Timbracartellini e rilevamento presenze in azienda

Un timbracartellini è lo strumento perfetto per consentire ai dipendenti poter marcare il proprio ingresso e l’uscita dai locali all’interno dei quali si svolgono le attività lavorative. In particolar modo, i timbracartellini proposti da Cotini Srl rappresentano la soluzione perfetta sia per grandi aziende con un numero elevato di dipendenti che per realtà più piccole. I modelli Puma e Cobra-R ad esempio, sono semplici ed hanno un costo contenuto. Sono perfetti per tutte quelle realtà aziendali in cui le condizioni ambientali sono particolarmente difficili come ad esempio ambienti in cui si registra la presenza di parecchia polvere.

Un modello adatto ad ogni tipo di necessità

Vi sono modelli con orologio analogico e numeri arabi di colore bianco su sfondo nero, che consentono una facile lettura dell’orario. Vi sono poi dei modelli automatici con stampa programmabile, ideali ad esempio per bolle di lavorazione, validazione e protocollo documenti. A disposizione vi sono inoltre i timbracartellini con display LCD che consentono una visualizzazione dell’orario chiara anche a distanza, e che includono inoltre anche 50 cartellini. Questo modello, che si chiama Puma, contrassegna l’orario con un asterisco nel caso in cui ci sia ritardo, così da facilitare anche il lavoro dell’ufficio del personale che dovrà prenderne nota.

Vi sono dunque timbracartellini di ogni tipo e tutti in grado di andare a risolvere necessità specifiche, sia per quel che riguarda il numero di dipendenti che dovranno usufruirne, che per quanto riguarda la facilità di lettura a distanza che per la personalizzazione dei risultati.

Uno strumento imprescindibile anche per la sicurezza

Grazie a strumenti di questo tipo, è molto più semplice andare a regolamentare gli ingressi e le uscite dei propri dipendenti dai locali aziendali e tenere traccia di orari, spostamenti e numero delle presenze attualmente in essere. È una possibilità molto importante soprattutto quando si verificano delle emergenze per le quali è necessario evacuare rapidamente l’Intero edificio e si ha necessità di conoscere in maniera rapida il numero di dipendenti presenti all’interno dei locali. 

Impianti osmosi inversa

L’assunzione di acqua per il nostro organismo è essenziale per mantenerci ben idratati e per eliminare le tossine che ogni giorno nostro malgrado accumuliamo. Assumere costantemente acqua assume maggiore importanza per alcune categorie di persone, quali ad esempio gli anziani o le donne in stato interessante. Nel corso dei nove mesi i liquidi che la donna si ritrova ad avere in circolo nel corpo aumentano di più di otto litri! Una donna in dolce attesa quindi, per il bene proprio e del proprio bambino, dovrebbe bere almeno due litri di acqua al giorno. I medici consigliano un’acqua che sia batteriologicamente pura, che contenga minerali sufficienti a garantirne il fabbisogno e che, soprattutto, sia priva di nitrati. I nitrati costituiscono un rischio altissimo sia per la donna che per il bambino che porta in grembo, in quanto innescano un processo ossidativo dannoso sull’emoglobina, rendendola metaemoglobina, quindi incapace di trasportare ossigeno ai tessuti; per eliminarli basterebbe filtrare l’acqua che prendiamo dal rubinetto ma filtrandola si andrebbero ad eliminare anche quei minerali di cui invece si ha bisogno in quello stato.

Per non incappare in tali rischi, la maggior parte delle future mamme preferisce acquistare acqua in bottiglia, indipendentemente dal costo che andrà ad affrontare nei mesi di gravidanza, certamente superiore al costo del quotidiano pre-stato interessante. Ma chi ci assicura che l’acqua in bottiglia sia veramente buona e salutare come dice di essere? Come sciogliere dunque i dubbi che sorgono in questo particolare periodo della vita di una donna?

E’ possibile mettersi al sicuro in un modo solo: installare in casa un impianto osmosi inversa di IWM, ovvero un prodotto International Water Machines. Un investimento a lungo termine, durevole anche oltre il periodo di gravidanza e per tutta la famiglia, che, cosa non da meno, consente un risparmio altrettanto considerevole nel tempo. Una soluzione che permette di avere in casa, direttamente dal proprio rubinetto, acqua pura come appena raccolta dalla sorgente e soprattutto oligominerale. Tutte le informazioni su questa azienda leader nel trattamento delle acque potabili possono essere reperite comodamente sul sito IWM, altrimenti basta chiamare il numero verde 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, preparazione e celerità

Illuminazione led by Lucefaidate.it

Sapete quante volte ci troviamo di fronte ad importanti lavori di ristrutturazione, che comprendo rifacimento di tutti gli impianti, demolizioni, pavimentazioni e molti altri interventi invasivi, che stravolgono letteralmente l’aspetto di un’immobile, magari anche particolarmente di pregio? Tante. E sapete quante volte uno degli aspetti più importanti, ovvero quello dell’illuminazione, viene relegato a ruolo di secondo piano sia dagli addetti ai lavori (sì, anche architetti o geometri…) e sia dai proprietari stessi? Quasi altrettante. Ecco, poi magari alla prima occasione si accendono le luci, e ci si rende conto che le stanze sono buie, troppo illuminate o semplicemente prive di atmosfera… Risultato? Spesi tanti soldi, ed impianto di illuminazione da sistemare.

