultimo passo per aprire la strada verso un nuovo mondo.

Il food piace online: nove milioni gli italiani che fanno la spesa sul web

Sarà per la praticità del food delivery, sarà che è davvero comodo farsi consegnare la spesa a casa, fatto sta che per gli italiani il cibo si compra sempre più online. Il settore del Food&Grocery registra una delle più alte frequenze di acquisto, circa  7 volte in un anno: negli ultimi 12 mesi, infatti, un terzo degli eshopper italiani ha comprato online beni alimentari e bevande e il 72% degli ordini con consegna in un giorno nell’alimentare è rappresentato dal pasto a domicilio. A rendere note queste cifre è stato Netcomm Focus Ford, l’evento promosso da Netcomm in collaborazione con TuttoFood per esplorare gli ultimi trend e il panorama internazionale in ambito digital food.

Sul piatto 1,6 miliardi di euro 

Nel nostro Paese la crescita degli acquisti online nel food sembra sia inarrestabile. Oggi il comparto vale 1,6 miliardi di euro solo in Italia e registra un incremento del 42% rispetto allo scorso anno. Con questi numeri, si tratta del settore online che nel 2019 cresce con il ritmo più sostenuto, a fronte del +15% dell’e-commerce nel suo complesso. Tuttavia, nonostante la sua dinamicità, il Food&Grocery online ha una incidenza ancora marginale in Italia, pari al 5% sul totale e-eommerce B2C italiano, che vale 31,6 miliardi di euro. Gli acquisti online dei consumatori italiani, su siti sia italiani sia stranieri, in questo settore incidono ancora poco sul totale degli acquisti retail; la penetrazione infatti supera di poco l’1% ed è pari a circa un sesto di quella media dei prodotti (6%). Lo sviluppo deciso del Food Delivery è dovuto alla crescita della copertura nei centri di medio-grandi dimensioni. In questi anni i player hanno investito per attivare il servizio in nuove città e per aumentare l’offerta disponibile. Oggi, infatti, il 93% delle città italiane con popolazione superiore ai 50.000 abitanti è coperto da servizi di consegna a domicilio (era solo il 74% nel 2017) e circa un abitante su due (47%) può ordinare online piatti pronti (nel 2017 il servizio di Food Delivery era accessibile solo a un terzo della popolazione italiana).

L’e-commerce alimentare nel mondo

Lo studio “fotografa” anche l’andamento negli altri paesi del mondo. L’e-commerce alimentare, a livello globale, vale 58 miliardi di euro, dei quali 14,9  in Europa (1,6 miliardi in Italia). Sono oltre 1,5 miliardi le persone che acquistano alimentari online in tutto il mondo, vale a dire due terzi degli acquirenti online a livello globale (oltre 2 miliardi). In Europa sono più di 167 milioni le persone che acquistano food online: in Italia sono 9 milioni, contro i 19 milioni del Regno Unito, i 18 milioni in Germania, i 13,5 milioni in Francia e i 10 milioni in Spagna. Per quanto riguarda la fonte principale utilizzata dagli utenti per acquistare cibi online, al primo posto ci sono le recensioni (30,3%), seguite dai siti web dei brand (25,5%) e dai marketplace (24,8%).

Milano, Monza Brianza Lodi: un territorio che fa impresa

E’ aumentato in maniera significativa il numero delle imprese attive sul territorio delle province di Milano Monza Brianza e Lodi. Lo rivelano gli ultimi dati della Camera di Commercio sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre 2019 rilasciati da Unioncamere-InfoCamere. L’analisi ha evidenziato come nel periodo luglio-settembre 2019 le attività siano cresciute di ben 2.000 unità, rivelando un tessuto economico dinamico e in salute. Di queste attività, 1.611 sono le nuove imprese aperte a Milano da fine giugno, 159 quelle a Monza Brianza, 27 le neoimprese di Lodi. Le cifre sono il risultato  del bilancio fra le imprese nate (4.445 a Milano, 866 a Monza Brianza, 180 a Lodi) e quelle che hanno cessato l’attività (2.834 a Milano, 707 a Monza Brianza, 153 a Lodi) nel terzo trimestre dell’anno, da luglio a settembre. Il tasso di crescita del trimestre, +0,42% per Milano è superiore al +0,23% registrato a livello italiano, mentre Monza con +0,21% e Lodi con +0,16% sono poco più o meno in linea con il dato nazionale. 