I costi dell’illuminazione d’interni sono assai elevati, ma con tanta buona volontà è possibile risparmiare molto sia in fase di acquisto che in fase di posa, ed ottenere risultati davvero straordinari. Alcuni esempi? Ci viene in aiuto il sito www.lucefaidate.it che dispone di un vastissimo assortimento di articoli per l’illuminazione come strisce led, lampadari, applique o faretti da incasso di qualità elevata a costi assolutamente ragionevoli. Sopratutto, all’interno dello shop è possibile acquistare gli articoli in svariate alternative, con un supporto via chat e telefonico preziosissimo.

La nostra esperienza di acquisto è stata di ottimo livello, ed abbiamo potuto acquistare, oltre a faretti da incasso in gesso, anche kit di strisce led completi: è possibile cioè acquistare lo strip, il profilo in alluminio con copertura e tappini, ed infine l’alimentatore, in modo da disporre di tutto l’occorrente per una installazione anche “fai da te“. Lo stesso vale per luminarie e lampadari, il processo di acquisto è guidato e le spiegazioni molto esaustive. Lungi da noi affermare che non sia opportuno l’intervento di un elettricista che sappia posare i corpi illuminanti nel miglior modo possibile, tuttavia la fase di acquisto consente di ottimizzare i costi e poter avere una scelta ampia per tutti i gusti.

Anche per quanto riguarda il materiale elettrico in generale, cavi, lampadine ed accessori vari, è possibile acquistare tutto il necessario per la realizzazione del tuo impianto: insomma, se hai una buona manualità e tanta volontà, lucefaidate.it è il tuo fornitore ideale per l’illuminazione della tua casa. Ricorda bene di curare la scelta delle potenze, perchè se è vero che i led consumano davvero poco, va comunque fatta attenzione ai lumen, ovvero alla potenza illuminante delle lampade: spesso i corpi a led comprendono già la lampadina, quindi attenzione a cosa acquisti perchè non potrai sostituirla autonomamente.

Cerca di creare degli effetti scenografici (le strisce led sono ottime in tal senso), magari con l’ausilio di dimmer o di accensioni temporizzate che ti permettano di aver luce solo quando realmente ne necessiti, ed attenzione alle temperature: la luce calda corrisponde a circa 3.000K, più si sale e più la tipologia sarà “asettica”, ma non vorrai una casa che assomigli ad una sala operatoria!

Buon acquisto quindi e facci sapere la tua opinione.

Capsule compostabili Cialdamia

Ormai è appurato che le macchine per preparare il caffè utilizzando le capsule hanno conquistato una grande fetta di mercato: versatilità e qualità ne hanno decretato il successo, ed il parallelo aumento del mercato di cialde e capsule. I grossi brand come Lavazza o Nescafè hanno seguito la strada intrapresa da Nespresso, rendendo di fatto la macchina a capsule un elettrodomestico presente in moltissime case italiane.

Da un lato, quindi, abbiamo la possibilità di bere un caffè espresso paragonabile, in gusto e qualità, a quello che possiamo bere al bar o nella pausa in ufficio. Senza dimenticare la praticità con la quale è possibile prepararlo, davvero in pochi secondi. Dall’altra parte, tuttavia, ci sono due aspetti che ancora lasciando alcuni dubbi: i costi delle cialde e delle capsule e l’impatto ambientale del loro smaltimento.

Per il primo aspetto, c’è da dire che i prezzi si stanno notevolmente abbassando con il tempo, grazie sopratutto all’introduzione sul mercato delle capsule cosiddette “compatibili”, che offrono spetto la stessa qualità di quelle progettate per il sistema dalla casa madre ma a prezzi inferiori. Poi promozioni e diffusione delle macchine hanno fatto il resto, rendendo questo mercato di fatto, oggi, uno dei più competitivi.

Per il secondo aspetto, uno dei primi player a muoversi è stato Cialdamia.it, che con il suo shop online offre oggi capsule Nespresso compostabili. Per il momento disponibili solo per questo sistema, a brand Cialdamia, le capsule biodegradabili Nespresso rispondono quindi alla necessità di rispettare l’ambiente, offrendo un prodotto che può tranquillamente essere gettato, dopo il suo utilizzo, all’interno dell’umido.

La speranza è che tutte le case, ed anche chi immette sul mercato capsule compatibili del proprio brand, possano seguire l’esempio e l’attenzione dimostrata da Cialdamia.it verso la tutela dell’ambiente, potendo così decretare il successo assoluto di questa tipologia di sistema per la preparazione del caffè.

Make up, le tendenze dell’estate 2019

Make up, che passione. Il mondo della cosmetica e della bellezza è un settore che non solo non conosce crisi, ma che di in anno in anno – per non dire di stagione di stagione – cresce a ritmi vertiginosi. Un mercato, quello legato al beauty, che secondo le ultime analisi muoverebbe un giro d’affari globale di 532 miliardi di dollari. Insomma, un business che non ha confini e che conquista sempre nuovi target. Ma, oltre agli aspetti prettamente economici, il make up è anche e soprattutto un’espressione culturale e sociale: e, esattamente come la moda, ha i suoi corsi e ricorsi, con tendenze stagionali che tutte le fashion addicted non possono non seguire. L’ Academia BSI di Milano, creata da Diego Della Palma, e che offre tra i migliori corsi make-up in Italia ci aiuta Ecco, in base a quanto visto sulle passerelle degli stilisti e sui profili social delle celebs, quali sono i trend dell’estate 2019.

Pelle, less is more

Sotto il sole la pelle deve essere ambrata e naturale. Quindi sì a fondotinta leggeri, a creme idratanti colorate e a creme CC, oggi disponibili a lunga tenuta. Via libera ai prodotti che uniformano il colorito, senza però coprire: se avete le lentiggini, come Meghan Markle, questo è il momento di esibirle!

Occhi luminosi

Nelle ultime collezioni moda abbiamo visto un’esplosione di colori fluo, non solo per gli abiti ma anche per il make-up. Se volete osare con ombretti gialli, arancione, fucsia, questa è la vostra estate. Un trucco perfetto per la sera e per i party in spiaggia ma, per regalarsi un tocco abbagliante anche durante il giorno, i make up artist consigliano di provare l’eye-liner colorato. L’effetto è decisamente wow.

Labbra in primo piano

Anche per chi preferisce un trucco naturale, l’estate 2019 prevede però un imperativo: le labbra devono essere sempre protagoniste. Vietato uscire senza almeno un velo di gloss, che rende le labbra lucide e morbide. Perfetti i rossetti in tutti i colori del corallo, che sta bene con l’abbronzatura: matte o lucido non importa, basta che abbiate sempre il vostro lipstick con voi.

Capelli lucidi

Anche per quanto riguarda i capelli, la tendenza è quella di portarli naturali, ma estremamente curati e lucidi. Perfette, anche perché sono comodissime, le acconciature raccolte: dalla coda di cavallo, pratica e sbarazzina, allo chignon morbido, estremamente femminile. L’importante è che i capelli siano sani e vitali.

Unghie, il trucco c’è ma non si vede

La nuova voglia di naturalezza si rispecchia anche nella nail art: per la manicure i colori sono quelli della sabbia e della terra, come il beige, il taupe, il pesca. Tinte neutre e quasi trasparenti che si abbinano alla pelle dorata dal sole. Anche in questo caso, il trucco c’è, ma non si vede.

Bellezza consapevole

Come tutti gli altri settori, anche quello della bellezza non fa eccezione e si orienta verso scelte sempre più ecosostenibili e naturali. Sono in crescita le aziende che producono linee dove i componenti chimici sono ridotti al minimo. Aumenta invece il desiderio di consapevolezza da parte dei consumatori, che vogliono sapere cosa mettono sulla loro pelle, sulle loro labbra e sui loro capelli. Ed è questo, probabilmente, il trend che farà da filo conduttore anche nei prossimi anni.

Italia, il carrello della spesa green vale 8 miliardi di euro

Gli italiani sono sempre più sensibili al tema della sostenibilità, in tutte le loro azioni. E la spesa non fa eccezione: non sorprende infatti che per molti di noi l’attenzione green a ciò che si mette nel carrello sia diventata una priorità. Tanto che questo tipo di prodotti ha raggiunto un peso di circa 8 miliardi di euro l’anno. Ma non solo: i nostri connazionali ricercano anche sull’etichetta il richiamo alla protezione dell’ambiente, oggi presente su 21.213 prodotti di largo consumo. Lo rivela l’ultimo Osservatorio Immagino, realizzato da GS1 Italy in collaborazione con Nielsen, che indica i quattro grandi temi che catturano l’attenzione del consumatore: responsabilità sociale, rispetto degli animali, management sostenibile delle risorse e agricoltura e allevamento sostenibili.

Il “compostabile” domina le vendite green
A dominare le vendite di questa tipologia di referenze sono i richiami alla gestione sostenibile delle risorse sia nella fase produttiva che nel packaging, con un fatturato di 3,6 miliardi di euro, il 10,2% del valore complessivo del paniere verde. A crescere, nell’ordine, sono le confezioni e gli imballi con indicazione ‘compostabile’ (+55,9%), con ‘meno plastica’ (+21%) o ‘biodegradabile’, quelle che richiamano ‘CO2’ (+19,1%) e ‘riduzione impatto ambientale’ (+13,5%). In particolare, è interessante notare che, tra supermercati e ipermercati, i prodotti di largo consumo con confezioni compostabili hanno raggiunto un fatturato di 74 milioni di euro. Si tratta principalmente di precise tipologie di prodotti, quali  preparati per bevande calde (capsule), gelati, surgelati e acque minerali nel food, e prodotti usa e getta e igienico-sanitari nell’extra alimentare. Questo specifico filone evidenzia con forza quanto siano passati i messaggi di ecosostenibilità in tutti i settori della vita quotidiana.

No ad antibiotici e sì al 100% naturale

In questa particolare classifica green, riporta l’Osservatorio ripreso dall’Ansa, si collocano al secondo posto, con 2,4 miliardi di euro di giro d’affari, i prodotti che in etichetta rimandano ad un’agricoltura amica dell’ambiente e a modalità di allevamento sostenibili, come ‘senza antibiotici'(+62%), ‘ingredienti 100% naturali’ (+9,7%) e alla tracciabilità (+14,7%). Seguono al terzo posto i prodotti attenti alla responsabilità sociale, con 2,3 miliardi di euro di fatturato, dovuto soprattutto al consolidamento delle certificazioni Utz (+16,2%) e Fairtrade (+8,5%) in particolare in caffè, cacao e cioccolato. Segno meno, invece, per le vendite del paniere di prodotti ottenuti nel rispetto e salvaguardia del benessere animale (-0,3%); un calo imputabile alla riduzione dei prodotti con il claim ‘cruelty free’, non compensata dalla lieve crescita dei prodotti certificati ‘Friend of the sea’.