Milano, nascono società di capitali e ditte individuali 

La maggior parte dell’intero saldo sotto la Madonnina è dovuto alle imprese costituite in forma di società di capitali (2.352 su 4.445 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 8.805, +3% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). A queste fanno seguito le imprese individuali (1.843 iscritte in tre mesi, 8.388 in nove mesi, +7,8%). Per settore, primi i servizi alle imprese con 1.024 iscrizioni, seguono il commercio con 611, le costruzioni con 450, industria, credito e turismo con oltre 200 imprese. 

Monza Brianza, il mercato vuole servizi alle imprese

La maggior parte dell’intero saldo nell’area Monza Brianza è dovuto alle imprese costituite in forma di ditta individuale (550 su 866 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 2.415, +20% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). Per settore, sono primi i servizi alle imprese con 194 iscrizioni, il commercio con 160, le costruzioni con 136.

Lodi, crescita nel settore del commercio

A Lodi, la maggior parte dell’intero saldo è dovuto alle imprese costituite in forma di ditta individuale (550 su 866 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 2.415, +20% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). Per settore, svettano al primo posto i servizi alle imprese con 194 iscrizioni, il commercio con 160, le costruzioni con 136.

Milano e la Lombardia capofila dell’innovazione nel food (e della tutela dei marchi)

Anche il settore food italiano è pesantemente a rischio contraffazione. Ed ecco che le realtà più attente corrono ai ripari, e per proteggersi dai “falsi”, hanno iniziato a incrementare il deposito di marchi. Un aumento sensibile, del +4,5% in due anni per quanto riguarda l’agroalimentare e le bevande. In questo scenario, Milano si rivela la capitale dell’innovazione nel food per numero di brevetti.

8mila marchi depositati nei primi sei mesi del 2019

Solo nei primi sei mesi del 2019 i marchi depositati in Italia a tutela del food sono stati quasi 8mila (circa 44 al giorno). Si tutelano soprattutto caffè, tè, pane, pasta, gelati, miele: oltre 2 mila i marchi depositati, seguono carne, pesce, olio, uova e latticini con 1.791 (+5,5% rispetto allo stesso periodo del 2018) e bevande alcoliche con 1.681 (+3,4%). Le invenzioni e i modelli di utilità sono circa 200 in sei mesi. Milano è la capitale dell’innovazione nel food con oltre 400 brevetti concessi (sui depositi fino al 2015), seguita da Bologna, Torino e Roma con quasi 200. Superano i 100 anche Padova, Verona e Vicenza. Lo afferma un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Ministero dello Sviluppo Economico – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, sui depositi di marchi e brevetti (invenzioni e modelli di utilità).

Contraffazione, un fenomeno da contrastare

“Anche nelle relazioni commerciali internazionali, come si osserva proprio in questo periodo di tensioni commerciali tra gli Stati, la tutela del corretto andamento del mercato e il contrasto a forme di contraffazione e imitazione fraudolenta sono sempre maggiormente importanti. Una migliore conoscenza del fenomeno della contraffazione alimentare è la prima forma di tutela per i nostri prodotti, anche al fine di preservare un valore commerciale che risulti adeguato alla loro qualità. La Camera di commercio continuerà a vigilare sull’andamento del mercato per favorire la correttezza delle transazioni e permettere alle nostre imprese di espandersi sui mercati esteri” ha detto Luca Bertoni, Consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Presidente del Comitato Provinciale per la lotta alla contraffazione.

Quali sono le invenzioni

Dall’apparecchio scuotitore per la raccolta della frutta dagli alberi a quello per la pulitura delle croste di formaggio, dal procedimento per la coltivazione delle alghe alle schiume alimentari aromatizzate, dalla macchina per pulire angurie e zucche a quella spiedinatrice per produrre spiedini rustici a ciclo continuo: sono solo alcune delle 500 invenzioni dedicate ogni anno al settore agroalimentare e delle bevande in Italia.