Tecnologia di consumo, il mercato resiste agli effetti della pandemia

Nonostante le difficoltà oggettive di questi mesi, legate alla pandemia, il mercato globale della tecnologia di consumo ha retto bene al colpo. A livello internazionale, le vendite dei Technical Consumer Goods (TCG) hanno registrato un calo solo del 5,8%. Si tratta di una flessione decisamente contenuta rispetto alla gran parte dei settori merceologici pesantemente colpiti dagli effetti dell’emergenza sanitaria. A tracciare l’identikit del comparto TCG è stata GfK, in occasione di IFA 2020 a Berlino.

I principali trend del mercato Tech

Secondo quanto emerge dallo studio internazionale GfK Consumer Pulse, l’83% delle persone ha modificato i propri comportamenti di acquisto durante l’emergenza Covid-19. Tra marzo e giugno 2020, il 78% dei consumatori si dichiarava preoccupato per il Coronavirus, mentre oggi l’85% si preoccupa per le conseguenze economiche della pandemia.

Anche con le difficoltà che hanno caratterizzato la prima parte del 2020, il mercato della Tecnologia di consumo ha dimostrato una certa resilienza, registrando un calo delle vendite abbastanza contenuto: -5,8% a valore nei primi sei mesi dell’anno. In questo periodo senza precedenti, infatti, molti consumatori hanno fatto ricorso alla tecnologia per affrontare la crisi.

Italia: a luglio il mercato cresce del +4,5%

Il nostro Paese ha mandato segnali positivi per l’ambito Tech: le ultime rilevazioni GfK – aggiornate al mese di luglio 2020- mostrano una crescita del +4,5% a valore rispetto allo stesso periodo del 2019. Dall’inizio dell’anno, il mercato italiano della Tecnologia di consumo risulta in calo del -1,4% a valore; un dato che fa ben sperare per i prossimi mesi.

Nuovi bisogni di tecnologia

Nelle prime settimane della pandemia, le vendite di TCG hanno registrato un calo significativo a livello internazionale – per effetto anche della chiusura temporanea dei negozi – e gli acquisti si sono concentrati sui prodotti necessari. Durante il lockdown, però, le persone hanno anche vissuto nuove esperienze all’interno delle mura domestiche – smart working, intrattenimento, pulizia ecc… – che hanno generato nuovi bisogni, contribuendo a sostenere il mercato della tecnologia. I trend che hanno guidato gli acquisti durante la prima parte dell’anno sono stati la semplificazione, le performance, lo shopping senza barriere, la salute e l’igiene. Tutte tendenze che continueranno ad essere centrali anche nella fase “New Normal”. In primis, lo smart working e la didattica a distanza hanno spinto le persone ad attrezzarsi per gestire la continuità lavorativa e formativa in casa. Di conseguenza, il settore IT e Office è cresciuto complessivamente, a livello internazionale, del +17,2% a valore nei primi sei mesi del 2020, mentre il comparto Office è cresciuto del +12,1%. Molto positivo anche il comparto Gaming, con un crescita del +55% delle vendite di PC portatili e del +62% dei monitor con caratteristiche Gaming nei primi sei mesi del 2020.

Covid, 1,7 milioni di microimprese a rischio fallimento

A causa della crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria 4 microimprese su 10 rischiano la chiusura. I più vulnerabili? Bar, ristoranti, attività ricettive, piccolo commercio e le imprese del comparto della cultura e dell’intrattenimento. Si tratta di 1,7 milioni di attività “che dopo il lockdown non si sono più riprese, e ora hanno manifestato l’intenzione di chiudere definitivamente la saracinesca”, afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo. “Con poca liquidità a disposizione e il crollo dei consumi delle famiglie i bilanci di queste micro attività si sono colorati di rosso – sottolinea Zabeo -. Una situazione ritenuta irreversibile che sta inducendo tanti piccoli imprenditori a gettare definitivamente la spugna”.

In dieci anni perse 180.000 aziende artigiane

“Gli effetti economici del Covid si sono sovrapposti a una situazione generale già profondamente deteriorata – puntualizza il segretario della Cgia, Renato Mason -. Tra il 2009 e il 2019 lo stock complessivo delle aziende artigiane presenti in Italia è sceso di quasi 180.000 unità. Circa il 60% della contrazione ha riguardato attività legate al comparto casa: edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a cessare l’attività”.

La crisi dell’edilizia e la caduta verticale dei consumi, secondo Mason, sono stati letali. Se molte altre professioni artigiane, legate soprattutto al mondo del design, del web e della comunicazione, si stanno imponendo, “la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno moltissime attività – continua Mason – incidendo negativamente anche sulla coesione sociale del Paese”. 

Si teme un aumento della disoccupazione

Lo studio ricorda che nel 2009, l’anno orribile dell’economia italiana, il Pil nazionale è sceso del 5,5%, mentre il tasso di disoccupazione nel giro di 2 anni è salito dal 6 al 12%. Con un Pil che nelle più rosee previsioni quest’anno dovrebbe diminuire di circa il 10%, quasi il doppio della contrazione registrata nel 2009, il pericolo che il numero dei disoccupati aumenti esponenzialmente è molto elevato, riporta Agi. La chiusura di molte piccole attività presenta ricadute sociali altrettanto negative. Quando un piccolo negozio o una bottega artigiana chiudono definitivamente “si perdono conoscenze e saper fare difficilmente recuperabili e la qualità della vita di quel quartiere peggiora”, aggiunge la Cgia.

Un paradosso: c’è difficoltà a reperire personale

Secondo la Cgia “bisogna fare una vera e propria rivoluzione per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo colpevolmente di perdere”.

A questo proposito, la Cgia cita un paradosso: mentre tante micro attività chiudono molti settori denunciano la difficoltà a reperire personale qualificato.

“Ci sono realtà – sostiene l’associazione – dove fino allo scorso mese di febbraio si faceva fatica ad assumere autisti di mezzi pesanti, conduttori di macchine a controllo numerico, tornitori, fresatori, verniciatori e battilamiera. Senza contare che nel mondo dell’edilizia è sempre più difficile reperire carpentieri, posatori e lattonieri”.

La Generazione Z si disconnette o riduce il tempo online

I giovani si disconnettono, e disattivano i propri account sui social. Lo ha già fatto un quinto dei 18-24enni a livello globale e addirittura un quarto in alcuni Paesi, mentre un terzo sta limitando l’utilizzo dello smartphone durante la giornata. Nonostante il lockdown abbia portato a un aumento dell’attività online il 17% dei GenZers negli ultimi 12 mesi ha disattivato i propri account, una tendenza particolarmente evidente in tutta Europa, e che va dal 34% della Finlandia al 30% della penisola iberica. Anche l’Italia presenta un dato sopra la media. Da noi hanno disattivato un profilo il 25% degli utenti tra i 18 e i 24 anni. A livello globale, il 31% ha limitato il proprio tempo trascorso online, o a guardare lo smartphone, in Italia, il 35%. Insomma, la Generazione Z sta riducendo la quantità delle proprie attività online. È quanto rivela l’ultimo sondaggio della Digital Society Index, condotto da Dentsu Aegis Network su oltre 5.000 GenZers in tutto il mondo.

Il 44% adotta misure per ridurre la quantità di dati condivisi online

Quasi la metà, il 43% a livello globale e il 44% in Italia, ha adottato misure per ridurre la quantità di dati condivisi online, come cancellare la cronologia delle ricerche o rinunciare ai servizi di geolocalizzazione. Misure che indicano una forte consapevolezza da parte dei GenZers di come possano essere utilizzati i loro dati e degli impatti negativi percepiti della tecnologia sulla società.

Più della metà di loro (58%), infatti, non si fida delle aziende tecnologiche a causa delle preoccupazioni sull’utilizzo dei propri dati. La probabilità di abbandonare un’azienda che possa usare male, o possa perdere i nostri dati, per gli italiani è del 68%.

Preoccupati per la propria salute mentale

Quattro giovani su dieci (37%), poi, credono che i social media abbiano un impatto negativo sul dialogo politico nel proprio Paese, un’opinione più alta in Ungheria (56%), in Australia (50%) e negli Stati Uniti (48%). In Italia la quota è pari al 43%. Per i giovani però destano grande preoccupazione anche i problemi di salute mentale. Quasi la metà della GenZen ritiene che l’utilizzo della tecnologia abbia un impatto negativo sul proprio benessere psico-fisico. Ciò è particolarmente avvertito in paesi come Spagna (59%), Australia (55%) e Francia (53%).

Ottimismo nei confronti delle nuove tecnologie

Nonostante queste preoccupazioni dallo studio risulta però che i GenZers sono fiduciosi che la tecnologia, in futuro, produrrà più effetti positivi che negativi, riporta Ansa. Due terzi (62%) sono ottimisti sul fatto che le tecnologie digitali aiuteranno a risolvere le sfide più urgenti, e questo sentimento si fa sentire maggiormente a Hong Kong (78%), Polonia, Finlandia e Messico (75%).

La metà dei GenZers ritiene inoltre che AI e robotica creeranno opportunità di carriera per loro nei prossimi 5-10 anni. Ma quasi tre quarti (72%) della Generazione Z ritiene che le aziende dovranno dimostrare come l’uso che fanno della tecnologia avvantaggerà la società nel prossimo decennio.

I surgelati entrano nella nuova dieta mediterranea

La dieta mediterranea festeggia i suoi 10 anni come patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco. La varietà degli alimenti, l’equilibrio e il gusto della dieta mediterranea sono stati riconosciuti dal Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agricola, come modello di uno stile di vita sano e sostenibile. Tuttavia, secondo l’European Journal of Public Health, solo 4 italiani su 10 la seguono, e consumano ancora troppo poco pesce e verdure di quanto consigliato dai nutrizionisti. Per invertire questo trend un aiuto arriva dai prodotti surgelati. Il Crea infatti sottolinea nelle sue linee guida come i surgelati rappresentino una corretta alternativa nutrizionale, ed entrino a far parte di diritto nella nuova dieta mediterranea.

La risposta a un consumo troppo basso di pesce e verdura

Nei prodotti surgelati sono presenti alimenti cardine della dieta mediterranea, come pesce, pasta, verdura e legumi, con il vantaggio di averli sempre a portata di mano. Se non i prodotti vegetali freschi non sono sempre disponibili in tutte le stagioni i surgelati, al contrario, permettono di seguire lo stile alimentare mediterraneo in maniera più costante, e senza differenze nutrizionali rispetto ai prodotti freschi. Tecniche come l’IQF (Individually Quick Frozen) e i velocissimi tempi di surgelazione consentono infatti a mantenere inalterati anche nutrienti, come la vitamina C o l’acido folico, soggetti a ridursi significativamente col passare del tempo.

Rilanciare la dieta mediterranea adattandola a nuove esigenze

“Nella seconda metà del secolo scorso la dieta mediterranea è stata per la prima volta studiata e battezzata da Ancel e Margaret Keys, che ne stabilirono i valori fondanti, come ad esempio la varietà e la valorizzazione di prodotti semplici”, commenta Giorgio Donegani, nutrizionista e tecnologo alimentare  La nuova dieta mediterranea rilancia i principi dell’alimentazione mediterranea, ma adattandoli alle esigenze dello stile di vita contemporaneo. Si tratta infatti di un modello alimentare che prevede soprattutto il giusto apporto calorico, e l’assunzione di tutti i nutrienti necessari al nostro organismo per mantenerlo in salute.