L’intelligenza artificiale decide chi assumere in azienda

Non saranno più degli esperti o dei responsabili delle risorse umane a vagliare le candidature o a fare i colloqui ai candidati a un posto di lavoro in azienda, ma ci penserà l’intelligenza artificiale. Proprio così: e non stiamo parlando di fantascienza o scenari futuribili, ma di una realtà già in atto: solo negli Stati Uniti, sono oggi più di 100 le imprese – tra cui molte multinazionali –  che si sono affidate a calcoli e algoritmi per selezionare le figure da assumere. Ma chi è – o cosa è – questa nuova forma di AI? Progettato dalla società tech HireVue, il sistema utilizza le telecamere dei computer o dei cellulari per analizzare i candidati, o meglio i loro movimenti facciali, la scelta delle parole e il tono della voce. A questo punto, mette a confronto i diversi colloqui e i vari candidati sulla base di un punteggio di “assumibilità” generato automaticamente. Le valutazioni di HireVue, avverte il Washington Post, sono diventate così pervasive in alcuni settori, tra cui l’ospitalità e la finanza, che le università hanno previsto dei corsi ad hoc per affrontare questi colloqui con l’Intelligenza Artificiale, mettendo gli studenti in condizione di ottenere buoni risultati.  Tra i colossi che già usano questo criterio di selezione del personale ci sono brand noti come Hilton, Unilever e Goldman Sachs. Per dare un’idea delle capacità dell’app sviluppata da HireVu, questa nel giro di un’intervista di mezz’ora è in grado di raccogliere oltre 500mila dati da elaborare su ciascun candidato, scegliendo poi il migliore per il posto disponibile.

Etica in bilico e discriminazioni in agguato?

Anche se potrebbe sembrare un sistema comodissimo, almeno per il datore di lavoro, ci sono diverse ombre su questa modalità di selezione. “Il software – ha detto Meredith Witthaker, cofondatrice dell’AI Now Institute, un centro ricerche sull’intelligenza artificiale di New York – , può dare luogo a discriminazioni”. E ha aggiunto che “E’ profondamente disturbante che ci sia una tecnologia privata che affermi di riuscire a differenziare tra un lavoratore produttivo e uno non adatto sulla base dei movimenti facciali, del tono della voce o sulle maniere. E’ pseudoscienza. E’ una autorizzazione a discriminare. E le persone la cui vita e le cui opportunità dipendono letteralmente da questi sistemi non hanno nessuna possibilità di uscita”. L’azienda ovviamente ha rigettato le accuse. “Queste critiche si basano su una scarsa informazione – ha dichiarato un portavoce HireVue al Washington Post -, e la maggior parte dei ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale ha una comprensione limitata della psicologia che sottintende i comportamenti di un  lavoratore”.

Italiani e ricerca di lavoro online: meglio smartphone o pc?

La ricerca di un lavoro, un momento davvero delicato e spesso fondamentale per la carriera, si svolge più che mai sul web. E le candidature agli annunci di lavoro avvengono proprio attraverso tale modalità. In questo scenario, è interessante scoprire quali siano gli strumenti preferiti dai nostri connazionali per ricercare e valutare opportunità lavorative: in sostanza, gli italiani scelgono di sottoporre le loro candidature da smartphone o piuttosto da desktop? A questo quesito risponde PageGroup, società internazionale specializzata nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che ha presentato i dati sul comportamento online dei potenziali candidati durante la ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Quali sono le preferenze per candidarsi?

Quali sono le preferenze degli italiani quando si parla di candidature online? I dati di PageGroup confermano un trend valido per diversi settori, ovvero che l’utilizzo da mobile è in costante crescita: infatti, dal 2018 al 2019 gli utenti da smartphone sono aumentati del 23% per il brand Michael Page e ben del 34% per Page Personnel che, occupandosi di figure professionali più junior, attrae un maggior numero di giovani e quindi più abituati all’uso dello smartphone. Tuttavia, se la fase della ricerca di una posizione aperta è appannaggio del mobile, quando arriva il momento di candidarsi si preferisce lavorare da desktop: il tasso di conversione da quest’ultimo per Michael Page è infatti il doppio del dato da mobile. Lo stesso avviene anche per Page Personnel, dove le conversioni da desktop sono maggiori di quelle da smartphone. Occorre però fare una precisazione: sebbene gli italiani ad oggi preferiscano finalizzare le proprie candidature da desktop, il dato di utenti da mobile continua a crescere, sia in termini assoluti che di tassi di conversione, mentre per il desktop il valore rimane pressoché invariato e, in alcuni casi, è addirittura in flessione.