“Oggi si parla molto di nuova dieta mediterranea e i surgelati possono esserne tra i protagonisti – aggiunge Donegani -. Perfetti per ricette bilanciate, in linea con le indicazioni nutrizionali, fatti con materie prime dalla filiera corta e sostenibile. Insomma, l’ideale per lo stile di vita mediterraneo”.

Vegetali e pesce, gli alimenti da “frezeer” più consumati

Oggi quindi è necessario fare un passo avanti. E per rispettare i valori della dieta mediterranea, “e alimentarci correttamente stando al passo coi tempi, i surgelati sono essenziali”, aggiunge Donegani. A dimostrazione che i surgelati rappresentano uno degli alimenti più apprezzati dagli italiani, il Rapporto annuale Consumi di IIAS (Istituto Italiano Alimenti Surgelati) evidenzia come nel 2019 questi prodotti sono cresciuti in volume del +1,3% rispetto al 2018, per un consumo pro capite di 14,1 kg annui. E sono proprio i vegetali e il pesce, tipici della cucina mediterranea, i beni alimentari surgelati più consumati al dettaglio.

Le imprese italiane puntano sul digitale: il 77% investe in tecnologia

Saranno stati forse anche il lockdown e la ridotta mobilità causata dal coronavirus, fatto sta che le imprese italiane hanno iniziato una corsa verso il digitale che non può che proseguire. In base a quanto rivela un recentissimo report dell’Istat, circa tre quarti delle imprese con almeno dieci addetti sono attualmente impegnate in investimenti digitali (il 77,5%). Certo, per il nostro Paese si tratta ancora di “primi passi”: secondo il censimento permanente delle imprese dell’Istituto di Statistica, riferito al periodo 2016-2018, soltanto il 3,8% delle aziende ha già raggiunto la fase di ‘maturità’, caratterizzata da un utilizzo integrato delle tecnologie disponibili.

Ancora in numero contenuto, ma rilevanti per addetti e vale aggiunto
Le imprese digitalmente mature, pur essendo solo tre su cento contano però per il 16,8% di addetti e il 22,7% di valore aggiunto. La loro presenza è decisamente più elevata nel Nord-ovest (4,7%). A fare la differenza nella scelta o meno di adottare tecnologie digitali è soprattutto la dimensione: ha effettuato investimenti digitali il 73,2% delle imprese con 10-19 addetti e il 97,1% di quelle con oltre 500 addetti. Meno significative sono le differenze territoriali: si passa dal 73,3% nel Mezzogiorno al 79,6% nel Nord-est.

A livello settoriale emerge il ruolo trainante dei servizi: le telecomunicazioni (94,2%), la ricerca e sviluppo, l’informatica, le attività ausiliarie della finanza, l’editoria e le assicurazioni hanno percentuali di imprese che investono in tecnologie digitali superiori al 90%. Il primo settore manifatturiero per investimenti digitali è la farmaceutica (94,1%), seguita a distanza dalla chimica (86,6%). Tuttavia, segnala l’analisi, la maggior parte delle imprese utilizza ancora “un numero limitato di tecnologie, dando priorità agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali e, necessariamente, cyber-security) e lasciando eventualmente a una fase successiva l’adozione di tecnologie applicative.

Gli step della digitalizzazione italiana

In Italia, rivela ancora il censimento, la maggior parte delle imprese utilizza un numero limitato di tecnologie, dando priorità agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali e cyber-security) e lasciando eventualmente a una fase successiva l’adozione di tecnologie applicative. Sinora il grado di “digitalizzazione” delle imprese è stato misurato essenzialmente in termini di infrastrutturazione (accesso alla banda larga, numero di apparecchiature acquistate od utilizzate, ecc.) con il rischio che una rapida diffusione della capacità tecnica di utilizzo di strumenti digitali potesse dare l’impressione di una maturità digitale che, in realtà, esisteva solo potenzialmente. L’utilizzo di infrastrutture digitali giunge a saturazione già tra le imprese meno digitalizzate (quelle con investimenti “solo” in 4 o 5 tecnologie), e molto più lentamente si diffondono applicazioni più complesse e con maggiore impatto sui processi aziendali: appena il 16,6% delle imprese ha adottato almeno una tecnologia tra Internet delle cose, realtà aumentata o virtuale, analisi dei Big Data, automazione avanzata, simulazione e stampa 3D. Il processo di digitalizzazione delle imprese sembra distinto in due stadi o, in alcuni contesti più complessi, anche multistadio. “Appare infatti evidente la necessità di costruire in una prima fase le condizioni tecniche e culturali per avviare il processo di digitalizzazione che si completa, in una seconda fase, con l’adozione di soluzioni applicative più utili ed efficaci per aumentare efficienza e produttività” conclude il report.

Casa, scendono i prezzi, compravendite -18%

Nel 2020 le compravendite nel mercato immobiliare residenziale scenderanno del 18%, passando dalle 603mila transazioni del 2019 alle 494mila del 2020, La risalita è prevista a partire dalla seconda metà del 2021, che chiuderà a 499mila transazioni, l’1% in più rispetto al 2020. Si tratta delle previsioni dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma, che nel 2020 per i prezzi prevede una contrazione del -2,6% nel settore residenziale, e del -3,1% e -3,2% nei settori direzionale e commerciale. Il segno meno, secondo Nomisma, potrebbe però restare negli anni a venire, con cali per le abitazioni, del 2,3% nel 2021, e dell’1% nel 2022.

A Roma calo più marcato, Milano resiste

Roma è tra le città dove i cali saranno più marcati, con contrazioni previste del 4% nel 2020, del 3,3% nel 2021 e dell’1,9% nel 2022. Cali accentuati sono previsti anche a Catania, Bari e Roma, mentre Torino e Napoli mostrano performance particolarmente negative nel segmento non residenziale. Al contrario, Milano potrebbe essere la città con i cali più contenuti (-0,6% nel 2020, -0,4% nel 2021 e una crescita dello 0,8% nel 2021). Seguono Firenze, Padova e Bologna, alle quali si aggiungono Venezia e Palermo solo per gli immobili d’impresa.

Scenario negativo, ma non drammatico

Lo scenario è quindi negativo, ma non drammatico. Il secondo osservatorio 2020 di Nomisma mantiene sostanzialmente le previsioni formulate a marzo all’inizio del lockdown. I prezzi delle case sono in discesa, ma non in picchiata, nel triennio la perdita dei valori nelle grandi città si aggirerebbe sul 10%. E va rilevato che la diminuzione non sarà immediata, grazie alla “resilienza” delle proprietà. Il vero pericolo per il mercato è che nei potenziali acquirenti scatti l’attesa della deflazione: non compro oggi perché tra sei mesi pagherò meno. Vale per tutti i beni durevoli, ma per la casa a maggior ragione.

Comprare casa come investimento?

Nonostante rendimenti teorici molto interessanti se rapportati a quanto offre il mercato finanziario la richiesta di case da investimento almeno nel breve appare destinata a calare.
“Le erogazioni – sottolinea Luca Dondi, ad di Nomisma – sono destinate a diminuire perché le banche selezioneranno ancor più di oggi i clienti a seconda della loro potenzialità di sostenere il peso delle rate. Non ci aspettiamo una minor richiesta di mutui, ma un maggior numero di istruttorie con esito negativo”. Insomma, nei prossimi mesi le banche avranno un ruolo cruciale nell’andamento del mercato. Per quanto riguarda il non residenziale, Nomisma distingue tra mercato degli investimenti “core” (edifici acquistati da investitori istituzionali) che quest’anno soffrirà per la diminuzione di richieste da parte degli operatori stranieri, e mercato delle unità immobiliari non residenziali singole (negozi, studi professionali ecc) destinato a un forte calo di vendite e di valori.

Da Google una nuova estensione Chrome per una pubblicità più trasparente

Migliorare la privacy degli utenti e la trasparenza nella pubblicità online è l’obiettivo di Google, che ha introdotto una nuova estensione per il browser Chrome che offre maggiore visibilità e maggiore controllo sui dati utilizzati per personalizzare gli annunci online.

“A causa della complessità dell’ecosistema delle pubblicità online e del gran numero di entità che vi prendono parte – si legge sul blog della compagnia di Mountain View – spesso non è chiaro agli utenti perfino quali siano le società coinvolte in relazione agli annunci che vedono”.

La nuova estensione mostra quindi informazioni dettagliate su tutte le inserzioni caricate in una pagina web, e si affianca alla voce “Perché questo annuncio?”, che ogni giorno viene selezionata da 15 milioni di utenti per sapere perché Google mostra loro quella pubblicità, o per scegliere di smettere di vedere quell’inserzione. Nei prossimi mesi poi, riporta Ansa, arriverà anche una nuova funzione chiamata “About this ad”, cioè “in merito a questa pubblicità”, che mostrerà agli utenti il nome verificato dell’inserzionista di ogni annuncio.

La versione iniziale mostra solo le informazioni sugli annunci pubblicati da Google  

Insomma, nello stesso giorno in cui il colosso di Internet accelera sulla rimozione dei cookies di terze parti arriva Ads Transparency Spotlight, l’estensione che mostra il numero di annunci caricati su una pagina, gli inserzionisti e le aziende di tecnologia pubblicitaria presenti, oltre ai dati personali. La versione iniziale di Ads Transparency Spotlight mostra però soltanto informazioni sugli annunci pubblicati da Google che hanno implementato lo Schema di divulgazione degli annunci di Google e non altri annunci di terze parti. Questo schema è progettato per aiutare tutti gli inserzionisti a rivelare come stanno usando le informazioni personali degli utenti, come dichiarato anche sulla pagina Github di Google.

Un collegamento alla politica sulla privacy di ogni azienda

Oltre a evidenziare le informazioni sugli annunci, l’estensione mostra tutte le società e i servizi con una presenza sulla pagina, comprese le reti di distribuzione dei contenuti o i fornitori di analisi. Fornisce quindi un collegamento alla politica sulla privacy di ogni azienda, mostrando come ogni protagonista sulla scena raccoglie e memorizza i dati dell’utente. Occorre precisare che l’estensione potrebbe funzionare in modo diverso nelle diverse regioni al di fuori degli Stati Uniti. Molti in Europa potrebbero vedere gli inserzionisti e il numero di annunci, ma non informazioni di tracciamento personale.

Eliminare i cookie di terze parti e una nuova tecnologia di blocco degli annunci

L’estensione fa parte di una spinta di Google per aumentare la trasparenza degli annunci e probabilmente per impedire ulteriori leggi orientate alla privacy come il GDPR dell’Unione europea. Allo stesso tempo, Google sta cercando di sostituire l’attuale sistema di annunci eliminando gradualmente i cookie di terze parti e introducendo una nuova tecnologia di blocco degli annunci che filtra le pubblicità che hanno comportamenti inappropriati. Inoltre, Google ha introdotto una serie di modifiche a Chrome per impedire agli ad-blocker di funzionare efficacemente, al fine di aiutare i siti che fanno affidamento sulla pubblicità.