Il mondo del lavoro cambia insieme alla tecnologia

“Insieme al mondo del lavoro e della tecnologia, cambiano anche le abitudini dei candidati. Per questo motivo cerchiamo di andare sempre incontro alle nuove esigenze dei candidati, mettendo a disposizione gli strumenti migliori per trovare il lavoro giusto” ha detto Lorena Goffredo, Senior Marketing Manager Italia di PageGroup. La società ha infatti appena presentato una app che consente a tutti i potenziali candidati di accedere alle posizioni aperte sul sito in velocità e semplicità, anche da mobile, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo ci si trovi. Così da non farsi scappare l’annuncio che potrebbe cambiare la vita.

Al posto del capo preferisco un robot

Lo dice una recentissima ricerca: due dipendenti su tre preferirebbero essere guidati da un manager robot piuttosto che da uno in carne e ossa. Lo studio, commissionato dall’azienda tecnologica Oracle a Future Workplace coinvolgendo oltre 8.300 lavoratori in dieci paesi del mondo, Europa compresa (ma Italia esclusa) fornisce risultati quantomeno sorprendenti. Il 64% delle persone si fida di un robot più del proprio capo. E questa tendenza si spiega con l’importanza che l’intelligenza artificiale sta assumendo sempre più, cambiando il rapporto tra persone e tecnologia sul lavoro e  ridefinendo il ruolo che i team e i manager delle risorse umane devono svolgere nell’attirare, trattenere e sviluppare talenti.

AI, sempre più presente nelle nostre vite professionali

L’intelligenza artificiale acquista più rilievo con il 50% dei lavoratori che attualmente utilizza una qualche forma di AI al lavoro rispetto al solo 32% dell’anno scorso. I paesi dove l’AI è stata maggiormente adottata sono la Cina (77%) e l’India (78%); si tratta di valori circa doppi rispetto a Francia (32%) e Giappone (29%). Ma c’è di più: il 65% dei lavoratori che ha a che fare con collaboratori robotici si dice contento e ottimista. In particolare gli uomini, che hanno una visione più positiva dell’AI al lavoro rispetto alle donne, con percentuali rispettivamente del 32% e del 23%.

I lavoratori si fidano dei robot

La crescente adozione dell’intelligenza artificiale al lavoro ha poi un impatto significativo sul modo in cui i dipendenti interagiscono con i loro manager. Il 64% dei lavoratori intervistati ha detto che si fiderebbe di un robot più che del proprio manager e ben il 50%  si rivolge a una macchina anziché al proprio superiore per un consiglio. In particolare, analizzando le risposte espresse nei vari Paesi, si scopre che i dipendenti più fiduciosi nei confronti dell’intelligenza artificiale rispetto ai capi sono quelli di India (89%) e Cina (88%), seguiti da Singapore (83%), Brasile (78%), Giappone (76%), Emirati Arabi Uniti (74%), Australia/Nuova Zelanda (58%), Stati Uniti (57%), Regno Unito (54%) e Francia (56%). Anche in questo caso, sono di più gli uomini (5%) rispetto alle donne (44%) ad essersi rivolti all’AI per problematiche connesse al lavoro.

La tecnologia è meglio

Alla domanda su cosa possono fare i robot meglio dei loro manager, gli intervistati hanno affermato che i robot sono più bravi nel fornire informazioni imparziali (26%), nel mantenimento dei programmi di lavoro (34%), nella risoluzione dei problemi (29%) e nella gestione di un budget (26%). D’altro canto, gli intervistati ammettono che i manager “umani” sono più capaci delle macchine di comprendere i loro sentimenti (45%), di formarli (33%) e di creare una cultura del lavoro (29%).

L’Italia si scopre pioniera della robotica. E solo la Lombardia genera 30 miliardi di business

Il nostro Paese sta dimostrando un crescente know how nell’ambito della robotica e dell’intelligenza artificiale. Si tratta infatti di un settore che in Italia coinvolge ben 104 mila imprese dando lavoro a 429 mila addetti e generando 60 miliardi di fatturato annuale. Per quanto riguarda l’ubicazione di questa aziende, la maggior parte si concentra in Lombardia e in particolare a Milano.