Export italiano, tre anni per tornare ai valori 2019: il report dell’Ice

L’importante è saper guardare lontano, un po’ più in là rispetto a questo anno tanto difficile. E la massima vale ancora di più per l’economia, decisamente tartassata nel 2020, e a maggior ragione per l’export, che ha sofferto e soffre di numerose chiusure dovute all’emergenza. Insomma, ci vuole pazienza: ma l’export italiano tornerà ai livelli del 2019 nel 2022, rallentando così la crescita delle nostre esportazioni che erano brillanti dal 2010. La stima emerge dalla XXXIV edizione del Rapporto sul commercio estero realizzato dall’Agenzia Ice in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Università Bocconi e Politecnico di Milano, secondo cui la ripresa degli scambi mondiali nel 2021 sarà guidata dall’aggregato degli emergenti Asia, Cina in testa. Secondo il report, “nel 2020 le esportazioni italiane subiranno una brusca frenata e chiuderanno l’anno in flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022”.

Il 2019 era stata un’ottima annata

“I dati consuntivi confermano che nel 2019 l’export italiano godeva di un ottimo stato di salute. Aveva terminato l’anno con una crescita del 2,3% attestandosi a 476 miliardi e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%. Un risultato importante perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale Usa-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall’Europa e confusi nell’incertezza su tempi e termini della Brexit” ha detto Carlo Ferro, presidente dell’Agenzia Ice. La crescita nel 2019 ha riguardato, in particolare, il settore farmaceutico (+25,6%), mentre i tassi di crescita maggiori delle nostre esportazioni si sono registrati con il Giappone (+19,7%) e la Svizzera (+16,6%). Germania (12,2% sull’export totale italiano), Francia (10,5%) e Usa (9,6%) rimangono comunque i primi nostri tre mercati di sbocco.

Un anno partito bene

“Anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi per l’export: +4,7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina” ha aggiunto Ferro. L’Istat ha recentemente pubblicato le rilevazioni del periodo gennaio-maggio che vedono l’export in caduta tendenziale del 16%, mentre l’andamento congiunturale segna una crescita del 35% da aprile a maggio: “primo segno di ripresa delle attività”, ha osservato Ferro. A marzo e aprile, in particolare, i flussi commerciali con l’estero hanno registrato una brusca contrazione rispetto al mese di febbraio: export -45,8%, import -32,3%.

Azione cambinata

“Più che ragionare sui numeri è ora importante orientare l’azione combinando reazione e visione perché le sfide di oggi si giocano in un contesto globale diverso dal passato” aggiungendo poi che “digitale, innovazione e sostenibilità sono le parole chiave per rivolgersi alle nuove generazioni di consumatori globali” ha concluso Ferro.

Milano, Monza Brianza, Lodi: a luglio 21.200 nuove assunzioni

Il territorio di Milano, Monza Brianza e Lodi si conferma tra i più dinamici del panorama nazionale, anche per quanto riguarda le opportunità lavorative. Sono infatti circa 21.200 le assunzioni previste dalle imprese dell’area lombarda, della quali 18.210 a Milano, 2.410 a Monza Brianza e 590 a Lodi. Questi dati, nel loro complesso, rappresentano più della metà delle assunzioni in regione (40.500) e l’8% delle italiane (263.000). Certo, si tratta di andamenti ben diversi rispetto all’anno scorso: il calo rispetto allo stesso periodo del 2019 è del 48,6%, risentendo degli impatti dell’emergenza Covid-19. I numeri sono il frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal, sugli ingressi programmati dalle imprese per il mese di luglio 2020.

I profili più richiesti…

Ma cosa cercano le aziende del territorio? Sono previsti gli ingressi di oltre 3 mila addetti dei servizi di pulizia, di circa 2 mila sia per cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici sia per commessi e altro personale qualificato in negozi ed esercizi all’ingrosso, di 1.580 tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale e di 1.240 operai dell’edilizia e nella manutenzione degli edifici. Tra gli altri profili più ricercati anche gli specialisti e i tecnici informatici a Milano, il personale di segreteria e amministrativo a Monza Brianza e i conduttori di mezzi di trasporto a Lodi. Un ingresso su tre circa riguarderà un giovane sotto i 30 anni.

… e quelli più difficile da reperire

In questo scenario tutto sommato incoraggiante, non mancano delle criticità. In particolare, le imprese fanno fatica a reperire alcuni profili professionali. In particolare, “scarseggiano”gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche a Milano e Monza Brianza, i tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale a Lodi.

Le entrate per provincia

Analizzando le previsioni di nuove assunzioni su base provinciale, a Milano queste saranno circa 18.210 entrate. Nel 29% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, ma in crescita fino al 71% i contratti a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita); le entrate previste si concentreranno per l’85% nel settore dei servizi e per il 55% nelle imprese con 50 o più dipendenti. A Monza e Brianza le entrate programmate per luglio sono circa 2.410: nel 38% dei casi saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 62% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita); le entrate previste si concentreranno per il 73% nel settore dei servizi e per il 54% nelle imprese con meno di 50 dipendenti; il 18% sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, quota superiore alla media nazionale (15%). Infine a Lodi gli ingressi sono circa 590, nel 17% dei casi con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nell’83% saranno a termine.