Cinque anni di crescita

I dati relativi al comparto, diffusi dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, parlano di una costante crescita delle aziende specializzate in produzione di software, consulenza informatica, creazione di robot industriali e vendita di computer: +10% in cinque anni a livello nazionale, con un incremento degli addetti, nello stesso periodo, del + 17%.

La mappa italiana della robotica, Milano la numero uno

In Lombardia sono coinvolte 23 mila imprese del settore, con 146 mila addetti e 30 miliardi di fatturato. Più forniti tra i territori italiani, Milano con 12 mila imprese circa e 110 mila addetti, Roma con 11 mila imprese e 63 mila addetti, Napoli con 5 mila imprese e 13 mila addetti, Torino con 5 mila imprese e 25 mila addetti, Brescia con oltre 2 mila imprese e 8 mila addetti. Per quanto riguarda il business, dopo la Lombardia con 30 miliardi di fatturato, si piazzano Lazio con 8 miliardi, Emilia Romagna con 4, Veneto, Piemonte e Toscana con 3 miliardi circa. Per territorio, gli affari più consistenti si registrano a Milano, con 23 miliardi, e a seguire a Roma con 8 miliardi, a Torino con 3 miliardi, a Firenze e Bologna con 2 miliardi rispettivamente.

 “Crescono i settori innovativi nella nostra economia, che diventa sempre più 4.0. Vediamo dai dati crescite a doppia cifra negli ultimi cinque anni, in una realtà sempre più automatizzata e con una intelligenza artificiale che si diffonde rapidamente in ogni ambito non solo professionale e lavorativo, ma anche quotidiano. Si tratta di una importante opportunità dal punto di vista economico e professionale. La crescita di questi settori 4.0 è alla base di una maggiore competitività internazionale del nostro territorio” ha dichiarato Alessandro Spada, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, che ha anche attivato un ciclo di incontri sul tema rivolti agli operatori del settore.

I settori legati all’intelligenza artificiale in Lombardia

In Lombardia sono attive 23 mila imprese del comparto con 146 mila addetti, rivelano i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su fonte Registro Imprese al secondo trimestre 2019. I settori più coinvolti sono la produzione di software (11 mila imprese in Lombardia su 46 mila in Italia, di cui 6 mila a Milano) e i servizi informatici (9 mila imprese in regione su 44 mila nazionali, di cui 4 mila a Milano), poi ci sono 2 mila imprese nel commercio in regione su 12 mila in Italia, di cui circa mille a Milano. in Lombardia 23 mila imprese con 146 mila addetti.

Autunno, tempo di cambiare… lavoro: i 6 consigli di LinkedIn

L’autunno è tradizionalmente una stagione in cui il mercato del lavoro è più dinamico ed è perciò un buon momento per dare ulteriore slancio alla propria carriera, a qualsiasi livello, cercando una nuova opportunità lavorativa. Uno dei metodi più utilizzati per trovare un nuovo lavoro o nuove occasioni di business è sicuramente LinkedIn, il più grande network professionale online del mondo, dove, in termini di numero di posti di lavoro sulla piattaforma, l’autunno è proprio uno dei periodi di punta dell’anno. Così il social professionale ha messo in piedi una squadra di esperti delle dinamiche di lavoro, che ha realizzato una sorta di “lista” con i 6 consigli chiave che i professionisti italiani possono seguire con il fine di cogliere al meglio nuove opportunità di lavoro.  

1 Immagine del profilo

Una buona foto profilo aiuta a rendersi più riconoscibili sulla piattaforma, sia ai contatti già consolidati sia per attrarre nuovi possibili “peer” (contatti). La foto non deve essere perfetta, basta che risulti naturale. Dalle ricerca condotte da LinkedIn, è emerso che una buona immagine profilo può portare fino a nove volte in più di richieste di connessione.

2 Posizione aggiornata

E’ decisamente conveniente mantenere aggiornata la propria posizione lavorativa. E’ un elemento che aiuta a raccontare al meglio la propria storia professionale e a far aumentare di 8 volte le richieste di connessione.

3 Formazione e competenze

Formazione accademica e competenze acquisite sul campo andrebbero sempre messe in luce con chiarezza nel proprio profilo di LikedIn. In particolare, è consigliabile inserire almeno 5 competenze di base. Tra l’altro, la piattaforma ha attivato una nuova funzione che consente di valutare le competenze. Per ogni valutazione delle competenze superata, verrà rilasciato un certificato che apparirà sul proprio profilo LinkedIn, in modo che sia subito disponibile per i recruiter.

4 Di che settore sei? 

Aggiungere il settore professionale e industriale di competenza, nonché quello di maggiore interesse, è utile per trovare più facilmente nuove offerte di lavoro, eventi, contenuti formativi su LinkedIn e articoli di settore. 

5 Scrivi dove abiti

Non è una banalità: indicare la località in cui si vive potrebbe valere una crescita professionale. Molte aziende ricercano i talenti in base alla zona e si affidano alla località inserita nel profilo LinkedIn dei professionisti più interessanti.

6 Partecipare ai gruppi di discussione

Partecipare attivamente ai gruppi di discussione  può aiutare i professionisti a mettersi in luce con altri professionisti del proprio settore di competenza, creare nuove opportunità di business e trovare un nuovo lavoro.

Over 60 italiani sempre più attivi e ancora al lavoro

Abbandonare il mondo del lavoro quando si diventa “grandi”? Manco per niente. In Italia sono oltre 2 milioni gli over 60 che lavorano. E nella maggior parte dei casi non si tratta di necessità, ma di una libera decisione: ben il 55% degli over sixty lo fa per per scelta, anche se potrebbe smettere. Questo identikit del mercato del lavoro degli ultrasessantenni è il frutto di una ricerca di BVA Doxa, che rivela che solo il 15% dei senior indica i motivi economici come la motivazione principale a rimanere nel mondo del lavoro. Uno su 3 lavora ancora perché non può smettere, ma, se potesse, opterebbe per la pensione, anche se la maggior parte del campione è attivo, in salute e continua a guardare al futuro.

Non cala “la voglia di restare aggiornati”

Lavorare, però, per molti senior resta un modo per sentirsi giovani. Ben il 50% degli intervistati ha infatti dichiarato che per restare attivi professionalmente è necessario mantenere viva “la voglia di imparare e di restare aggiornati”, mentre il 45% afferma che serve “guadagnare dimestichezza con la tecnologia” e il 41% sostiene che così si può “creare un legame tra i giovani e le diverse generazioni”. Il 12% degli over 60 italiani crede di avere ancora “tanto da dare”. In sintesi, a 60 anni ci si sente ancora perfettamente vitali e capaci. Un approccio in linea con uno dei nuovi trend già evidenziati da BVA Doxa in una recente indagine secondo cui in Italia si inizia a sentirsi vecchi addirittura a 70 anni. Solo in Finlandia vi è la stessa percezione. Nel resto del mondo la percezione di inizio della vecchiaia scatta in media con il 56esimo compleanno.

Tecnologia strumento fondamentale

La tecnologia non spaventa la fascia di popolazione più grande, anzi: è uno strumento che potrebbe migliorare la qualità della vita. Oltre il 50% degli over 60 italiani trova che possa portare impieghi utili e concreti in ambiti come la sicurezza in casa, fuori casa, la salute e, non ultimo, il mondo del lavoro. Nel dettaglio: per gli attuali lavoratori senior “la tecnologia migliora la qualità del lavoro” (77%), “ottimizza i tempi necessari per svolgere le attività lavorative” (60%) e “permette di fare cose che altrimenti non si riuscirebbero a fare” (58%).

Non si smette mai di imparare

Per affrontare i cambiamenti, poi, gli over 60 dichiarano che sia necessario mantenersi al passo con i tempi. Le eventuali difficoltà in ambito lavorativo si sono avute per varie ragioni, a cominciare  dalla scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie (38%), direttamente correlata alla “mancanza di una formazione adeguata da parte dell’azienda per l’uso dei nuovi strumenti” (31%). A seguire “il crescente utilizzo dell’inglese o di altre lingue non conosciute” (35%) e il “doversi rimettere ad imparare” (36%) connesso alla inadeguatezza delle competenze acquisite negli anni. Proprio per questo, il 74% del campione vorrebbe partecipare a corsi per l’apprendimento delle nuove tecnologie e il 49% desidera un maggior coinvolgimento nei momenti di incontro e confronto aziendale.